ARTICOLI
(in allestimento)
21e33 – Giustizia e “negazionismo”
21e33 – La sconfitta politica dei nemici della libertà
21e33 – La sentenza Pallavidini
Diritto internazionale – Gheddafi ha ragione (fr)
Diritto internazionale –Gheddafi ha ragione (it)
Diritto Internazionale – Hamas non è terrorista-Skandrani
Fanon – Moffa: rileggendo F. Fanon
Gaza - Humanité
Gaza – Ancona
Gaza – André Nouschi
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Gaza – Appello D'Orsi
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Gaza – Cardini su Travaglio
Gaza – Cattori
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Gaza – Convegno IEMASVO
Gaza – Ilan Pappe
Gaza – Moffa
Gaza – The Guardian: Mic. Goldberg
Gaza – Travaglio
IEMASVO – Depliant
IEMASVO – Depliant – corsi 2010-11
Iran – Appello Iran in francese
Iran – Appello Moffa
Iran – Appello Moffa 2
Iran – Appello pro-Iran Losurdo-Vattimo
Iran – Discorso di Ahmadinejad a Ginevra
Italia – Berlusconi in Israele, un disastro
Italia – Cararo, Diliberto, massoneria ebraica
Italia - Federalismo e secessionismo
Italia - Iran, sinistra estrema e Berlusconi
Irna – Intervista 9 maggio 2010
Italia – L'acqua un bene di tutti
Italia - Sionismo, centrodestra, centrosinistra
Libia – Gheddafi e i bundomarxisti
Mattei - Il falso di Profondo nero
Moffa – Citazioni preferite
Rete – Forbes contro Google
Rete - Google, Facebook, Wikipedia e il sionismo
Rete – Cina-Google, chi contro chi
Russia - Il pro iraniano Zambon all'attacco di Putin
USA - Sionismo e usacentrismo
Rete - Le bastonate cinesi a Google
Master - Locandina
Sionismo– intervista a Gil. Atzmon
Sionismo – Iran e Italia, i due complotti
Terrorismo - Le Bombe del 1993
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Claudio Moffa
ENRICO MATTEI,
IL CORAGGIO
E LA STORIA

CLICCA SULL'ICONA
PER IL FORMATO NORMALE
con saggi di
Giuseppe Accorinti, Umberto Bartocci,
Felice Di Nubila, Giovanni Galloni,
Vincenzo Gandolfi, Francesco Licheri,
Benito Li Vigni, Emanuele Macaluso,
Simone Misiani, Claudio Moffa,
Nico Perrone, Andrea Ricciardi
e
GIULIO ANDREOTTI
INDICE |

Enrico Mattei
Contro l'arrembaggio
al petrolio
e al metano
a cura di
Claudio Moffa
Aracne editore 2006
€ 8
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Conduce
Carlo
de Blasio
5 Maggio
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Enrico Mattei: l'Italia del petrolio
In studio Claudio Moffa, direttore del Master "Enrico Mattei" in Medio Oriente, Università di Teramo
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ENRICO
MATTEI
CENTENARIO
(1906 - 2006)
Intervista
della Radio Svizzera
a Claudio Moffa
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Oriente
e
Occidente
Una trasmissione di
SET
settimanale di Teleponte
a cura di
Antonio D'Amore
con
Giovanni Giorgio
Claudio Moffa Mustapha Ratztami
il video
20 aprile 07 |
19 dicembre 1998
"L'obbiettivo
è rovesciare
Saddam Hussein"
intervista a
Claudio Moffa
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31 agosto 2010
GHEDDAFI IN ITALIA
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28 agosto 2010
MA ISRAELE NON ASPETTA NESSUNA LUCE VERDE DA OBAMA.
A PROPOSITO DI UN ARTICOLO DI
CHOSSUDOVSKY
di Claudio Moffa
Preoccupa e inquieta un articolo di Chossudowsky che sta circolando in rete, su una possibile aggressione all’Iran con connesso rischio – come da titolo – di una “terza guerra mondiale”: preoccupa perché, risalente al 13 agosto scorso, potrebbe essere stato scritto e proposto sulla base di informazioni di un ormai “certo” attacco di Israele, a pochi giorni dall’avvio il 21 agosto della centrale nucleare di Busher, avvio sponsorizzato dalla Russia e a sua volta preliminare al vero e proprio funzionamento dell’impianto per la produzione di elettricità, fra due o tre mesi... Leggi tutto
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12 agosto 2010
LO SAPEVATE CHE LE BOMBE DI MILANO E ROMA DEL 1993 FURONO RIVENDICATE DA UN “CELLULARE DI PROPRIETA' DI UN CITTADINO ISRAELIANO”? UNA NOTA A PROPOSITO DEL FATTORE LOBBY NELLE CRONACHE DI OGGI E NELLA STORIA DEGLI ULTIMI VENT'ANNI
di Claudio Moffa
La notizia-bomba sulle bombe del 1993 ..... Che cosa tutti, ma proprio tutti hanno dimenticato o fatto finta di dimenticare delle terribili stragi del 1993 oggi riesumate e utilizzate per l'assalto “finale” al governo eletto nel 2008 dalla maggioranza degli italiani? Hanno dimenticato-occultato la notizia ufficiale e cruciale, resa dall'allora ministro degli interni Mancino, che gli attentati a Milano e a Roma del 28 luglio erano stati rivendicati a nome di un'organizzazione islamica attraverso “un cellulare di proprietà di un cittadino israeliano”.
Una notizia-bomba sulle bombe del 93, allora come oggi: una notizia che dovrebbe essere utile anche a smontare il corollario del teorema attentati '93 = mafia, e cioè che quelle bombe “della mafia” sarebbero servite a favorire la scesa in campo politico di Berlusconi nelle elezioni del 1994. Perché, in verità, quello che emerge dalla cronaca di quei mesi è esattamente il contrario: così come l'attentato mortale a Falcone del 1992 era servito a Scalfari per imporre a un Parlamento allo sbando la elezione a Capo dello Stato, non di Andreotti come ventilato dalle cronache, ma “0” del laico filoisraeliano Spadolini “o” del democristiano filoisraeliano Scalfaro (vinse, dell'alternativa imposta dall'editoriale del direttore di Repubblica, Scalfaro), anche le bombe del 1993 servirono in realtà a a distruggere gli ultimi baluardi di resistenza dell'ancien regime partitico nato nel 1945: quelle bombe, rovesciate su un parlamento senza anima e senza coraggio, furono infatti immediatamente usate dal nuovo regime (premier Ciampi, presidente Scalfaro) per aggiungere – lo stesso 28 luglio - almeno due nuovi tasselli essenziali al suo rafforzamento: il cambio immediato dei vertici dei Servizi Segreti e l'approvazione del maggioritario proposto e imposto da Repubblica ... Leggi tutto
LA MEMORIA CORTA DEI MAGISTRATI, DEI GIORNALISTI E DEI POLITICI
LA NOTIZIA BOMBA SULLE BOMBE DEL 1993
Tutti a parlare di mafia, tutti a dar retta al sanguinario Spatuzza. Ma una notizia, riportata anche dal Corriere della Sera del 29 luglio 1993, e rivelata alla Camera dall'allora ministro degli interni Mancino dice qualcosa di diverso: che ci fu una rivendicazione "islamica" fatta da un "cellulare di un cittadino israeliano". Ovviamente le ipotesi che apre questa notizia bomba sulle bombe del 1993 sono molteplici, ma per capire quale sia stata la verità occorrerebbero indagini. Sono state fatte dalla magistratura? Se sì, con quali risultati? Se no, perché?
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11 agosto 2010
IL DESTINO DELLA SOVRANITA’ DELLO STATO ITALIANO: FEDERALISMO E SECESSIONISMO
FRA INTERESSI GEOPOLITICI, FINANZA INTERNAZIONALE E REVISIONISMO STORIOGRAFICO
di Claudio Moffa
A nord l’opzione federalista della Lega; a sud gli echi per ora minori dell’autonomismo e secessionismo meridionalista: due fenomeni diversi fra loro per durata nel tempo – al federalismo la Lega, peraltro originariamente secessionista, punta dagli anni Novanta, mentre il controcanto dei “ribelli” del sud è più recente – e per radicamento sociale e capacità organizzative: la Lega è un partito ben presente in Parlamento e fra la gente, con una sua ricca storia di assemblee e manifestazioni di massa alle spalle, mentre al sud le voci dell’autonomismo sono ancora decisamente minoritarie, un fenomeno insomma più da rete internet che politico-sociale. Differenti dunque i due movimenti, eppure convergenti sia nella funzionalità geopolitica dei loro disegni, sia nell’obbiettivo minimo: destrutturare quanto meno lo Stato unitario italiano nato per annessione con il Risorgimento, ben oltre sia la riforma delle Regioni pensata dai padri fondatori della Repubblica, sia quanto fattivamente cambiato nella Costituzione negli anni Novanta. La lettura geopolitica è cruciale. Due aspetti sono importanti, il primo è che il federalismo e l’autonomismo - lo sbocco del secessionismo è chiaro fin da subito – si sa dove iniziano, ma non fin dove possano arrivare. La disgregazione della Jugoslavia negli anni Novanta fu ... Leggi tutto
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7 agosto 2010
Una polemica con l'amico Costanzo Preve
NESSUN GIOCO DELLE PARTI:
E' UNA VERA E PROPRIA GUERRA,
ANCHE SULLA QUESTIONE
(CHE NON E'
SOLO POLITICA) "SIONISTA"
di Claudio Moffa
Posto da Maria-Cristina Serban questo passaggio di Costanzo Preve: ma “I don'like” e spiego perché affrontando un problema generale che ritengo vada oltre il caso specifico. Premetto che i miei rapporti di collaborazione con Preve sono praticamente cessati da lungo tempo ... Leggi tutto
Maria-Cristina Serban:La simulazione sionista che avviene
mediante un gioco delle parti (spiritualmente morte)
Yesterday at 23:26
In Italia esiste una simulazione sionista che avviene mediante un gioco delle parti fra sionismo veltroniano illuminato (Gad Lerner) e sionismo berlusconiano e fallaciano (Fiamma Nirenstein). Si tratta di una simulazione complementare, che copre tutte le versioni "politicamente corrette" della legittimità del sionismo. Chi ne è al di fuori, ad esempio perché non intende riconoscere la legittimità storica del sionismo e lo considera un fenomeno colonialista, razzista ed imperialista, sarà automaticamente un "antisemita" (se non è ebreo), oppure un "ebreo che odia se stesso" (se è ebreo). Per il momento, questo è lo stato dell'arte.
Roger Garaudy ha scritto un saggio sulle basi storiche morali di legittimazione della politica israeliana, più esattamente sui suoi due miti fondatori: la rivendicazione della patria "biblica" da rioccupare duemila anni dopo, e lo sterminio razziale compiuto da Hitler e dai suoi alleati, il cosiddetto Olocausto. Ebbene, Garaudy ha ragione. In un'ottica razionalistica e democratica questi due miti fondatori, qualsiasi cosa ne vogliamo pensare, non giustificano in alcun modo la cacciata degli abitanti palestinesi del tutto innocenti per le azioni di Vespasiano e Tito (70 dopo Cristo) e di Hitler (1939-1945). Garaudy è stato riempito di fango come antisemita.
Il circo mediatico è tutto unificato dal tabù del sionismo. Il sionismo infatti a volte esagera, ma non bisogna contestarne i fondamenti politico-teologici, pena la diffamazione di antisemitismo.
Costanzo Preve
http://www.comunitarismo.it/sionismo.pdf |
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5 agosto 2010
IL FALSO DI "PROFONDO NERO"
DI LO BIANCO E RIZZO. LA PISTA MATTEI
NON E' AFFATTO "TUTTA ITALIANA",
PIUTTOSTO PORTA DRITTA DRITTA A ISRAELE
Relazione di Claudio Moffa al convegno del Master Enrico Mattei in Vicino e Medio Oriente del 25 giugno 2010, Terrorismi e Medio Oriente , Biblioteca del Senato a Roma
Dopo la proiezione delle diapositive
QUATTRO CONCLUSIONI
LA CENTRALITA' DEL CONFLITTO ARABO-ISRAELIANO. Nella vicenda e nel caso Mattei è ineludibile la centralità o quanto meno la forte co-determinanza del conflitto arabo-israeliano, assai più importante a influenzarne gli sviluppi e gli esiti che non altri fattori tradizionalmente considerati: il conflitto con le Sette sorelle, che ormai si stava risolvendo; l'atlantismo ortodosso contrario alle aperture all'URSS; la mafia; la concorrenza interna all'ENI o alla DC. L'attentato di Bascapé può aver avuto come co-protagonisti anche soggetti italiani, ma va ad inserirsi in un contesto anche se non soprattutto internazionale . I due episodi che ho raccontato, segnati - dentro una trama di continui accordi con tutto il mondo arabo e islamico – da un altissimo tasso di conflittualità fra l'ENI e lo Stato ebraico, mostrano con ogni evidenza come la “questione Israele” sia stata centrale in tutta la battaglia di Mattei non solo per ragioni oggettive e “geografiche” – in Israele non c'è petrolio – ma anche per un di più di soggettivo e volontario che anima la linea di azione del fondatore dell'ENI, e di cui il rapporto strettissimo con Nasser e il sostegno attivo alla guerra di liberazione algerina sono gli emblemi principali.
In effetti solo Israele è nemico strategico assoluto della strategia matteiana: le compagnie petrolifere avrebbero solo guadagnato meno quando la linea di Mattei (la formula ENI) fosse divenuta egemone; la mafia sicuramente poteva essere intimorita dalla modernizzazione dall'alto imposta da Mattei all'economia siciliana, anche se storicamente ha sempre dimostrato di saper adeguare le proprie attività criminali ai grandi mutamenti economici italiani e internazionali; i contrasti dentro la DC potevano essere ben acuti, ma difficilmente determinanti una rottura frontale fino alla compartecipazione attiva in un attentato di Fanfani.
Invero, solo Israele era veramente di fatto minacciato da Mattei: 1) Mattei , sostenitore attivo del processo di decolonizzazione anche economica, rafforzava con la sua strategia tutto il mondo arabo, allora in stato di conflitto acuto con Israele, molto più acuto che nei successivi anni Settanta - il decennio dell'accordo di Camp David Egitto Israele; 2) Mattei non disdegnava e anzi sosteneva le punte più radicali del mondo arabo dell'epoca: Nasser , visto dagli israeliani come il nemico principale, additato come un nuovo Hitler, accusato di perseguitare gli ebrei in Egitto; e la guerriglia algerina , una guerriglia che incontrava fra i suoi nemici – come sostenitrice dell'OAS e del colonialismo francese – la antica comunità ebraica locale, secondo quanto raccontato dalla stampa dell'epoca a cominciare da Corriere della sera ; 3) Mattei sfidava e ostacolava Israele anche nell'importantissimo settore nucleare , della cui crucialità o ossessiva volontà di monopolio da parte dello Stato ebraico solo negli ultimi decenni ci si è resi conto (Iraq 1981; conflitto attuale con l'Iran) ma che era attiva già allora: pochi mesi prima di morire Kennedy aveva chiesto al premier israeliano Levi Eshkol di poter visitare la centrale di Dimona: la richiesta USA venne meno quando salì alla Casa Bianca, dopo Dallas, il vicepresidente Johnson, molto più disponibile verso le richieste dello Stato ebraico.
IL RUOLO DI CEFIS. Quanto sopra non esclude certo l'esistenza di co-attori dell'ostruzionismo a Mattei anche in Italia. E' verosimile al proposito che Cefis, il cui conflitto con Mattei, da tempo latente, sarebbe esploso apertamente nel gennaio 1962, quando Mattei lo espulse dall'ENI, sia stato coinvolto nelle tappe principali dell'attacco finale al presidente dell'ENI, a partire dai velenosi servizi di Montanelli del luglio 1962 le cui fonti non potevano che essere interne alla Compagnia petrolifera di Stato.
Ma l'equazione Cefis = Fanfani, nel senso dell'attribuzione al leader DC di un'alleanza “organica” e profonda con il nemico numero 1 di Mattei, è di difficile affermazione: al contrario il documento che ho proiettato – la scoperta di “agenti israeliani” legati a Cefis – mostra come Cefis sia stato piuttosto il trait d'union italiano, dentro la compagnia petrolifera di Stato, di un “complotto essenzialmente internazionale ”.
Cefis, l'ex partigiano legato ai Servizi segreti inglesi, risulta essere stato buon interlocutore di Israele in entrambe gli episodi raccontati: nel dicembre 1957 chiude l'accordo sulle razzie isareliane di Abu Rudeis al ribasso rispetto alle premesse (500mila dollari contro i 2 milioni richiesti da Mattei) e nel 1961 sarebbe risultato, attraverso l'ANIC da lui diretta, in rapporto di affari con lo Stato ebraico in contrasto con tutta la strategia dell'ENI passata, presente e (cfr. la lettera alla RAU di Mattei) futura. Del resto i cambiamenti di rotta imposti all'ENI da Cefis dopo il suo rientro alla direzione di fatto (era vicepresidente, ma solo formalmente) avrebbero avuto un segno antiarabo, vedi la mancata attuazione del progetto di oleodotto con l'Algeria voluto da Mattei. Insomma, se potrebbe essere esagerato definire Cefis “l'uomo di Israele” nell'ENI, è ancora più esagerato definirlo “uomo di Fanfani”. Cefis si muoveva con una strategia verosimilmente lontana da quella del “cavallo di razza” DC, anche lui – come Mattei – proarabo: si ricordi che nel filmato proiettato nella giornata di inaugurazione del master il 6 maggio scorso, Fanfani, in visita a Metanopoli, dichiarava di voler difendere l'ENI “all'interno e all'estero”. Il filmato è del 16 dicembre 1961: siamo nel pieno dello “scandalo” dei rapporti ENI-Israele che Mattei, dopo averli negati per mesi ufficialmente, avrebbe scoperto esistere attraverso una inchiesta interna. Il documento chiave che abbiamo proiettato reca la data del 6 dicembre 1961. Nel gennaio 1962, Mattei espelle Cefis. A luglio escono i servizi velenosi di Montanelli.
IL FATTORE ISRAELE PUO' ESSERE COMPLEMENTARE ALLE ALTRE CHIAVI DI LETTURA INTERNAZIONALI DEL CASO MATTEI. Questa interpretazione della vicenda Mattei si differenzia da quelle di natura “internazionale” fino ad oggi più diffuse – Cia, Kgb, Sette Sorelle, OAS – ma non per questo le esclude, al contrario le può comprendere : è l'anglo-olandese Shell la vera nemica dell'ENI: il suo atteggiamento maggiormente ostile a cosa è dovuto? Le minacce di morte dell'OAS provengono da un'organizzazione sì francese, ma guidata da quel Jacques Soustelle che poi si rivelerà nettamente schierato su posizioni pro-israeliane. Chi nella CIA (“quale” CIA, negli Stati Uniti già attraversati dal problema della lobby – vedi la lettera del sottosegretario Folchi) era ostile a Mattei? Quale voce Kosolov rappresentava del KGB? La sua dichiarazione è veridica, o costituisce un depistaggio?
Dietro questa griglia di lettura sta, anche nel caso Mattei, la questione tipica di tante successive vicende delle strategie della tensione e di episodi di spionaggio o terroristici: il problema è quello della “doppia cittadinanza” sostanziale e formale delle comunità ebraiche della diaspora che rendeva verosimilmente il Mossad – unico probabilmente, fra i servizi segreti del mondo – capace di infiltrarsi od avere proprio canali privilegiati dentro gli altri paesi e annessi servizi segreti nazionali. Non si vuole chiudere il discorso, ma se si pensa ad esempio al caso Moro ( il chi è chi nell'Hyperion, o l'agente del KGB Conforto che poteva essere più convergente con una certa CIA che non con l'URSS proaraba emersa soprattutto dopo la guerra dei sei giorni del 1967; le dichiarazioni di Galloni sulla coppia CIA-Mossad infiltrate nelle BR secondo Moro; il sì finale, secondo alcune ricostruzioni, del capo della STASI Wolf – comunista, ma anche in ottimi rapporti con Israele - all'assassinio di Moro; il caso Pollard negli Stati Uniti, funzionario del Pentagono di origine ebraica scoperto a passare segreti a Israele; la dialettica interna al nostro stesso paese, negli anni Settanta, fra Miceli e Maletti, etc) si capisce che l'analisi di questo aspetto è cruciale. Questo non vuol dire affermarne la certa presenza del Mossad anche nella vicenda Mattei – eppure come già visto i segnali ci sono – ma semplicemente assumerne il paradigma per verificarne l'effettiva fattuale esistenza al suo interno.
LA TENDENZA ALLA RIMOZIONE. Una ricerca del genere è sempre difficile. C'è una forte tendenza alla censura e all'autocensura quando si affrontano discorsi del genere. Prendiamo il caso di Nasser: l'odio verso il presidente egiziano di certo Occidente (ma non di Mattei e della DC euromediterranea; né di Kennedy, che ebbe rapporti di dialogo con il presidente egiziano; né prima di Kennedy del repubblicano Eisenhower, che intervenne decisamente per imporre il ritiro israeliano dal Sinai nel 1956 contro Francia e Inghilterra che avevano pochi giorni prima deciso l'attacco con l'accordo segreto di Sevres) è oggi abbastanza dimenticato, così come già ne la battaglia di Algeri il dato di fatto della conflittualità FLN-comunità ebraica algerina, noto all'epoca (articolo de Il Corriere della Sera ) è obnubilato. In questa rimozione giocano sia ingenuità terzomondiste (la rivoluzione algerina “pura” e “pulita”, senza ombre negative, così come la Resistenza italiana secondo le letture ortodosse che negano l'esistenza di Poteri forti e di pesantissime e forse determinanti interferenze dei Servizi segreti alleati negli sviluppi e nei momenti chiave della guerra partigiana) sia possibili calcoli: perché, dimenticare la “mostrizzazione” di Nasser, il “nuovo Hitler” secondo Israele dell'epoca, è utile a rafforzare e diffondere le mostrizzazioni successive, Saddam Hussein ieri, Ahmedinejad oggi.
Claudio Moffa
Riferimento bibliografici essenziali:
Claudio Moffa, Dalla guerra di Suez all'attentato di Bascapé: l 'ombra di Israele sul “caso Mattei”, in Claudio Moffa (a cura di), Enrico Mattei, il coraggio e la storia , Roma 2007;
Claudio Moffa, Il ‘caso Mattei' e il conflitto arabo-israeliano (1961-1962) , in Eurasia , 4, 2007, pp. 255-271.
www.claudiomoffa.it, dove vengono riprodotti i documenti d'archivio citati nel testo.
Prova ad aprire il pdf, anche se mi risulta bloccato (e per questo sopra trovi l'articolo per intero)... Leggi tutto
Riferimenti anche sulla pagina facebook di Claudio Moffa, dove è postato anche un articolo di Marco Bagozzi
DOCUMENTI
UN "COMPLOTTO TUTTO ITALIANO?"
ENRICO MATTEI E IL NODO ISRAELE
1 - LA GUERRA DI SUEZ, MATTEI VUOLE SCATENARE
UNA CAMPAGNA DI STAMPA CONTRO ISRAELE, MA VIENE BLOCCATO
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Il falso di Profondo nero

doc. 1 - clicca sull'immagine
1) Profondo nero attribuisce al PM Calia - il magistrato che ha riaperto l'inchiesta sul caso Mattei concludendo che quello di Bascapé del 27 ottobre 1962 fu un attentato, e non un incidente - l'espressione virgolettata "un complotto tutto italiano" (p. 98). La nota del libro richiama un articolo de La Stampa, che però non contiene affatto quella espressione. E' una forzatura tipica di certo giornalismo "made in Repubblica", che gli autori pretendono di trasferire sul terreno della Storia, la storia di uno degli eventi più oscuri e complessi dell'Italia postbellica. Il complotto non è dunque "made in Italy" (p. 99) - lo stesso Calia utilizza nella stessa pagina la locuzione "non esclusivamente - ma è il risultato quanto meno di un intreccio fra mandanti internazionali e personaggi interni. E come in tutte o quasi le successive pagine della strategia della tensione in Italia, emergono forti indizi di un protagonismo attivo del Mossad.
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La guerra di Suez - 1

doc. 2 - clicca sull'immagine
2) Ecco il primo episodio utile a mettere a fuoco l'alto tasso di conflittualità fra Mattei e Israele: è il contenzioso post-guerra di Suez del 1956. Partita l'aggressione, gli israeliani invadono il Sinai e occupano e razziano i campi petroliferi italo-belgo-egiziani di Abu Rudeis. Dopo l'intervento di Eisenhower Israele si ritira, ma la trattativa per la restituzione dei beni rubati si presenta subito difficile: l'ENI è lasciata da sola dal governo italiano a trattare con la delegazione israeliana, e Capomazza, il rappresentante italiano a Tel Aviv, avverte Mattei di lasciar fuori l'Egitto dal negoziato e di non parlare di "danni di guerra", altrimenti gli israeliani avrebbero rifiutato qualsiasi accordo (p.1). Il l 19 luglio 1957, su direttiva di Mattei, l'ing. Zanmatti rompe le trattative (p.2) e Mattei, che ha fondato il Giorno un anno prima, ha in animo una campagna di stampa contro Israele (p.3). Ma a settembre il sottosegretario agli esteri Folchi scrive a Mattei che non è il caso, a causa del peso dei "circoli politici e finanziari americani" interni all'establishment USA (pp. 4-5-6). La lobby ebraica di cui al libro recente di Walt e Meirsheimer esisteva già.
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La guerra di Suez - 2

doc. 3 - clicca sull'immagine
3) Respinta dal governo la proposta di Mattei, nella trattativa entra in scena Cefis, legato ai servizi segreti inglesi fin dai tempi della Resistenza. L'ENI ha valutato a più di 2 milioni di dollari il valore dei beni asportati da Israele a Abu Rudeis (pp. 1-2, in particolare p. 2). Il negoziato finale si sarebbe dovuto svolgere a Roma (p. 3), ma invece gli israeliani chiedono di spostarlo a Tel Aviv. Il 2 dicembre 1957 Cefis vola a Tel Aviv (p. 4) e si siede al tavolo delle trattative: la nuova richiesta ENI (Snam e Ieoc, la compagnia italo-belga-egiziana) è scesa a 816.000 dollari (p. 5), ma gli israeliani non vogliono dare "nemmeno un dollaro" (p. 6) per la voce principale (550.000 dollari) della richiesta italiana. Il 5 febbraio Cefis conclude firmando per circa 496.000 dollari totali (pp. 6-7). Non è finita, c'è un'ultima beffa: il 30 dicembre Israele si dichiara pronto a versare 160.000 dollari anziché restituire le condutture razziate a Abu Rudeis. L'accordo prevedeva questa possi-bilità, senza indicare la cifra (p.8): l'ENI accetta l'offerta, "amities" saluta Bonanni il 31 (p.9): il 3 gennaio con una nuova lettera, l'ambasciata si scusa per l' 'errore' e corregge: 106.000 dollari (p.10)
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ENRICO MATTEI E IL NODO ISRAELE:
LA SCOPERTA DI CONTATTI DELL'ANIC
DI CEFIS CON ISRAELE, UN PERICOLO
PER TUTTA LA STRATEGIA DELL'ENI
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Per la versione inglese
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Nell'estate 1961 un bollettino tedesco, ripreso dalla stampa libanese, rivela che l'ENI fa affari con Israele. I paesi arabi si allarmano e protestano, Mattei smentisce.
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A dicembre Mattei svolge una inchiesta interna all'ormai mastondontica ENI. L'incaricato chiede: come si concilia il documento che segue con le smentite? |
Il documento attesta di contatti fra l'ANIC di Cefis e tre israeliani, uno dei quali è definito "ns. agente" |
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Facoltà di Scienze Politiche
Master Enrico Mattei in Vicino e Medio Oriente
Nuove analisi per un vecchio tema: libri e saggi degli ultimi anni e mesi
hanno aggiornato e revisionato in profondità i paradigmi interpretativi del fenomeno
che ha scomvolto negli ultimi decenni gli assetti geopolitici dell'Italia e del mondo
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27 luglio 2010

NOTIZIE DELL' ISTITUTO ENRICO MATTEI DI ALTI STUDI SUL VICINO E MEDIO ORIENTE
I CORSI DELLO IEMASVO 2010-2011
riconosciuti dal Ministero della Pubblica Istruzione *
I°) CORSI DI LINGUA ARABA
Docenti: Rosanna Budelli e Nasser El-Gilani
1) CORSO PER PRINCIPIANTI (120 ore con Attestato o Diploma finale)
Prof. ssa Rosanna Budelli - Leggi il curriculum
Il corso è diviso in due trimestri: primo trimestre, 60 ore per l'apprendimento degli aspetti fondamentali della lingua araba spiegati attraverso unità pratico-situazionali e per mezzo di audio-visivi (metodo Rosetta Stone e al-Kitàb fi ta‘allum al-‘arabiyya with DVD's, A Textbook for Beginning Arabic). Secondo trimestre, 60 ore, per l'approfondimento delle strutture linguistiche con produzione di testi semplici e conversazione (metodo Mahdi Alosh, Ahlan wa-Sahlan, Functional Modern Standard Arabic for Intermediate Learners) - Tre unità di lezione a settimana, di due ore cadauna. Costo € 450 + 450.
Inizio del corso: nella settimana fra il 4 e il 9 ottobre. Orario: fra le 17 e le 21. Giorni e sede da definire.
2) L'ARABO DEI MASS MEDIA. Leggere e parlare l'arabo (50 ore con Attestato o Diploma finale)
Prof. ssa Rosanna Budelli - Leggi il curriculum - e Dr. Nasser El-Gilani - Leggi il curriculum
Il corso si rivolge a chi possiede già una buona conoscenza della lingua araba e intende approfondire il linguaggio moderno dei mass media. Si avvarrà della collaborazione-docenza di Nasser el-Gilani, inviato speciale di numerose testate giornalistiche ed emittenti televisive arabe. Le lezioni si incentreranno soprattutto sull' ascolto e la traduzione di testi tratti da internet e dalla televisione; sulla visione di film; sulla pratica di conversazione. Tre unità di lezione a settimana, di due ore cadauna. Costo € 450.
Inizio del corso: nella settimana fra il 4 e il 9 ottobre. Orario: fra le 17 e le 21. Giorni e sede da definire.
II°) CORSO DI STORIA DELL'AFRICA (30 ore con Attestato o Diploma finale)
Prof. Claudio Moffa
Mediaticamente marginale, l'Africa è al centro sia di grandi disegni geostrategici (vedi le crisi e i conflitti postbipolari dal Corno d'Africa ai Grandi Laghi, dal Congo-Zaire al Sudan, Liberia, Nigeria, etc.) e di una accresciuta domanda culturale da parte del mondo della scuola, del turismo, della cooperazione. Il corso traccerà i lineamenti generali della storia del continente, dall'età antica a quella contemporanea, secondo un approccio né eurocentrico né afrocentrico, tipico della produzione saggistica del docente, autore de L'Africa alla periferia della Storia, Premio Cultura Presidenza del Consiglio 1994 ed edito in Italia e in Francia (con prefazione di Catherine Coquery Vidrovitch.
Costo € 250. Due o tre unità di lezione a settimana, di due ore cadauna. Orario fra le 14 e le 20. Giorni e sede da definire. Leggi il PROGRAMMA esteso
III°) IL CASO MATTEI NELLA STORIA DELLE RELAZIONI FRA ITALIA E MEDIO ORIENTE (30 ore con Attestato o Diploma finale)
Prof. Claudio Moffa - Leggi il curriculum
Una rivisitazione della vicenda e del caso Mattei nel contesto della storia delle relazioni fra Italia e Vicino e Medio Oriente, e della tradizione "euromediterranea" della politica estera italiana, protagonisti assieme al fondatore dell'ENI, personalità come Gronchi, La Pira, Fanfani, Moro, Craxi e Andreotti. L'Italia è un paese a sovranità limitata? Il corso si avvarrà di documentazione d'archivio per spiegare i momenti salienti della vita e dell'attività del fondatore e primo Presidente dell'ENI.
Costo € 250.
IV°) MASTER ENRICO MATTEI IN MEDIO ORIENTE
Approvato anch'esso dal Ministero della Pubblica Istruzione, è trasferito anche nel prossimo a.a. 2010-2011, all'Università di Teramo. Per informazioni vai al sito www.masteruniteramo.it
Depliant dei Corsi 2010-2011
Depliant dello IEMASVO
Per informazioni: iemasvo@tiscali.it - 06 33266662 (anche fax) - 3772190416
* Decreto del 13 luglio 2010
19 luglio 2010
NOTIZIE DALL' "ISTITUTO ENRICO MATTEI DI ALTI STUDI SUL VICINO E MEDIO ORIENTE"
IL MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
RICONOSCE I CORSI DELLO I.E.M.A.S.V.O.
Con decreto del 13 luglio 2007 il Ministero della Pubblica Istruzione - Direzione generale per il personale scolastico, ha riconosciuto tutti i corsi di aggiornamento professionale proposti dall'Istituto Enrico Mattei di Alti Studi sul Vicino e Medio Oriente: particolarmente significativi per la storia dell'Istituto - impegnato fin dalla sua fondazione per lo sviluppo di una cultura di dialogo e di cooperazione con i paesi del Medio Oriente - il riconoscimento del "Master Enrico Mattei in Medio Oriente" e quello dei due Corsi di lingua araba (di I livello e "Leggere e Parlare l'arabo"): senza retoriche terzomondiste o da immigrazione "facile", la conoscenza dell'Arabo è oggi sempre più importante nella formazione culturale dei docenti e dei cittadini, a causa dei mutamenti profondi negli ultimi due decenni, degli scenari italiano e internazionale, in particolare mediterraneo-mediorientale.
Gli altri corsi approvati sono anch'essi di interesse: un Corso di Storia dell'Africa (dalla fase antica all'età contemporanea), e un altro su "La vicenda Mattei nella storia delle relazioni tra Italia e Medio Oriente": un modo di studiare quella politica euromediterranea dell'Italia che ha, con alterne vicende, caratterizzato la storia del nostro paese dalla fondazione della Repubblica ad oggi e della quale assieme e dopo Enrico Mattei, furono protagonisti personalità come Giovanni Gronchi, Giorgio La Pira, Aldo Moro, Bettino Craxi e Giulio Andreotti (CM).
Informazioni più precise nei prossimi giorni
iemasvo@tiscali.it
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7 luglio 2010
CHE BELLO VIAGGIARE FRA ARCHEOLOGIA E RIVOLUZIONI
REPORTAGES REPRINT
1984 (agosto) - NEL BURKINA FASO
DI THOMAS SANKARA':
TANTE PICCOLE RIVOLUZIONI (PM) |
Apri l'articolo
Testo e foto di Claudio Moffa
Intervista di Claudio Moffa
a THOMAS SANKARA' (1984)
(da caricare)
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Una danza in un villaggio
in onore di una visita dei CDR |

Donne dei Comitati
di Difesa della Rivoluzione
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1987 (aprile) - MALTA: UNA PICCOLA ISOLA
DALLA GRANDE STORIA (PM) |
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Testo di Claudio Moffa e Stefania Nanni

La sleeping lady - Tempio di Hal Saflieni
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Tempio megalitico |

Tempio megalitico

La venere di Malta
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30 giugno 2010
UNA ANALISI DEL SENATORE USA LYNDON LAROUCHE
IL NUOVO BIPOLARISMO POSTBIPOLARE
O di qua o di là?
Una analisi di Movisol (un movimento legato al senatore Larouche) sul conflitto fra i due mondi protagonisti della scena economica e - grazie alle loro proiezioni mediatiche e partitiche - politica dell'ultimo ventennio, postbipolare e post-tangentopoli. Sulla ribalta Tremonti, Draghi, Soros, Di Pietro: un video di meno di 10 minuti per capire e rileggere la controrivoluzione planetaria degli anni Novanta, dominata dal capitale finanziario transnazionale e dalla sua anarchia e capacità di asservimento degli Stati sovrani e dei ceti politici tutti. Un fenomeno che ha sotteso e sottende gli scenari politici nazionali, e i principali eventi bellici dell'era che imprudentemente Fukuyama definì, dopo il crollo dell'URSS, la "fine della storia".
Da cui, in politica interna, la domanda di Tremonti a Bertinotti: "vuoi fare le cose di cui parli? abbandona il grande carro finanziario-politico cui appartieni" (memorizzazione libera di chi scrive): ma Bertinotti glissò. Da cui anche la contraddizione della Lega: combattiva alleata di Berlusconi contro la "sinistra finanziaria", eroicamente presente sul ponte di Belgrado quando la NATO socialdemocratica di Blair e D'Alema aggredì nel 1999 i resti della Jugoslavia, ma pronta a distruggere o indebolire l'unità nazionale italiana, lungo un percorso non dissimile da quello della riforma della Costituzione jugoslava ad opera di Tito nel 1974, anticamera dei criminogeni secessionismi jugoslavi degli anni Novanta.
Sullo sfondo uno snodo strategico che abbraccia gli scenari della destra più o meno sociale, e della sinistra più o meno radicale: è necessario un patto fra produttori contro lo strapotere bancario e finanziario? "Capitani d'industria" in un compromesso storico con la classe operaia, come nel corporativismo fascista? Come nelle lotte di classe di Marx del 1848? Come nel togliattiano patto sociale contro il capitalismo parassitario e speculativo, sia pure all'epoca essenzialmente fondiario-edilizio? Buttiamo sul piatto l' invereconda eresia, gravida peraltro di un rischio: un "patto" tutto sbilanciato dalla parte degli imprenditori in un'epoca in cui l'ago dovrebbe pendere nettamente verso il partner-forzalavoro. Per intanto, non vi perdete il video, comunque è utile (CM).

clicca sulla foto per aprire il video
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28 giugno 2010
GRANDE GILAD ATZMON ...
 
ALLE RADICI DEL RAZZISMO EBRAICO
UN'INTERVISTA (DA LEGGERE) AL PIU' RADICALE E CONSEGUENTE DEGLI "EBREI NON EBREI"
Con i commenti fb di
Gabriele Repaci e Paola Folchi
Intervista di Manuel Talens
GLI EBREI LAICI, I VERI RAZZISTI
" non mi considero ebreo. Ciò detto, provo simpatia per gli ebrei religiosi, proprio come provo simpatia per i gruppi religiosi e la fede religiosa in generale, ma provo molto meno simpatia per l'identità ebraica laica. Io sostengo che una volta che spogli l'ebraicità dal suo contenuto spirituale, ti rimane solo il razzismo. Vedi, io non sono né un ebreo religioso né un ebreo laico. Quindi non posso considerarmi ebreo ... In realtà, mi considero un palestinese di lingua ebraica. Parlo infatti l'ebraico, e la mia patria è la Palestina".
"Al contrario di Israele, una struttura politica razzista e nazionalista, la Palestina è un pezzo di geografia. La Palestina è autentica e genuina; Israele è artificiale e imposto. Vedi, quando provo nostalgia di casa, vado a un ristorante libanese piuttosto che a un ristorante di falafel israeliano. Però non oserei dire di essere riuscito a farmi assimilare da qualunque gruppo nazionale e sociale ... la compassione e l'empatia sono qualità umanistiche universali. Per me, staccarsi dall'ebraicità vuol dire, diventare un essere che prova empatia. Ecco verso dove sto andando, e il viaggio mi piace.
" Non è l'origine ebraica che ti fa diventare razzista, quanto piuttosto l'adesione a un'identità ebraica laica che può farti diventare razzista. Come già dissi prima, una volta che togli il contenuto religioso dall'ebraicità, rimani con il concetto di sangue ebraico".
"il sionismo precede il nazismo. I primi sionisti parlavano di sangue ebraico e di eugenetica razziale quando Hitler ancora indossava i pannolini"
PER I SIONISTI LA BIBBIA E COME UN DOCUMENTO DEL CATASTO
"Il sionismo è essenzialmente la credenza che Sion (la Palestina) sia la patria nazionale del popolo ebraico. Questa curiosa credenza è basata, fondamentalmente, su una promessa biblica. In altre parole, i sionisti trasformano il testo spirituale (la Bibbia) in un documento del catasto".
LE TRE CATEGORIE DI EBREI
"quelli che chiamano se stessi ebrei si possono dividere in tre categorie principali: 1. quelli che seguono il giudaismo; 2. quelli che si considerano esseri umani casualmente di origine ebraica; 3. quelli che mettono la propria ebraicità prima di ogni altra loro caratteristica. Ovviamente, non ho alcun problema con le prime due categorie, ma la terza è piuttosto problematica ... Per l'ebreo della terza categoria, l'appartenenza razziale è una qualità primaria e questa, in realtà, è l'essenza stessa del sionismo. Nascere come ebreo è una cosa assolutamente innocente, ma essere ebreo non è necessariamente innocente. Tutto dipende dalla categoria che si sceglie. Se non si appartiene a una delle prime due categorie, non si è necessariamente innocenti".
"L'identità ebraica contemporanea consiste in tre elementi principale: quello religioso, quello nazionalista e quello razzista. I sionisti hanno interesse a confondere il più possibile i tre elementi, e questo costituisce una truffa intellettuale ..."
L'OMBRA DEL CRIPTOSIONISMO NEGLI "EBREI ANTISIONISTI", CERTI MARXISTI INCLUSI ...
"Io tendo a ritenere che molti ebrei - e questo include anche molti cosiddetti "ebrei antisionisti" - non sono altro che criptosionisti"
"gli ebrei non sono né un gruppo né un "popolo". Comunque, è importante precisare che la terza categoria non è un mucchio casuale di individui ... ha un'identità molto solida con scopi globali chiari. Io sostengo che dentro la terza categoria, troverai polarizzazioni politiche e anche un'opposizione metafisica. Vedrai che ci sono coloni sionisti duri da Brooklyn, come un marxista rivoluzionario ebreo di Londra. Non possiamo criticare gli ebrei come gruppo, perché essi non costituiscono un popolo, una continuità razziale e nemmeno un'entità etnica o culturale…
ANTISIONISMO E ANTISEMITISMO
"E adesso due domande a bruciapelo per risolvere questa faccenda e per collocarti in maniera definitiva. Per favore, rispondi solo sì o no. Sei antisemita?
Certamente no. Io sostengo che una volta che Israele si è stabilito esplicitamente come lo stato del popolo ebraico, e lo ha fatto a spese dei nativi palestinesi, ogni atto di guerra contro gli ebrei può essere inteso in termini di "lotta politica". Questo non vuol dire che un tale atto sia legittimo.
Sei antisionista?
Certamente sì. Ma io tendo ad allargare la definizione di sionismo. Per me, ogni ebreo della terza categoria o è un sionista o è un criptosionista, qualunque cosa di diverso possa pretendere..."
Leggi tutto
compresi gli interventi di Folchi e Repaci
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26 giugno 2010
L'AGGRESSIONE DIVENTATA RISSA
di Pietro Ancona
Colpisce il comportamento della stampa italiana quando si occupa di questioni riguardanti gli ebrei o Israele. La verità viene subito manipolata e, quando non si può stravolgere del tutto, immediatamente si derubrica o si definisce diversamente il fatto come è accaduto ieri: una aggressione organizzata da un gruppo appartenente alla comunità ebraica di Roma è stata riportato come "rissa".
Secondo il nostro Codice Penale la rissa è un reato punibile dall'art.588 con una multa ed il carcere fino a cinque anni. Nella rissa le responsabilità sono di tutti i partecipanti e non può essere invocata la provocazione. Come nella notte tutti i gatti diventano neri così, così le responsabilità di quanto è accaduto ieri a Roma non sono attribuibili soltanto allo squadrismo di quegli ebrei romani che hanno fatto una spedizione punitiva contro i pacifisti colpevoli di voler ricordare accanto al soldato israeliano anche gli undicimila palestinesi chiusi nelle carceri da anni e dimenticati dall'opinione pubblica mondiale. Ricordo che tra queste undicimila persone che soffrono e spesso vengono torturate nelle carceri di Israele ci sono centinaia e centinaia di bambini.
Tra i pacifisti aggrediti un giovane è stato ricoverato all'ospedale per le percorse subite forse non a mani nude.
La Comunità Ebraica di Roma non è nuova ad episodi di squadrismo. Nel maggio del 2007 organizzò una spedizione punitiva a Teramo contro i professori Faurisson e Moffa . I due professori furono aggrediti in piazza, insolentiti, strattonati e picchiati. La loro colpa è stata quella di voler intervenire nel dibattito sui lagers nazisti e sull'Olocausto.
Sono stati subito criminalizzati dalla lobby ebraica che è assai influente in Italia. E' stato loro impedito di parlare e poi sono stati malmenati. L'anziano professore Faurisson ha subito un colpo al collo infertogli da un aggressore esperto di arti marziali.
L'episodio di ieri a Roma si inquadra nel clima di intolleranza e di violenza che si è incrudelito dopo la elezione di Alemanno a Sindaco. Roma è diventata teatro di violenze contro rom, omosessuali, extracomunitari. Insomma contro coloro che da sempre i fascisti considerano "diversi" da eliminare per ripulire la città dalla loro presenza. Anche i pacifisti sembrano ora rientrare nella categorie dei "diversi". Alemanno è stato recentemente in Israele a ritirare il premio istituito da un imprenditore di Tel Aviv. Israele non tollera neppure la più piccola critica del suo operato e concede alla sua amicizia soltanto a coloro che accettano senza discutere la sua politica militare. Quindi Alemanno è engageè e non è una cosa buona nè per Roma nè per l'Italia che dovrebbero sostenere le ragioni della pace e del rispetto della integrità fisica e della dignità umana di tutti. Sopratutto per i milioni di palestinesi che oggi vivono reclusi e privati di tutto a cominciare dall'acqua da bere. Israele si è infatti impossessata dei due terzi dei pozzi esistenti in Gisgiordania ed a Gaza lasciando a milioni di palestinesi soltanto quelli peggiori e di acqua salmastra.
La comunità ebraica dovrebbe riflettere su posizioni sempre più aggressive ed intolleranti di coloro che ne monopolizzano la rappresentanza. Ricordo con vero rammarico la stima ed anche l'affetto che
figure come Toaff e Zevi, che per moltissimi anni ne furono i portavoce, sapevano suscitare. Ora il tratto prevalente è l'intolleranza, lo squadrismo. Sono certo che non tutti gli ebrei italiani condividono la politica del governo di Israele e la crescente aggressività verso tutti coloro che si compenetrano nella infelice condizione dei palestinesi. Ma anche la stampa italiana che oggi protesta per la legge bavaglio dovrebbe riflettere sulla propria responsabilità nell'occultare la verità e nel criminalizzare ed isolare quanti difendono una popolazione oppressa dal militarismo colonialista israeliano.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pie tro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
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--------------------------UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI TERAMO ----------------------
Facoltà di Scienze Politiche
Master Enrico Mattei in Vicino e Medio Oriente
Nuove analisi per un vecchio tema: libri e saggi degli ultimi anni e mesi
hanno aggiornato e revisionato in profondità i paradigmi interpretativi del fenomeno
che ha scomvolto negli ultimi decenni gli assetti geopolitici dell'Italia e del mondo
TERRORISMI E MEDIO ORIENTE:
VECCHIE E NUOVE INTERPRETAZIONI
Politologi, giornalisti, operatori giuridici di diverse “scuole”
a confronto sul CASO ITALIA, 11 SETTEMBRE, AL QAEDA , SICUREZZA
4 CREDITI PER GLI AVVOCATI
(ore 9,30-13,30/15-19,30)
PROBLEMATICHE GENERALI: ANALISI E PRINCIPI
Augusto Sinagra
Avvocato internazionalista, professore ordinario Università La Sapienza
Terrorismo e Resistenza nel Diritto Internazionale
Giovanni Fasanella
Panorama, giornalista e saggista
Il terzo giocatore: il ruolo di Francia e Inghilterra
Il CASO ITALIA: UNA REVISIONE NECESSARIA?
Eric Salerno
Giornalista e saggista
L'Italia a sovranità limitata:il caso Israele
Claudio Moffa
Direttore del Master Enrico Mattei in Vicino e Medio Oriente
Il caso Mattei e la centralità della questione arabo-israeliana
Giuseppe De Lutiis
Sociologo, esperto di terrorismo
Il caso Hiperion nel quadro internazionale
Rosario Priore
Giudice, inchiesta Aldo Moro
Il caso Moro, il cervello parigino, le connessioni mediorientali
L'11 SETTEMBRE E AL QAEDA: FATTI E MISTERI
DELL'EVENTO CHE HA CAMBIATO LA STORIA DEL MONDO
Maurizio Blondet
Direttore di Effedieffe, saggista
L’11 settembre dieci anni dopo: i fatti certi e le contraddizioni delle inchieste
Andrea Margelletti
Presidente del CESI – Centro Studi Internazionali
Come Al Qaeda ha progettato ed eseguito l'attentato alle Torri Gemelle
TERRORISMO e SICUREZZA
Giuseppe Murano
Sociologo, esperto in Sicurezza
Tecniche e problematiche della questione “sicurezza”
Nino Marazzita
Avvocato e docente di Diritto
Sicurezza e libertà civili tra antinomia e compatibilità
Biblioteca del Senato "Giovanni Spadolini" - Sala degli Atti parlamentari
Piazza della Minerva 38 - Roma
Obbligatorie giacca e cravatta
Per iscriversi prenotarsi a mastermattei.unite@tiscali.it ET claudio.moffa@fastwebnet.it
oppure moffa@unite.it (consigliato l'avviso di ricezione)
TERRORISMI E MEDIO ORIENTE ... quante volte ci siamo chiesti, ma chi ha fatto veramente quell'attentato? Chi sono, al di là della manovalanza i veri mandanti di questa o quella strage? Possibile che tutto debba risolversi sempre nella proposizione di "chiavi di spiegazione" basate oggi sul solo indistinto "Islam", ieri sulle solite coppie antinomiche CIA-KGB o estrema destra-estrema sinistra, magari "condite" con i "servizi deviati", l'utile escamotage per "comprendere" tutto quel che non si capisce o appare comunque irraggiungibile?
Il Master Enrico Mattei in Vicino e Medio Oriente mette i piedi nel piatto di queste reiterate ambiguita' della riflessione sul fenomeno terrorista e stragista in Italia e nel mondo, con un seminario multidisciplinare che raccoglie alcuni dei principali esperti italiani: ecco dunque un antesignano eccellente dell'analisi del terrorismo brigatista come Giuseppe De Lutiis; ed ecco alcuni recenti studi, quello di Eric Salerno sul ruolo del Mossad in Italia - un'Italia, recita il titolo da lui scelto per la sua relazione, "a sovranità limitata" - e quello di Fasanella e Priore sui grandi attentati e assassinii mirati degli anni Settanta e Ottanta, che hanno fatto emergere, oltre le coppie antinomiche di cui sopra, terzi soggetti come la Francia e l'Inghilterra. Ancora, il riesame del caso Mattei; o la lettura-confronto della strage dell'11 settembre, un attentato su cui talvolta è molto difficile discutere vagliando in un dibattito sereno le diverse posizioni ...
Questo per quel che riguarda l'analisi fattuale. Ma il seminario come già detto è multidisciplinare: nella sezione finale si affronterà così il problema della sicurezza, necessario e ineludibile perchè drammaticamente incombente sulle popolazioni dei paesi occidentali a causa dei criminali attentati stragisti che hanno aggredito molte città europee, e allo stesso tempo portatore di eventuali rischi per lo Stato di Diritto nella misura in cui non si riuscisse a distinguere i pericoli veri da certa islamofobia, a sua volta effetto di una opinabile politica di immigrazione senza regole, egemone in Italia fino all'anno scorso e finalmente corretta. Infine, non a caso collocata all'inizio della giornata di studi, la relazione di Augusto Sinagra, recentemente intervistato dalla Falcetti a Rai 3 ore 6,45 - un intervento allarmato per la gravità del caso Flottilla - e che affronterà secondo diritto internazionale una questione chiave per un corretto operare nella galassia Medio Oriente: la distinzione cioè fra il terrorismo criminale e transnazionale-aterritoriale di "Al Qaeda" (cosa è Al Qaeda?) e i movimenti di resistenza armata che si oppongono a presenze militari straniere. Una distinzione chiave che affonda le sue radici nella grande pagina storica della decolonizzazione, quella per la quale l'Italia ha corggiosamente chiesto scusa alla Libia per l'occupazione quarantennale della "quarta sponda", ma che spesso oggi si dimentica, dentro un indistinto paradigma "terroristico" che pretende di “capire” le cose, facendo, come si suol dire, di tutta l'erba un solo fascio.
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22 giugno 2010
APPELLO AI PARLAMENTARI PER GAZA


UN APPELLO RIVOLTO AI DEPUTATI CHE SENTONO IL DOVERE DI ESPRIMERE CON FEDELTÀ IL VOTO DEI LORO CITTADINI E DEI LORO INTERI POPOLI.
In nome della Democrazia che significa il potere popolare e la sua voce libera. In nome di tutti i valori umani indivisibili ovunque.Chiediamo di far valere le ragioni e la coscienza piuttosto che le operazioni militari, chiediamo di rompere l'assedio nei confronti di un intero popolo, di aiutare un bambino affamato e un vecchio malato, chiediamo di far tornare il sorriso sui visi delle madri e di impedire le uccisioni dei civili in conformità delle risoluzioni internazionali.
I popoli chiamano i loro rappresentanti in parlamento per rompere l'assedio contro Gaza.Per tutto ciò chiediamo ai deputati liberi di partecipare ad una nuova campagna, una nave che porterà i parlamentari per rifornire di viveri e medicinali il martoriato popolo di Gaza.Per aderire scrivere a:
The International Union Of Parliamentarian For PalestineHead Quarter:
Lebanon Beirut Airport Street – Al Amir BLDG 2 floor
Telephon: 00961 1 452452 – Fax: 00961 1 451248e-mail: iupdpc@gmail.com
Website: www.iupfp.orgIn Italia: Centro Italo Arabo Assadakahe- mail: assadakah@yahoo.com |
21 giugno 2010
INTERCETTAZIONI: BERLUSCONI,
MIGLIORIAMO LEGGE MA APPROVIAMOLA
12:26 19 GIU 2010
(AGI) - Roma, 19 giu. - "Cambiamola anche, rivediamola, emendiamola, miglioriamola ma approviamola. E' nell'interesse di tutti, altro che casta". E' l'invito lanciato da Silvio Berlusconi nell'appello rivolto ai Promotori della liberta' del Pdl a sostegno del ddl intercettazioni ora alla Camera per la terza lettura . Per Berlusconi "alla Camera una serie di veti, una serie di rinvii potrebbero rimandare alle calendre greche il varo della legge. Per questo - sottolinea - vi chiedo di unire alla mia la vostra voce per gridare alto e forte che in Italia e' in pericolo il sacrosanto diritto alla privacy
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10 giugno 2010
In un intervento del magistrato Agnoli per Identità Europea, i crimini israeliani e l'indecente "pompaggio pubblicitario" di Rai News 24 di Corradino Mineo a favore di Fiamma Nirenstein e soci. Israele all'assalto perenne del diritto internazionale. La lobby trasversale italiana,
protetta dai vertici dei due schieramenti, all'assalto delle libertà costituzionali
DAL MARE DI GAZA
UNA LEZIONE PER L'EUROPA
di Francesco Mario Agnoli
magistrato
Mi è stato chiesto di collaborare con uno scritto alla prima e inaugurale uscita del rinnovato “sito” di Identità Europea, in particolare commentando il sanguinoso attacco dell'esercito e della marina israeliana alla “Freedom Flotilla”, il piccolo gruppo di sei navi, battenti in maggioranza bandiera turca, ma noleggiate da organizzazioni pacifiste internazionali con l'intento di portare soccorsi umanitari (soprattutto medicinali e sanitari al milione e cinquecentomila palestinesi tenuti rinchiusi da Israele nella prigione a cielo aperto di Gaza).
Chi mi ha rivolto l'invio è perfettamente consapevole delle difficoltà che incontra chiunque si occupa di simili argomenti senza adeguarsi ai canoni della politically correctness e che in questo modo il sito entra nel numero di quelli “particolarmente nocivi” presi di mira dalla lobby guidata dalla parlamentare Fiamma Nirenstein, tutti, quindi, e rischio di essere al più presto silenziati.
Del resto è proprio dall'on. Nirenstein che intendo prendere le mosse e dall'operazione da mesi iniziata, soprattutto a livello parlamentare e nelle stanze del potere, dalla lobby di cui è, a livello politico e mediatico, la maggiore esponente, per ottenere, all'insegna della lotta all'antisemitismo, una legge che autorizzi la Polizia Postale a ridurre al silenzio, oscurandoli, i siti internet sgraditi al governo sionista e ai suoi partigiani italiani. In particolare questi ultimi non si davano pace per ... Leggi tutto
Fonte: www.identitaeuropea.it |
8 giugno 2010
Intervista a Angela Lano, di ritorno dalla Freedom Flotilla Share Saturday at 23:26 FONTE: http://www.forumpalestina. org/news/2010/Giugno10/05- 06-10IntervistaAngelaLano. htm
“"PORTEREMO ISRAELE
DI FRONTE AI TRIBUNALI INTERNAZIONALI"
Intervista a Angela Lano, di ritorno dalla Freedom Flotilla
di Mila Pernice *
Buongiorno Angela e grazie della disponibilità, sappiamo che sei contattata da tanti giornalisti e agenzie di stampa in queste ore.
Si, è un continuo… ma va bene così, perché più si parla della situazione a Gaza e dei crimini israeliani, più la Freedom Flotilla ha raggiunto uno degli obiettivi..
Abbiamo avuto modo di leggere la testimonianza rilasciata al tuo ritorno. Puoi raccontarci cosa è avvenuto all'alba di lunedì 31 maggio? Hai detto che mentre eravate sull'imbarcazione greca “Ottomila” la marina israeliana si è avvicinata dicendo che vi trovavate in acque israeliane. Già questo fa riflettere.. . Leggi tutto
* Radio Città Aperta Updated on Saturday · Comment · Like Unlike ·
FONTE: http://www.forumpalestina. org/news/2010/Giugno10/05- 06-10IntervistaAngelaLano. htm |
2 giugno 2010
ALTRO CHE “DIFESA”: ATTACCO PREMEDITATO PER COLPIRE LA TURCHIA POSTKEMALISTA E ISLAMICA MODERATA: VITTIME NON SOLO I PACIFISTI MA ANCHE, NELLO STESSO GIORNO
UN GRUPPO DI MILITARI TURCHI, CON UN ATTENTATO DEI SOLITI IGNOTI
IL CORAGGIO E LA DIGNITA'
DEL PRIMO MINISTRO TURCO ERDOGAN
Il discorso del presidente turco Recep Tayyip Erdogan sul massacro della Freedom Flotilla: “ La Turchia non si accontenterà di restare a guardare di fronte a quanto accaduto … Perdere i rapporti e l'amicizia della Turchia è di per sè un prezzo da pagare … Da adesso in poi, Israele deve abbandonare la sconsideratezza che mostra giustificando in nome della sicurezza l'ingiustizia commessa, bollando le critiche come antisemitismo… Diamine! Come si può giustificare questo? Steso sulla barella, ferito, e voi gli mettete le manette! Si può spiegare questo con i diritti umani e i valori universali? Non è più possibile dire al mondo quanto queste fossero manifestazioni di umanità”
"... La Turchia non si accontenterà di restare a guardare di fronte a quanto accaduto. La Turchia non è uno stato giovane e senza radici. Non è uno stato tribale! Sarebbe meglio che nessuno tentasse di scherzare con questa nazione per metterne alla prova la sua pazienza. Per quanto preziosa possa essere l'amicizia della Turchia, non è nulla in confronto alla sua inimicizia.
Perdere i rapporti e l'amicizia della Turchia è di per sè un prezzo da pagare . Noi abbiamo sempre avuto una storica amicizia e collaborazione con il popolo israeliano ed ebraico. Quindi penso veramente che quegli israeliani che hanno visto con le lacrime agli occhi questo attacco sanguinoso e che lo condannano severamente, comprendono molto bene che questo incidente non giova alla dignità umana, quanto sia un grande sbaglio e quanto rappresenti un colpo durissimo per l'amicizia dei due paesi.
La questione non riguarda il rapporto tra Turchia ed Israele. Il punto è l'attuale sregolatezza d'Israele e il riconoscere le pratiche disumane dell'attuale governo, il suo ricorrere alla violenza, allo spargimento di sangue, il suo mostrare atteggiamenti che minacciano la pace .
In Medioriente, la Turchia si è da sempre schierata con la pace. Ha contribuito alla stabilità e alla sicurezza della regione. Nel recente passato, anche la Turchia ha contribuito alla normalizzazione delle relazioni di Israele con la Palestina, la Siria ed il Libano. Adesso Israele si mette in mostra prendendosela col più importante difensore nella regione e ponendosi da avversario ad esso. Da adesso in poi, Israele deve abbandonare la sconsideratezza che mostra giustificando in nome della sicurezza l'ingiustizia commessa, bollando le critiche come antisemitismo.
Esiste un'idea israeliana in cui la violenza rappresenta la sua politica, Israele considera legittimo il poter opprimere, tirannizzare, martoriare e non esita a spargere sangue. Adesso le azioni illegali d'Israele non possono più essere coperte, esser intenzionalmente rappresentate in modo erroneo e venir ignorate. E' giunto il momento che la comunità internazionale dica BASTA! ..." Leggi tutto
Traduzione a cura di Diego Traversa per www.palestinethinktank.com ewww.gulagnik.wordpress.com
FONTE: EURASIA http://www.eurasia-rivista.org
Due articoli di diritto internazionale
1) ATTAQUE CONTRO LA FLOTTILLE:
UN CRIME DE GUERRE
Gilles Devers
Avocat
La population de Gaza, victime de crime contre l'humanité. Une violation jamais connue de la IV° Convention de Genève . L'attitude de l'Etat d'Israël vis-à-vis du territoire palestinien de Gaza s'analyse dans la durée comme une violation, à un niveau jamais atteint, du droit international. En droit international humanitaire, l'occupation est acceptée comme un état temporaire, le temps nécessaire à la recherche de la paix. Mais, rien en droit ne peut justifier une occupation de plus 43 ans, sauf la volonté de laminer l'adversaire. C'est que fait Israël, devenu un lieu de culture de l'apartheid. - leggi tutto
2) PERCHE'
LA STRAGE DELLA FLOTTILLA
E' TERRORISMO Claudia Milani
Avvocato e Giurista
Le organizzazioni pacifiste attaccate affermano che al momento dell'assalto la nave Mave Marmara, battente bandiera turca, si trovasse a 75 miglia marine dalla costa della Striscia di Gaza e di Israele e avesse issato bandiera bianca ... leggi tutto |
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31 maggio 2010
IL GIORNALISTA SAMIR AL-QARYOUTI PARLA DELLA DISCRIMINAZIONE CHE SUBISCONO I PALESTINESI NEL LORO PAESE DAL '48
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VIEOCONFERENZA
del Master Enrico Mattei
22 maggio 2010 |
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30 maggio 2010
Una denuncia dell'avv. John Philpot, avvocato difensore al Tribunale di Arusha
UN CASO SYLVIA STOLZ IN AFRICA, PROTAGONISTA IL REGIME TUTSI-RUANDESE
DI PAUL KAGAME. SULLO SFONDO
UNO DEGLI OBBROBRI DEL NUOVO "DIRITTO INTERNAZIONALE" POSBIPOLARE: IL TPI AD HOC PER IL RUANDA, PRESIEDUTO DAL GIUDICE MOSE, FINANZIATO DA PRIVATI (FRA CUI SOROS), IMPUTATI SOLO E UNICAMENTE I LEADERS HUTU
di Claudio Moffa
Prima o poi “doveva” accadere: un avvocato della difesa del Tribunale penale internazionale per il Ruanda – informa John Philpot, avvocato canadese che fu fra i primi giuristi internazionalisti a denunciare gli abusi del TPIR - è stato arrestato il 28 maggio scorso nella capitale ruandese, con l'accusa di “negazione del genocidio”. Si tratta di Peter Erlinder, Professore di Diritto al William Mitchell College of Law (USA), e difensore della candidata alle prossime elezioni presidenziali ruandesi Victoire Ingabire Umuhoza, avversaria dunque dell'attuale presidente Paul Kagame, il leader tutsi vincitore della guerra civile del 1994.
Perché “doveva” accadere? Per tre motivi, primo perché il crimine di negazione del genocidio è contenuto nientemeno nella Costituzione varata dal regime di Kagame dopo la vittoria sui nemici Hutu, la stragrande maggioranza della popolazione ruandese costretta alla fuga in massa (più di due milioni di profughi nei campi di accoglienza dell'allora Zaire e della Tanzania) di fronte all'avanzata vittoriosa dei “genocidiati”. Peggio dunque che nella Francia della legge Gayssot, o della Germania, il reato di negazione di un evento storico (come tale discutibile in punto di diritto da chicchessia) è contenuto nella Carta fondamentale dei principi del nuovo stato posbipolare ruandese: qualcosa che non sembra lasciare spazio – semmai ci fosse la volontà, cosa di cui si può dubitare – a una elusione di fatto della legge da parte della Corte davanti a cui sarà trascinato l'avvocato Erlinder.
Secondo, perché anche se Kagame appare per ora saldamente in sella - grazie al pugno di ferro esercitato in quindici anni di potere e a un sistema istituzionale che garantisce di fatto il controllo del Parlamento all'elité tutsi (attraverso un uso retorico delle minoranze e delle corporazioni cui spettano sempre in base alla costituzione quote rilevanti di seggi: dagli handicappati, ai docenti universitari, alle donne) - le prossime elezioni potrebbero rivelare qualche sorpresa. Non fosse altro che per una ragione di numeri, vale a dire il carattere assolutamente minoritario della popolazione tutsi (13% del totale, contro l'85% di Hutu): un po' come accadde all'epoca della decolonizzazione quando la monarchia tutsi venne rovesciata grazie all'applicazione del criterio democratico un uomo un voto. Ecco dunque l'operazione arresto di Erlinder, un ottimo modo di creare un clima di terrore in vista delle prossime elezioni: tanto più che la stessa accusa è stata rivolta al concorrente elettorale di Kagame, Victoire Ingabire Umuhoza.
Terzo, perché l'immagine internazionale di Kagame è vieppiù offuscata rispetto agli anni caldi del “genocidio” del 1994: anche se ha ottenuto riconoscimenti internazionali per la sua “opera di pace” (fra gli altri anche da Prodi), Kagame e il suo regime dittatoriale sono stati a poco a poco raggiunti da strali mediatici non indifferenti,che quanto meno hanno incrinato il dogma delle responsabilità della tragedia del ‘94 e del genocidio a senso unico di quell'anno (“genocidio dei tutsi e degli hutu moderati ad opera degli hutu estremisti”: come se i cadaveri degli hutu cosiddetti moderati fossero distinguibili da quelli cosiddetti estremisti). E' venuta a galla la verità sull'attentato del 6 aprile all'aereo con a bordo i due presidenti hutu del Ruanda e del Burundi: varie testimonianze di ex componenti dei servizi di sicurezza di Kagame, hanno infatti attribuito la paternità dell'azione che diede il via ai massacri incrociati, proprio all'attuale presidente ruandese. Una inchiesta della magistratura francese si è indirizzata nello stesso senso.
Quanto al dopo-94, le pesantissime accuse di un giudice del nuovo regime - ruynde, costretto all'esilio in Belgio dopo aver subito minacce da parte dei servizi di sicurezza del regime tutsi – e i processi in massa di 761.000 hutu, tutti accusati di “genocidio” da tribunali popolari ad hoc – i gachacha - hanno fatto emergere il vero volto del regime: è significativo fra l'altro che quest'ultima notizia sia stata diffusa in Occidente anni fa da una agenzia di stampa svizzera già notoriamente pro-tutsi, Hirondelle.
Infine il TPIR: come denunciato già negli anni Novanta da Philpot e da altri giuristi internazionalisti, si tratta di un obbrobrio giuridico-internazionalista che dovrebbe essere immediatamente chiuso (anche perrché nel frattempo è stata creata la Corte Penaile Internazionale permamente) creato dal Consiglio di Sicurezza senza alcuna vera partecipazione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite: imputati solo gli Hutu, finanziamenti privati (e alla sola Procura) delle Fondazioni Rockfeller e Soros, ratio temporis ritagliata in modo da escludere le azioni di guerra del FPR tutsi dal 1990 al 1993 nel nord del Ruanda, e quelle successive post 31 dicembre 1994 (cosicché la strage di Kibeho del 95, compiuta dai tutsi ai danni di decine e forse centinaia di hutu, è rimasta e rimarrà impunita); controllo dei testimoni pro-imputati da parte del regime di Kigali, con diritto di negazione del visto per recarsi dal Ruanda a Arusha, sede del Tribunale. Fu questo uno degli aspetti che condusse alla protesta persino Carla Del Ponte, Procuratore generale del TPIR, per queste sue “perplessità” e riserve dimissionata senza troppi complimenti dall'allora segretario Kofi Annan .
Resta comunque, anche in sé, tutta la gravità dei due episodi denunciati dall'avv. Philpot: il primo, una candidata alle elezioni presidenziali che avendo gettato nel piatto del dibattito politico gli eventi del 1994 – eventi che lo stesso regime usa in campagna elettorale, ma nella loro versione ufficiale di Verità di Stato indiscutibile – viene per questo indagata: da cui fra l'altro la classica domanda ben nota in Francia, Germania e in generale in Europa: quali sono i confini fra “negazione” e “revisione”? Secondo, il suo avvocato arrestato, come l'avv. Sylvia Stolz in Germania: siamo all'inaudito, all'evidente violazione dei principi fondamentali della civiltà giuridica internazionale. Ma come possiamo noi europei, come fanno i nostri governanti, come fanno i nostri giuristi e accademici, a protestare per questo abuso ai danni della democrazia che avviene nella lontana Africa, se fino ad oggi hanno taciuto consimili abusi giudiziari in casa loro?
La denuncia dell'avv. John Philpot
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28 maggio 2010
L'ATTUALITA' DEI COMUNISTI DI DILIBERTO: FARE DA RUOTA DI SCORTA "MARXISTA-LENINISTA" ALLA SINISTRA FINANZIARIA
di Claudio Moffa
Con il supporto di intellettuali fidati che il 12 giugno prossimo parleranno di difesa della Costituzione in chiave solo antiberlusconiana (senza ricordare cioè che l'opera di distruzione delle basi istituzionali e partitiche della Carta fondamentale della Repubblica nata dalla Resistenza, avvenne negli anni di Tangentopoli sotto i colpi dell'alleanza micidiale Repubblica-Magistratura pro-debenedettiana) Oliviero Diliberto cerca di rilanciarsi dopo le polemiche di Marco Rizzo sulla sua alleanza organica con la massoneria. Accuse confermate non solo dalla testimonianza di Gioacchino Genchi (vedi più sotto in questo sito) ma anche dall'intervista diffusa oggi da L'Ernesto, di cui riportiamo i passi essenziali (con un nostro titolo-commento) e gli ancora più essenziali silenzi: nessuna chiarificazione-replica alle accuse di Rizzo, non una parola su Israele (che il 25 maggio scorso Diliberto aveva assicurato di non voler osteggiare dopo il suo annuncio sul “sostegno” del PDCI alla "flottiglia per Gaza"), non una parola in difesa del sacrosanto diritto dell'Iran a sviluppare la propria industria nucleare, e nemmeno un accenno a Chavez e al nuovo internazionalismo “reale” nascente sotto la guida – in Medio Oriente e America Latina – di Erdogan, Ahmedinejad e Chavez.
Silenzio persino sulla vecchia Cuba postcastrista. L'internazionalismo “astratto” vantato dal Diliberto si nutre solo della rivolta anticrisi del KKE, che, trasferita in Italia, dubitiamo fuoriuscirà dal seguente quadro: mettersi alla testa della protesta sociale per strappare voti al PD e per riconsegnare in prima persona alla “sinistra finanziaria” di De Benedetti e Repubblica – quella che ha distrutto lo Stato sociale con le privatizzazioni e riforme degli anni Novanta – il popolo, da dissanguare e rapinare nuovamente, ovviamente con la rinnovata complicità di un sindacato pronto ad abbandonare le odierne barricate per riassumere il ruolo (nella migliore tradizione della CGIL) di pompiere sociale, una volta compiuto il proprio dovere di alfiere del centrosinistra.
La strategia è assolutamente questa (leggete l'intervista, non emerge alcun terzaforzismo vero, fino al ridicolo ritornello di un sistema dell'informazione in Italia tutto nelle mani di Berlusconi). La tattica delle prossime due settimane è anch'essa evidente: domani a Firenze, la chiamata alle armi dei firmatari dell'appello elettorale Losurdo-Vattimo “pro-Iran”, con parole opportune contro Israele. Poi l'appuntamento il 12 giugno, in un hotel prospiciente la strada dove con ogni probabilità passerà il corteo della CGIL, e lì di nuovo – fianco a fianco a Diliberto – il Losurdo che – abbassando i toni in nome dell'unità da costruire (con l'Italia di Valori?) - riverserà l'eventuale incasso del 29 maggio nel rigagnolo del PDCI: un partito il cui specchio è il suo sito. Apritelo, pare Notizie radicali del sorosiano Pannella in chiave m-l. Articoli contro la Chiesa cattolica, né-né fra Israele e Palestina, e sull'Iran – udite udite – il link dei Mujaeddin Khalq, l'organizzazione che fa la lotta armata contro il legittimo governo di Ahmednejkad. Marxisti leninisti? Eccome no: come le Brigate rosse del Mossad. Stalin e Lenin si rivoltano nella tomba a vedere gli epigoni dell'ala cosiddetta “dura” e “pensante” dell'ex Rifondazione comunista. Stalin sostenne l'emiro afghano contro gli inglesi, e fece appello alla Chiesa ortodossa russa durante la seconda guerra mondiale. Basterebbe un residuo di buon togliattismo per capire che fra un governo democratico come quello di Ahmedinejad, sostenuto dalla stragrande maggioranza del popolo, e un'organizzazione ultraminoritaria di terroristi sostenuti dagli USA la scelta non può che essere a favore del primo. Tranne che certe amicizie pericolose non lo vietino.
DALL'INTERVISTA A L'ERNESTO
GLI SCANDALI SONO SOLO DI BERLUSCONI. MA PER FORTUNA C'E' LA FRONDA DENTRO IL PDL …
D. Credi che si stiano determinando le condizioni per elezioni anticipate?
R. È molto probabile. È difficile che il Governo possa reggere alla crisi ed ai continui scandali, oltre alla rottura stessa che si è andata consumando nel Pdl. …
ALLE ELEZIONI SI VA DIVISI, CONVIENE A TUTTI: MA POI, UNA VOLTA SCONFITTA LA “PEGGIORE DESTRA DI TUTTA EUROPA” …
D. E secondo te, allora, cosa dovrebbero fare le forze della sinistra …?
R. Obbiettivamente oggi non vedo alcuna condizione per un patto di governo. Un accordo di questo tipo, oggi sarebbe un guaio sia per noi che per il Pd : troppo distanti i progetti e i programmi. Invece un largo fronte democratico che contrasti la peggiore destra di tutta Europa è auspicabile.
L'ASSOLUTA, PRESUNTUOSA INCOMPRENSIONE DEL FENOMENO BERLUSCONI
Berlusconi, col suo dittatoriale monopolio dell'intero mondo televisivo ha trasformato un intero popolo di telespettatori in suoi elettori … è già tardi per riportare la democrazia su questo terreno e togliere a Berlusconi questo strapotere.
DILIBERTO CORREGGE LE COGLIONERIE MARXISTEGGIANTI DE L'ERNESTO (articolo di un sedicente economista che individuava la radice della crisi nella diminuzione del costo del lavoro alla General Motors): LA CRISI E' DOVUTA ALLA FINANZIARIZZAZIONE MA…
D… E' questa, una crisi passeggera?
R. Se si analizzano le questioni si capisce come questa crisi non sia affatto ciclica e passeggera. Essa è dovuta alla finanziarizzazione che ha colpito paesi diversissimi tra di loro, non necessariamente fragili dal punti di vista economico.
… MA, CONTRARIAMENTE A QUANTO SCRIVEVA HOBSON NEL 1902, GLI SPECULATORI SONO “EUROPEI” O “STATUNITENSI”, NON SIA MAI D'ALTRE NAZIONALITA' ...
… Tutto questo si innesta su una crisi più complessiva che vede un attacco contro l'euro da parte degli Stati Uniti d'America e di alcuni speculatori europei …
LA FINANZIARIZZAZIONE E' CONNATURATA AL CAPITALE: CANCELLATO KEYNES, LA FAMIGLIA FINANZIARIA DI ELTSIN E' UNA NECESSITA' INELIMINABILE A MENO CHE NON SI ELIMINI IL CAPITALISMO STESSO …
Oggi più che mai la crisi rende attualissime le vecchie intuizioni contenute nel III libro del Capitale di Marx. Egli viveva in una economia con uno stadio embrionale di finanziarizzazione, ma aveva già allora lucidamente individuato i rischi enormi connaturati nel passaggio dalla fase in cui “merce produce denaro” a quella in cui “denaro produce denaro”. Ma tutto questo è intrinsecamente connaturato con il capitale. Oggi chi è comunista è più che mai attuale.
IL KKE, L'OMBELICO DEL NUOVO INTERNAZIONALISMO.
… La ripresa delle lotte c'è. Ma proprio la Grecia ci dice che questo avviene se c'è un forte Partito Comunista, come il KKE, e un sindacato di classe.
D. E' centrale il ruolo del KKE ...
R. Assolutamente … I greci hanno un fortissimo senso dell'internazionalismo che è figlio della loro storia e della loro precisa identità politica. ….
LA “QUESTIONE DEMOCRATICA” IN ITALIA SECONDO DILIBERTO: TUTTO BENE NELLA RETE, TUTTO BENE PER I DIVIETI DI MANIFESTARE DEI GIOVANI DI DESTRA, L'AGIBILITA' DEMOCRATICA DELLA PIAZZA E' TUTTA PER LA SINISTRA COMUNISTA E BARRICADIERA. ALLA FACCIA DELLA DIFESA DELLA COSTITUZIONE ….
Io vedo due questioni: una grande questione democratica in cui i comunisti e la sinistra, assieme alle altre forze democratiche, devono lavorare per mantenere l'agibilità democratica della piazza, affinché all'esplodere (DUNQUE STRIZZATA DO OCCHIO ALLA VIOLENZA DI PIAZZA AD ESEMPIO DEI COSIDDETTI “ANARCHICI” “ANTIFASCISTI”) del conflitto si mantenga la possibilità della protesta e della lotta sociale ….
LA LOTTA PER L'INTERVENTISMO DELLO STATO, VISTA LA “SINISTRA FINANZIARIA”, RICHIEDEREBBE UN FRONTE AMPIO CON LA “DESTRA SOCIALE”, MA DILIBERTO SE NE GUARDA BENE
D. E qual è, secondo te, il contenuto centrale che queste lotte devono fare proprio?
R. Oggi, dopo la grande ubriacatura neoliberista degli anni '90 ritorna con forza il ruolo dello stato in economia. E con questo non intendo gli aiuti a pioggia per risanare i bilanci delle banche. Se lo stato concede degli aiuti, deve entrare nelle proprietà ed entrare nei consigli di amministrazione. Non c'è altra strada. So che su questo il Pd è sordo, ma si deve provare ad aprire una stagione nuova.
DIMENTICO DEI PADRI DELLA REPUBBLICA, DILIBERTO DIFENDE LA CASTA DEI MAGISTRATI CHE ASSALE IL PARLAMENTO INVADENDONE L'AUTONOMIA, COME E PIU' DI BERLUSCONI (CHE COMUNQUE E' UN PARLAMENTARE). LUI E I SUOI “COMUNISTI” SONO CON I POTERI FORTI CHE HANNO AFFOSSATO I PARTITI DEMOCRATICI E DI MASSA DELLA COSIDDETTA PRIMA REPUBBLICA, SPIANANDO LA STRADA ALL'EGEMONIA SOFFOCANTE DELLA CATENA MEDIATICA DEBENEDETTIANA, LA VERA RESPONSABILE DELLA CRISI DELLA SINISTRA. ALTRO CHE ISOLA DEI FAMOSI, SONO GLI EDITORIALI E LE CAMPAGNE DI REPUBBLICA IL VERO PROBLEMA, FIN DAI TEMPI DI BERLINGUER E DELLA DEMONIZZAZIONE DEI “KABULISTI” …
D. E cosa devono fare i comunisti, allora?
R. Oggi vedo tre terreni di battaglia...
D. Iniziamo dal primo.
R. L'agibilità democratica. Ne ho brevemente accennato prima ma ci ritorno. In Italia la questione democratica è molto più accentuata che nel resto d'Europa. Berlusconi ha di fatto azzerato il Parlamento, visto che il 93% delle leggi sono di iniziativa governativa . Se a questo si aggiunge l'attacco alla magistratura (terzo potere dello stato) e all'informazione (che nei paesi a democrazia avanzata rappresenta una sorta di quarto potere), capiamo come la questione democratica in Italia è davvero stringente. Ma ci rendiamo conto del fatto che, negli ultimi mesi, si sono persi 400 mila posti di lavoro e la Tv passa l'Isola dei Famosi?
PRIMA PARLA DI CRISI DA FINANZIARIZZAZIONE, POI TACE SULLE BANCHE E SUL SIGNORAGGIO E INDIVIDUA DA ORTODOSSO M-L LA CONTRADDIZIONE CAPITALE LAVORO COME QUELLA PRINCIPALE. IN SOSTANZA, ANCHE IN QUESTO CASO, STRIZZA L'OCCHIO AI SUOI AMICI MASSONI …
D. E poi?
R. All'interno di questo fronte democratico, che si caratterizza per battaglie di difesa della democrazia costituzionale, ci deve essere il tentativo di allargare il più possibile la sinistra in quanto tale. Il Pd è un interlocutore che sul terreno sociale ha delle politiche neoliberiste che sono molto distanti dalle nostre. E quindi bisogna allargare e rafforzare la sinistra di classe. Per me il discrimine è la contraddizione tra capitale e lavoro, perché è la contraddizione principale nel mondo
LA CRISI DA' RAGIONE A QUELLI COME LUI? MA ANDIAMO…
D. Perché?
R. …la crisi ci sta dando ragione. È un paradosso pazzesco: la crisi ci da ragione e tuttavia siamo ridotti ai minimi termini. Quando Prc e Pdci assieme fanno il 3% dei voti, è un dato imbarazzante .
NEL MODERNO INTERNAZIONALISMO C'E', OLTRE AL KKE, SOLO LA CINA
… la Repubblica Popolare Cinese sta facendo una politica realmente lungimirante, con i suoi rapporti non di rapina con un continente importante come l'Africa. Noi vogliamo interagire dalla nostra periferia con questi enormi fenomeni, o vogliamo stare a guardare? Io credo che vada ricostruito un moderno internazionalismo, e questo passa solo dall'azione dei comunisti.
L'IRRITANTE PRESUNZIONE CHE SOLO I "COMUNISTI" COME LUI CAPISCONO …
Bisognerebbe avere il coraggio di uscire fuori, guardare a 360 gradi. Questo lo possono fare solo i comunisti, perché solo loro mantengono una teoria generale di critica sistemica al capitalismo…
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26 maggio 2010
SOVRANI SENZA LOBI FRONTALI
di Marco Saba
(vedi la pagina dell'autore su facebook)
Se vogliamo cercare di capire la crisi, dovremmo capire dove siamo e come ci siamo arrivati. Per fare questo, occorrerebbe guardare con disincanto al secolo scorso. Alcuni commentatori fanno risalire le origini del secolo orrendo, quello delle guerre più spietate, alla fondazione della famigerata Federal Reserve. E' così che saremmo arrivati all'ipocrisia delle "missioni di pace" dove si vorrebbe esportare il nostro modello corrotto, perché qua sta saltando, con contorno di scorie radioattive, in posti sperduti del pianeta. Se la teoria della eversiva Federal Reserve, quella che fa bonifici in altri paesi, in periodo elettorale, fosse giusta, allora occorrerebbe rileggere le motivazioni che stanno dietro il secondo conflitto mondiale. Non è nemmeno troppo arduo: l'accordo di Bretton Woods risale al 1944, un anno prima che finisse la guerra...
Il nemico da abbattere, allora, era l'asse RO-BER-TO: Roma, Berlino e Tokyo. Cosa avevano in comune questi tre paesi alla vigilia del conflitto? Avevano ritrovato la sovranità monetaria nazionale. Germania ed Italia emettevano la loro moneta, sotto forma di Biglietti di Stato a corso legale. Se lo facessimo ancora oggi, risparmieremmo circa 350 miliardi di euro all'anno. Soldi che oggi spendiamo per "servire" il debito pubblico. Bastava una tipografia, ed eravamo ricchi. Bastava lasciare il compito di emettere le banconote al poligrafico di stato ed impedire alle banche di mettere al passivo la massa monetaria che creano, tramite false scritture contabili, in modo da poter così prelevare una somma come rimborso della rendita monetaria allo stato. Riguardiamo il periodo degli anni teenta e quaranta del secolo scorso, scopriamo che la bomba atomica venne inventata in Germania ma che Hitler rifiutò di sperimentarla contro centri abitati...
Diciamo ad alta voce qual'è l'unico stato che ha avuto il folle ardire di bombardare una centrale nucleare (OSIRAK). Insomma, non voglio passare per revisionista né per visionista (o sionista, tout court). Ma esiste un dovere che gli storici hanno dimenticato: raccontare i fatti. Non solo gli storici per la verità. Un po' tutti - non avendo capito internet - si ostinano a divulgare una versione malata della realtà. Ed è ovvio che se si insiste a vivere in un mondo di fantasia, il paese delle meraviglie di Alice, allora tutto è possibile. Anche che falliscano le banche - uniche aziende che hanno il potere di creare denaro con la tastiera del computer... in cambio delle lacrime e sangue dei cittadini. ovvio che su internet la verità dilaga. Tra un po' la insegneranno anche all'università, appena quei poveri malati che si ostinano ancora con la propaganda, non si renderanno conto che la loro guerra a bassa intensità - contro la realtà - è già persa in partenza.
Quindi, rileggiamo gli anni di piombo alla luce degli obiettivi raggiunti dai terroristi: 1982 - Divorzio tra Ministero del Tesoro e Banca d'Italia. 1991 - Trattato di Maastricht. Piano piano tutto torna, tutto acquista un senso, alla luce della sovranità perduta. Ed è facile perderla la sovranità - se si passa da monarchia a Repubblica senza spiegare quali sono le prerogative del sovrano, tra cui c'è il batter moneta. Una volta capito che l'Unità d'Italia è stata voluta per consolidare i debiti degli stati-regioni che sono andati a formarla, e che la prima legge unitaria fu la creazione del Gran Libro del debito pubblico... non ci vuole mica John Nash per fare due più due. E' evidente: si è lasciato quasi sempre - a parte il ventennio della rivoluzione fascista - il potere di batter moneta in mano a banchieri anarchici privati. Così si spiega come funziona il bidone vuoto delle famiglie italiane dell'élite: volgari falsari. Piegato lo Stato alla truffa del debito pubblico, le rendite dei nati stanchi sono assicurate. Tutto il resto del paese, sottomesso da uno Stato che appena si rivela nel suo pieno squallore - una specie di mafioso che estorce il pizzo del signoraggio privato ai suoi ignari cittadini - crolla da sè. Perché l'idea dello stato si basa sulla fede. Una volta che la Guardia di Finanza - appoggiata da una magistratura oggi sonnacchiosa - si sveglia e capisce, altro che Yacht di Flavio Briatore!
Dove hanno sbagliato i banchieri che pure avevano comprato tutta l'omertà possibile? Hanno sbagliato perché anche loro sono digiuni del concetto di sovranità moderna. Abituati da sempre a trattare con le corrotte famiglie monarchiche - dividendosi la torta alla faccia dei cittadini - non si sono resi conto che oggi è proprio con i cittadini che dovranno fare i conti. Sarebbe stato facile - e forse lo è ancora - decidere di rimborsare alla cittadinanza almeno una quota del signoraggio depredato, magari sotto forma di reddito di cittadinanza. Oppure, chessò, la banca Centrale Europea poteva tramite le sue occulte Operazione di Mercato Aperto, iniettare denaro direttamente ai correntisti - purché questi ultimi avessero rinunciato - in una nanoclausola del contratto d'apertura di conto corrente - alla gestione diretta della rendita monetaria.
Ma no. Per la Banca Centrale Europea siamo tutti fessi, persi come siamo dietro al campionato di calcio ed alle querelle infinite - quanto inutili - di destra contro sinistra e viceversa.
La BCE crede ancora che la gente creda che la gestione dell'emissione di denaro sia in mani rispettabili. In una élite di illuminati che - rigorosamente per il nostro bene - decide di allocare gran parte del credito nelle mani degli amici degli amici.
Secondo la BCE, le forze speciali non si accorgeranno mai che vengono mandate a morire in inutili guerre radioattive... vere e proprie missioni di usury-keeping. Per i marziani della Eurotower, il business può continuare come prima. Tanto, la truffa dura dal 1694, dalla fondazione della Banca d'Inghilterra, a parte qualche breve parentesi punita con assassinii mirati, tipo Kennedy, Allende e Che Guevara. O Mattei, Pasolini ed Aldo Moro, per rimanere da noi...
Quindi, alla Eurotower, la sede maestosa della BCE, il vero potere occulto, la spectre che ci sta affamando, il vertice della pirlamide bancaria, dormono sonni tranquilli.
Tanto chi vuoi che legga quello che sto scrivendo, ventimila persone al massimo.
Auguri e buona continuazione. Per il buon senso, c'è sempre tempo.
E poi, male che vada, che ci vuole a circondare la torre ed arrestare tutti?
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22 maggio 2010
Fratelli ebrei
RABBINI CONTRO IL SIONISMO

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19 maggio 2010
www.21e33.it
DEPISTAGGI - ARIECCOLO D'ALIA: UNA NOTIZIA VECCHIA DI UN ANNO E PASSA, PER AIZZARE LA RETE CONTRO UN OBBIETTIVO POLITICO SBAGLIATO: INDOVINATE CHI …
di Claudio Moffa
Due blitz-email in un paio di settimane, l'ultimo appena ieri: stesso messaggio, stessa bufala: non contano i mittenti – chiunque può prendere un abbaglio, a sinistra e a destra – conta il cosa e il perché. Il messaggio è un grido di allarme agli internettari: attenti! l'alleanza trasversale governo-UDC ci sta imbavagliando. In realtà è una balla: la notizia – un emendamento proposto dall'UDC D'Alia a un progetto di legge del centrodestra – è vecchia di più di un anno; e quell'emendamento, che avrebbe voluto illegalmente delegare al Ministro dell'interno – cioè all'Esecutivo – prerogative censorie antiweb semmai di competenza della Magistratura, venne cassato a un successivo esame parlamentare, cosicché al ministro Maroni è rimasto, secondo Costituzione, solo il diritto-dovere di allertare l'Autorità giudiziaria ed eventualmente eseguire su mandato della stessa il possibile oscuramento del sito indicato “fuorilegge”.
Allora ragioniamo sul perché di questo errore, su quanto sia evidente e su chi lo alimenta facendo leva sulle ingenuità altrui: il perché è presto detto, l'abbaglio in questione è una delle tante gocce del fiume antiberlusconiano che pretende di imputare al governo di centrodestra tutte le colpe del mondo. Dentro questa ragione generale è poi ipotizzabile il perché ora e non due mesi fa o fra tre mesi: la questione “antisemitismo” è di nuovo alla ribalta e bisogna provocare lo scontro fra governo e “popolo di internet”,
in modo da scatenare dentro il composito centrodestra una reazione dura che imponga il bavaglio alla rete, contro le prese di posizione sostanzialmente liberali in questo campo dello stesso PDL: vedi la legge 86 del 2005 (1), che ha ammorbidito la legge Mancino e in genere semidepenalizzato i “reati di opinione”, vilipendio della bandiera incluso; vedi nel novembre dello scorso anno il pur breve e cauto articolo in difesa di Caracciolo – aggredito da Repubblica - da parte de Il Giornale ; vedi al contrario la catena De Benedetti, con la costante e diffamatoria caccia al “negazionista” di turno – Pallavidini a suo tempo, poi Faurisson (e Moffa che lo aveva invitato), poi alcuni mesi fa i proff. Valvo e, appunto, Caracciolo.
L'allerta antiberlusconista è così – almeno fino ad oggi - priva di fondamento: compresa la protesta assurda, che compare in un volantino allegato al primo messaggio allarmistico, contro “ l'unico Paese al mondo (l'Italia, ndr) in cui una media company (Mediaset) ha citato YouTube per danni chiedendo 50 0 milioni euro di risarcimento. Con questa legge (la bufala in questione, ndr) non sarà più necessario, nulla sarà più di ostacolo anche in termini PREVENTIVI ” . Ma non riguardava il contenzioso fra i due giganti mediatici una questione di diritti d'autore? Che c'entra questo con la libertà di opinione in rete? E comunque: in odio a Berlusconi, si devono forse difendere i padroni privati di Internet? Quelli con sede a Los Angeles, che a Teheran fomentano la “rivoluzione” contro il legittimo governo di Ahmedinejad, sostenuto da masse oceaniche spesso censurate-nascoste su You Tube e sulla Rete occidentale? La battaglia contro la globalizzazione senza regole non richiede fra le altre cose la difesa delle sovranità nazionali? E il rispetto delle sovranità nazionali non richiede il rispetto dei codici penali e civili vigenti dentro gli Stati nazionali, cui devono essere sottoposti i servers e motori di ricerca transnazionali? Certo, in Stati illiberali (a cominciare da Germania e Francia) possono vigere legge repressive della libertà di opinione, ma la battaglia va condotta su questo terreno ,e non facendo sponda “strategica” sui padroni privati di internet, con le loro ideologie-strategie editoriali e con il loro strapotere, la licenza di oscurare un sito o di manipolare i motori di ricerca quando e come vogliono.
C'è da chiedersi in conclusione chi fomenta questa confusione. Nei blitz-mail di questi giorni il quadro non è chiaro - non si conosce l'input iniziale - ma in generale la risposta non è difficile a trovarsi, il pericolo non viene dal centrodestra ma dal centrosinistra, o per meglio dire dai Media sostenitori pro domo eius, del centrosinistra. Ecco cosa notavo in un articolo sul “caso D'Alia” pubblicato su Giustiziagiusta.it (di Mellini) e sul blog 21e33 nel febbraio 2009:
“ Interessante e curiosa la storia dell'emendamento D'Alia e relative proteste, al disegno di legge 733 … Interessante, perché il senatore D'Alia è un giovane senatore … attento conoscitore, fra l'altro, anche dei gravi problemi internazionali dei nostri tempi, come attestano i suoi voti convinti a favore delle missioni italiane all'estero e la sua visita in Medio Oriente il 5 dicembre scorso (per la precisione: in Israele, ndr di oggi 19 maggio 2010). Curiosa, la storia del suo emendamento, perché paradossalmente le critiche che lo hanno investito sono scoppiate in modo virulento proprio nel momento in cui l'iniziale versione – a rischio di palese incostituzionalità – veniva a sua volta emendata e drasticamente corretta.
Basta fare la cronistoria ….: al 6 febbraio solo un paio di siti risultano protestare contro l'introduzione da parte del parlamentare UDC, di un nuovo articolo, il 50 bis, titolato “repressione di attività di apologia o incitamento di associazioni criminose o di attività illecite compiuta a mezzo internet” per il quale, scrivevo, “il Ministro dell'interno, quando accerta che alcuno, in via telematica sulla rete internet, compie attività …” (segue lista di reati veri e presunti: la pedofilia assieme al ‘negazionismo') “dispone con proprio decreto l'interruzione dell'attività indicata …”.
L'incostituzionalità di questo primo emendamento D'Alia ci sembra evidente: è il potere esecutivo a decidere ...
Ma questa era appunto, la prima versione, su cui si è registrato un silenzio assordante da parte del mondo di internet e politico . Passano pochi giorni e la seconda e terza versione dello stesso 50 bis proposto da D'Alia, sono invece differenti: per esse infatti, nel rispetto della classica separazione dei poteri prevista dalla nostra Costituzione, il ministro dell'Interno “può” intervenire solo “quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi..” e solo “in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria ”.
“… Inoltre nella seconda versione … non si parla più di “segnalazione di soggetti privati o pubblici” come fonte di “accertamento” dei reati, ma solo della “polizia postale e delle comunicazioni” … non si prevede poi, la sanzione fino a 50mila euro per l' “autore” dello scritto ancora sotto indagini, ma solo la sanzione per i “fornitori di servizi di connettività” che ne permettono la diffusione in rete …”.
“Certo neppure con queste correzioni possono svanire i legittimi allarmi dal punto di vista della libertà di opinione che aleggiano da tempo attorno ad internet. Ma non si capisce perché proprio nel momento in cui sono stati depennati i superpoteri del Ministro dell'interno, si è scatenata la campagna di una parte almeno del centrosinistra contro D'Alia … : ecco così che L'Espresso intervista pochi giorni fa il senatore siciliano e gli fa dire qualcosa che nel testo approvato non c'è – e cioè che l'emendamento prevede l'oscuramento di tutto il sito responsabile della pubblicazione di articoli sotto indagine. Ed ecco che Di Pietro sul suo blog parla di bavaglio ad Internet, e paragona l'Italia alla Birmania e alla Cina …”.
E' un caso tutto questo? E' un incidente di percorso quello de L'Espresso e di Di Pietro? Oppure è un momento di una tenace e ossessiva campagna che punta a fare del centrodestra italiano e di Berlusconi l'Asse del Male in salsa italiana, sfruttando tutti i mezzi possibili, compresa la menzogna mediatica e l'uso del movimentismo qualunquista di destra e di sinistra? E questo gioco perverso, se vero, riguarda solo la cronaca politica o anche la Storia, quella con la “S” maiuscola?
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15 maggio 2010
Università di Teramo
MASTER ENRICO MATTEI
IN VICINO E MEDIO ORIENTE 2010
Inaugurazione a Roma - Palazzo Chigi
6 MAGGIO
Ore 15,30 - Sala polifunzionale Via Santa Maria in via 37 (Galleria Colonna)
ENRICO MATTEI: UNA MEMORIA RITROVATA?
7 MAGGIO
Ore 15 - Università di Teramo
Dibattito:
OBAMA E IL MEDIO ORIENTE:
PRIMI PASSI O GRANDE BLUFF?
Ore 15 - Università di Teramo
8 MAGGIO
Ore 9,30 - Università di Teramo
L'UTOPIA REALISTA DI UN SOLO STATO
Israel Shamir
VEDI IL SITO Master Mattei |
10 maggio 2010
LA GUERRA MORBIDA
DI OBAMA ALL'IRAN
INTERVISTA DELL'IRNA
Irna - Gli Stati uniti hanno stanziato 55 milioni di dollari per la guerra morbida contro la Repubblica islamica dell'Iran, come "le vittime della censura in Iran". Lei cosa ne pensa?
Claudio Moffa - Per prima cosa, penso che si tratti di una violazione della sovranità dell'Iran e di un'aggressione sia pure “morbida” alla sua indipendenza. Obama non sa veramente cambiare pagina, non sa smettere di contrastare il diritto del governo iraniano a sviluppare la propria industria nucleare, e di addebitare all'Iran la responsabilità dello stato di instabilità e di conflittualità del Medio Oriente. Come qualsiasi analista serio sa, ma come sa anche Obama, il cui vice è tornato da Tel Aviv con un no secco alla richiesta di Washington di un ritiro dai territori palestinesi occupati ormai nel lontano 1967, è Israele la principale minaccia per la pace in Medio Oriente. E non solo in Medio Oriente: perché, come cerco di spiegare ai miei studenti esiste un “Medio Oriente”, cioè una proiezione del conflitto mediorientale quasi a livello planetario: in Europa orientale l'assedio a Putin, la crisi cecena (una guerriglia islamica che venne finanziata da Berezovsky) la Georgia di Shakasvili pronta a ospitare missili puntati contro Teheran, le rivoluzioni colorate di Soros .... Leggi tutto
l'originale in farsi
http://www.irna.ir/View/FullStory/?NewsId=1105370 |
18 aprile 2010
DAL SITO ITALIAN.IRIB.IR
| Disarmo, Moffa: Summit di Teheran un'ottima iniziativa per la pace nel mondo |
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| Domenica 18 Aprile 2010 12:46 |
TEHERAN - Per Claudio Moffa, docente universitario nonché scrittore italiano, il summit di Teheran (apertosi ieri sabato 17 aprile) può dare un grande contributo alla questione del disarmo nucleare.
“Si tratta di un'iniziativa assolutamente positiva”, ha aggiunto durante un' intervista rilasciata a Radio Italia dell'IRIB. “Io ho postato immediatamente sulla mia pagina di Facebook lo slogan della conferenza ‘Energia nucleare per tutti, Armi nucleari per nessuno', che lo trovo ottimo. Io sono a favore dell'energia nucleare per scopi civili e credo che questa conferenza, questa dichiarazione, questo slogan sono un'ulteriore smentita contro la campagna diffamatoria nei confronti dell'Iran secondo cui Teheran vorrebbe costruire l'arma atomica. Evidentemente non è così, ha sottolineato Moffa, e questa mi pare un'ottima iniziativa per la pace nel mondo e per lo svilluppo economico di tutti i paesi che possono avere bisogno dell'energia nucleare per scopi civili”.
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AUDIO http://italian.irib.ir/index.php?option=com_jcomments&tmpl=component'); jcomments.setList('comments-list'); |
17 aprile 2010
INTERVISTA DELL'AGENZIA IRANIANA "IRNA" IN OCCASIONE
DEL VERTICE NUCLEARE DI TEHERAN (*)
OBAMA E IL "RISCHIO NUCLEARE AL QAEDA"? BENE, PURCHE' SI FACCIA CHIAREZZA E SI RICONOSCA CHE AL QAEDA NON C'ENTRA PROPRIO NULLA CON HAMAS, HEZBOLLAH, LA RESISTENZA IRACHENA E I MOVIMENTI DI LIBERAZIONE CHE SI BATTONO CONTRO GLI ESERCITI DEI PAESI OCCIDENTALI E DI ISRAELE CHE HANNO INVASO O MINACCIANO I PAESI ARABI E ISLAMICI
La demonizzazione occidentale della giusta aspirazione iraniana
all'industria nucleare - Il ruolo centrale di Israele nei piani
di aggressione all'Iran - Bertolaso e la catena mediatica De Benedetti -
Come "si indossa la kippiah" in Italia - Cina e Russia di fronte
alle pretese degli oltranzisti occidentali
Come valuta la nuova politica di Obama emersa nel vertice americano conclusosi ieri, e caratterizzata fra l'altro dalla minaccia di ritorsione nucleare contro l'Iran nel caso non accetti di bloccare il suo programma nucleare?
Claudio Moffa. Ho letto anch'io quelle dichiarazioni, ed è stata giusta e opportuna la reazione dell'Iran in sede ONU contro quella che comunque è stata una minaccia di ricorso alle armi nei confronti di un paese che sta operando in campo nucleare nel pieno rispetto dello Statuto dell'AIEA e del Diritto internazionale. Non esiste infatti alcuna prova che Teheran stia costruendo un arsenale atomico, lo ha detto del resto lo stesso Robert Gates, e lo dicono anche gli esperti, come in Italia uno scienziato dell'ENEA – l'ente italiano per l'energia atomica – che dichiarò un mese fa circa al Giornale Radio della RAI di Stato, che il 20% di arricchimento di uranio è una percentuale troppo bassa per poter parlare di nucleare militare. Dunque siamo alle solite: i mass media demonizzano l'Iran, cercano in tutti i modi di seminare zizzania fra Teheran e i governi occidentali esaltando alcune dichiarazioni di Obama ridimensionate poi da altre, quelle che hanno visto tre giorni fa il presidente americano tornare al tema delle sanzioni contro Teheran .
Questo vuol dire che gli Stati Uniti stanno secondo lei operando positivamente nei confronti dell'Iran? E che non c'è nessuna novità nella politica USA nei confronti di Teheran?
Claudio Moffa. Assolutamente no, la politica di Obama è aggressiva, lesiva della sovranità e dell'indipendenza dell'Iran. Innanzitutto quelle gravissime allusioni minacciose ci sono state. In secondo luogo anche la politica delle sanzioni è radicalmente ingiusta. Si cerca di ripetere il disastroso e criminale scenario dell'Iraq fino a trascinare le Nazioni Unite e la comunità internazionale verso la legittimazione di un intervento armato contro la Repubblica islamica di'Iran, che è quello cui punta da sempre Israele, l'unico paese che dovrebbe subire sanzioni in Medio Oriente per la violazione costante del diritto internazionale fin dalla nascita dello Stato ebraico nel 1948. Non credo d'altro canto che questa sia una novità nella politica di Obama perché per fare un esempio già in occasione del G20 del settembre 2009 il presidente USA fece minacce analoghe.
Semmai la novità del vertice con i 47 paesi conclusosi ieri a Washington è l'accento dato al rischio Al Qaeda. Ma si tratta di una novità dimezzata, e per questo a sua volta a rischio: Obama e i paesi che lo seguono non vanno fino in fondo
Perché dimezzata?
Claudio Moffa. Perché oltre a denunciare il rischio Al Qaeda, bisogna far chiarezza su cosa è veramente questa organizzazione e su quale direzione prendere per affrontarlo. In Occidente c'è una micidiale disinformazione attorno al tema del “terrorismo islamico”, alimentata da una politologia servile e dall'ingenuità superficiale di certo estremismo di sinistra, disinformazione della quale tutto il ceto politico si mostra completamente succube. La disinformazione consiste nell'accomunare fenomeni diversi sotto la stessa categoria del “terrorismo”, cosicché gli Stati Uniti e l'Europa continuano a includere Hamas e Hezbollah nella lista nera delle organizzazioni “terroristiche”. In realtà Hamas, Hezbollah, la resistenza irachena e quella afghana, al di là delle loro differenze interne anche forti, sono movimenti di liberazione nazionale nel senso classico del termine: essi difendono il loro paese da un'occupazione straniera, sono organizzazioni politiche “palesi” anche quando costrette alla clandestinità assoluta.
Al Qaeda è tutt'altra cosa: è un'organizzazione transnazionale e a-territoriale, e per questo ambigua e pericolosa per lo stesso mondo islamico e arabo. Al Qaeda si è scontrata ripetutamente con Hamas, Hezbollah, con la resistenza Baath in Iraq, con lo stesso Saddam Hussein ieri e con il governo iraniano oggi. Ha spesso dichiarato di voler combattere gli “ebrei e i crociati”, ma in realtà non ha mai compiuto un solo attentato contro Israele, e ha seminato morte nell'Occidente cristiano con stragi di civili come quelle di Londra del 2004, nei giorni in cui il governo Blair, secondo la stampa britannica, stava esaminando la possibilità di ritirarsi dall'Iraq. Al Qaeda è rimasta immobile quando gli anglo-americani hanno invaso l'Iraq nel 2003, per poi compiere una catena di attentati terroristici appena rovesciato il governo di Bagdad ma … contro diversi paesi arabi!
In breve, e senza continuare con esempi e dati, credo che Al Qaeda – nonostante la complessità della situazione afghana, dove comunque le truppe occidentali continuano a far stragi di civili invece di trovare una soluzione politica – sia la longa manus di chi in Occidente vuole favorire lo scontro di civiltà fra mondo islamico e mondo cristiano. Non si può non pensare – come nel caso dell'11 settembre – al Mossad e a Israele. Ecco perché la svolta di Obama è “dimezzata”: il presidente americano e tutti i leaders occidentali dovrebbero cominciare a fare outing come Blair davanti alla Commissione d'inchiesta, dovrebbero dire chiaro e tondo quel che ha detto un leader moderato come Erdogan: che è Israele la vera minaccia per la pace in Medio Oriente, e che gli interessi e le opzioni di Israele non coincidono con gli interessi nazionali dei paesi europei e degli Stati Uniti.
E perché non lo fanno?
Claudio Moffa. Per debolezza, per organicità completa col sionismo, o per calcoli “tattici” alla fine perdenti e autolesionisti. Per brevità, dico solo che in generale esistono due modi di “indossare la kippiah” in Occidente, uno organico e uno strumentale. In Italia alla prima categoria appartiene ad esempio una parte del PD espressione della “sinistra finanziaria” e, nel centrodestra al governo, la fronda Finiana anti Berlusconi, alleate e supportate entrambe dalla catena editoriale del nemico storico del Presidente del consiglio, l'ing. De Benedetti. Alla seconda – gli “strumentali” – gli avversari di Fini. Le dichiarazioni di Berlusconi in Israele non sono servite a placare l'assedio della stampa cosiddetta “progressista” nei suoi confronti: appena tornato in Italia la catena di De Benedetti guidata da Repubblica, gli ha rovesciato addosso il fango del capo della Protezione civile, un funzionario di levatura eccezionale che ha affrontato con altissimo senso della professionalità le emergenze rifiuti a Napoli e terremoto all'Aquila.
Negli Stati Uniti una dialettica simile è quella fra Obama e la Clinton, il segretario di stato concorrente di Obama nelle primarie di due anni fa, e che durante quella campagna elettorale fece una velenosa battuta su Kennedy per cercare di vincere la corsa alla candidatura per la Casa Bianca.
Ma ovviamente non ci si può consolare con l'esaltazione di queste divergenze pur molto importanti. Il problema è parlar chiaro su Al Qaeda: come è possibile che un attentato così preciso, altamente tecnologizzato come quello dell'11 settembre, sia stato compiuto senza un supporto di servizi segreti occidentali, quelli israeliani compresi? Come è possibile pensare che Al Qaeda abbia le capacità tecniche per compiere attentati atomici?
Che funzione possono avere Russia e Cina di fronte alla politica ostile dell'Occidente verso l'Iran e il mondo musulmano?
Claudio Moffa. Sicuramente una funzione molto importante, visto che entrambi i paesi siedono al Consiglio di Sicurezza e vista la loro importanza economica e diplomatica nello scenario mondiale. Esistono differenze fra le due politiche – quella cinese sembra seguire logiche più propriamente economiche, quella russa è anche se non soprattutto politica e geopolitica: non a caso Putin, il presidente che ha fatto fuori la famiglia finanziaria russo-israeliana dell'era Eltsin, è odiato da tutta l'intellighentzia filo sionista occidentale – ma entrambe convergono verso quello che è definibile come il nuovo bipolarismo che ha preso il posto del vecchio bipolarismo Est-Ovest. Per essere più precisi: un nuovo multipolarismo che ha messo la parola fine all'unilateralismo a due teste - USA-Israele – ancora forte fino a qualche anno fa. Un assetto geopolitico di cui fanno parte anche paesi “medi” molto importanti come il Venezuela di Chavez, essenziale per creare spazi di resistenza e di difesa della democrazia internazionale, e dunque molto importante. Rispetto al quale brilla per la sua assenza e la sua impotenza l'Europa, un continente che sembra non avere più alcuna autonomia e capacità di elaborazione di una politica estera propria, confacente ai propri interessi strategici e non a quelli degli Stati Uniti e di Israele.
(*) Agenzia di stampa iraniana, da non confondersi con IRIB, della radio-TV iraniana. Per l'edizione originale in llingua farsi vai al link
http://www.irna.ir/View/FullStory/?NewsId=1060707
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10 aprile 2010
Reprint d'un testo del luglio 2006: l'immobilismo e l'arroganza di Israele, combinato con la debolezza dell'Europa e degli Stati Uniti lo rende ancora attuale
LA QUESTIONE ISRAELE:
UNA QUESTIONE DI DEMOCRAZIA,
UNA QUESTIONE GLOBALE
di Claudio Moffa
"... Ma la domanda resta questa: perché il piccolo stato di Israele tiene in scacco tutti, prende a schiaffi l'intera comunità internazionale riunita a Roma, e poi il papa, e sinanco Bush, il non presidente della principale potenza mondiale, lo psicolabile fintoduro dal passato privato burrascoso e dunque facilmente ricattabile?
La risposta è semplice: Israele è una superpotenza mondiale, "globale", capace di utilizzare una molteplicità di strumenti per bloccare ogni reazione alla sua arroganza. Negli Stati Uniti i suoi punti di forza sono i neocons ebrei, la grande stampa da essi controllata e ad essi alleata, e la trasversale lobby israeliana, quella che già nel 1991 decise con un Bush padre titubante, la prima guerra all'Iraq: e che oggi vuole altre guerre e altre ancora, in Sudan o in Siria o in Iran. Senza dimenticare anche il Mossad infiltrato nel Pentagono (vedi 11 settembre. Palestina radice della crisi... scaricabile da questo sito) e nella Cia, grazie alla doppia nazionalità degli americani ebrei.
Nel resto del mondo - tranne la Russia, dove la famiglia finanziaria di Eltsin è stata annientata dal grande Putin; e tranne forse la Cina - il panorama dei fattori di forza di Israele è più o meno lo stesso: primo, il grande capitale finanziario prodotto di una enorme finanziarizzazione del sistema capitalistico (10 a 1 rispetto al capitale produttivo) rispetto agli anni Ottanta, soldi "inesistenti" secondo certa stupideria "marxista" e in realtà capaci di comprare guerriglie - cecenia, kosovo, darfur - e mezzi di informazione, e dunque di marxianamente determinare la storia del mondo assai più del capitale industriale.
Secondo, attraverso i mass media, la creazione di campagne di stampa trasversali capaci di creare "opinioni pubbliche" ad hoc e di assoggettare il ceto politico tutto dentro un processo storico di crisi dell'autonomia della politica (basti pensare in Italia alla crisi dei partiti di massa fondati sulle sezioni popolari e sui finanziamenti della Cia e del Kgb, e la loro sostituzione con i "partiti leggeri" dove si fa carriera solo se si trova spazio sulla grande stampa). ...".
Leggi tutto
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12 aprile 2010
Un breve studio sull’Ercole ebraico
SANSONE E LA SECONDA NAKBA
di Gilad Atzmon,
Traduzione di Gianluca Freda
Benché molti di noi abbiano gongolato nell’assistere all’umiliazione di Israele e del suo Primo Ministro Netanyahu a Washington durante questa settimana, devo far presente con riluttanza che la crisi emergente tra America e Israele potrebbe anche rappresentare un segnale d’allarme per tutti noi. L’attuale crisi potrebbe condurre a conseguenze devastanti che coinvolgerebbero la Palestina, l’Iran e tutto il Medio Oriente.
“Netanyahu e Obama sono giunti al punto di non ritorno”, afferma l’opinionista di Haaretz Akiva Eldar. “Dal punto di vista del presidente Obama e dei suoi consiglieri, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha la responsabilità di aver messo a rischio la permanenza degli Stati Uniti nel Medio Oriente e nel mondo musulmano”.Leggi tutto
Fonte: dal sito www.gilad.co.uk
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30 marzo 2010
Reprint da La storia imbavagliata, Atti del Convegno
del Master Enrico Mattei in Medio Oriente, Università di Teramo 17-19 aprile 2007 .
La presentazione del direttore Claudio Moffa
Dedicato ai falsi liberali
LE CONTRADDIZIONI DELLA CULTURA LIBERALE
DI FRONTE AL TEMA DELL' "OLOCAUSTO"
di Claudio Moffa
" ....Il fatto è che nella “guerra santa” al negazionismo, emerge la crisi evidente di un pensiero laico diventato spesso laicista e soprattutto a senso unico: un laicismo che critica la Chiesa e la Moschea ma mai la Sinagoga, e che anziché puntare a togliere il crocifisso alle aule delle scuole cerca - cavalcando l'ambiguo cavallo delle “differenze” e delle “minoranze” - di introdurre in tutte le scuole la foto-santino del ghetto di Varsavia (peraltro un falso clamoroso, rivelò a tutta pagina il Corriere della Sera ) secondo la proposta di Ernesto Galli della Loggia di qualche anno fa. Un laicismo radicale che ha nel suo dna la battaglia sul caso Braibanti, ma che rischia di snobbare il caso Faurisson che, si badi bene, non investe, sia pure a partire da idee e visioni del mondo più o meno curiose – la mirmecologia? - le relazioni comportamentali interpersonali, ma direttamente, appunto il solo terreno delle idee e del “libero pensiero”, banale e cruciale allo stesso tempo. Un laicismo per finire, che pervade nei fatti anche settori ampi del movimento della pace, che sembra non aver imparato quasi nulla dalla banale constatazione delle grandi menzogne mediatiche che accompagnano spesso le grandi svolte storiche.
La vicenda del negazionismo – nella quale l'Europa laica e religiosa sembra assassinare se stessa e le sue radici storico-ideologiche: l'eretico Cristo ucciso su pronunciamento della piazza di Gerusalemme, e Giordano Bruno mandato al rogo dalla Chiesa – attiene ad almeno tre livelli di discorso: il primo è sicuramente il meno importante ed è relativo agli orticelli del “mestiere di storico”, con la sua base fondante e cioè l'analisi puntuale degli eventi, dei documenti e di tutto quello che può e deve fare da supporto alla verità storica. Certo, abbiamo coscienza che la storiografia del ‘900 ha svolto una critica radicale alle stesse nozioni di “evento”, “documento”, e persino “verità storica”: ma forse ci si dovrebbe porre il problema se non sia rischioso disperdere il compito dello storico - la ricerca fin dove possibile della verità dei fatti, per capire la catena causale degli eventi - nelle nebbie pur affascinanti delle “lunghe durate”. Lo storico è anche un investigatore, e non solo un pittore di pur essenziali ed anch'essi esplicativi scenari “globali”.
Il secondo livello attiene ai ceti politici e giudiziari europei, sempre più invasivi ... Alcuni magistrati, alla faccia della laicità dello Stato francese, si infervorano al punto tale da pronunciare, in una delle requisitorie contro Faurisson, niente meno che un Salmo della Bibbia contro “le labbra false” da “ardere” col fuoco. Altri, più contenuti, pensano solo ad applicare la legge di cui sono responsabili non loro, ma l'autolesionismo superficiale dei politici. Il risultato è però lo stesso, aberrante: la trasformazione della verità storica in verità di stato secondo peraltro ratio loci, con effetti comici se non fossero tragici, come la condanna di un affermazionista del genocidio armeno ad Ankara, e quella di un negazionista dello stesso crimine a Parigi.
E' mai possibile che nessuno abbia il coraggio di parlare, di combattere questo stato di cose incredibile, o addirittura censuri in modo più o meno diretto chi prova a farlo? Scusate, ma a me sembra proprio che questo Occidente del III millennio, così tronfio della sua retorica di libertà e democrazia da esportare e con che metodi, in tutto il mondo, sia un mondo di matti, dove la “follia” diventa beninteso strumento di un razionale e profittevole sistema di crescente totalitarismo ... "- Leggi tutto
PRIMO LEVI SU ROBERT FAURISSON
«Non riesco a non pensare a quell' uomo che ha perso il lavoro all' università di Lione
a causa delle sue idee, per quanto aberranti. Poveretto, provo compassione per lui»
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27 marzo
REPRINT DEL 18 MARZO
PERCHE' QUESTO ARTICOLO NON PUO' ESSERE DIFFUSO E LETTO?
L'articolo che segue, ripreso anche da altri web, è scomparso da questo sito fra ieri e l'altro ieri. E' l'ennesima molestia informatica che subiamo (uso il plurale perché il discorso riguarda anche i siti non personali www.masteruniteramo.it e www.21e33.it) da anni a questa parte. Alcuni esempi sparsi, in parte già denunciati in rete: schermate google a nome "claudio moffa" che calano improvvisamente dalle 7 e 30 alle 9 e 30 di mattina da 30mila a meno di 10mila strisce computate (documentato a suo tempo sul blog 21 e 33). Prima schermata google fissa (1) da anni alle stesse notizie, nonostante il nostro attivismo e la nostra attività costante - coinvolgente nomi, iniziative, articoli che girano mediamente bene su internet - come quella striscia di un sito merdaiolo catanese e l'altra, di quel mediocre venditore di patacche "giornalistiche" del Dimitri Buffa. Ancora, l'ultima perla è la mail "claudio.moffa....it" che sul mio Outlook è risultata ad un certo punto "posta indesiderata", senza che io avessi operato in questo campo, col risultato di non ricevere apparentemente più posta nonostante la striscia in basso la segnali in arrivo. Capito il "disguido", adesso in caso di dubbio vado ad aprirmi la posta indesiderata per leggere le mail indirizzate a "claudio.moffa ...". Non è finita: anche la piattaforma di lavoro dei siti rimane coinvolta: diverse volte è capitato a me e alla mia collega SC che sul server remoto (schermata di sinistra di Dreamweaver per chi conosce questo programma) la data dell'index caricato (cioè la home page del sito) fosse nientemeno più vecchia di quella del piano di lavoro, dopo che questa era stata caricata dall'altro-a, e nonostante on line risultasse presente quella del piano di lavoro rinnovato, cioè appunto quella con data più recente. Il rischio in queste situazioni è che quando lavora al nuovo aggiornamento della pagina colui e colei che non ci ha lavorato per ultimo o per ultima, e che dunque deve scaricare dal server remoto sul proprio piano di lavoro la pagina che crede essere più aggiornata, perda tutti i dati appunto perchè quella che scarica è la vecchia home page, la stessa del suo piano di lavoro rimasto fermo mentre l'altro piano di lavoro, quello sul computer del collega, veniva da questi aggiornato e corretto. Come è possibile un fatto del genere, senza una interferenza esterna?
Ma la molestia principale riguarda la posta bloccata in uscita quando spediamo materiale riguardante Israele e dintorni o semplicemente attinente a una attività professionale qualificata che si è scontrata con lor eletti (ad esempio il master Enrico Mattei): la posta si blocca, la mail di ritorno dell' Administrator recita 'Refused Message - Error 554', numero che a sua volta, come verificabile con una rapida ricerca su internet richiama un problema di "policy". Alcune volte si aggira la censura eliminando il link dal messaggio o spaziando fra www e poi punto e poi nome del sito e poi it, ma lo stress è enorme. Questa è la molestia principale che da anni ci crea tempi morti, ripetizioni e ostacoli, mancata diffusione in tempo reale di avvisi per dibattiti e conferenze, e che accrescono la nostra rabbia nei confronti della anonima mafia informatica che ci impedisce di lavorare come desideriamo: alcune volte, per poter diffondere con la mailing list avvisi di iniziative a scadenza ravvicinata, sono costretto a mandare il doc o il pdf che lo annunciano, attraverso il server del sito (trascinamento da schermata del piano di lavoro a quella delk server remoto), alla collega webmaster, che lo riceve e poi - essendo lei esente in quel momento da censura consimile - li diffonde via mail normale. Ultimamente però, avvicinandosi per altro la scadenza delle iscrizioni del master Enrico Mattei (guardate il programma: senza falsa modestia credo che combini alta competenza e professionalità dei nomi coinvolti su approvazione del Consiglio scientifico e del Consiglio di Facoltà con il coraggio di affrontare fuori degli schemi usuali la complessità del Medio Oriente) anche il suo computer fa ogni tanto cilecca. In particolare, tre computer ci si sono impallati e in alcuni casi andati in completo tilt: quello mio personale, tornato da un laboratorio di Milano (con grande ritardo) e guastatosi dopo pochissimi giorni di uso; quello privato di una collaboratrice teramana - per cui non possiamo stampare volantini e depliant, non possiamo usare la posta e avere insomma a disposizione un computer efficiente e a tutto campo tutti i giornia Teramo - e in modo intermittente quello della webmaster. Non mi si dica che tutto questo, ripetuto negli anni mesi settimane e giorni, è automatismo. Questa è censura infame, "mobbing" da internet. Al processo Franchi Riccardo Pacifici rivelò che tutti giorni il sito o i siti di Moffa erano controllati dai suoi avvocati. L'ipotesi percorribile è che di quel giro, in modo diretto e comandato o no, non solo avvocati ma anche hackers informatici siano all'opera. Ma andatelo a dirlo a qualche magistrato: è una perdita di tempo. L'esperienza mi ha insegnato che la nostra è L'Italia dei Valori, il vero Potere forte dell'Italia contro cui non c'è alcuna allerta sociale, al contrario di quello che accade - come è giusto che sia - per Mafia Camorra N'Drangheta. Anzi è un potere trasversale che incute timore ai tre Poteri sovrani della Repubblica, che tiene completamente in mano l'opposizione sua succube per un misto di imbecillità e di furbizia servile e opportunista, ed è infiltrato con alcuni uomini anche nel centro destra di Berlusconi, contro il quale remano più o meno apertamente.
(1) Nota successiva al post di questo corsivo: uno o due giorni dopo, registro due piccoli fatti nuovi: a) sulla prima schermata appare in prima posizione la striscia relativa proprio a questo corsivo, ma non ad esempio l'appello pro iran o altri articoli meno noiosi; b) il mio nome cala improvvisamente a 5832 poi torna alla cifra corrente negli ultimi mesi, 25-26mila. |
18 marzo
PROMEMORIA PER GLI USACENTRICI:
IL PROFICUO BUSINESS
DEL POLITICALLY CORRECT DELL'IMPERIALISMO
di Claudio Moffa
Dunque ci risiamo: arriva a Tel Aviv Joe Biden, vicepresidente USA, forse di origine ebraica sicuramente cattolico sionista, e Israele risponde picche alla richiesta ufficiale della massima potenza mondiale di bloccare le colonie selvagge in terra palestinese già annunciate nei giorni precedenti, alcuni giorni dopo la visita di Berlusconi. Le annotazioni possono essere tante – la violazione sistematica del diritto internazionale da parte israeliana, le nuove sofferenze dei palestinesi di fronte a questo ennesimo furto di terra e di acqua, il “diritto biblico” come base dell'ideologia espansionistica del sionismo – ma una riguarda noi, gli osservatori esterni in Occidente. E dunque la domanda, a ridosso di alcune prese di posizioni recenti, discussioni sia pure non approfondite, appelli circolanti in difesa dell'Iran, e con alle spalle soprattutto comportamenti omissivi almeno ventennali, è questa: come si fa ancora a credere alla favola di un Israele “pedina” degli Stati Uniti in Medio Oriente, e – ovviamente - in nome dei soli interessi petroliferi? Come si fa a non capire che Israele è un tuttuno col sionismo internazionale, il quale non può ridursi soltanto all'occupazione della Palestina, come pretendono i furbetti di Radio Citta' aperta e Forum Palestina, ma è fenomeno e processo “totale” che coinvolge in Occidente soprattutto ma non solo, reti massmediatiche, ceti politici trasversali, istituzioni culturali e case editrici, presenze nei sevizi segreti, nel Pentagono, nei governi e nelle magistrature (vedi quel voto della Corte Suprema pro elezioni di Bush jr a capo della Casa Bianca, emesso solo dopo che il futuro presidente USA aveva già inserito nella sua equipe i Cheney, Rumsfeld, il think thank bellicista dei neocons a pendant di Colin Powell)?
Sottolineo questo perché di volta in volta il politically correct del complottismo e dell'imperialismo, sorvola su fatti quali lo schiaffo di Nethanyau a Biden, e poi – passata e rimossa l'unità di notizia che mette in crisi la iperideologica visione usacentrica delle relazioni internazionali – ricomincia col ritornello della pedina, della coda del cane e così via. Alcuni in buona fede, altri no ... Leggi tutto |
25 marzo 2010
Rese note le motivazioni della sentenza Pallavidini, che ha stabilito con correttezza ineccepibile i confini e i poteri di due funzioni centrali della Repubblica, quelle del giudice e del docente. Il docente si assentò dalla cerimonia della “memoria” – che quest'anno nella sua nuova scuola si è svolta di pomeriggio – e ha vinto la causa contro l'USR piemontese che lo aveva ingiustamente sanzionato.
NOVITA' A TORINO: IL GIUDICE NON PUO' SOSTITUIRSI ALLO STORICO, IL DOCENTE PUO' ESPRIMERSI CRITICAMENTE SU ISRAELE E OLOCAUSTO IN AULA, SENZA PARTECIPARE ALLA CERIMONIA
DEL 27 GENNAIO
di Claudio Moffa
Si può. Si può in classe. Si può nell'orario di lavoro come docenti. Si può criticare la politica dello Stato di Israele, la sua natura di Stato coloniale, il suo uso strumentale del cosiddetto Olocausto a fini di oppressione del popolo palestinese. Si può dire la verità sui movimenti di liberazione nazionale del Vicino e Medio Oriente, tali perché radicati nel popolo ed espressione di un paese occupato o aggredito militarmente da forze straniere, dunque “esercito partigiano di popolo”, nulla a che vedere col terrorismo transnazionale e stragista di Al Qaeda. Si può anche non partecipare alla Giornata della memoria, perché tutti questi comportamenti sono protetti - come è corretto che sia - non solo dagli articoli 21 e 33 della Costituzione, ma anche dalla normativa vigente, in particolare il decreto legislativo 297/1994... Leggi tutto
Dalla sentenza:
“ Il ricorrente ha riconosciuto al riguardo di aver avuto, nella classe I E il giorno 26 gennaio 2007, una discussione con alcuni studenti scaturita da una richiesta di un'alunna in ordine al motivo per cui egli non celebrasse il giorno della memoria: di aver detto che “ a mio insindacabile giudizio, era celebrativa e strumentale: serviva ormai solo a creare nell'opinione pubblica un clima sempre più favorevole alla politica israeliana, aggressiva e militarista nei confronti del popolo palestinese e dei paesi arabi confinanti ” (doc. 4 ricorrente); di aver quindi detto, a seguito dell'affermazione di un altro studente secondo cui Hezbollah era un gruppo terroristico e che l'Iran voleva la distruzione di Israele, che “ Hezbollah era un esercito partigiano di popolo e che il presidente iraniano non vuole la distruzione di Israele e che questa è tutta propaganda occidentale, la sua analisi dei rischi di dissoluzione dello stato di Israele è tutta diversa da quanto propongono i media. Dissi che era un presidente democraticamente eletto ed era un punto di riferimento della lotta antimperialista internazionale come il presidente Chavez”. |
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24 marzo 2010
LETTERA APERTA AD ALDO BERNARDINI
di Claudio Moffa
Ti do del tu per antica frequentazione. Dunque,un comune collega mi dice che hai aderito all'appello “Giù le mani dall'Iran”, in difesa della sovranità e dell'indipendenza dell'Iran. Altri firmatari dell'appello di Lo Surdo e Vattimo – un appello “elettorale” e per questo misero, perché la battaglia per l'Iran non può riguardare solo una piccola setta politica, ma deve investire tutti i democratici e le persone di buon senso - l'hanno fatto e quindi non è questo il problema. Il problema è però che nella questione Iran c'è fortissima e cogente anche la questione Olocausto e relativa libertà di discussione, su cui tu assumesti delle posizioni opposte a quelle del governo iraniano citate anche nell'appello che invece dici di condividere.
L'Iran infatti organizzò nel dicembre 2006 un convegno sul “negazionismo” invitando fra gli altri a Teheran Robert Faurisson; successivamente il Presidente Ahmedinejad ha più volte rivendicato la necessità di libera parola su questo problema storiografico, denunciandone l'uso a fini di impunità da parte di Israele per i numerosi crimini da questo commessi in Medio Oriente. Anche per questo l'Iran subisce attacchi velenosi da tutta la stampa e l'intellettualità cosiddetta “libere” del mondo occidentale. Anche per questo Israele vorrebbe fargli guerra.
Tu, al contrario, quando ho invitato nel 2007 a Teramo Robert Faurisson – sostenuto da un appello con centinaia di firme, fra cui avvocati, giornalisti, giuristi internazionali, decine di studenti dell'Ateneo di Teramo, cittadini di ogni tendenza (vedi il sito 21e33) - sei stato uno dei più attivi contestatori dell'iniziativa; hai approvato ogni misura repressiva contro il master Enrico Mattei e contro il sottoscritto suo direttore, fino a domandarne in prima persona la chiusura, in violazione plateale della libertà di insegnamento; hai strizzato l'occhio agli aggressori romani, in deroga ai principi di libertà di ricerca e di insegnamento da te solitamente rivendicati come cardini fondanti della vita universitaria.
Dunque la domanda che ti faccio, visto che peraltro leggo di una iniziativa di questi giorni “contro il revisionismo” a cui tu partecipi, è questa: da che parte stai oggi su questo problema? Faurisson o altri studiosi cosiddetti “negazionisti” possono entrare in un'aula universitaria italiana o possono parlare solo a Teheran? Possono dire liberamente la loro in Europa, senza venire imprigionati o sanzionati, come avviene in Francia in base alla legge Gayssot? Credo di capire che tu – firmando l' appello pro-Iran - hai cambiato opinione, ma chiedo conferma e attendo un risposta.
Saluti,
Claudio Moffa
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21 marzo 2010
IL FALSO ANTIMPERIALISMO PRO-IRAN
DI SERGIO CARARO, SUL CARRO DEI GIOCHI ELETTORALI DI DILIBERTO
di Claudio Moffa
“Se fossi iraniano sarei in piazza, sarebbe la scelta più probabile. In subordine mi sentirei manipolato e starei a casa. Di sicuro non riesce a piacermi Mahmoud Ahmedinejad per una serie di ragioni che vanno da un uso propagandistico dell' antisemitismo che mi ripugna, al ruolo della donna che è sempre una cartina tornasole sullo stato di una società, al fatto che non vi sia stato durante il suo mandato un avanzamento nel campo del rispetto dei diritti umani (nessuno se lo aspettava) …”: dove pensate che compaia l'articolo da cui è tratta questa frase di avvio? Sul web della Cia, del Mossad, di Massimo Introvigne o Magdi Allam, di Forza Italia, dello sceicco Palazzo, di qualche entusiasta difensore della “democrazia” israeliana? Nossignori, sul sito di Radio Città Aperta, il cui direttore o ex direttore Sergio Cararo sembrerebbe diventato oggi uno dei più accesi sostenitori del presidente Ahmedinejad.
Se non ci credete, digitate (ma subito, sono già scomparsi altri articoli simili, anche pro Moussawi) http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1591&Itemid=9 e troverete quel passaggio.
Già ho espresso le mie perplessità sul “contrordine compagni” che improvvisamente ha prodotto una conversione in massa nei vertici del pdci e dintorni all'Iran del legittimo governo di Ahmedinejad: comico in particolare il salto della quaglia di Adriana Chiaia, eroica “antifassista” difensora delle leggi-bavaglio antinegazioniste in Europa, verso un presidente iraniano già ospite nel 2006 di un convegno con Faurisson e Naturei Karta a Teheran, perché giustamente critico – Ahmedinejad - del dogma dell'Olocausto sulla base di un principio di elementare di democrazia e di libertà di opinione che la signora invece nega qui in Europa, ad oggettivo baluardo della politica aggressiva di Israele in Medio Oriente. Come si spiega la conversione della compagna alla solidarietà con un pericoloso “antisemita” e “negazionista” come Ahmedinejad? Come mai l'abbandono da parte dei vertici pdci del loro consueto atteggiamento ambiguo sullo scontro in Iran, atteggiamento dimostrato fra l'altro da un dibattito svoltosi l'estate dello scorso anno a Roma in cui l'ernestista-rifondarolo Alessandro Leoni, mentre vantava una ridicola fedeltà amarcord al “filosovietismo”, si esprimeva con un “né-né” fra il presidente Ahmedinejad e Moussawi? Leggi tutto
I rapporti complessi fra Italia e Iran
COSI' BERLUSCONI NEL GIUGNO 2009 - MENTRE LA SINISTRA ESTREMA SPALLEGGIAVA LA RIVOLTA CIA-MOSSAD DI TEHERAN - CERCAVA DI FARE VENIRE MOTTAKI AL G8 DI TRIESTE, OSTACOLATO
DAI FALCHI USA E ITALIANI
di Claudio Moffa
Nel giugno 2009 due rivolte mediatiche mettono in crisi l'Iran e l'Italia: in Iran le manifestazioni minoritarie guidate da Twitter Google e Moussawi cercano di invalidare le elezioni che hanno confermato la Presidenza Ahemdinejad, fautore di un una orgogliosa politica di sviluppo del paese e di riforme favorevoli alle classi sociali più disagiate; in Italia è Repubblica ... Leggi tutto |
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LA DERIVA PROSIONISTA
DELLA SINISTRA "DI CLASSE".
MEGLIO D'ALEMA |
La pelosa solidarietà al "popolo palestinese": Hamas non esiste per i "rivoluzionari", come per Israele e i falchi occidentali |
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OLIVIERO DILIBERTO
E IL MASSONE SIONISTA GIANCARLO ELIA VALORI
A sinistra: Diliberto. A destra: 
Valori e Pacifici alla festa per il massacro di Gaza
(clicca sulle due foto per saperne di più)
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IL RACCONTO DI GIOACCHINO GENCHI
DILIBERTO, L'AMICO DI GIANCARLO ELIA VALORI
(vai al minuto 4 e 45 del video)
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Digitate sul sito del PDCI http://www.comunisti-italiani.it/modules.php
la voce Iran: troverete solo due links: Partito comunista Tudek e i Fedayin del popolo
IRAN - Organisation of Iranian People's Fedaian (Majority),
e i Fedayin del popolo |
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Giovedì 18 Marzo 2010 13:24

Il secondo appello in sostegno all'Iran contro le sanzioni politico-economiche degli USA e le minacce militari d'Israele è giunto via mail alla redazione di Radio Italia dell'IRIB e contiene il nome dei nuovi firmatari di questa iniziativa. ( TARJOME BE FARSI= traduzione dell'appello in farsi ) ( appello in lingua francese )
Giù le mani dall'Iran
110 adesioni al 21 marzo
Appello di docenti universitari, giuristi internazionalisti, avvocati, giornalisti, intellettuali
per il rispetto del Diritto Internazionale, contro le minacce israeliane alla Repuublica Islamica dell'Iran.
La questione Iran – il tentativo di impedire al governo di Teheran di sviluppare il proprio programma nucleare, fino a minacciare, come hanno fatto Israele fin dal giugno 2006 e i neocons sionisti nella loro lettera a Bush del 20 settembre 2001, un attacco militare – non riguarda in ultima analisi le posizioni di ciascuno pro o contro l'Islam, pro o contro il nucleare, pro o contro questo o quello schieramento politico in Italia o in altri paesi ... Leggi tutto
L'appello in lingua farsi
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11 marzo 2010
Rileggendo Frantz Fanon
DA RADIO ALGERIA INDIPENDENTE
A TWITTER-GOOGLE
di
Claudio Moffa
Frantz Fanon, algerino di origine nera, portavoce del FLN durante la guerra di liberazione (1954- 1962), autore de I dannati della terra, opera miliare della letteratura anticolonialista degli anni Sessanta, venata di forte terzomondismo ma ancora oggi utile a leggersi. Nella raccolta dei suoi scritti curata da Giovanni Pirelli per i tipi dell’Einaudi, anno 1961, c’è un articolo del 1959 su “La voce dell’Algeria”, la radio dell’FLN. Fanon vi descrive i “nuovi comportamenti adottati dal popolo algerino nel corso della lotta di liberazione riguardo ad un determinato strumento tecnico: il radio ricevitore”. Vi è scritto a un certo punto: “La voce dell’Algeria”, creata dal nulla, fa esistere la nazione e offre a ogni cittadino un nuovo statuto ... Dal 1957 le truppe francesi in operazione prendono l’abitudine, nel corso delle razzie, di confiscare tutti gli apparecchi ...Leggi tutto |
10 marzo 2010
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GIU' LE MANI DALL'IRAN
Appello per la sovranità e l'indipendenza della Repubblica Islamica dell'Iran
La questione Iran – il tentativo di impedire al governo di Teheran di sviluppare il proprio programma nucleare, fino a minacciare, come hanno fatto Israele fin dal giugno 2006 e i neocons sionisti nella loro lettera a Bush del 20 settembre 2001, un attacco militare – non riguarda in ultima analisi le posizioni di ciascuno pro o contro l'Islam, pro o contro il nucleare, pro o contro questo o quello schieramento politico in Italia o in altri paesi.
Essa attiene invece al rispetto della democrazia internazionale, della sovranità e integrità degli Stati sovrani e indipendenti quale l'Iran è: democrazia internazionale violata dallo Stato di Israele fin dalla sua fondazione il 15 maggio 1948, in nome di un razzista diritto biblico per il quale il presunto “popolo eletto” avrebbe facoltà di scatenare guerre criminali e blitz punitivi contro Gaza, contro il Libano, contro l'Iraq di Saddam Hussein, contro la Siria, ed oggi appunto contro l'Iran di Ahmedinjad, colpevole di lesa maestà al monopolio atomico israeliano e irriverente sostenitore della libertà di discussione sulle cifre e le modalità concrete del cosiddetto “olocausto”.
Tutto questo non è tollerabile agli occhi di chiunque abbia a cuore le regole elementari della democrazia interna e internazionale: né è tollerabile che Israele – come ormai stra-dimostrato dal libro di Walt e Meirsheimer sulla lobby israeliana negli USA, e da decine di notizie su attentati terroristici presunti islamici, fascisti, comunisti, nonché da diverse dichiarazioni rivelatrici, ultima quella di Blair sulla codecisione israelo-britannica dell'aggressione all'Iraq del 2003 – faccia uso dell'arma del ricatto, della minaccia terroristica, di molta stampa internazionale e di cruciali settori delle magistrature nazionali a lei vicini, per inquinare pesantemente il dibattito politico interno e per violare sistematicamente le sovranità degli Stati europei e degli Stati Uniti, in nome di un presunto interesse comune, lo scontro di civiltà con i musulmani.
Non lo scontro di civiltà dobbiamo perorare, non una eventuale insensata e infausta aggressione all'Iran, ma una politica di vera pace in Medio Oriente e di orgoglio democratico e nazionale che liberi i ceti politici di tutto l'Occidente dalle pressioni a nuove guerre, embarghi, sanzioni in violazione plateale del diritto internazionale. Primi obbiettivi: il rispetto della sovranità e dell'indipendenza dell'Iran, la restituzione del Golan alla Siria, il blocco immediato delle colonizzazioni selvagge israeliane sulle terre palestinesi e a Gerusalemme.
85 CONDIVIDONO: Claudio Moffa, Pietro Ancona, Maurizio Blondet, Sophie Cretaux, Pietro Ferrari, Massimo Fini, Tiberio Graziani, Emanuela Irace, Gianfranco La Grassa, Angela Lano, Alberto Marino, Claudio Mutti, Giancarlo Paciello, Roberto Hamza Piccardo, Filippo Fortunato Pilato, Antonio Pocobello, Costanzo Preve, Nadine Rosa Rosso, Edoardo Zarelli, Massimiliano Begotti, Mauro Blasi, Dea Buccilli, avv. Marco Ciferri, Mario Cecere, Alex Daltanius, Franco Damiani, Fabrizio Dedoni, Francesco Delle Donne, Salman Di Cola, Alessio Di Cuollo, Piero Di Cuollo, Vittorio Di Giacinto, Fabio Falchi, Orazio Fergnani, Giuseppina Ficarra, Fabrizio Fiorini, Paola Folchi, Michele Franceschelli, Alessia Fresca, Roberto Gabriele, Giacomo Gibellini, Manuela Graziani, Giacomo Guarini, Andrea Guiglieri, Michele Iannelli, Robert Keil, Francesco Locantore, Duccio Mallamaci, Giuseppe Maneggio, Cecilia Marchese, Giovanni Maresca, Alberto Medici, Pietro Paolo Messina, Giorgio Morganti, Alfredo Musto, Alessandra Pinna, Paolo Pioppi, Matteo Pistilli, Arianna Pomozzi, Carlo Prosperi, Gabriele Repaci, avv. Emilio Ricciardi, avv. Antonella Rustico, Lorenzo Salimbeni, Mario Scarponi, Oronzo Mario Schena, Marco Antonio Sechi, Marco Tiberti, Walter Tulman Corrado, Giorgio Vitali, Andrea Wolff, Stefano Zecchinelli.
I GIURISTI INTERNAZIONALISTI: Augusto Sinagra, Paolo Bargiacchi, Ezio Benedetti, Gianluigi Cecchini, Avv. Lorenzo Minissi, Antonietta Piacquadio, Franco Sabatini, Anna Valvo,
DALLA FRANCIA: Maria Poumier, Christian Guillaume (journaliste), Ginette Hess Skandrani, Bruno Noel, Mohamed Latreche, Pierre Guillaume
FIRMA ANCHE TU O TRAMITE FACEBOOK, O SCRIVENDO A claudio.moffa@fastwebnet.it, o con un sms al 377 1520283
TRADUZIONE IN FRANCESE
NE TOUCHEZ PAS À L'IRAN:
Appel pour la souveraineté et l'indépendance de la république islamique d'Iran
La question iranienne – c'est-à-dire la tentative d'empêcher le gouvernement de Téhéran de développer son propre programme nucléaire qui est allée jusqu'à la menace israélienne (pendante depuis la fin juin 2006) et celle des néoconservateurs sionistes, dans leur lettre à Bush le 20 septembre 2001, de lancer une opération militaire contre le pays, – ne préjuge pas, en fin de compte, des opinions personnelles sur l'Islam, le nucléaire, telle ou telle formation politique en Italie ou dans n'importe quel autre pays.
Mais elle concerne directement la question du respect de la démocratie internationale, de la souveraineté et de l'inviolabilité des Etats souverains et indépendants, ce qu'est l'Iran : cette démocratie internationale que viole l'Etat d'Israël depuis sa fondation, le 15 mai 1948, au nom d'un droit raciste fondé sur la Bible et qui voudrait que le soi-disant peuple « élu » disposât de la faculté de lancer des guerres criminelles et des agressions-éclair punitives contre Gaza, le Liban, l'Irak de Saddam Hussein, la Syrie et, aujourd'hui, nous y venons, contre l'Iran d'Ahmadinejad, jugé coupable du crime de lèse-majesté envers le monopole atomique israélien en même temps que d'affirmation blasphématoire qu'on a le droit de discuter les chiffres et les modalités concrètes de ce qu'on appelle « holocauste ».
Tout cela est intolérable pour tous ceux qui tiennent au respect des règles élémentaires de la démocratie nationale ou internationale. Qu'Israël – comme cela a été abondamment prouvé tant par l'ouvrage de Walt et Mersheimer sur le lobby pro-israélien aux Etats-Unis, que par les innombrables informations qui nous annoncent, sans la moindre preuve, que les islamistes, les fascistes ou les communistes ont encore commis des attentats terroristes, et par diverses déclarations qui parlent d'elles-mêmes, la dernière étant celle de Blair qui révèle qu'Israël et l'Angleterre avaient pris ensemble la décision d'agresser l'Irak en 2003 – use de l'arme du chantage, de la menace terroriste, d'une bonne partie de la presse internationale et de secteurs cruciaux des magistratures nationales qui lui sont favorables pour infecter lourdement le débat politique intérieur et pour violer systématiquement la souveraineté des pays européens et des Etats-Unis au nom d'un soi-disant intérêt commun, le choc des civilisations avec les musulmans, rien de tout cela non plus n'est tolérable.
Ce n'est certainement pas le choc des civilisations que nous devons rechercher aujourd'hui, pas plus que nous ne devons préparer une agression insensée et néfaste contre l'Iran, mais bien une politique de paix authentique au Moyen-Orient qui soit aussi une politique d'orgueil démocratique et national qui libérerait les milieux politiques de tout l'Occident des pressions en faveur de nouvelles guerres, de nouveaux embargos, de nouvelles sanctions, ouvertement contraires au droit international.
Premiers objectifs: respect de la souveraineté et de l'indépendance de l'Iran, restitution du Golan à la Syrie, arrêt immédiat des colonies israéliennes illégales sur les terres palestiniennes et à Jérusalem.
85 CONDIVIDONO: Claudio Moffa, Pietro Ancona, Maurizio Blondet, Sophie Cretaux, Pietro Ferrari, Massimo Fini, Tiberio Graziani, Emanuela Irace, Gianfranco La Grassa, Angela Lano, Alberto Marino, Claudio Mutti, Giancarlo Paciello, Roberto Hamza Piccardo, Filippo Fortunato Pilato, Antonio Pocobello, Costanzo Preve, Nadine Rosa Rosso, Edoardo Zarelli, Massimiliano Begotti, Mauro Blasi, Dea Buccilli, avv. Marco Ciferri, Mario Cecere, Alex Daltanius, Franco Damiani, Fabrizio Dedoni, Francesco Delle Donne, Salman Di Cola, Alessio Di Cuollo, Piero Di Cuollo, Vittorio Di Giacinto, Fabio Falchi, Orazio Fergnani, Giuseppina Ficarra, Fabrizio Fiorini, Paola Folchi, Michele Franceschelli, Alessia Fresca, Roberto Gabriele, Giacomo Gibellini, Manuela Graziani, Giacomo Guarini, Andrea Guiglieri, Michele Iannelli, Robert Keil, Francesco Locantore, Duccio Mallamaci, Giuseppe Maneggio, Cecilia Marchese, Giovanni Maresca, Alberto Medici, Pietro Paolo Messina, Giorgio Morganti, Alfredo Musto, Alessandra Pinna, Paolo Pioppi, Matteo Pistilli, Arianna Pomozzi, Carlo Prosperi, Gabriele Repaci, avv. Emilio Ricciardi, avv. Antonella Rustico, Lorenzo Salimbeni, Mario Scarponi, Oronzo Mario Schena, Marco Antonio Sechi, Marco Tiberti, Walter Tulman Corrado, Giorgio Vitali, Andrea Wolff, Stefano Zecchinelli.
I GIURISTI INTERNAZIONALISTI: Augusto Sinagra, Paolo Bargiacchi, Ezio Benedetti, Gianluigi Cecchini, Avv. Lorenzo Minissi, Antonietta Piacquadio, Franco Sabatini, Anna Valvo,
DALLA FRANCIA: Maria Poumier, Christian Guillaume (journaliste), Ginette Hess Skandrani, Bruno Noel, Mohamed Latreche, Pierre Guillaume
Documento
Sergueï Lavrov: Téhéran ne possède pas de missiles capables d'atteindre l'Europe
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25 febbraio 2010
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TONY BLAIR, L’ASCARI DI ISRAELE
di Claudio Moffa
Le dichiarazioni di Blair al Comitato britannico di inchiesta sulla guerra in Iraq – l’ex premier inglese ha ammesso che “ufficiali israeliani influenzarono e parteciparono attivamente alla decisione statunitense e britannica di attaccare l’Iraq nel 2003” - non hanno ricevuto alcuna attenzione seria da parte dei principali mass media italiani. Eppure la notizia è allo stesso tempo altamente attendibile e sconvolgente le normali letture del conflitto iracheno e delle guerre mediorientali in generale: attendibile perché il suo contenuto ha come fonte primaria lo stesso ex capo del governo brtitannico; sconvolgente perché rimette in discussione due luoghi comuni della politologia e dell’opinionismo giornalistico ...sul Medio Oriente...Leggi tutto
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Questo articolo è stato ripreso da i seguenti siti:
ariannaeditrice.it
arianna.libero.it
esserecomunisti.toscana.it
fai.informazione.it
infopal.it
informazionilibere.blogspot.com
it.blogbabel.com
liquida.it/ israele et al.
oknotizie.virgilio.it
politica.liquida.it
stampalibera.com
storia.oknotizie.virgilio.it
tuttouno.blogspot.com
twitter.com/meme_italia
viceversa.megablog.it |
11 febbraio 2010
La propaganda occidentale favorevole all’attacco contro Teheran e schierata
- in violazione del diritto internazionale -
contro il suo programma nucleare, inventa un’opposizione straripante a Ahmedinejad. NON E’ VERO …
0ECCO CON CHI STA IL POPOLO IRANIANO

Clicca sull'immagine
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5 febbraio 2010
L’orgoglio nazionale di Ahemdinejad e il cedimento di Berlusconi
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LA VISITA IN ISRAELE INIZIA CON FURBIZIE VERBALI-DIPLOMATICHE E TERMINA CON UN DISASTRO:
L’ALLINEAMENTO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ALL’ASSEDIO A AHMEDINEJAD, MENTRE LE BORSE CROLLANO E SI RIACCENDONO LE VOCI DI UNA GUERRA DI ISRAELE CONTRO L’IRAN
Frattini coglie al volo l’occasione, si libera del bavaglio e spinge in prima persona verso maggiori sanzioni. L’ENI forse si allinea. Dure reazioni palestinesi e soprattutto di Teheran alle parole infauste di Berlusconi, mentre l’ineffabile bundo-marxista Forum Palestina, da sempre schierato contro Hamas e silenzioso sui diritti di Teheran al nucleare, adesso fa il duro e scopre – i miracoli dell’antiberlusconismo per principio! -che Hamas va difeso e che Ahmedinejad ha ragione.
di Claudio Moffa
Annunciata per gennaio fin dall’autunno scorso, slittata di qualche giorno o settimana probabilmente a seguito dell’aggressione di Piazza del Duomo, la visita di Berlusconi in Israele sembrava iniziata bene, con una serie di esternazioni del Presidente del Consiglio che erano state probabilmente calcolate parola su parola..... Leggi tutto
15 giugno 2009
L’antigheddafismo della sinistra, travestito da difesa dei deboli, è l’ennesimo segnale di una sinistra che non c’è più e che ha accettato una mutazione genetica dei suoi principi “internazionalisti“ e di rispetto del diritto internazionale.
LA LIBIA E LA SINISTRA :
ECCO S’AVANZA
UNO STRANO "BUNDO-MARXISTA"
di Claudio Moffa
Grandi affari, forti segnali simbolici fra gli ex colonizzati e l ’ex colonizzatrice, discorsi sensatissimi, qualche battuta in eccesso e infine uno sgarbo forse reciproco ma forse no fra il ritardatario Gheddafi e l’annullatore ex post di un incontro ufficiale, Gianfranco Fini: sembra essere questa la sintesi della due giorni del leader libico in Italia. Eppure a ben vedere c’è qualcosa di più: la storica visita a Roma di colui che a soli 27 anni, ammiratore di Nasser e già studente ribelle contro la monarchia, rovesciò re Idris con un colpo di stato assolutamente incruento, avviando il paese sulla strada del riscatto anticolonialista e di uno sviluppo economico poderoso, ha portato anche a una chiarificazione definitiva non solo su cosa si sia ridotta oggi la sinistra, ma anche su dove in realtà sia la sinistra oggi in Italia. E forse non solo in politica estera. Leggi tutto
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29 gennaio 2010
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LE BASTONATE CINESI A GOOGLE FANNO EMERGERE LA FALSA IDEOLOGIA "LIBERALE"
E IL FALSO AUTOMATISMO
DEL MOTORE DI RICERCA DI PAGE&BRIN.
ANCHE GOOGLE CENSURA, DICE FORBES.COM, CHE RICORDA I "NEGAZIONISTI" DI AAARGH
di Claudio Moffa
Forbes ha ragione, ma compie un errore non secondario sostenendo che Google censurerebbe solo "su richiesta dei governi". In realtà non è così, la censura Google è più articolata e sottile, e anche e soprattutto autonoma:
1) Page & Brin possono accettare, se effettivamente esistono, le richieste dei governi che si confanno o non si oppongono alla loro ideologia estremista ebraica: sì alla censura del revisionismo olocaustico in Francia e di quello in Turchia sul massone antimusulmano Kemal Ataturk fondatore della Turchia laica e prosionista oggi in crisi; no alla censura del Dalai Lama - grande amico del sionismo, che ha sempre sostenuto le balcanizzazioni degli Stati multinazionali - in Cina;
2) richieste o non richieste, Google censura e discrimina comunque anche di propria esclusiva iniziativa - violando la sovranità degli Stati in cui si infiltra o è ospitato - quei siti e persone che non rispettano i suoi "gusti" di grande Sacerdote del Tempio Internet.
3) Torna dunque solo in parte l'analisi di Tarpley postata su Comedonchisciotte di ieri .... Leggi tutto
Leggi anche sul 21e33 gli articoli di Global news (in pdf leggi tutto) e della rivista americana Forbes, "Where Google still censors sul sito" (http://www.forbes.com/forbes/2010/0208/outfront-technology-china-where-google-stcensors.html o qui in pdf) |
25 gennaio 2010
Il terremoto di Haiti è stato creato artificiosamente ?
COMPLOTTISMO
SCHIACCIA
COMPLOTTISMO
di Claudio Moffa
Ormai è in rete, ed è difficile fermare l’onda. Ma questa storia del terremoto di Haiti creato dagli Stati Uniti mi sembra proprio una grande balla: sia in sé – prima di affermarlo bisogna verificare tecniche, possibilità e circostanze - sia per il presunto responsabile additato: gli Stati Uniti, magari Obama in prima persona?
Bene, se si vuole accettare veramente la deriva complottista, bisogna essere conseguenti fino in fondo. E allora: da un punto di vista cronologico, il primo complotto vero o presunto di cui si è parlato a proposito della tragedia di Haiti è stato quello sui bambini sequestrati, con tre piste possibili: pedofilia, mercato delle adozioni e traffico di organi. Alle spalle fatti noti e indagini consolidate: per quel che riguarda il traffico di organi, si è parlato spesso di un coinvolgimento ebraico, ipotesi confortata per ora dall’arresto negli Stati Uniti di alcuni rabbini e cittadini ebrei fra cui un reo confesso, rimproverato dal padre perché avrebbe tradito l’ “etica” del Talmud, non spifferare ai “gentili” fatti riguardanti la comunità di appartenenza. Fosse anche l’orribile traffico di organi umani.
Ed ecco che nella tragedia di Haiti un nuovo “complotto” schiaccia questo gossip complottista pericoloso perché a rischio del solito “antisemitismo”: è il terremoto in sé ad esser frutto di una diabolica invenzione. Ma degli USA. Israele scompare. La notizia è diffusa da Voltaire.net, un sito noto che ha svolto un lavoro intenso di controinformazione dal 2001 ad oggi.
Qualche dubbio però resta. Già nel lontano gennaio 2002 notai come nel puntuale lavoro di Thierry Messian sull’areo “mai caduto” sul Pentagono, compariva una noticina stonata, nella quale lo stesso Meyssan si scagliava inopinatamente contro un giornalista di Al Jazira che aveva osato imputare al Mossad l’attentato delle Torri Gemelle. Era l’avvio del “politically correct” del complottismo post 11 settembre, che in Italia sarebbe dilagato soprattutto fra i bundo-marxisti e dintorni: tutta la colpa è sempre degli Stati Uniti, i politici italiani nemici sono tutti e solo “filoamericani”, a morte l’imperialismo USA. Di più non si riesce e non si può vedere. Fiumi di notizie, di articoli dove la controinformazione coraggiosa si mescola ad una settoriale ma cruciale (per capire gli eventi, per capire la storia, e dunque per agire) disinformazione vigliacca.
Il complottismo del complottismo: che peraltro deve fare i conti con i dati di fatto, le unità di notizia precise, le tecniche possibili, prima di generare una teoria del complotto veramente credibile, sia per l’11 settembre, sia per le guerre mediorientali, sia per il caso Moro o il caso Mattei, sia per i terremoti: la cui eventuale provocazione artificiale sarebbe comunque possibile non solo agli Stati Uniti, ma a qualsiasi paese dotato di armamenti nucleari o di una tecnologia molto sviluppata.
Non si tratta, come fanno certi insopportabili disinformatori, di negare aprioristicamente i complotti – che sono uno dei fattori costituenti del divenire storico – ma semplicemente di ipotizzarli su basi fondate e con alle spalle un lavoro di inchiesta a 360 gradi, e non ossessivamente puntato sulla solita CIA.
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22 gennaio 2010
FILTRI INTERNET: A CIASCUNO I SUOI “GUSTI”
Bipolarismo made in USA? Mentre Obama, sconfitto nelle elezioni del Massachussets e sulla riforma sanitaria, rilancia con un attacco alle Banche cui Wall Street reagisce con il crollo dei titoli, il suo ministro degli esteri, Hillary Rodham Clinton, difende Google dai “filtri” del governo cinese. Che replica: “Le imprese straniere devono rispettare le leggi cinesi”. Principio generale sacrosanto, che dovrebbe essere seguito da tutti i paesi, perché il colosso totalitario Google non ha alcun titolo per dettare leggi di democrazia e di corretta informazione né alla Cina né a nessun altro paese del mondo. Anche Google ha i suoi filtri, i suoi “gusti” secondo la stessa autoregolamentazione del motore di ricerca inventato da Page e Brin che disinvoltamente e con censure arbitrarie vengono applicate in tutto il pianeta, in barba alle sensibilità degli utenti e ai codici dei paesi “invasi” dal colosso USA. Sul contenzioso Google-Cina, posto un articolo tre giorni fa, cambiato solo nel titolo
LA CINA E’ VICINA: LA LEZIONE
DEL CASO GOOGLE-PECHINO
PER IL “POPOLO DI INTERNET”
di Claudio Moffa
Leggi tutto
Radiografia dei colossi internet: il rischio dell’omologazione dei “gusti”
(o vai al pdf) |
15 dicembre 2009
DOPO L'AGGRESSIONE A BERLUSCONI
IL “POPOLO DI INTERNET”
E LE SUE LIBERTA':
E' L'ORA DELL'AUTOCOSCIENZA
E DELLA TRASPARENZA
di Claudio Moffa
(dal sito 21 e 33.it)
Prevedibile l'attentato di Milano, dopo il clima di “odio preventivo” alimentato dal partito trasversale golpista contro il governo e il Presidente del Consiglio. Prevedibile la reazione del ministro Maroni che dichiara di voler oscurare i siti che quest'odio seminano quotidianamente e a tutto campo. Il problema è però stabilire i confini dell' “odio” , che non possono essere che quelli indicati dal Codice penale, al quale nessun “popolo di internet” (e nessun governo) può né deve sfuggire.
Per il governo di centrodestra il rischio è tornare indietro rispetto alla legge 85/2006 (per il testo della legge vai sul sito 21e33.it) da esso stesso varata, che ha depenalizzato o ridotto significativamente le sanzioni per tutta una serie di reati di opinione e “vilipendi” ereditati dalle precedenti legislazioni e, in alcuni casi, addirittura dal codice Rocco. E ci sarà, questo è sicuro, qualche “potere forte” che approfitterà dell'attentato di Milano di cui esso stesso potrebbe aver gioito e beneficiato, per trascinare il centrodestra in questa direzione, vale a dire l'imbavagliamento a tutto campo del libero dissenso in rete.
Per il cosiddetto “popolo di internet” (che non esiste, perché internet è campo di azione di tantissimi cittadini onesti dalle diversissime opinioni, ma anche di criminali che nascosti quasi sempre nell'anonimato, e facendo leva su una strumentale “libertà di opinione” diffamano, istigano a delinquere e esaltano gesti criminali), il rischio è l'arroccamento sullo status quo, che è assolutamente insostenibile, inaccettabile ed è anzi l'altra faccia, speculare, delle minacce contro la libertà di opinione in rete. Per il cosiddetto “popolo di internet”, insomma, è sempre più urgente un'operazione di autocoscienza che divida ciò che è lecito, giusto e va difeso, e ciò che è inaccettabile .
E dunque:
1) Al di là delle difficoltà tecnico procedurali da risolvere, i siti web non possono sfuggire a quanto previsto dai codici penale e civile: la battaglia per la libertà di opinione va condotta, in ogni paese, su questo terreno e non rivendicando una “libertà” senza limiti e senza regole in rete, che pretende di mescolare, per fare alcuni esempi limite, pedofilia e pornografia, revisionismo storiografico e razzismo, critica radicale e diffamazione, polemica politica e istigazione a delinquere o addirittura minacce di aggressione e di morte.
2) Il vero pericolo per internet – come tutti i veri dissidenti sanno – non viene affatto da una sacrosanta regolazione del fenomeno da parte di quale che sia governo, ma dai grandi gruppi privati che esercitano – secondo una sorta di “diritto feudale” – una loro arbitraria e illegittima “giustizia privata”: forme di ricatto indiretto, improvviso oscuramento di pagine web non gradite ma assolutamente lecite in base alla legislazione del paese in cui vengono redatte, atti di “hackerismo” “dall'alto” che trasformano il presunto automatismo di server e provider in vera e propria politica di repressione e di diminutio delle “voci fuori dal coro”. La chiusura nemmeno annunciata da parte di Facebook di diversi siti che si occupano di Medio Oriente è uno dei tanti esempi possibili, che quanto meno induce all'autocensura chi volesse riaffacciarsi, post censura subita, su questa piattaforma frutto di una geniale invenzione di Zuckerman & C.. I governi non solo hanno il diritto di applicare a internet i codici vigenti nei paesi di cui sono alla guida (e se tali codici sono illiberali, su questo terreno va combattuta la battaglia), ma devono imporre ai grandi gruppi privati transnazionali – esattamente come si sta tentando di fare con i “paradisi fiscali” sul terreno finanziario - il rispetto della libertà di opinione e, peraltro, il rispetto della stessa autorità giudiziaria che sola, sulla base di leggi varate dall'autonomo potere legislativo, ha facoltà di distinguere fra quel che è dissenso politico, ideologico, storiografico e quel che è reato. E' da notare al proposito che lo stesso Facebook che chiude siti invisi al signor Zuckerman, fa circolare spesso in forma anonima diffamazioni, istigazioni a, o esaltazioni di, gesti criminali.
3) Nella rete bisogna promuovere la trasparenza: bisogna insomma applicare anche a internet le leggi sulla stampa , possibilmente abbassando l'età richiesta per la responsabilità legale di siti e pagine web, in modo da favorire il pieno uso della rete da parte dei più giovani. Comunque ogni sito deve avere un responsabile ai sensi della legge sulla stampa . Se questa fosse in un determinato paese troppo restrittiva, è su questo terreno che va combattuta la battaglia per la sua liberalizzazione. Terreno che in Italia è comunque ampiamente praticabile da tutti.
4) I commenti anonimi vanno aboliti o quanto meno scoraggiati e ridotti al minimo. Chi accettasse dentro il suo sito ospiti anonimi – i cui “commenti” consistono spesso in frasette e battute demenziali, che sviliscono l'autorevolezza e la professionalità dello stesso sito - deve assumersene la responsabilità. La locuzione “non siamo responsabili …” è una affermazione forse valida nella giungla di Tarzan, ma senza senso e offensiva in un paese civile. Alle volte peraltro, alcuni siti utilizzano i commenti anonimi come una forma di riequilibrio e di compromesso per ospiti “troppo” fuori del coro, che abbandonano al linciaggio gratuito di gruppi organizzati, forse prezzolati da poteri forti, comunque pericolosi e ostativi per la vera libertà di opinione in rete.
La deriva che si è sviluppata su questo specifico terreno dell'anonimato in internet è molto pericolosa: le minacce di morte contro Berlusconi sono circolate a migliaia proprio grazie a questo meccanismo terroristico. Ma la domanda è questa: se anziché di “migliaia” di persone, si trattasse di gruppi molto più piccoli e agguerriti che utilizzano più nicknames per diventare virtuale “maggioranza” su internet, e dunque così facendo creare progressivamente una effettiva maggioranza nelle piazze? Questo è il punto, questo è l'aspetto assolutamente negativo di uno strumento - internet – che resta un formidabile strumento di libertà e di liberazione per tutti i cittadini. Scrollarsi di dosso la pidocchieria anonima è passo necessario e consustanziale alla difesa della vera libertà in rete: non sarebbe male, ed anzi sarebbe auspicabile che l'autorità giudiziaria incaricasse la Polizia postale di svolgere accurate e sistematiche indagini per individuare chi si nasconde vigliaccamente nell'anonimato non per difendere la propria libertà (non siamo nel Cile di Pinochet!) ma per aggredire quella degli altri, parlamentari di opposizione e di governo compresi.
Claudio Moffa
www.21e33.it |
14 dicembre 2009
AVANTI O POPOLO ALLA RISCOSSA
1) Una vera rivoluzione
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venerdì 11 dicembre
PROVOCAZIONE
QUELLA SOVRANITA'DELLA MONETA
IN MANI PRIVATE
di Redazione
Abbiamo ricominciato a tremare per le banche. Abbiamo ricominciato a tremare addirittura per gli Stati, a rischio di fallimento attraverso i debiti delle banche. Si è alzata anche, in questi frangenti, la voce di Mario Draghi con il suo memento ai governanti: attenzione al debito pubblico e a quello privato; dovete a tutti i costi farli diminuire. Giusto. Ma l'unico modo efficace per farli diminuire è finalmente riappropriarsene. Non è forse giunta l'ora, dopo tutto quanto abbiamo dovuto soffrire a causa delle incredibili malversazioni dei banchieri, di sottrarci al loro macroscopico potere? Per prima cosa informando con correttezza i cittadini di ciò che in grande maggioranza non sanno, ossia che non sono gli Stati i padroni del denaro che viene messo in circolazione in quanto hanno delegato pochi privati, azionisti delle banche centrali, a crearlo. Sì, sembra perfino grottesca una cosa simile; uno scherzo surreale del quale ridere; ma è realtà. C'è stato un momento in cui alcuni ricchissimi banchieri hanno convinto gli Stati a cedere loro il diritto di fabbricare la moneta per poi prestargliela con tanto di interesse. È così che si è formato il debito pubblico: sono i soldi che ogni cittadino deve alla banca centrale del suo paese per ogni moneta che adopera. La Banca d'Italia non è per nulla la «Banca d'Italia», ossia la nostra, degli italiani, ma una banca privata, così come le altre Banche centrali inclusa quella Europea, che sono proprietà di grandi istituti di credito, pur traendo volutamente i popoli in inganno fregiandosi del nome dello Stato per il quale fabbricano il denaro. Ha cominciato la Federal Reserve (che si chiama così ma che non ha nulla di «federale»), banca centrale americana, i cui azionisti sono alcune delle più famose banche del mondo quali la Rothschild Bank di Londra, la Warburg Bank di Berlino, la Goldman Sachs di New York e poche altre. Queste a loro volta sono anche azioniste di molte delle Banche centrali degli Stati europei e queste infine, con il sistema delle scatole cinesi, sono proprietarie della Banca centrale europea. Insomma il patrimonio finanziario del mondo è nelle mani di pochissimi privati ai quali è stato conferito per legge un potere sovranazionale, cosa di per sé illegittima negli Stati democratici ove la Costituzione afferma, come in quella italiana, che la sovranità appartiene al popolo.
Niente è segreto di quanto detto finora, anzi: è sufficiente cercare le voci adatte in internet per ottenere senza difficoltà le informazioni fondamentali sulla fabbricazione bancaria delle monete, sul cosiddetto «signoraggio», ossia sull'interesse che gli Stati pagano per avere «in prestito» dalle banche il denaro che adoperiamo e sulla sua assurda conseguenza: l'accumulo sempre crescente del debito pubblico dei singoli Stati. Anche la bibliografia è abbastanza nutrita e sono facilmente reperibili sia le traduzioni in italiano che i volumi specialistici di nostri autori. Tuttavia queste informazioni non circolano e sembra quasi che si sia formata, senza uno specifico divieto, una specie di congiura del silenzio. È vero che le decisioni dei banchieri hanno per statuto diritto alla segretezza; ma sappiamo bene quale forza pubblicitaria di diffusione la segretezza aggiunga alle notizie. Probabilmente si tratta del timore per le terribili rappresaglie cui sono andati incontro in America quegli eroici politici che hanno tentato di far saltare l'accordo con le banche e di cui si parla come dei «caduti» per la moneta. Abraham Lincoln, John F. Kennedy, Robert Kennedy sono stati uccisi, infatti (questo collegamento causale naturalmente è senza prove) subito dopo aver firmato la legge che autorizzava lo Stato a produrre il dollaro in proprio.
Oggi, però, è indispensabile che i popoli guardino con determinazione e consapevolezza alla realtà del debito pubblico nelle sue vere cause in modo da indurre i governanti a riappropriarsi della sovranità monetaria prima che esso diventi inestinguibile . È questo il momento. Proprio perché i banchieri ci avvertono che il debito pubblico è troppo alto e deve rientrare, ma non è possibile farlo senza aumentare ancora le tasse oppure eliminare alcune delle più preziose garanzie sociali; proprio perché le banche hanno ricominciato a fallire (anche se in realtà non avevano affatto smesso) e ci portano al disastro; proprio perché è evidente che il sistema, così dichiaratamente patologico, è giunto alle sue estreme conseguenze, dobbiamo mettervi fine . In Italia non sarà difficile convincerne i governanti, visto che più volte è apparso chiaramente che la loro insofferenza per la situazione è quasi pari alla nostra.
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AVANTI O POPOLO ALLA RISCOSSA
2) REPRINT: ENRICO MATTEI E BERLUSCONI di Claudio Moffa
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Milano, 25 aprile 1945, Mattei sfila con Longo e altri leaders del CLN:
la Resistenza come fu,
fra Poteri Forti e Rivoluzione |
Mattei e Nasser: anche
John Kennedy dialogava con il leader egiziano |
Enrico Mattei alla centrale di Latina: il coraggio e la genialità della sfida nucleare |
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2 dicembre 2009
Appunti rapidi su Berlusconi, l'antiberlusconismo, Fini
MA FINI E' VERAMENTE L'UOMO DEGLI STATI UNITI? E COMUNQUE, DI QUALI STATI UNITI?
di Claudio Moffa
Luttwak tifa Fini alla trasmissione di Rai 3 di Floris. Berlusconi visita la Bielorussia e ricorda che Lukashenko è capo di governo eletto dal popolo. La Bindi tuona contro il premier, che sosterrebbe a suo dire i peggiori "comunisti" della nostra epoca. Queste tre notizie confermano sostanzialmente la superficialità con cui la sinistra, soprattutto quella estrema, guarda al caso Berlusconi: parla di fascismo (Di Pietro: ma è sinistra, nonostante l'imbarco di ex deputati del PRC?), di imperialismo e di subalternità agli USA, di rivolta popolare a Berlusconi, ma intanto sono loro al rimorchio del partito "americano" che vuole rovesciare il legittimo governo scelto dal popolo italiano.
Partito "americano"? Questo è il punto, il solito punto. C'è tutta un'area opinionista di sinistra, anche quella apparentemente più radicale e disincantata, che fa finta di non capire che i giochi sono più complessi, e che gli Stati Uniti sono almeno "due", così come in tutto il mondo è centrale e dirimente un altro conflitto che non quello ml-doc fra l' "imperialismo americano" e i "popoli" del mondo. Oltretutto, con quella perla di "rappresentante" del "popolo afghano rimediato a Chianciano dal Campo antiimperialista, stanno freschi: si profila alla grande il bis della patacca irachena di Al Kubaysi, aperitivo rivoluzionario della criminale impiccagione di Saddam Hussein.
Ma torniamo al problema: Luttwak è forse americano? Parla la voce dell'America Wasp,dell'America ispanoamericano (i Lozano a parte), dell'America di Bush padre e persino di Colin Powell, dell'America dell'ex segretario di Stato James Baker, protagonista di scontri durissimi con la lobby filoisraeliana? Nossignore, Luttwak rappresenta l'America a strisce e stelle a sei punte, l'America israeliana. Questo è corretto ragionare: il resto sono solo fughe dalla realtà. Dunque riflettano, se non la piccola nomenklatura "comunista" post-sovietica ormai ingabbiata e senza via d'uscite dai condizionamenti del centrosinistra ufficiale (con qualche eccezione autorevole, ma non certo nell'area radicale), almeno i loro elettori: dove vanno a parare le loro fiducia e speranza?
PS. Fra quelli che schermano-censurano quanto appeno detto ci sono ovviamente anche e soprattutto i soliti ignoti di internet, nascosti nel loro squallido anonimato a fini di controllo delle voci di vero dissenso in rete. Ne parlerò altra volta.
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30 novembre 2009
IN POLONIA ARRIVA LA POLIZIA DEL PENSIERO.
PROIBITA LA "GLORIFICAZIONE DEL COMUNISMO"
E QUELLE DEL FASCISMO E DEL "TOTALITARISMO"
IL COMUNISTA GRIDA AL FASCISMO, L'ANTICOMUNISTA BRINDA E CHIEDE IL BIS. MA ENTRAMBI SBAGLIANO.
ECCO PERCHE'
di Claudio Moffa
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Kaczynski in visita al Memoriale dell'Olocausto in Israele (12 settembre 2006). Ebreo, Kaczynsky secondo alcune fonti avrebbe vinto con i voti "antisemiti" |
MIsraeli President Sh. Peres and Polish President Lech Kaczynski attend a memorial service at the site of the Treblinka death camp on April 14, 2008 , Poland. |
Lech Kaczynsky è stato il primo Presidente della Polonia a visitare una sinagoga, nello specifico quella principale di Varsavia (21 dicembre 2008) |
Che il ministro polacco Elzbieta Radziszewska sia un'ebrea o comunque, secondo cognomistica razziale (razzista?) coltivata e rimarcata dai siti pro-sionisti europei, di origine ebraica, è questione secondaria. Certo questo dato, occultato dai grandi mezzi di informazione, può far ipotizzare un calcolo preciso, un machiavellico do ut des – a ciascuno la sua polizia del pensiero, i suoi reati di opinione, i suoi perseguitati – in una fase storica in cui il dogma dell'Olocausto si sta incrinando un po' ovunque. Come dire: voi prendetevi quei comunisti che hanno coperto i responsabili del massacro della foresta di Katyn (migliaia di militari polacchi uccisi) attribuendolo ai nazisti. Noi ci prendiamo i “negazionisti” e gli "antisemiti", nascosti dietro le sembianze cattoliche, nazionaliste e financo comuniste.
Tutto questo potrebbe apparire vero. Ma non è così, e comunque il punto non è questo: il punto è invece l'incoscienza con la quale rischiano di reagire sinistra e destra alla nuova triste notizia di questa Europa tanto “democratica” tanto “anticomunista” tanto “antifascista” da essere alla fine totalitaria: gli anticomunisti o restano indifferenti o addirittura sono entusiasti perché finalmente i rossi verranno messi in galera se proveranno a “glorificare” il comunismo (ma cosa vuol dire questo termine? Se uno dice che nei regimi comunisti tutti avevano un lavoro, e che esistono fasce notevoli di popolazione dei paesi dell'Est Europa che rimpiangono la politica sociale dei regimi del “blocco di Varsavia”, glorifica il comunismo?). A sinistra si grida al fascismo, e si diffonde il ritornello un po' vetusto del toro anticomunista che ha paura del rosso. Entrambe le reazioni sono di corto respiro, settarie, autolesioniste e dunque sbagliate. Perché?
Innanzitutto il provvedimento mette fuori legge non solo le idee comuniste ma più in generale «la produzione, la distribuzione, la vendita, il possesso... la stampa, la registrazione e altre rappresentazioni di simboli del comunismo, del fascismo o del totalitarismo». Dunque la Radziszewska ha servito il piattino liberticida a tutti, fascisti e "totalitari" compresi: anche a coloro cioè che sognando non Stalin ma Mussolini e Hitler, e coltivando ancora un "anticomunismo" che non ha quasi più ragione di essere, stanno in queste ore col bicchiere di champagne in mano brindando alla agognata fine, per imbavagliamento e arresto, dei loro storici nemici: senza sapere che a loro toccherà analoga sorte.
In secondo luogo, e visto quanto appena detto, si tratta di capire se il comunismo e quale, sia veramente un pericolo oggi a Varsavia e sia l'obbiettivo principale del governo polacco: paese di frontiera dell'Europa cristiana, infatti, la Polonia ha sempre avuto forti radici cattoliche ed è stata tradizionalmente segnata da periodiche conflittualità fra masse cattoliche, soprattutto contadine, e comunità ebraiche locali. Da cui non solo fatti orribili come il pogrom di Kielce del 4 luglio 1946, subito dopo cioè la fine della guerra e connessa chiusura dei lager nazisti, ma anche una marcata tradizione antisionista nello stesso regime comunista: i fatti del 1968, il ruolo all''epoca di Gomulka, già condannato come deviazionista "di destra" e "nazionalista" dall'entourage staliniano e riabilitato dopo il rapporto Kruscev, indicano che come in ogni paese (vedi il "catto-comunismo" e compromesso storico in Italia, o la questione contadina in Mao), anche in Polonia il movimento comunista si plasmo' tenendo conto della specificità storica del paese. Quella tradizione è stata oggi cancellata completamente, per quel che riguarda certo "nazionalismo" e "antisionismo" del vecchio PC polacco? Oppure, in un'epoca storica di profonda crisi economica e di diffusi sentimenti antisionisti ("antisemiti" secondo la traduzione politically correct) in tutto il mondo, e in un'Europa orientale contrassegnata dal risveglio putiniano contro la banda finanziaria di Eltsin e contro l'assedio sorosiano dei paesi ex satelliti, esso sopravvive nell'opposizione di sinistra al governo del presidente Lech Kaczysnki?
Quale che sia la risposta a questa domanda, e all'altra connessa relativa a chi saranno i primi ad essere colpiti dalla legge Radziszewska, una cosa è certa: il provvedimento liberticida costituisce una minaccia per tutti. Certe destra e sinistra ferme ai conflitti del passato - ovvero: che leggono i conflitti di oggi con le chiavi interpretative di venti anni fa - non hanno capito che la questione della libertà di opinione riguarda entrambi gli schieramenti, e che dovrebbe essere interesse di tutti convergere verso posizioni liberali su questo specifico terreno: le più difficili ad essere perseguite con coerenza, perchè ben più rivoluzionarie e rischiose che l'attardarsi - sul piano della libertà d'opinione per il nemico - sull'amarcord ideologico del tempo che fu, i manganelli da una parte e la pregiudiziale antifascista dall'altra.
Questo discorso riguarda chi assalta a Villa Ada in Roma un gruppo musicale "comunista" noto per le sue canzoni e il suo impegno propalestinese; ma anche chi fa la stessa cosa nei confronti dei gruppi di Casapound. E' il già ricordato "antifascismo fascista" di cui a una intervista un paio di anni di Silvia Cattori a Jean Bricmont. Un problema, nella sinistra "radicale", è quello della fase storica in cui ritiene di operare: "la transizione al socialismo" o quella verso la democrazia? I grandi temi di oggi - la crisi economica e il ruolo in essa della finanza internazionale e connessi paradisi fiscali; i poteri di casta cooptativa che ledono la sovranità popolare e le sue rappresentanze elettive; il monopolio massmediatico che viene ridicolmente e ipocritamente ridotto al conflitto di interessi di Berlusconi; le guerre "umanitarie" postbipolari contro paesi arabi islamici o già neutralisti e non alllineati fino all'antisovietismo (la Jugoslavia di Milosevic, l'Iran di Ahmedinejad): tutto questo è questione di "socialismo" classista (fino alla ricerca tragicomica di "rappresentanti" gruppettari rigorosamente di sinistra in Palestina, Iraq e Afghanistan, tanto per fare il "pendant" marxleninista alle politiche stragiste e antidemocratiche di Stati Uniti e Israele nella regione) o è questione di democrazia trasversale e interclassista? E in questo quadro come comportarsi quando un nazista, peraltro spesso presunto, viene arrestato e vessato perchè sostiene che le camere a gas non esistevano a fini di genocidio, o che le vittime ebree del nazismo non sono 6 milioni, e neppure 7 come da provocatorio servizio di Rai News 24 dell'ineffabile "compagno" Mineo, nel gennaio 2009, ma al massimo un milione?
Pensare al "socialismo" in termini astratti e ideologici, ha portato la sinistra a snobbare come battaglie borghesi o peggio ancora "filofasciste" quelle per il riconoscimento del diritto di parola per tutti. Ed ecco il risultato: aver taciuto sui cosiddetti negazionisti, accusando il revisionismo olocaustico di essere in sé, indipendentemente dai suoi attori, un filone "nazista", non aver fatto nulla di fronte allo scempio dell'inprigionamento di Irving e dell'avvocato Stolz in Germania perchè "di destra", ha portato la sinistra nel vicolo cieco della Polonia di Kaczynsky e Radziszewska. Sarebbe ora di cambiare rotta. Ma dubitiamo che ciò avvenga: anzi la reazione prevalente sarà probabilmente quella pura e molle (sic: perchè subalterna ai poteri forti da cui dipende la sinistra finanziaria tutta, ivi comprese le sue componenti "radicali") della condanna della nuova legge polacca come misura essenzialmente anticomunista, e del plauso-indifferenza "antifascista" alla prossima persecuzione di qualche "negazionista" di destra. In tutti e due i casi un abbaglio pauroso, e un atto di opportunistica codardia intellettuale e politica: i partigiani combattevano col mitra, questa sinistra di oggi è pronta a comportarsi da aguzzina nei confronti di un marginalissimo militante o intellettuale di destra estrema, per un reato di opinione, ma all'occorrenza, se invita un (lui sì) coraggioso storico israeliano di nome Ilan Pappé, è capace di fare un caporalesco occhiolino persino al "bundismo" (Cararo, commento scritto ai margini dell'iniziativa romana con l'autore de La pulizia etnica in Palestina). Un modo furbo di far capire ai propri sponsor economici e, in senso lato, anche mediatici che sì, chi ha invitato Pappé ha fatto un passo troppo osè dando voce a quell'intellettuale odiato in Israele, ma è sempre del giro doc, del giro bundista, quello stesso permeato di razzismo esclusivista, contro cui ha sempre polemizzato duramente la tradizione di sinistra marxista. |
20 novembre 2009
NO ALLE DIRETTIVE CAPESTRO
DELL'UNIONE EUROPEA.
L'ACQUA, UN BENE DI TUTTI
DA NON PRIVATIZZARE.
Acqua, fra diritto e mercato. Modelli
di democrazia e privatizzazioni
di Giovanni Paletta
Il Senato ha approvato, il 4 novembre u.s, il DL 135/091, in cui, dopo aver rilevato che i servizi pubblici locali, tra cui l’acqua, sono di “rilevanza economica” vieta ai Comuni di detenere quote di maggioranza nella gestione del servizio.
La Camera ha approvato questa norma su cui ieri 18 novembre il Governo aveva posto la fiducia inserita nel Decreto Legge salvainfrazioni comunitarie. Comunque è bene sottolineare che in questo tipo di liberalizzazioni, volute dal governo berlusconi, è ingannevole invocare i diritti comunitari poiché l’Europa, senza dire nulla sulle aziende pubbliche, afferma solo che i gestori vanno scelti con procedure, senza distinzione fra pubblico e privato.
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16 novembre 2009
Berlusconi sotto tiro come Craxi ...
LA MINACCIA DI AL QAEDA
FRA MITO E REALTA'
di Claudio Moffa
(16 novembre) - Il Giornale a tutta pagina con le minacce di Al Qaeda contro Berlusconi. Vero o non vero? Attentato islamico o no? Letta smentisce, Fini intervistato da Lucia Annunziata dice che lui non ci crede, anche se aggiunge che probabilmente il Premier ha fonti più sicure delle sue. In effetti entrambe le letture hanno le loro ragioni: o una invenzione di un Berlusconi in difficoltà, che “fa la vittima” per incassare consenso e per deviare l'attenzione dalle polemiche sul DDL Gasparri si processi brevi. Oppure una vera minaccia, nonostante la smentita ufficiale dei servizi segreti, e come si potrebbe pensare in base a alcune considerazioni: 1) l'attentato di Milano prova che il pericolo di un terrorismo più o meno “islamico” esiste, eccome ...
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10 novembre 2009
ENRICO MATTEI E SILVIO BERLUSCONI
DIFFERENZE E ANALOGIE DI DUE VICENDE CHE HANNO SEGNATO LA STORIA DELL'ITALIA E DELLE SUE PROIEZIONI INTERNAZIONALI
di Claudio Moffa
"... Dunque, bisogna azzerare il problema? Non esiste un “caso Berlusconi” come all'epoca ci fu un “caso Mattei”? Sarebbe segnale di ottimismo incosciente pensarlo: in realtà il tasso di conflittualità non lo si misura in termini di radicalità della linea politica perseguita giudicata secondo criteri astratti e astorici, senza considerare cioè i mutamenti degli equilibri generali dagli anni Cinquanta ad oggi fra poteri eversivi e poteri costituzionali in tutti i paesi dell'Occidente. Tutta la storia della repubblica italiana è segnata da casi oscuri e minacce contro chiunque abbia sfidato il mondo della finanza pura e il potere bancario e le loro proiezioni politiche. Tutta la strategia della tensione degli anni Sessanta e Settanta porta il segno-indizio dell'oltranzismo israeliano. Il “caso” Berlusconi non fuoriesce da questo quadro ..."
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5 novembre 2009
Giorni densi di notizie significative per i due paesi.
Come al solito demonizzate o semioscurate
AHMEDINEJAD E BERLUSCONI BIS
di Claudio Moffa

Due immagini di un incontro durante la guerra di Gaza
del gennaio 2009: a sinistra Ronchi a Pacifici, a destra la
foto di gruppo con Gattegna, Ronchi, l'ambasciatore
d'Israele Gideon Mair, Fassino, Pacifici
(5 novembre) - Ripropongo un mio articolo di qualche giorno fa. Le ultime notizie dall'Iran e dall'Italia per me sono una conferma sostanziale di quanto sostengo: paesi diversissimi, da “fronti” diversi, l'Italia di Berlusconi e l'Iran di Ahmedinead soffrono una identica aggressione da parte di consimili poteri forti mascherati da difensori della “democrazia”. In Iran Ahmedinejad è stato sconfitto dal Parlamento su una legge a favore degli strati “proletari” della popolazione, il che la dice lunga sulla natura dello scontro in atto anche dal punto di vista interno. Ma il consenso popolare attorno alla sua persona è fortissimo: secondo il filmato Youtube di cui al link qui sotto pubblicato, in centinaia di migliaia sono scesi in corteo a favore del governo, in occasione dell'anniversario dell'occupazione dell'ambasciata americana nel 1979. Ma pressoché nessuno ne parla e scrive, tutti hanno “visto” solo le poche migliaia di sostenitori di Mousawi in piazza anche loro e riportati con correttezza professionale in coda al servizio nel filmato youtube. Tutto questo, in Italia, è censura, parte essenziale della campagna mediatica antiraniana.
E attenzione però, quando su youtube qualcuno riesce a sfondare il muro del silenzio ecco lo scherzetto dei gestori del sito: alla conclusione del filmato qualcuno ha appiccicato le icone-link di altri due video, in uno dei quali un tipo tutto vestito in nero dice che lui è conservatore (e maschio) e gli stanno bene i conservatori e maschi come Ratzinger e Ahmedinead. Non è da prendersela con questo signore, che beve la terminologia giornalistica di Repubblica e compagnia (una origine molto lontana, per la prima volta il termine "conservatore" fu applicato in modo rovesciato rispetto al significato tradizionale del termine, agli avversari interni della perestroika di Gorbaciov) come fosse la verità. La responsabilità del fattaccio è di chi gestisce Youtube, la “dittatura dall'alto” che è capace di stravolgere lo strumento di liberazione di internet in propaganda martellante contro il nemico di turno: infatti, se separiamo i due filmati, essi evidenziano come la rete possa essere liberatoria, nel primo caso perché riesce a far filtrare notizie controcorrente che i grandi mass media non diffondono, nel secondo perché danno possibilità anche al normale cittadino di dire comunque la sua, bestialità o genialità che sia. Ma è la somma dei due filmati, che trasforma entrambi in disinformatio pura: lo sciagurato che ha abbinato i due video vorrebbe far credere che Ahemdinejad è, primo, un conservatore – e non è vero, perchè è nuclearista e “populista” – e secondo, gode della ammirazione significativa dei maschi maschilisti italiani. Un vero imbroglione, l'autore dello scherzetto: questo anche è internet. Ritorna il discorso sui falsi dibattiti con nicknames, sulle censure e chiusure di pagine scomode su Facebook, a “schedatura” Mossad-Cia ultimata, sulla mancanza di trasparenza e di regolazione della rete, sullo strapotere dei grandi server e motori di ricerca (vedi sul sito 21e33.it, l'articolo “questo sito”). Ci vuole una regolamentazione, a difesa dei singoli utenti, del diritto di autore, del rispetto dell'integrità e correttezza della notizia. Assurdo? No, necessario.
E Berlusconi, quali gli aggiornamenti del suo complotto? Fra le tante, almeno tre notizie sono utili: il Presidente del Consiglio ha annunciato che si recherà in visita in Israele nel gennaio 2010 riconfermando la sua grande e plateale amicizia con lo Stato ebraico. Come i suoi grandi nemici Montanelli e Travaglio. Sostiene nello stesso tempo D'Alema come ministro degli esteri europeo - cosa che fa inorridire i proisraeliani doc - e attacca frontalmente le "colombe” finiane, e cioè Ronchi, di cui alla foto sopra riprodotta. No comment: la situazione è complessa, sentire il Diliberto che quello di Berlusconi è un governo “reazionario” fa un po' piangere e un po' ridere. Comunque, il centrodestra così va forte, fortissimo, la sinistra cola a picco. O per meglio dire, la nomenclatura della sinistra, allo sbando completo. Perché poi, nella nostra epoca “complessa”, le categorie destra e sinistra, per chi ci crede, vai a sapere dove stanno veramente …
Qui di seguito il link del video sull'Iran su youtube (segnalato da Hosseyn Morelli):
Iran Tehran 4/11/2009: Centinaia di migliaia di iraniani sconfiggono l'allenza verde-USA http://www.youtube.com/watch?v=fCaPzMUSXUg
Qui sotto la finestra con l'articolo su I due complotti
19 ottobre 2009
Due paesi e due leaders diversi, entrambi sotto attacco sul piano interno e internazionale
AHMEDINEJAD E BERLUSCONI:
I DUE COMPLOTTI
di Claudio Moffa
Uno strano destino sembra accomunare due personalità e due paesi così diversi fra loro: è dal giugno scorso che l'Italia di Berlusconi e l'Iran di Ahmedinejad sono teatro di eventi che solo uno sguardo molto ingenuo potrebbe percepire come casuali o come frutto esclusivo delle “intemperanze” o delle “aberrazioni” dei due leaders. In realtà, è evidente che si è di fronte a due complotti tesi a destabilizzare i governi di Roma e di Teheran, consacrati dal voto popolare e protesi a cambiamenti capaci di incidere non solo sugli equilibri interni ma anche su quelli internazionali. Le due derive sono, fatte salve le differenze storiche e istituzionali fra i due paesi, molto simili: prima l'aggressione sul piano elettorale, poi la mobilitazione di piazza, infine – falliti i due tentativi, e a fronte della consimile determinazione di Ahmedinejad e Berlusconi a non “mollare” alle pressioni delle rispettive cosiddette “opinioni pubbliche” – l'escalation violenta: alle voci sulla morte di Khamenei, alle violenze di piazza contro Ahmedinejad, e all'attentato stragista del Belucistan, ben corrispondono - tenuto conto delle diversità storiche fra i due paesi - da una parte la diffamazione permanente via internet, tv e “stampa progressista” contro il Presidente del Consiglio italiano, e dall'altra le minacce dirette contro la sua persona. Alcuni, mezzo loffi e mezzo superficialii, minimizzano, ma in realtà quell'istigazione a delinquere via internet di un dirigente del PD di De Benedetti “sparate a Berlusconi”, e il volantino “comunista” che promette la “rivoluzione” contro la maggioranza liberamente eletta dal popolo e dal proletariato italiani, non sono da sottovalutare ....
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3 novembre 2009
GUERRE VERE
E SCHERMAGLIE MEDIATICHE
(AGI) - Roma, 1 nov. - Non e' solo Benjamin Netanyahu a volere che l'Italia resti al comando dell'Unifil, la forza di pace incaricata di monitorare il confine tra il Libano e Israele e alla cui guida dovrebbe subentrare la Spagna. "La base e la dirigenza di Hezbollah la pensano, cosa singolare, allo stesso modo del premier israeliano", spiega all'AGI Talal Khrais, Segretario generale di Assadakah, il Centro italo-arabo e del Mediterraneo che ha sede a Roma. "Questo e' un momento molto delicato -sottolinea Khrais, giornalista libanese- e l'Italia conosce bene il Medio Oriente dai tempi di Mattei e il Libano,
in particolare, dal 1982. Per gli spagnoli, che hanno sempre concentrato l'attenzione sull'America Latina, il Libano non e' mai stato una priorita'". Unifil, ragiona Talal Khrais, opera in "una vasta area di maggioranza sciita che ha avuto sempre ottimi rapporti con gli italiani" e "tutti i libanesi, malgrado le divergenze politiche concordano che il Paese del vecchio continente e' un vero amico che si presenta nei momenti piu' difficili". Con gli spagnoli, invece, "la situazione e' molto differente, loro si affacciano al martoriato Paese da poco, sono meno integrati e meno amati".
E in questo momento, conclude Talal Khrais sulla base di contatti e incontri avuti con la dirigenza di Hezbollah, "la collaborazione tra il generale Graziano (comandante di Unifil, ndr.) con Hezbollah e' fondamentale e fa bene a tutti, sia agli stessi sciiti sia ad Israele". (AGI)
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30 settembre 2009
VIA DALL'AFGHANISTAN
TRATTANDO CON I TALEBANI
E INDAGANDO (ANCHE) A "NEW YORK"
di Claudio Moffa
(30 settembre) Napolitano corregge Berlusconi, Berlusconi alza i toni in una logica di compattamento “patriottico” contro gli assalti golpisti cui è sottoposto dal giugno scorso, qualcuno nella sinistra estrema aggiorna e ripete l'indecente e idiota slogan del 2003 “una due trecento Nassirya”. Oggi poi, due altri articoli, quello di Lucia Annunziata che – ovviamente “da sinistra” – punta il dito sul "coraggio" e l'esposizione americani contrapposti alle furbizie e "codardie" degli europei; e l'altro di Furio Colombo che – dimentico del suo libello Israele passato e futuro pubblicato ai tempi della prima guerra contro l'Iraq, in cui manifestava fremiti bellicisti nei confronti dell'odiato Saddam Hussein – da tempo, pur di dar addosso a Berlusconi, è diventato un pacifista e strenuo difensore dei Talebani. Nessuno però dei grandi mass media e degli opinionisti più o meno autorevoli mi sembra abbia detto dal 17 settembre scorso ad oggi, le tre cose essenziali della sempre più drammatica situazione afghana.
La prima è ricordarsi e ricordare che l‘obbiettivo dichiarato dell'attacco americano del 7 ottobre 2009 non fu l' “esportazione della democrazia” – alibi successivo a consolidamento dell' invasione, secondo una filosofia interventista oggi cassata da Obama come una delle aberrazioni dell'era Bush – ma la sconfitta di Al Qaeda e la cattura di Bin Laden, al quale era stato attribuito (senza vere prove e in assenza di alcuna rivendicazione fino al 2004) la paternità del massacro delle Torri Gemelle. Ovviamente i motivi veri all'epoca furono altri, ed uno soprattutto: la calcolata isteria neocons e di Donald Rumsfeld finalizzata a trascinare gli Stati Uniti del debole Bush nello scontro di civiltà con il mondo islamico.
La seconda è che se si volesse veramente mantener fede a quell'obbiettivo dichiarato, bisognerebbe ammettere che, dopo 8 lunghi anni di guerra, c'è una sola cosa da fare per uscire dalla palude: abbandonare il corrotto e inconsistente Karzai e trattare con i Talebani. I motivi sono due: primo, tuttoggi mancano certezze non solo che Al Qaeda abbia la sua centrale operativa in Afghanistan ma anche che i collegamenti fra Talebani e Bin Laden fossero nel 2001 altro che uno scambio di favori dettato da esigenze di reciproca sopravvivenza, uno scambio cioè fra finanziamenti e ospitalità ad Al Qaeda nelle imprendibili montagne afghane.
Secondo, l'esperienza di “lotta al terrorismo internazionale” dal 2001 ad oggi ci dice con ogni evidenza che il modo migliore per far vincere e diffondere lo stragismo transnazionale di Al Qaeda è abbattere governi e regimi legittimi dopo averli fantasiosamente bollati come alleati di Bin Laden: così è accaduto in Iraq con le tragico-farsesche accuse al laicissimo Saddam di essere alleato di Bin Laden; così in Somalia, a causa dell'invasione etiopica del 2006 tesa a bloccare il processo di pacificazione e di costruzione di un vero Stato radicato nel territorio – dopo 15 anni di guerra civile – ad opera delle Corti islamiche; così nel Darfur, la cui guerriglia islamica è sostenuta non solo da Israele ma anche da Al Qaeda; così, appunto, in Afghanistan.
Il meccanismo è semplice: le guerre d'invasione, presentate alla stregua della guerra di Libia del 1911, come facili passeggiate per ripristinare la “libertà” e sconfiggere i “terroristi”, si scontrano con una realtà ben diversa: producono in effetti da una parte la resistenza in forma di guerriglia dei regimi rovesciati, e dall'altra una situazione di interregno e di disseminazione di “terre di nessuno” su tutto il territorio dello Stato aggredito. Ed è in queste “terre di nessuno” che si radicano con facilità gli “stranieri” di Al Qaeda, che ancora una volta la becera propaganda occidentale pretende di presentare come alleati delle guerre di liberazione nazionali, favorendo una spirale di guerra e di destabilizzazione locale e internazionale senza fine. In Afghanistan poi, questo processo è favorito dalla geografia particolare del territorio – il terreno montuoso mai “territorializzato” dalla plurisecolare colonizzazione umana se non come transumanza nomade – che ha sempre impedito l'edificazione di un vero e proprio Stato. Peculiarità del sistema-paese Afghanistan che però non elimina la questione “politica”: infatti solo un governo centrale forte a Kabul (forte nelle condizioni storico-geografiche date) può creare le basi per la soluzione del problema Al Qaeda. Questo non vuol dire far proprio l'integralismo islamico che un tale regime esprimerebbe, con tutto quello che la cronaca degli ultimi anni - più o meno esagerando - ci ha consegnato: dalle statue di Budda al burka, alla sharia. Vuol dire solo fare i conti con la realtà, puntare all'obbiettivo principale dell'isolamento e della sconfitta dello stragismo transnazionale qaedista, confidando peraltro che lo stesso superamento delle forme più retrive dell'espressione religiosa islamica – che come tutte le religioni del mondo presenta più facce – può verificarsi solo in un clima di pace e di cooperazione internazionale. O l'Occidente - quale? – vuole che – rovesciando i regimi laici o laicheggianti islamici - tutto il mondo musulmano diventi integralista?
Ma tutto questo non basta. C'è un altro binario ....
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11 settembre 2009
La sinistra che non c'è
IL "COMPAGNO TREMONTI"
E LA "SINISTRA FINANZIARIA"
di Claudio Moffa
IL MITO DEL LUGLIO 60
... Tranquilli, compagni: posto che fosse prossimo qualcosa che possa assomigliare al luglio 60 (cosa assai improbabile) esso non avrebbe alle spalle il PCI di Togliatti e il PSI di Nenni, né avrebbe come sbocco le nazionalizzazioni del centrosinistra DC-PSI di mezzo secolo fa. Alle spalle della vostra “rivoluzione” ci sarebbe il capitalista De Benedetti: con le sue profezie recenti sulle “spese proletarie” nei supermarket, con i suoi passati licenziamenti all'Olivetti, 2-3000 operai in un sol colpo, e con la vicenda SME emblema della svendita del patrimonio pubblico al capitale privato. Alle spalle questo, e in prospettiva nessuna, nessunissima rivoluzione ma l'esatto opposto: il secondo colpo di stato nella storia della Repubblica dopo quello di Tangentopoli, e dopo quelli falliti, dello stesso sostanziale segno quanto a politica sociale e economica, degli anni Sessanta e Settanta. La prima Tangentopoli è stata esaltata dalla sinistra estrema (tranne piccole, marginali, inutili eccezioni) poi è arrivata la riflessione e il quasi pentimento vista la macchina delle privatizzazioni e del maggioritario messe in moto dalla “rivoluzione” dipietrista. Adesso si ricomincia, tutti appresso alle dieci domande. Perché non fermarsi un attimo, riflettere, cambiare rotta?
I DUE MARX: IL CAPITALE (1867)
... La breve citazione di Marx prima riportata ha delle conseguenze paradossali ... Ed ecco che anche banchieri e finanzieri – “il capitale per il commercio di denaro” – assumono una funzione solo “tecnica”, completamente subalterna a quella del capitale industriale sia dal punto di vista economico sia da quello storico. Nella quarta sezione del III Libro de Il Capitale , Marx descrive il “ capitale per il commercio di denaro ” come mera “ parte del capitale industriale ” che da questo “ si stacca ” per eseguire “ operazioni monetarie per tutta la classe dei capitalisti industriali ”: il capitale finanziario è cioè solo “ capitale industriale … che esce dal processo di produzione ”: esso perciò “ rappresenta un costo di circolazione, ma non crea valore ” ed è manovrato da una “ categoria speciale di agenti o di capitalisti ” che agisce “ per tutta la classe di capitalisti ”. Nessuna autonomia vera , dunque, nell'imposizione dei tassi bancari e usurari ...
I DUE MARX: LE LOTTE DI CLASSE IN FRANCIA (1848)
... Al contrario, nelle Lotte di classe … emerge un Marx giovane, che non gioca ancora in Borsa come più tardi a Londra: un intellettuale ribelle alla sua tribus di appartenenza (si ricordi la Questione ebraica del 1843), e che – sia pure nella fugace brevità di una cronaca della rivoluzione – vede un'alleanza di fatto fra classi produttrici, operai e industriali, contro la rapace e sanguisuga aristocrazia della finanza “francese” con il suo regime autoritario e la sua stampa falsamente “libera” e ingannevole. Questa era la lettura della rivoluzione del 1848 di Marx. Un Marx che faceva del capitale finanziario il protagonista della Politica e della Storia della Francia di Luigi Filippo ...
MARX NELL'EPOCA DELLA FINANZIARIZZAZIONE DELL'ECONOMIA
... proviamo invece ad applicare il Marx del 1848 a fatti, problemi, fenomeni degli ultimi vent'anni. La prima domanda è: chi determina oggi gli eventi cruciali del pianeta? Quale capitale pretende di fare e in buona parte fa la Storia all'alba del nuovo secolo? Quale capitale è protagonista delle terribili guerre che hanno assassinato la Jugoslavia e l‘Iraq? La risposta dei maghi zurlì dell' economia “marxista” è che capitale finanziario, bancario e industriale sono fusi in un unicum inscindibile, alibi per disinteressarsi (e restare al servizio sia pure indiretto) del capitale finanziario e bancario ...
... nel 1996 scrissi un intervento su L'Ernesto uno dei cui paragrafi, dedicato appunto a questo problema (avevo un paio di anni prima partecipato a un convegno all'Università di Teramo, in occasione del centenario del III Libro: 1994, con una relazione su “Il III Libro alla verifica empirica della storia”) proponeva la questione oggi cruciale degli statarelli e dei paradisi fiscali: “ Chi mai oserà violare le “indipendenze” delle Bahamas e del Liechtenstein, per difendere il potere d'acquisto dei redditi fissi di operai e impiegati? ” . Ora la risposta ce l'ho ...
GEORGE SOROS E LA A.S. ROMA
... quale significato attribuire agli assalti periodici di Soros alla Roma? E' solo uno “sfizio” personale dello straricco magnate, di guidare una ottima squadra di calcio, o anche il desiderio di acquistare quella squadra, nel cuore della Roma cristiana? L'interrogativo probabilmente è eccessivo: è certo comunque che il filantropo Soros fa sempre investimenti “politico-ideologici”, così come è certo che oggi il calcio è diventato, nel bene e nel male, il vettore ideologico di alcune grandi e cruciali tematiche dei nostri tempi: razzismo e antirazzismo ad esempio, con i loro impropri e continui scivolamenti in campi altri, in cui l'antirazzismo è alibi per parlare di tutt'altro e per diffamare religioni, ideologie e politiche diverse dalla propria.
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30 agosto 2009
Nel giorno dell'ennesimo no di Israele allo Stato palestinese
TEL AVIV INSULTA IL PRESIDENTE DELL'UNIONE AFRICANA GHEDDAFI.
LA COLPA DEL LEADER LIBICO?
AVER DETTO LA VERITA': CHE ISRAELE E' IL PRINCIPALE PROVOCATORE DELLE GUERRE POSTBIPOLARI AFRICANE. FATTI CHE QUALSIASI SERIO PROFESSIONISTA DELL'INFORMAZIONE CONOSCE, MA CHE NESSUNO VI RACCONTA. ECCO PERCHE'
| La notizia (www.repubblica.it) |
l leader libico all'Unione Africana. "Gerusalemme alimenta le guerre in Africa. Via le ambasciate"
La risposta del ministero degli Esteri: "Non c'è più nessuno che lo prende sul serio"
Scontro Gheddafi-Israele
"Il Colonnello? Bulletto da circo"
TRIPOLI - Gheddafi accusa Israele di essere "dietro tutti i conflitti in Africa". Israele replica: "Il Colonnello? Un bulletto da circo". Davanti ai leader dell'Unione Africana riunita a Tripoli, il presidente libico non usa giri di parole: "E' Israele che alimenta le crisi in Darfur, nel Sud del Sudan e in Ciad", tuona davanti a venti capi di Stato africani. "E' Israele che alimenta le guerre per sfruttare le ricchezze di quelle aree. Via le ambasciate israeliane dall'Africa".
Nel giorno dei festeggiamenti per il 40esimo anniversario della Rivoluzione verde, Muammar Gheddafi prende la parola sotto la tensostruttura allestita sul lungomare della capitale. Ad ascoltarlo c'è anche il presidente sudanese Omar Al-Bachir , ricercato dal Tribunale penale internazionale dell'Aja per crimini di guerra e contro l'umanità.
Non usa giri di parole Gheddafi, ma da Israele non tarda la risposta, altrettanto dura ed esplicita. "Quel circo equestre itinerante che è Gheddafi - dice il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Yigal Palmor - è divenuto da tempo uno show tragicomico che imbarazza chi lo ospita e la nazione libica che ne paga il conto. Mi chiedo se vi sia ancora qualcuno al mondo che prende seriamente ciò che dice quest'uomo. Noi comunque siamo certi che nessuno stato darà peso alle azioni teppistiche di questo bulletto".
Israele ha dieci ambasciate in Africa e nei prossimi giorni il ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman, ha in programma di cominciare un viaggio in diversi stati africani - il primo di un capo della diplomazia israeliana dopo molti anni - con l'intento di rafforzare le relazioni sul continente.
L'agenzia di stampa libica Jana ha intanto pubblicato il discorso integrale di Gheddafi durante la cena con Silvio Berlusconi per l'anniversario del Trattato di amicizia italo-libica. Il presidente libico ha annunciato che le celebrazioni si ripeteranno tra un anno in Italia "in modo da consolidare l'amicizia" tra i due Paesi. Nel suo discorso, Gheddafi è tornato più volte a lodare "il coraggio" mostrato dall'"amico" Berlusconi. |
Riproponiamo qui sotto un articolo dedicato quasi per intero all'analisi delle guerre di Israele in Africa.
Una verità sempre taciuta (probabilmente anche oggi: verificare se "la notizia" odierna per i grandi mass media è il bullesco insulto al leader libico, o la verifica professionale delle accuse di Gheddafi), perchè Israele è il vero tabù dell'informazione in Italia e in tutto il mondo occidentale
L’accusa di Gheddafi contro la Corte Penale Internazionale è condivisibile: un processo a chi faziosamente processa solo i nemici di Israele?
LA “GIUSTIZIA INTERNAZIONALE” POSTBIPOLARE: UNO STRUMENTO NELLE MANI DI ISRAELE
E DEI SUOI ALLEATI NEGLI USA E IN EUROPA
di Claudio Moffa
Gheddafi ha ragione, la Corte Penale Internazionale è un’organizzazione terrorista a fini di dominio planetario. Del resto in tempi recenti, chi scrive ha denunciato la assoluta parzialità della CPI in un paio di convegni internazionali. Dominio di chi? Non so cosa pensino i leaders della nuova “internazionale” che si va affermando giorno dopo giorno sulle rovine del vecchio campo socialista, e che solo la iperlaica sinistra marxleninista occidentale sembra - a forza di distinguo scolastici - rifiutarsi di vedere, ma il sottoscritto, da semplice osservatore di fatti internazionali, un’idea se l’è fatta da anni: primo, contrariamente alle belle speranze di tanti giuristi internazionalisti, e nonostante la non presenza di Israele e Stati Uniti fra i sottoscrittori del Tribunale fattivamente fondato nel 2002, sono proprio questi due paesi, o per meglio dire il primo di questi due paesi, se non a indirizzare i magistrati che ne fanno parte, quanto meno a giovarsi dal loro operato fazioso (1).
Secondo, nessuna sostanziale differenza esiste, almeno fino ad oggi, fra l’iniziativa giudiziaria della CPI e quella dei famigerati Tribunali ad hoc degli anni Novanta: Il TPI contro la Jugoslavia, culminato con la morte in carcere di Milosevic; quello contro il popolo ruandese hutu, un obbrobrio su cui persino Carla Del Ponte ha sollevato dubbi fino ad essere licenziata dal suo incarico di Procuratore da Kofi Annan (2); e quello sulla Sierra Leone, che a fronte delle indubitabili efferatezze della guerra civile, ha portato alla condanna dei soli oppositori all’odierno regime anglo-americano di Freetown.
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27 agosto 2009
La sinistra che non c'è
IMMIGRAZIONE, IL SUICIDIO DELLA SINISTRA
di Claudio Moffa
Non è bastata alla sinistra ufficiale l'ennesima batosta elettorale del giugno scorso; non le è bastato lo snaturamento della propria identità sociale, la perdita fino alla mutazione genetica del proprio tradizionale elettorato operaio e “proletario”. Alemanno ha vinto due anni fa nei quartieri popolari della capitale, non ai Parioli dove l'ha spuntata il PD; nel Nord la classe operaia vota da più di dieci anni Lega, nella Torino della Fiat come a Milano, ma pare che nessuno a sinistra voglia riflettere su questa tragica deriva che sta trasformando tutte le anime dell'ex PCI nel partito dei corifei del multiculturalismo e dei neo-salsicciari delle feste dell'Unità, tanto tragicamente neo-liberals quanto entusiasticamente “antirazzisti”. Non le è bastato tutto questo alla sinistra ufficiale, perché alla prima occasione pur di dare addosso a Berlusconi e di assecondare il patron De Benedetti e i suoi giornali, ricomincia il coro. Anche i suoi leaders più responsabili: Bersani alla festa genovese del PD accusa il centrodestra di ideologismi a proposito delle ultime vicende di Lampedusa: il candidato principale alla successione a Franceschini pensa alle pagliuzze altrui ma non vede le travi che hanno impalato la leadership ex piccista alla croce dell'autodistruzione. Idem Fini che – da destra - parla di emotività con riferimento alla questione sicurezza, ma non guarda con la stessa lente alla questione immigrazione, dove chi vuole un controllo del fenomeno è immediatamente tacciato di razzismo e di violazione dei “diritti umani”.
Che è successo a Lampedusa nei giorni scorsi, tanto per cominciare? Sembrò a ingenui e furbi che il gommone dei 5 eritrei fosse carico di un'ottantina di persone ....
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Leggi anche l'estratto dal libro
La favola multietnica:
per una critica della sociologia dell'immigrazione "facile"
I quattro cardini metodologici della mistificazione sociologica dominante
(da C.M., La favola multietnica. Per una critica della sociologia dell’immigrazione “facile”, 2002, pp. 16-20)
Il libro riunisce una serie di analisi e saggi scritti in occasione di due ricerche internazionali: la prima è l'Osservatorio contro le discriminazioni etniche e di genere (Odeg), progetto finanziato dall'Unione europea e diretto da Claudio Moffa, al quale hanno partecipato università e centri studi di 4 paesi europei: l'Italia (Università di Teramo), la Danimarca, il Portogallo, la Spagna. Il secondo è il progetto Intemigra coordinato dalla Regione Abruzzo e diretto da Ercole Causi e Francesco Carchedi. |
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Due trasmissioni sull'11 settembre, a Matrix e a La 7, ripropongono una annosa questione della sinistra e del movimento pacifista: si può essere antiisraeliani, o bisogna rifugiarsi nel solito, superficiale e tutto sommato comodo antiamericanismo?
IL "POLITICALLY CORRECT"
DEL "COMPLOTTISMO"
Prima Matrix di Enrico Mentana, ospiti Marco Taradash e Giulietto Chiesa; poi La 7 conduttore Enrico Vaime, ospiti da una parte due ricercatori pacifisti - Montesano e Bosco - e dall'altra Carlo Panella. Il tema era lo stesso: la versione ufficiale dell'11 settembre - l'attentato fu fatto da Bin Laden - è attendibile o no? Taradash e Panella a difendere l'ortodossia massmediatica, nonostante l'ormai certa evidenza delle grandi bufale propinate sulla guerra a Saddam Hussein dall'amministrazione Bush e dalle solite autorevolissime firme della stampa nazionale e internazionale. Chiesa e i due ospiti di La 7 che rispondono, più o meno, di non avere controverità da proporre ma di esser certi per abbondanza di fatti e prove che la versione ufficiale degli attentati alle Torri gemelle non torna.
Tutto sembra a posto dunque, due reti televisive importanti dànno mostra di grande democrazia e pluralismo e nell'arena si combatte: da una parte i difensori di Bush, dall'altra i nemici di Bush, da una parte i filoamericani, dall'altra gli antiamericani. Uno scontro leale e par condicio, ad uso del telespettatore chiamato a confrontare fatti ed argomenti battuta dopo battuta.
In realtà le cose non stanno così...massmediatica ... Chiesa e i due ospiti di La 7 che rispondono, più o meno ....
DOSSIER 11 SETTEMBRE
11 SETTEMBRE, PALESTINA RADICE DELLA GUERRA
LA CO-REGIA ISRAELIANA DELLO "SCONTRO DI CIVILTA'" (gennaio 2002) |
NORMAN FINKELSTEIN
L' "Olocausto" fra Storia e Politica
Conferenza alla Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Teramo
E' stata la prima visita di Norman Finkelstein in Italia. Una iniziativa promossa dalla cattedra di Storia e istituzioni dei paesi afroasiatici, nell'ambito di una ricca giornata seminariale a cui avrebbero dovuto partecipare tanti storici e intellettuali italiani. Qualcuno assente per motivi veri, molti altri non si sa perché, alla fine solo tre parteciparono oltre a Moffa: Ferdinando Cordova, Claudio Lojacono e Aldo Bernardini. L'allora rettore negò nero su bianco i suoi saluti ufficiali al grande storico ebreo americano (tranne far aderire all'iniziativa la rivista Trimestre) anche se sul programma poi diffuso - pubblicato prima della sua risposta scritta alla richiesta di chi aveva organizzato la Conferenza - i saluti ufficiali ufficialmente comparvero.
In realtà, ad onta di tali disguidi - che merita citare per denunciare il clima che, quando si tocca Israele, circonda spesso la libertà di pensiero, di espressione e di stampa nel nostro "libero" Occidente - la conferenza e il dibattito successivo ebbero un buon successo, così come ebbero successo le iniziative collaterali durante la visita di Finkelstein in Italia. Una sua conferenza stampa alla libreria Odradek, cui assistettero anche due giovani ebrei romani critici nei confronti dello storico ebreo americano; alcuni articoli apparsi sulla stampa e sulle agenzie, alcuni servizi televisivi; e tutto sommato, una intervista già rilasciata da Finkelstein al Corriere della Sera, e che non uscì solo perché quel pomeriggio stesso a Milano un piccolo aereo privato andò a schiantarsi contro il Pirellone, e questa tragica curiosa notizia - una sorta di Twin Towers in formato micro, dal punto di vista tecnico - rubò spazio alle parole di verità e di coraggio di Finkelstein.
Il quale avrebbe poi visto finalmente pubblicato anche in Italia il suo Industria dell'Olocausto, per i tipi della Rizzoli, e sarebbe stato invitato (a fine anno 2002) da 8 e mezzo (il solito dibattito 4 a 1 di Giuliano Ferrara, presenti fra gli altri Pierluigi Battista) ma in quest'ultimo caso con contradditorio successo, perché purtroppo per un errore tecnico, l'audio della voce dello storico e quello del suo traduttore si sovrapponevano a quasi pari volume, impedendo agli ascoltatori di capire bene sia l'inglese che l'italiano. "Persi" i 2 milioni di ascoltatori italiani de La 7, restavano al 2002 i 200 di Teramo. Pochissimi, ma "buoni": la conferenza del prestigioso intellettuale ebreo americano, avrebbe suscitato un buon dibattito nell'aula tesi di Giurisprudenza di Teramo, e della prima domanda (sulla apparentemente impossibile funzionalità dell'antisemitismo alla strategia dell'industria dell'Olocausto) Finkelstein non mancò di sottolineare l'intelligenza e opportunità. Così iniziava la lezione:
1967, “nasce” l’industria dell’Olocausto
"Prima di tutto vi ringrazio per avermi invitato, questo è il mio primo viaggio in Italia e fra le tante città che ho visitato, Roma è stata la prima nella quale ho provato la sensazione di voler restare e vivere, perché è una città davvero speciale. E penso che mi piacerebbe anche ritirarmi a Teramo.
L’argomento di cui vorrei parlare oggi è l’industria dell’olocausto, un termine col quale intendo quelle organizzazioni, istituzioni o singole persone ebree americane, che hannosfruttato la terribile sofferenza degli Ebrei durante la seconda guerra mondiale per scopi politici ed economici. La mia esposizione è divisa in due o forse tre parti: vorrei parlare delle origini dell’industria dell’olocausto, dell’ideologia dell’industria dell’olocausto, e dell’uso dell’industria dell’olocausto per sottrarre denaro all’Europa...."
IL TESTO INTEGRALE DELLA CONFERENZA DI TERAMO
L'INDUSTRIA DELL'OLOCAUSTO. LA PREFAZIONE ALL'EDIZIONE TEDESCA
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