APPELLI e DOCUMENTI

PAGINE DEL SITO

CHI SONO

 


PAGINE


Home Page
Africa
Diritto
Enrico Mattei
Iran
Palestina-Israele
Terrorismo
Università


1. CONTRO
LA SECESSIONE
DELLA SLOVENIA (1991)

All'inizio della crisi della Jugoslavia, ecco un appello anticipatore della certa tragedia se non si fosse messo un argine alle follie dei microna-zionalismi carezzati da molto militon-tismo "rivoluzionario".
Alle spalle, dentro la sinistra, la con-cezione superficiale e estremizzata del "diritto di autodecisione", resa possibile dalla diffusa ignoranza dei classici marxisti sull'argomento e dalla assoluta non considerazione delle caratteristiche geodemografiche - il popolamento "a macchia di leopardo" - dei Balcani e di buona parte del mondo extraeuropeo (vedi in questo sito il numero 2-3 di
Quaderni Internazionali, e in particolare il saggio di Georges Haupt).
Luigi Pestalozza, comunista contro-corrente ma anche "uomo di partito" allora legatissimo a Cossutta, dichiarò di aderire al testo ma solo se fosse circolato all'interno del nuovo partito. Ovviamente non avrebbe avuto senso: e così raccolsi, sulla base dei contenuti e non delle formule ideologiche, firme "staliniste" e "troskiste", queste ultime forse anche attratte dalle argomentazioni generalgeneriche delle ultime righe del punto 6. Utili peraltro - queste argomentazioni - come password per uscire su
il manifesto, che aveva sparato in prima pagina l'applauso irresponsabile di un deputato di Rifondazione comunista alla secessione slovena.


2. PER LA LIBERTA' DI RICERCASTORICA
SULL' 'OLOCAUSTO'


Scoppiò un casino. Avevamo ragione noi. Per la documentazione completa contattateci

rassegna stampa

Diorama

La lente di marx


 


3. NO AI BOMBARDAMENTI NATO IN BOSNIA (1995)


 


4.CONTRO IL SECESSIONISMO PADANO (1996)

Nel 1999, durante i bombardamenti contro la Jugoslavia alcuni deputati leghisti ebbero il coraggio di andare su un ponte di Belgrado a sfidare con la loro presenza gli aerei della NATO, esprimendo in tal modo solidarietà al presidente Milosevic e al suo governo, obbiettivo principale dell'aggressione. Come si concilia quella encomiabile presa di posizione con gli appelli secessionisti in Italia ad opera della stessa Lega? L'opzione di Pontida non è forse funzionale a quei poteri forti internazionali che, con la Jugoslavia, puntano a minare e frantumare gli stati-nazione estesi,
così da meglio dominarli?

La lega fa cose buone e ma anche cose cattive. Le esternazioni razziste di certi suoi dirigenti minano la credibilità di una legge complessivamente moderata e responsabile come quella varata dal centrodestra sull'immigrazione, e danno fiato al buonismo melenso e antioperaio (sic) di certa sinistra
(la "sinistra finanziaria"
di cui parla lo stesso Bossi).
L'odio antislamico dei dirigenti leghisti è tutto funzionale ai veleni isterici di Oriana Fallaci, la signora di Manhattan, che odia Gheddafi e ama la New York di Woody Allen.

Comunque, così è. Oggi sicuramente cambierei toni e parole dell'appello, perchè penso che la posizione della Lega sull'immigrazione sia sostanzialmente giusta. Ma nella sostanza questo testo del 1996 è per me ancora valido, come da esiti del referendum 2006 sulla Costituzione: valido per quel che concerne non solo la Lega, ma anche l'antisecessionismo "debole" della sinistra, a sua volta effetto di certo vizio-complesso della stessa sinistra, la paura cioè a dichiararsi italiani,
e a difendere l'unità del paese. Troppo "differenzialismo" a sinistra, un po' come nel caso della Lega ...
(aggiornato 2009)


5. CONTRO L'INFAME CONDANNA
DI ROGER GARAUDY (1998)

Questa condanna fu una vergogna,
per capirlo basta andarsi a leggere il libro di Garaudy, dove i crimini del nazismo vengono peraltro chiaramente condannati
. Anzi, basta semplicemente riflettere sull'assurdo delle nuove Inquisizioni e dei nuovi Inquisitori sparsi in tutta Europa, quei laici a senso unico pronti a bacchettare la Chiesa Cattolica e l'Islam, ma proni di fronte al fondamentalismo ebraico. O la libertà di espressione e d'opinione è una variabile dipendente da umori, simpatie personali. e servitù varie?

Ecco dunque l'appello contro la condanna di Garaudy, che pubblicarono o di cui riferirono
La Stampa - pur dopo una cronaca
di sapore 'forcaiolo' -
L'Avvenire - un breve trafiletto - il Centro abruzzese e L'Unità.
Sul quotidiano post-comunista Bruno Gravagnuolo, che si "dimentica" di citare
l' estensore dell'appello Claudio Moffa con cui aveva parlato e che ne aveva sollecitato la pubblicazione - un piccolo caso di negazionismo? - argomenta che "c'è qualcosa di sensato nella protesta degli studiosi, perché - ecco i motivi della sua assoluzione nei confronti di Garaudy - "un conto è l'istigazione alla discriminazione e alla violenza e alla violenza razziali, accusa da cui Garaudy è stato assolto", e "altro è la discussione, pur odiosa e ipocrita, sull'entità e le modalità del genocidio".
Argomentazione utile, all'epoca, ma tutto sommato debole: da una parte perché - Finkelstein docet - l'ipocrisia sta pure dalla parte dell'"industria dell'Olocausto", e dall'altra perché è grazie all'indifferenza e al riduzionismo dei mass media nei confronti della famigerata legge Gayssot e dei suoi pericoli, che altre leggi Gayssot si sono radicate negli ultimi anni in tutta Europa - dalla Repubblica ceca dove è proibito "negare" "i crimini del comunismo" all'Austria de caso Irving - a detrimento della libertà d'opinione, e a disonore dell'Europa tutta.


6. NO ALLA GUERRA CONTRO LA JUGOSLAVIA

documento in pdf


Fuoricatalogo
APPELLO
A FAVORE DELLA CIOCCOLATA NUTELLA




 


7. UNA RIFORMA
DA ABOLIRE.
PER UNA RIFORMA QUALIFICANTE DELL'UNIVERSITA'

Ne hanno detto:

la rivista del manifesto


Corriere della Sera


28 settembre 2007

LE NOSTRE LIBERTA'
IN PERICOLO


Un libro on line e
un articolo per riflettere

IL MANDATO DI CATTURA EUROPEO
di Carlo Alberto Agnoli
Magistrato
pdf

UN PASSO AVANTI DUE INDIETRO?
Perplessità sul disegno
di legge Mastella 1694

di Claudio Moffa
pdf


 


8. IL RISCHIO DELL'EURO-CENTRISMO NELL'INSEGNA-
MENTO UNIVERSITARIO (2000)


 



9. PER IL RITIRO DI ISRAELE DA TUTTI I TERRITORI PALESTINESI
DEL 1967
(2002)

APrima dell' "utopia realistica"
di Shamir e Pappe,
Due Popoli, uno Stato

La stampa-pdf
la Stampa-png
Cipsi
Forum Palestina


 


 


10. 9 MARZO:
NON SOLO SOLIDARIETA', MA ANCHE GRATITUDINE


Appello letto nel comizio finale della manifestazione per la Palestina del 9 marzo 2003,
Piazza Navona, Roma
. La solidarietà anche all'Iraq, contro cui era già evidente (tranne che ai negazionisti del ruolo di Israele nelle guerre postbipolari del Vicino Oriente), la minaccia di guerra da parte di Israele e degli USA


 


 


 


 


11. CONTRO IL PROCESSO A SADDAM HUSSEIN

http://www.socialpress.it/
breve.php3?id_breve=327


La Stampa
Enigma


Claudio Moffa

ENRICO MATTEI,
IL CORAGGIO
E LA STORIA


CLICCA SULL'ICONA
PER IL FORMATO NORMALE

con saggi di

Giuseppe Accorinti, Umberto Bartocci,
Felice Di Nubila, Giovanni Galloni,
Vincenzo Gandolfi, Francesco Licheri,
Benito Li Vigni, Emanuele Macaluso,
Simone Misiani, Claudio Moffa,
Nico Perrone, Andrea Ricciardi
e
GIULIO ANDREOTTI

INDICE



Enrico Mattei
Contro l'arrembaggio
al petrolio
e al metano

a cura di
Claudio Moffa
Aracne editore 2006
€ 8





Conduce
Carlo
de Blasio


5 Maggio

Enrico Mattei: l'Italia del petrolio
In studio Claudio Moffa, dire
ttore del Master "Enrico Mattei" in Medio Oriente, Università di Teramo






 

 

 



1. CONTRO LA SECESSIONE
DELLA SLOVENIA (1991)


La posizione di Stojan Spetic sulla crisi jugoslava (il manifesto 6 luglio 1991) non ci convince, e rende necessario un franco dibattito su un fenomeno complesso come la questione nazionale.
1) Come è possibile valutare positivamente ed auspicare in prima persona, come comunisti e nella congiuntura internazionale venutasi a determinare dopo l'annessione tedesca (creazione della Grande Germania) e la guerra del Golfo ("unipolarismo americano") "la dissoluzione della Federazione" jugoslava? Come non vedervi anche un attacco al manifesto dei non allineati, di cui la Jugoslavia è stata paese simbolo e guida?
2) E' parziale e mistificatorio ridurre il conflitto alla "strettezza" della Federazione stessa, senza affrontare nella sua globalità il problema, aspetti economico-sociali inclusi: lo scontro riguarda anche e soprattutto il rifiuto di sloveni e croati du accollarsi il peso dello sviluppo delle regioni arretrate meridionali. Un classico conflitto Nord-Sud, di fronte al quale - in nome della democrazia - un comunista non può schierarsi con chi è più ricco, anche nel caso in cui il potere centrale sia funzionale a una distribuzione assistenzialistica e clientelare delle risorse. Altrimenti avrebbe ragione in Italia la Lega lombarda a voler "scaricare" il Sud.
3) E' scorretto e pericoloso nascondere il peso delle ideologie nostalgico reazionarie e razziste-mitteleuropee alla base dei nazionalismi sloveno e croato: lo stemma austro-ungarico sulla bandiera slovena, la boria fascistoide del croato ministro della difesa Sime Djodan sono inaccettabili per qualsiasi progressista così come il poujadismo e i simboli feudali della lega di Bossi.
4) E assurdo non vedere all'origine immediata della crisi, la decsiione di Slovenia e Croazia di proclamare unilateralmente l'indipendenza: oltre i diritti delle minoranze, esistono quelli delle maggioranze. In particolare della maggioranza degli jugoslavi ad una ripartizione equa delle risorse, per la quale è conditio sine qua non - oggi come oggi - il mantenimento dell'unità federale. Certo l'unità va mantenita con mezzi democratici e quindi va condannato qualsiasi ricorso alla forza, ma anche da questo punto di vista non possono essere messi sullo stesso piano gli aggrediti e gli aggressori delle regole pattuite della convivenza federale.
5) E' avventurista, dopo la lezione drammatica del Golfo, invocare l'intervento "dell'ONU" contro il parere dello stesso De Cuellar e in linea con le posizioni più oltranziste in campo imperialista, che si risolverebbe in un'occupazione straniera della Jugoslavia.
6) Complessivamente la posizione di Spetic, oggettivamente subalterna alla politica di grande potenza della nuova Germania e alle manovre della reazione austriaca, rischia di gettare un ponte artificioso, e su posizioni di destra, nei confronti del PDS, che ha sposato al tesi unilaterale della "solidarietà con Lubiana", senza interrogarsi su cosa significhi concretamente l'autodecisione dei popoli, principio anche per noi irrinunciabile in una realtà multietnica come la jugoslavia, e senza pensare alle conseguenze drammatiche sul piano internazionale della sua eventuale dissoluzione.
7) Occorre una serie riflessione sulla questione nazionale jugoslava, che a partire da una corretta denuncia del nazionalismo grande-serbo, e della sua influenza a livello di potere federale centrale non fermi l'attenzione sulle sole egoistiche rivendicazioni nazionalistiche dei popoli "civili" del Nord, ma sui diritti di tutte le nazionalità, a cominciare da quelle più povere e discriminate. Una riflessione che guardi ad una prospettiva non capitalistica, ma socialista, e non secessionistica, micronazionalista e metteleuropea, ma federativa e balcanica - nel totale rispetto dell'autodeterminazione e delle sovranità degli Stati esistenti - come via per superare le artificiose barriere confinarie fra i diversi popoli della regione, tutti egualmente degni di rispetto, diritto allo sviluppo e alla libertà.

 

I compagni di Rifondazione comunista:
Claudio Moffa, Guillermo Almeyra, Umberto Carpi, Andrea Catone, Franco Falchi, Gennaro Lopez, Costanzo Preve, Gianroberto Scarcia, Guido Valabrega, Aldo Bernardini

(pubblicato su il manifesto del 10 luglio 1991)


2. PER LA LIBERTA'
DI RICERCA STORICA
SULL' "OLOCAUSTO" (1995)

Nel dicembre del 1994, il ministro degli interni francese ha vietato qualsiasi forma di distribuizione sul territorio nazionale di un libro sulla seconda guerra mondiale di un autore tedesco, Jurgen Graf, adducendo come motivazione il fatto che quello scritto "negherebbe l'Olocausto". Non sappiamo se ciò sia vero, e non sappiamo soprattutto - al di là del termine utilizzato - cosa si intenda per "negare" un fenomeno così evidente nella sua efferatezza, come lo sterminio di milioni di esseri umani nei campi di concentramento nazisti: quel che è certo è che l'episodio si inserisce in una tendenza molto preoccupante da tempo di atto in Europa, quella a risolvere i dibattuti storiografici in sede giudiziaria, attraverso inaccettabili interferenze della magistratura e del mondo politico - spesso influenzati dalla mediocrità roboante e martellante dei mass media - nella vita culturale ed accademica di questo o quel paese. Per sino in Italia, l'ex governo Berlusconi minacciò nell'autunno scorso la promulgazione di una legge che avrebbe dovuto proibire non solo la propaganda antisemita diretta, ma anche quella cosiddetta "indiretta", attributo tutto soggettivo che rischia di dare adito ai più clamorosi equivoci, e a insopportabili persecuzioni contro la libertà di pensiero e di ricerca.

Come storici, oltre che come cittadini italiani ed europei sensibili ai diritti delle minoranze e degli individui, dichiariamo la nostra preoccupazione nei confronti di questa tendenza che contrasta palesemente con alcune illuminanti apertuire di tipo culturale da tempo in atto nello stesso Israele (critica del mito di Davide; pubblicazione e analisi critica del Mein Kampf, etc.), ma risetto alla quale non ci pare di vedere alcuna forma di messa in dubbio, di critica, di resistenza, da parte delle forze intellettuali e politiche e della stampa nel nostrp paese: non solo quelle conservatrici e di destra, ma anche quelle democratiche e di sinistra, per le quali ultine la "laicità" e la legittimità scientifica del "dubbio" sembrano ormai dover contare - vedi alcune poleniche passate e recenti - solo nei confrobti dell'Iran khomeinista e della Chiesa cattolica.

Noi pensiamo che in Europa come in Irana, nella Germania come in Italia e in Francia, la ricerca storica debba essere libera da ogni vincolo, e debba essere garantita la piùcompleta libertà di circolazioone delle idee: idee la cui fondatezza e veridicità può risultare solo dal libero dibattito scientifico, e non dai verdetti di qualsivoglia tribunale o dalle campagne strumentali e demonizzanti di qualsivoglia strumento di informazione.
Pensiamo infine che la giusta difesa dei valori della Democrazia e della Resistenza, e la giusta lotta contro ogni forma di razzismo (l'incitazione all'odio razziale è giustamente condannata dalla legislazione del nostro e di altri paesi), non possano farsi scudo e confondersi con simili misure illiberali, che finiscono per censurare anche opere di studiosi di professione. Il caso di Ernest Nolte, nel merito delle cui idee qui non entriamo (molti di noi le contestano con fermezza e cognizione di causa), è da questo punto di vista esemplare. Facciamo appello perciò alla comunità scientifica cui apparteniamo, ma anche al mondo politico e alla stampa, perché si reagisca a questo stato di cose, e si ponga fine ad una tendenza che - ove si sviluppasse - metterebbe a repentagli nei paesi europei la libertà di parola di stampa e di cultura.

Claudio Moffa (Univ. Teramo), Bruno Amoroso (Univ. Copenaghen), Antonio Annino (Univ. Firenze), Marco Bellingeri (Univ. di Torino), Marcello Carmagnani (Univ. Torino), Franco Cardini (Univ. Firenze), Luca Codignola (Univ. Genova), Piergiovanni Donini (Ist. Orientale Napoli), Ennio di Nolfo (Univ. Firenze), Giuseppe Giarrizzo (Univ. Catania), Domenico Losurdo (Univ. Urbino), Giuseppe Monsagrati (Univ. La Sapienza), Franco Ottaviano (storico, Roma), Adolfo Pepe (Univ. Teramo), Costanzo Preve (filosofo, Torino), Luciano Russi (Univ. Teramo), Biancamaria Scarcia (Univ. Sapienza), Gianroberto Scarcia (Univ. Venezia), Malcom Sylvers (Univ. Venezia), Aldo Bernardini (Univ. Teramo)


3. NO AI BOMBARDAMENTI NATO
IN BOSNIA (1995)


A un mese dall'inizio dei bombardamenti NATO contro i serbo-bosniaci, una vera e prospettiva di pace in Jugoslavia è lontana: mentre la nuova escalation sta per orsa solo producendone altre, e mentre si diffondono voci di un possibile accordo fra i contendenti, il rischio è o l'imposizione di una unilaterale "pax americana" o la degenerazione globale del conflitto.
La via della vera pace non può che essere diversa da quella decisa dalla NATO:
1) sospendere immediatamete ogni raid aereo;
2) praticare un embargo rigoroso su tutti i traffici di armi, per colpire alla radice la realtà e la logica omicida della guerra;
3) abolire l'unilaterale embargo di beni pacifici e alimentari contro il governo di Belgrado, che finisce per colpire solo le popolazioni civili serbe;
4) partire dalla condanna netta di ogni pulizia etnica - croata, musulmana, serba - verificatasi negli ultimi quattro anni;
5) vietare comunque - anche per rispetto dell'indiependenza del nostro paese dalle pressioni di Germania, Stati Uniti e Francia - l'uso delle basi in territorio italiano agli aerei impegnati nei bombardamenti sulla Jugoslavia.

Claudio Moffa (storico afroasiatista), Gianfranco Amendola (ambientalista), Piero Barcellona (giurista), Cristina Salvioni (economista), Alessandra Ciattini (antropologa), Andrea Catone (storico del movimento operaio), Luigi Di Cesare (Radio Città aperta), Maurizio Donato (economista), Fabio Giovannini (scrittore), Gianfranco La Grassa (economista), Domenico Losurdo (storico della politica), Costanzo Preve (filosofo), Fausto Razzi (musicista), Franco Russo (Altern. verde sol.), Guido Valabrega (arabista), Stefano Garrone (filosofo), Giorgio Gattei (storico dell'economia), Falco Accame (ex deputato, studioso di psicologia), Sergio Cararo (Contropiano), Paolo Cento (cons. verde regionale), Aldo Bernardini (giurista internazionalista)


4. CONTRO IL SECESSIONISMO PADANO
(1996)

Le ultime dichiarazioni di Bossi a favore della costituzione di una milizia armata padana, rappresentano l'ennesimo gravissimo attacco alla Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza. Il leghismo mostra in tal modo fino in fondo il suo volto eversivo di destra, razzista - vedi gli ignobili volantini contro gli insegnanti meridionali - legato ad alcuni settori economici retrivi dell'Italia settentrionale - quegli stessi che reclamano lo smantellamento totale dello "Stato sociale" - e (come dimostrato anche dal ricatto di Bossi sul sì a Maastricht) agli interessi dell'imperialismo tedesco e del capitale finanziario transnazionale.
Facciamo appello alla sinistra perché, al di là delle parole, dismetta ogni atteggiamento secessionista, e compia i massimi sforzi possibili per la mobilitazione popolare sui seguenti obbiettivi:

1) la difesa dell'unità nazionale, che tenuto anche conto dei contenuti sociali e politici del programma della Lega, e del razzismo che sostanzia nei fatti il cosiddetto "diritto di autodecisione" dei cosiddetti "padani", è oggi un obbiettivo di sinistra, strettamente connesso alla lotta per la difesa degli interessi delle classi lavoratrici;

2) la costruzione di un nuovo fronte antifascista, che riunisca tutte le forze democratiche contrarie al secessionismo;

3) Lo scioglimento delle cosiddette Guardie o Camicie Verdi e l'attivazione immediata della Magistratura, che ha l'obbligo di perseguire penalmente i numerosi delitti compiuti da Bossi contro la personalità dello Stato democratico.

 

Claudio Moffa (Univ. Teramo), Aldo Bernardini (Univ. Teramo), Domenico Losurdo (Univ. Urbino), Gianroberto Scarcia (Univ. Venezia), Alessandra Ciattini (Univ. Roma 1), Vincenzo Scordamaglia (Univ. Roma 2°), PierGiovanni Donini (Istituto Orientale di Napoli) Grazia Paoletti (Univ. Firenze), Franco Della Peruta (Univ. Milano), Alberto Burgio (Univ. Bologna), Miriam Pellegrini Ferri (scrittrice ed ex partigiana), Giovanni Cerri (Ist. Orientale di Napoli), Giovanni Curatola (Univ. Udine), Stefano Calosi (Dir. Prov. Pubblico Impiego Rif. Comunista), Renzo Carlini (Ist. Orien. Napoli), Pasquale Coppola (Ist. Orien. Napoli), Daniela Margheriti (Pari Opportunità Regione Umbra), Francesco Luciano (Rif. Comun. Chioggia), Angiolo Gracci (Ex partigiano, Firenze), Francesco Castro (Ist. per l'Oriente), Claudio Lojacono (Ist. Orien. Napoli), Collettivo Aligi Balducci (Firenze), "La resistenza continua" (Firenze)


Apri la rassegna stampa e gli articoli:

La Stampa 26 9 1996

Liberazione
17 9 1996

L'antisecessionismo "debole" della sinistra - Nuova Unità ottobre 1996

L'antisecessionismo "debole" della sinistra - testo pdf


5. APPELLO CONTRO L'INFAME CONDANNA DI ROGER GARAUDY (1998)

 

La condanna in Francia di Roger Garaudy per aver scritto un libro su I miti fondatori della politica israeliana, benchè ridotta a una multa di 120.000 franchi, rappresenta un grave episodio di repressione culturale. Nei resoconti sulla sentenza si sottolinea come il filosofo francese sia stato assolto dal delitto di “istigazione alla discriminazione, all’odio e alla violenza razziali”, e sia stato condannato “solo” per la “contestazione di crimini contro l’umanità”. Ma proprio questo è l’assurdo, e motivo di grande preoccupazione: riconosciuta l’estraneità dello scrittore a qualsiasi forma di razzismo, è aberrante, e segnale di un rischio di imbarbarimento del clima culturale in Europa, che lo si condanni per aver discusso e reinterpretato - sulla base oltretutto di una vasta documentazione, anche e spesso di autori ebrei - le dimensioni e le modalità specifiche di quelli che comunque vengono da lui riconosciuti come «il martirio degli ebrei» e «gli enormi crimini di Hitler nei confronti degli ebrei».

Favorevoli ad una discussione libera sulle tesi di Garaudy - il che non vuol dire ovviamente condividerle - protestiamo per questa nuova sentenza contro reati cosiddetti “d’opinione” e per la legge che l’ha ispirata: la legge Gayssot. Esprimiamo inoltre timori per il rischio che corrono la cultura e l’editoria non solo in Francia, ma anche nel resto d’Europa, qualora si diffondesse la moda per gli storici di prestarsi come testimoni, in quanto storici, di eventi oggetto di disquisizione giudiziaria, e per i tribunali di sostituirsi ai luoghi di ricerca storica.

Claudio Moffa (Univ. Teramo), Emma Baglioni (Univ. Teramo), Paolo Becchi (Univ. Genova), Marco Bellingeri (Univ. di Torino), Giuseppe Bonaffini (Univ. di Palermo), Anna Bono (Univ. Torino), Sergio Cararo (rivista Contropiano), Carlo Carboni (Univ. Teramo), Franco Cardini (Univ. di Firenze), Gianmario Cazzaniga (Univ. di Pisa), Luigi Cortesi (Univ. di Napoli), Nicola De Domenico (Università di Palermo), Ennio Di Nolfo (Univ. Firenze), Piergiovanni Donini (Ist. Orientale Napoli), ), Franco Eugeni (Univ. Teramo), Pasquale Iuso (Univ. Teramo), Giuseppe Giarrizzo (Univ. Catania), Gianfranco Lami (Univ. Roma), sen. Luigi Maria Lombardi-Satriani (Univ. di Roma), Domenico Losurdo (Univ. Urbino), Sandro Melarangelo (Teramo nostra), Umberto Melotti (Università di Roma), Giuseppe Monsagrati (Univ. Roma), Luisa Morgantini (CISL internazionale), Vittorio Morabito (Univ. di Catania), Leo Nodari (Associazione Solidarietà), Luciano Pellicani (Univ. LUISS), Adolfo Pepe (Univ. Teramo), Costanzo Preve (filosofo, Torino), Giuseppe Profeta (Univ. Teramo), Radio Città aperta (Roma), Radio K Centrale (Bologna), Nicola Teti (editore), Maurizio Vernassa (Univ. di Pisa), Francesco Zaccaria (Univ. Teramo), Aldo Bernardini (Univ. Teramo).

l'appello su la Stampa, Avvenire, L'Unità

l'appello su Il Centro abruzzese


 


6. NO ALLA GUERRA CONTRO LA JUGOSLAVIA (1999)

La guerra d'aggressione della NATO alla Jugoslavia non si ferma, e anzi - fra minacce di bombardamenti ancora "per mesi" e progetti di invasione con truppe di terra - si va sempre più acuendo, creando migliaia e migliaia di vittime innocenti e immani danni economici non solo al paese aggredito ma a tutta la regione balcanica. E' una guerra di tipo coloniale, che vuole abbattere con la violenza dei bombardamenti e delle azioni terroristiche dell'UCK il governo e il parlamento legittimi di Belgrado, e che a questo scopo rispolvera - fra "protettorati" e "ingerenze umanitarie" - un linguaggio di sapore ottocentesco che si sperava abolito per sempre con la decolonizzazione. E' una guerra di tipo nazista, che vuole annientare il popolo serbo e gli altri popoli della Jugoslavia, e nasce e si sviluppa all'insegna di una organizzatissima campagna propagandistica in stile "goebbelsiano", tesa a trasformare il nemico sempre e comunque, in un "criminale". E' una guerra contro tutti i popoli europei, importata nel vecchio continente dagli Stati Uniti e dal capitale finanziario transnazionale col fine di indebolirne l'economia in una fase di crescenti contraddizioni interimperialistiche. E' una guerra contro l'Italia, la sua dignità nazionale di paese indipendente, e la sua tradizione diplomatica di pace - sempre avversata dalle forze reazionarie, ma oggi in pericolo di scomparire per sempre.E' una guerra contro la democrazia e contro la Costituzione, come dimostrano le modalità con cui si è scatenata l'aggressione, all'insaputa e sulla testa dei parlamenti nazionali. E' una guerra contro la stessa azione mediatrice della Chiesa, che Washington punta ad indebolire guardando probabilmente anche allo scacchiere mediorientale. E' una guerra che rischia di sfociare - nell'indifferenza totale delle maggioranze di governo in Europa - in un nuovo conflitto mondiale: già si parla infatti dei "prossimi" obbiettivi della NATO, a cominciare da quella Russia oggetto da tempo di una analoga campagna altamente denigratoria, e che gli Usa e il grande capitale finanziario transnazionale vorrebbero ulteriormente smembrare o ridimensionare.
Contro questa guerra, e contro i governi vigliacchi e assassini che la perseguono con un cinismo incredibile, è necessario ribellarsi in Italia e in Europa come è stato necessario ribellarsi in altri momenti drammatici della storia del nostro paese. E' necessario innanzitutto battere la micidiale campagna di guerra in atto, contrastando la follia imperante di una guerra cosiddetta "necessaria", e rovesciando i luoghi comuni che vorrebbero mettere sullo stesso piano - come accadeva ai tempi del Vietnam - l'aggressore e l'aggredito. Non si può oggi sottostare al ricatto umanitario - talvolta se non spesso artificiosamente creato e mantenuto in vita dagli aggressori - così come sarebbe stato assurdo nel 1935 dichiararsi “né con il negus, né con Mussolini” nonostante le forme di schiavismo ancora esistenti nell'Etiopia di allora. Ci sono momenti storici in cui è necessario decidere e schierarsi pur tenendo conto della complessità e drammaticità della situazione.

Facciamo perciò appello a tutte le persone e forze democratiche e pacifiste del paese di impegnarsi a costituire su questi obbiettivi:

1) Solidarietà attiva con la Jugoslavia, anche attraverso la raccolta di fondi e materiali in favore dei suoi popoli aggrediti dall'imperialismo con le bombe e le menzogne multimediali.
2) Recupero della sovranità nazionale sulle basi militari della NATO nel nostro paese, che devono essere bloccate ad ogni iniziativa bellica. Le "fedeltà" al Trattato istitutivo dell'Alleanza atlantica, che che peraltro è palesemente violato dagli stessi aggressori (l'articolo 3 permette solo guerre "difensive") non può essere invocata per giustificare la partecipazione ai massacri e alle distruzioni imposti da Washington e dai suoi complici.
3) Lotta contro le deviazioni dell'ONU, che spesso agisce sotto il peso degli equilibri internazionali postbipolari, e per il ritorno al rispetto dei principi della Carta costitutiva delle Nazioni Unite che vieta la guerra come mezzo di risoluzione delle vertenze fra stati, e difende l'integrità territoriale degli stati indipendenti sortiti dalla II guerra mondiale e dalla decolonizzazione.
4) Mobilitazione e propaganda attive e capillari in tutti i luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università, per estendere sempre più il movimento popolare per la pace, per la fine dei bombardamenti e dell'aggressione, e per il ritorno delle basi militari in Italia sotto la nostra piena sovranità.

Claudio Moffa (Univ. Teramo), Alessandro Aruffo (storico), Stefano Azzarà (Univ. Urbino), Aldo Bernardini (Univ. Teramo), Alessandra Ciattini (Univ. Roma 1°), Andrea Catone (politologo), Sergio Cararo (Contropiano), Luigi Cortesi (Istit. Orientale Napoli), Pier Giovanni Donini (Istit. Orientale Napoli), Stefano Garroni (filosofo), Fulvio Grimaldi (giornalista RAI), Domenico Losurdo (Univ. Urbino), Tommaso Mancini (avvocato), Sergio Manes (editore), Costanzo Preve (filosofo), Fausto Razzi (musicista), Enzo Santarelli (storico), Livio Sichirollo (Univ. Urbino), Malcolm Sylvers (Univ. Padova), Pier Franco Taboni (Univ. Urbino), Nicola Teti (editore), Alberto Varlaro (Univ. Teramo), Guido Valabrega (Univ. Bologna), Pasquale Vilardo (Avvocato), Radio Città Aperta (Roma), Andrea Alonzo, Luigi Puca (Assessore Rif. Civitella del Tronto), Nicola Cicioni (Circolo Rif. Mosciano S. Angelo), Angelo Michelucci (Comit. Polit. Region. Rif. d’Abruzzo), Antonio De Vincenti (Consigliere comunale Rif. di Giulianova - TE), Amerigo Cilli (Circolo Rif. Pineto - TE), Michele Cilli, Graziano Nardi (Circolo Rif. Teramo), Anna Pepe, Claudio Rapposelli, Albertina Cioni, Ida Nardi (Circ. Rif. Pineto), Tommaso Ersoni, Vincenzo Di Marco, Sergio Modesti (Circolo Rif. Teramo), Giovannna Di Taimondo (Circolo Rif. Teramo), Lanfranco Lancione (Consigliere Comun. Rif. Teramo), Giovani Comunisti del Movimento studentesco di Urbino, Angelo D’Orsi (Università di Torino), Ferdinando Terranova, AIASP-Casa dei Popoli, Francesco De Blasi (Univ. Roma 2), Mariagrazia Casadei (Univ. Roma 1)


documento in pdf


7. PER UNA RIFORMA QUALIFICANTE DELL'UNIVERSITA'

La riforma universitaria in cantiere ormai da parecchio tempo nelle Università italiane suscita troppe perplessità per non dover essere ripensata a fondo dopo le elezioni: 1) è nata in modo arbitrario e caotico, al difuori non solo di una verifica seria in ambiente accademico, ma addiritturadi un vero controllo da parte del Parlamento italiano; 2) dequalifica lalaurea e l'intero corpo docente universitario, attraverso l'introduzione della cosiddetta "laurea triennale", che si configura come una sorta di "superdiploma" sia per le sue dominanti caratteristiche (come la pericolosa confusione di formazione e divulgazione, nonché la mancanza di una tesi finale), sia perché va a combinarsi con una riforma della scuola che riduce di un anno il curriculum preuniversitario: cosicché, l'intera manovra appare più che altro un mezzo per prolungare il parcheggio dei giovani nell'area della disoccupazione o per aumentare il numero dei "laureati" senza un'effettiva qualificazione; 3) prolunga inutilmente (con un quinto anno non necessario e inteso solo a moltiplicare i posti d'insegnamento) i tempi di laurea per glistudenti migliori e più seri; 4) non dice una parola a favore della frequenza degli studenti (oggi ridotta in molte facoltà a un optional insipientemente irriso) e sui mezzi per assicurarla effettivamente conadeguati sostegni economici per i meritevoli; 5) svilisce e mercantilizza la cultura, sia per il linguaggio adottato (i "crediti"), sia perché tende ad avere per referente e interlocutore non tanto la società civile nel suo complesso quanto solo ed esclusivamente il mondo delle imprese; 6) svilisce la funzione di formazione critica che dovrebbe essere propria dell'Università, formazione tanto più importante proprio in quelle società cosiddette avanzate che si caratterizzano per il ruolo di appiattimento culturale giocato dal sistemadei mass media; 7) obbliga i docenti, e non solo in questa fase ditransizione, a nuove insensate mansioni gestionali, colpendo alla radice la possibilità di dedicare il tempo necessario alla ricerca e alla didattica, ivi compreso l'indispensabile continuo aggiornamento, col rischio di costruire una figura di docente generico, prevalentemente dedito a fare esami a studenti non frequentanti (l'esamificio un tempo temuto è diventato realtà).

L'Università, di cui tutti noi auspichiamo un vero rinnovamento che la migliori e la adegui ai tempi,eliminando anche eventuali forme di parassitismo e di assenteismo che deprechiamo in prima persona, non può dequalificarsi; deve restare luogo di "sapere critico" secondo una consolidata tradizione di politica culturale che nel nostro Paese copre non soltanto la storia dell'Italia repubblicana, ma persino il periodo fascista e la stessa "riforma Gentile"; non può diventare mera esecutrice di ricerche commissionate da privati; deve mantenere, sia pure in forme nuove,un giusto equilibrio fra materie e facoltà scientifiche e materie e facoltà umanistiche. L'attuale "riforma" va quindi respinta, per il gravissimo passo indietro che configura e per il contributo che dà alla distruzione di quel poco che resta dell'Università alla quale abbiamo scelto di dedicarci.

Maria Grazia Accorsi (Università della Calabria), Mario Ascheri (Siena), Giampaolo Azzoni (Pavia), Marialuisa Bassi (Teramo), Giuseppe Bedeschi (Roma 1), Antonio Bellacicco (Teramo), Marco Bellingeri (Torino), Giuseppe Bonaffini (Palermo), Anna Bono (Torino), Gian Maria Bonora (Trieste), Claudio Bonvecchio (Trieste), Paula Botteri (Trieste), Guido Bressan (Trieste),Giovanni Buccianti (Siena), Giorgio Cadoni (Roma 1), Pierfrancesco Callieri (Bologna-Ravenna), Luciano Canfora (Bari), Ester Capuzzo (Roma 1), Rita Caprini (Genova), Carla Carabba (Chieti), Annamaria Carminelli (Trieste), Giuseppe Cassano (Teramo), Franco Cardini (Firenze), Antonio Carlo (Salerno), Carmine Catenacci (Chieti), Giulio M. Chiodi (Napoli), Piero Comin Chiaromonti (Trieste), Guido Cifoletti (Udine), Amedeo G. Conte (Accademico dei Lincei, Pavia), Giampiero Cotti Cometti (Torino), Enrico Cuccodoro (Teramo), Francesco Dal Pozzo (Perugia), Tonino Fabbri (Viterbo), Emanuela Dandolo Fabbricotti (Chieti), Marcello De Giovanni (Chieti), Marcella Delle Donne (Roma 1), Maria de Nobili (Udine), Marco Diani (CNRS, Parigi), Marisa Di Desidero (Chieti), Guido Donnini (Pavia), Giulio D’Orazio (Roma 1), Angelo D'Orsi (Torino), Giuseppe Favretto (Verona), Carla Fayer (Chieti), Donato Firrao (Politecnico Torino), Umberto Galeazzi (Chieti), Ernesto Galli Della Loggia (Perugia), Paola Irene Galli Mastrodonato (Potenza), Pietro Gargiulo (Teramo), Antonio Garzya (Napoli), Antonietta Gostoli (della Calabria), Giorgio Gattei (Bologna), Roberto Gatti (Perugia), Cecilia Gatto Trocchi (Chieti), Bruno Gentili (Accademico dei Lincei), Morris Ghezzi (Milano), Carlo Ghisalberti (Roma 1), Angelo G. Giumanini (Udine), Gherardo Gnoli (Roma 1, Presidente ISIAO), Guido Grisi (Trieste), Lucia Innocente (Udine), Sergio Invernizzi (Trieste), Lucio Lami (Milano Cattolica), Franco La Polla (Bologna), Patrizia Laspia (Chieti), Antonella Liberati (Sidd-Società Italiana di Demodossalogia), Gabriele Lolli (Torino), Domenico Losurdo (Urbino), Giulio Lucchetta (Chieti), Stelio Mangiameli (Teramo), Franco Martinelli (Roma 1), Umberto Melotti (Roma 1), Piero Menarini (Bologna), Claudio Moffa (Teramo), Mario Monforte (Viterbo, Il Ponte), Giuseppe Monsagrati (Roma 1), Moreno Morani (Genova), Vito Moretti (Chieti), Carlo Natali (Venezia), Riccardo Nicolich (Trieste), Gianni Oliva (Chieti), Vittorangelo Orati (Viterbo), Romano Orrù (Teramo), Mariella Pacifico (Salerno), Giuliano F. Panza (Trieste), Raffaella Papi (Chieti), Paolo Parra Saiani (Torino), Pierluigi Patriarca (Trieste), Guido Pescosolido (Roma 1), Francesco Perfetti (LUISS), Tito Perlini (Venezia), Raffaele Piccolomini (Chieti), Giorgio Pini (Padova),Aristide Police (Teramo), Vittorio Possenti (Venezia), Giuliana Renzi (Udine), Silvia Rizzo (Roma 1), Michele Rosboch (Torino), Carmelo Salemme (della Calabria), Vittorio Salvadorini (Pisa), Ezio Sciarra (Chieti), Giuseppe Scidà (Bologna), Valter Sergo (Trieste), Teresa Serra (Teramo), Paolo Sirotti (Trieste),Giuseppe Sorgi (Teramo), Eide Spedicato (Chieti), Paolo Strazzolini (Udine), Carlo Taormina (Roma 2), Ferruccio Tommaseo(Trieste), Giampaolo Tonini (Trieste), Maria Turchetto (Venezia), Giorgio Valli (Trieste),Maurizio Vernassa (Pisa), Gisèle Vanhese (della Calabria).

(promosso da Claudio Moffa e Umberto Melotti)


8. IL RITORNO-RISCHIO
DELL' EUROCENTRISMO NELL'INSEGNAMENTO UNIVERSITARIO (2000)

Gli storici dell'Africa, dell'Asia, del Medio Oriente, dell'America latina; i linguisti e i responsabili della riviste sui continenti extraeuropeo, considerato quanto discusso nella riunione di africanisti e linguisti all'Università di Lecce, esprimono una forte preoccupazione nei confronti dell'emarginazione delle storie e delle lingue dei paesi extraeuropei dai corsi di laurea in preparazione nell'ambito della nuova riforma universitaria; denunciano questa deriva come espressione di un pericoloso ritorno di eurocentrismo nella cultura accademica italiana; e chiedono al Ministero e alle altre autorità competenti di rettificare l'attuale tendenza, tanto più inopportuna in una fase storica di trasformazione di fatto della società italiana ed europea in muticulturale e multietnica

Claudio Moffa (Università di Teramo), Roberto Ajello (Univ. Pisa), Estrella Altuzarra (Lecce), Marcello Cafiero (Lecce), Massimo Campanini (Milano), Giuseppe Castorina (L'Aquila), Piergiovanni Donini (Ist. Or. Napoli), Antonio Donno (Lecce), Enrico Fasana (Trieste), Sandra Federici (Africa e Mediterraneo), Maria José Hoyet (L'Aquila), Anna Lo Jacono (Lecce), Mario Lo Presti (Lecce), Massimo Liguori (Lecce), Pier Maria Mazzola (Nigrizia), Vittorio Salvadorini (Pisa), Maria Rosaria Turano (Lecce), Maurizio Vernassa (Pisa)


9. PER IL RITIRO DI ISRAELE
DA TUTTI I TERRITORI PALESTINESI OCCUPATI NEL 1967 (2002)

A più di mezzo secolo dalla fondazione dello Stato d'Israele, e dopo 35 anni di occupazione militare della Cisgiordania, di Gaza e delle alture del Golan, è sempre più urgente trovare una soluzione equa e duratura al conflitto fra palestinesi e israeliani. A questo fine, nello spirito delle 278 risoluzioni dell'ONU sin qui approvate, è necessario perseguire i seguenti obiettivi:

1) l'invio immediato di osservatori internazionali nei Territori Palestinesi Occupati;
2) il ritiro di Israele da tutti i Territori Palestinesi Occupati durante la guerra del giugno 1967, compresa Gerusalemme Est;
3) il ritiro di tutte le colonie di Israele nei Territori Occupati della Cisgiordania, di Gaza e delle alture del Golan;
4) il diritto al ritorno dei profughi palestinesi;
5) il risarcimento di Israele nei confronti dei palestinesi che hanno subito deportazioni o danni ai loro beni durante l'occupazione;
6) la restituzione del Golan occupato alla Siria;
7) la fondazione di uno Stato Palestinese indipendente e democratico, a fianco di Israele, nel rispetto reciproco della sicurezza dei confini e delle sovranità dei due Stati.
PRIMI FIRMATARI: on. Paolo Cento, on. Mauro Bulgarelli, Iacopo Venier, on. Pino Sgobio, sen.Gianfranco Pagliarulo, Sandro Curzi, Valentino Parlato, on. Giovanni Russospena, Claudio Moffa, Domenico Losurdo, Ornella Sangiovanni, Vittorio Parola, Stefano Garroni, Alessandra Ciattini, Giuseppe Campione, Enrico Giardino, Stefano Chiarini, Aldo Bernardini, Andrea Martocchia, Dominique Bendo-Soupou, Maria Donzelli, Alfredo Tradardi, Vera Pegna, Angelo Belotti,Giancarlo Paciello, Bruno Ballauri, Mauro Cristaldi, Fabio Alberti, Giovanna Lelli, Andrea Catone, Fulvio Grimaldi, Germano Monti, Angela Ferretti, Moreno Pasquinelli, Tommaso Massa, Françoise-Hélène Massa-Pairault, Antonio Loche

ADESIONI: e.mail: c.moffa@iol.it


10. 9 MARZO 2002:
NON SOLO SOLIDARIETA',
MA ANCHE GRATITUDINE



Una premessa è per noi necessaria: in questa grande giornata di lotta in favore dell'Intifada palestinese vogliamo ricordare anche le sofferenze e la resistenza di un altro popolo, quello iracheno: la nostra solidarietà all'Irak non discende solo da un legittimo sentimento umanitario, né solo da quei principi di sovranità e autodeterminazione delle Nazioni unite che hanno ispirato la piattaforma di questa manifestazione, ma anche dalla banale considerazione che i due teatri di guerra sono inequivocabilmente connessi, perché Israele e gli Stati Uniti - con l'alibi della lotta al terrorismo - puntano a scatenare una nuova guerra totale contro l'Irak proprio col fine di mutare gli equilibri regionali a loro vantaggio, e sconfiggere quindi il popolo palestinese. Difendere l'Irak, la cui sovranità statuale viene violata continuamente dagli aerei della Nato nel nord curdo come nel sud sciita, vuole dire difendere la causa palestinese.
Ma è ovvio che la nostra solidarietà va oggi innanzitutto all'Intifada. E non solo la solidarietà. Noi vogliamo qui affermare che i palestinesi meritano anche gratitudine da parte di tutti i popoli del mondo in lotta contro l'imperialismo e il sionismo razzista, e da parte di tutti i sinceri democratici e i veri antirazzisti. Non è affatto retorico dire che non esiste oggi alcuna altra lotta al mondo di così alto profilo, di così radicale determinazione, come quella che stanno conducendo i palestinesi. Nel solo Medio Oriente, sono debitori verso l'Intifada non solo la debole Siria con le sue legittime aspirazioni a recuperare il Golan occupato, ma anche gli stessi riservisti israeliani: se oggi c'è un risveglio democratico e pacifista in Israele, ciò lo si deve soprattutto ai palestinesi. I gruppi di militari israeliani ribelli al criminale Sharon stanno uscendo dalla barbarie razzista e militarista e stan tornando alla civiltà grazie alla resistenza palestinese.
E' questo un patrimonio da non disperdere, come ha rischiato di avvenire dopo la manifestazione dell'11 novembre 2000: facciamo perciò appello perché questa giornata di mobilitazione non si esaurisca qui: la solidarietà, la controinformazione, i dibattiti, le manifestazioni in favore dell'Intifada, devono continuare anche in futuro, fino alla liberazione di tutti Territori occupati e alla fondazione di uno stato palestinese indipendente. Proseguiamo perciò la mobilitazione a livello locale e nazionale. Viva l'Intifada! Viva la lotta del popolo palestinese contro il razzismo e l'arroganza di Israele!

In ordine alfabetico:
Andrea Catone, Stefano Chiarini, Carla Francone, Stefano Garroni, Giorgio Gattei, Enrico Giardino, Fulvio Grimaldi, Gianfranco La Grassa, Domenico Losurdo, Sergio Manes, Andrea Martocchia, Rita Martufi, Claudio Moffa, Giancarlo Paciello, Costanzo Preve, Biancamaria Scarcia, Maria Turchetto, Luciano Vasapollo


11. CONTRO IL PROCESSO
A SADDAM HUSSEIN (2004)


Dal punto di vista del diritto internazionale, Saddam Hussein è tuttora il Presidente dell'Iraq. La sua cattura da parte delle truppe americane è successiva e conseguente ad una guerra frutto di una decisione unilaterale e illegale degli Stati Uniti e dell'Inghilterra, rottura drammatica nella storia delle relazioni internazionali dalla nascita dell'ONU ad oggi. La prospettiva che si apre ora per la sorte del capo di stato iracheno rischia di aggiungere illegalità a illegalità: mentre nessuna garanzia esiste per la sua detenzione, e forse per la sua sopravvivenza - Saddam Hussein potrebbe diventare un imputato scomodo per gli stessi americani, suoi ex alleati nella guerra contro l'Iran durante la quale fu compiuto un orribile eccidio di curdi innocenti - si va facendo strada la possibilità, fra le altre soluzioni, di un processo affidato ad una corte irachena: una decisione sciagurata, che trasformerebbe con ogni probabilità il giudizio in vendetta da parte, e potrebbe trascinare l'Iraq in una sanguinosa guerra civile, seguita dalla probabile disgregazione del paese. Per questi motivi chiediamo che Saddam Hussein - assieme a tutti i rappresentanti del governo iracheno a cominciare da Tarek Aziz, la cui incolumità, secondo la famiglia, è in pericolo -sia consegnato immediatamente alle Nazioni Unite e che siano queste, in Assemblea plenaria, a decidere della sua sorte.

Claudio Moffa (Storico del Vicino Oriente e dell'Africa, Università di Teramo); Alessandro Bedini (ENEC - Europe Near Eaast Center), Francesco Castro (islamista, Università di Roma 2), Giulietto Chiesa (inviato de "La Stampa"), Luigi Cortesi (direttore di Giano, Università di Napoli "L'Orientale"), Angelo D'Orsi (storico, Univesrità di Torino), Roberto Giammanco (americanista), Enrico Giardino (Forumdac), Giorgio Inglese (Università di Roma La Sapienza), Gianfranco Lagrassa (economista, Università di Venezia), Avv. Giovanna Lombardi, Domenico Losurdo (filosofo, Univesrità di Urbino), avv. Tommaso Mancini (Università di Teramo), avv. Nino Marazzita, Fabio Marcelli (giurista, CNR), Paolo Matthiae (Preside, archeologo Università La Sapienza), Giancarlo Paciello (saggista, esperto di problemi mediorientali), Paolo Pioppi (redattore Aginform), Biancamaria Scarcia (arabista, Università la Sapienza), Gianroberto Scarcia (iranista, Università di Venezia), avv. Alberto Simeone (ex deputato), avv. Pasquale Vilardo

http://www.socialpress.it/breve.php3?id_breve=327