PALESTINA/ISRAELE

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14 febbraio 2009

GUERRA
DI GAZA
SELEZIONE
DI DOCUMENTI


Dopo la guerra a Gaza: Bilancio e previsioni di due medici inglesi:
in inglese o in francese
(14 febbraio 2009)

Colloquio telefonico della redazione di Terra santa con Vittorio Arrigoni:
Da Gaza in diretta,
Vai al sito Terra Santa
(31 gennaio 2009)


Ginette Skandrani:
La résistance
s’appelle Hamas
(22 gennaio 2009)

The Guardian:
" Nel distruggere Gaza, Israele sta anche distruggendo il tabù americano che ha assicurato al paese una copertura mediatica favorevole a tempo pieno."
(13 gennaio 2009)

Franco Cardini
risponde a Marco Travaglio
(Israele innocente):
"Ma è vero?"

Ebrei inglesi contro Israele: no al ghetto di Gaza, via al boicotaggio europeo di Israele
(17 gennaio 2009)


House of Commons di Londra: Israele nato
dal terrorismo
(15 gennaio 2009)


Lettera Morgantini

Parla la Chiesa:
il cardinale Martino «Gaza assomiglia a un grande campo di concentramento»


Marco Travaglio su Gaza:
Israele innocente


Pietro Ancona :«L'avventura da Quarto Reich di Israele»

Chossudovsky:
«Disastro umanitario pianificato»


Claudio Moffa
Reprint: dall’Iraq a Gaza


Alleg:
Extension du conflit
à redouter


Manifestazione a Roma per Gaza -
12 gennaio 2009
Un drappo artigianale non è una bandiera:
si puo bruciare
,
dice il tribunale.


Israel Shamir:
Israele
vuole il caos, è pronto a distruggere l'Iran e la moschea di Al Aqsa
.


Ilan Pappe: La furia sacrificale di Israele e le sue vittime a Gaza

Il professore Nouschi scrive all'ambasciatoree d"Israele a Parigi:
La colonizzazione e il furto israeliano delle terre palestinesi mi esaspera

Appello D'Orsi:
gli intelletuali italiani contro la guerra di Gaza
(31 dicembre 2008)

Francia: protesta all'Eliseo?
Va al link

Cattori:
Chassez l'ambassadeur d'Israël

Theodoros Pangalos, Member of Parliament (Greece), Greek socialist, returned gift and thanked the Ambassador of Israel.
- Web Site: http://www.pangalos.gr
(31 dicembre 2008)


24 novembre 2008

Marco Travaglio ama tutto quel che fa ed è Israele

"Io sono filoisraeliano per convinzione, perchè adoro israele e gli ebrei, perchè ci sono stato e ho visto di che cosa sono capaci gli arabi, perchè conosco la storia, perchè ho imparato la pietà studiando i campi di concentramento, perchè rifuggo dai ricatti emotivi e amo le democrazie per quanto imperfette ma sempre migliori delle tirannie corrotte arabo musulmane. ma sono curioso di sentire tutte le campane e dunque leggo anche chi non la pensa come me. non vedo che ci sia di strano".

vai al file


La terra dei palestinesi.
Un diritto inalienabile


di Monique
Chemillier-Gendreau


in pdf


Claudio Moffa

ENRICO MATTEI,
IL CORAGGIO
E LA STORIA


CLICCA SULL'ICONA
PER IL FORMATO NORMALE

con saggi di

Giuseppe Accorinti, Umberto Bartocci,
Felice Di Nubila, Giovanni Galloni,
Vincenzo Gandolfi, Francesco Licheri,
Benito Li Vigni, Emanuele Macaluso,
Simone Misiani, Claudio Moffa,
Nico Perrone, Andrea Ricciardi
e
GIULIO ANDREOTTI

INDICE



Enrico Mattei
Contro l'arrembaggio
al petrolio
e al metano

a cura di
Claudio Moffa
Aracne editore 2006
€ 8





Conduce
Carlo
de Blasio


5 Maggio

Enrico Mattei: l'Italia del petrolio
In studio Claudio Moffa, dire
ttore del Master "Enrico Mattei" in Medio Oriente, Università di Teramo


Presentazione
del libro

ENRICO MATTEI
IL CORAGGIO
E LA STORIA

17 Ottobre 2008
Ore 18.00

Sala Consiglio Comunale

Piazza Roma
S. Maria a Vico (CS)


Interventi di:

Hassane ASSI
vice Presidente di ASSADAKAH

Talal KRHAIS
giornalista e segretario generale di ASSADAKAH

Gabriele
DELLA VALLE

cultore e studioso locale

Mauro MANNO
storico del Medio Oriente

Giuseppe MARTONE
assessore alla Cultura

Claudio MOFFA
docente
dell’Università di Teramo

Giuseppe A. TELESE
Sindaco del Comune di S. Maria a Vico

Con il patrocinio
del Comune
di Santa Maria a Vico


ENRICO
MATTEI

CENTENARIO

(1906 - 2006)

Intervista
della Radio Svizzera
a Claudio Moffa



 

 

 



28 agosto 2010

MA ISRAELE NON ASPETTA NESSUNA LUCE VERDE DA OBAMA.
A PROPOSITO DI UN ARTICOLO DI
 CHOSSUDOVSKY


di Claudio Moffa


Preoccupa e inquieta un articolo di Chossudowsky che sta circolando in rete, su una possibile aggressione all’Iran con connesso rischio – come da titolo – di una “terza guerra mondiale”: preoccupa perché, risalente al 13 agosto scorso, potrebbe essere stato scritto e proposto sulla base di informazioni di un ormai “certo” attacco di Israele, a pochi giorni dall’avvio il 21 agosto della centrale nucleare di Busher, avvio sponsorizzato dalla Russia e a sua volta preliminare al vero e proprio funzionamento dell’impianto per la produzione di elettricità, fra due o tre mesi... Leggi tutto


10 giugno 2010

In un intervento del magistrato Agnoli per Identità Europea, i crimini israeliani e l'indecente "pompaggio pubblicitario" di Rai News 24 di Corradino Mineo a favore di Fiamma Nirenstein e soci. Israele all'assalto perenne del diritto internazionale. La lobby trasversale italiana,
protetta dai vertici dei due schieramenti, all'assalto delle libertà costituzionali

DAL MARE DI GAZA
UNA LEZIONE PER L'EUROPA

di Francesco Mario Agnoli
magistrato



Mi è stato chiesto di collaborare con uno scritto alla prima e inaugurale uscita del rinnovato “sito” di Identità Europea, in particolare commentando il sanguinoso attacco dell'esercito e della marina israeliana alla “Freedom Flotilla”, il piccolo gruppo di sei navi, battenti in maggioranza bandiera turca, ma noleggiate da organizzazioni pacifiste internazionali con l'intento di portare soccorsi umanitari (soprattutto medicinali e sanitari al milione e cinquecentomila palestinesi tenuti rinchiusi da Israele nella prigione a cielo aperto di Gaza).
Chi mi ha rivolto l'invio è perfettamente consapevole delle difficoltà che incontra chiunque si occupa di simili argomenti senza adeguarsi ai canoni della politically correctness e che in questo modo il sito entra nel numero di quelli “particolarmente nocivi” presi di mira dalla lobby guidata dalla parlamentare Fiamma Nirenstein, tutti, quindi, e rischio di essere al più presto silenziati.
Del resto è proprio dall'on. Nirenstein che intendo prendere le mosse e dall'operazione da mesi iniziata, soprattutto a livello parlamentare e nelle stanze del potere, dalla lobby di cui è, a livello politico e mediatico, la maggiore esponente, per ottenere, all'insegna della lotta all'antisemitismo, una legge che autorizzi la Polizia Postale a ridurre al silenzio, oscurandoli, i siti internet sgraditi al governo sionista e ai suoi partigiani italiani. In particolare questi ultimi non si davano pace per ...
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Fonte: www.identitaeuropea.it


8 giugno 2010

Intervista a Angela Lano, di ritorno dalla Freedom Flotilla Share  Saturday at 23:26 FONTE: http://www.forumpalestina. org/news/2010/Giugno10/05- 06-10IntervistaAngelaLano. htm

"PORTEREMO ISRAELE
DI FRONTE AI TRIBUNALI INTERNAZIONALI"


Intervista a Angela Lano, di ritorno dalla Freedom Flotilla

di Mila Pernice *


Buongiorno Angela e grazie della disponibilità, sappiamo che sei contattata da tanti giornalisti e agenzie di stampa in queste ore.
Si, è un continuo… ma va bene così, perché più si parla della situazione a Gaza e dei crimini israeliani, più la Freedom Flotilla ha raggiunto uno degli obiettivi..

Abbiamo avuto modo di leggere la testimonianza rilasciata al tuo ritorno. Puoi raccontarci cosa è avvenuto all'alba di lunedì 31 maggio? Hai detto che mentre eravate sull'imbarcazione greca “Ottomila” la marina israeliana si è avvicinata dicendo che vi trovavate in acque israeliane. Già questo fa riflettere.. . Leggi tutto

* Radio Città Aperta Updated on Saturday · Comment · Like Unlike ·

FONTE: http://www.forumpalestina. org/news/2010/Giugno10/05- 06-10IntervistaAngelaLano. htm


2 giugno 2010


ALTRO CHE “DIFESA”: ATTACCO PREMEDITATO PER COLPIRE LA TURCHIA POSTKEMALISTA E ISLAMICA MODERATA: VITTIME NON SOLO I PACIFISTI MA ANCHE, NELLO STESSO GIORNO
UN GRUPPO DI MILITARI TURCHI, CON UN ATTENTATO DEI SOLITI IGNOTI
 

IL CORAGGIO E LA DIGNITA'
DEL PRIMO MINISTRO TURCO ERDOGAN

 Il discorso del presidente turco Recep Tayyip Erdogan sul massacro della Freedom Flotilla: “ La Turchia non si accontenterà di restare a guardare di fronte a quanto accaduto Perdere i rapporti e l'amicizia della Turchia è di per sè un prezzo da pagare … Da adesso in poi, Israele deve abbandonare la sconsideratezza che mostra giustificando in nome della sicurezza l'ingiustizia commessa, bollando le critiche come antisemitismo… Diamine! Come si può giustificare questo? Steso sulla barella, ferito, e voi gli mettete le manette! Si può spiegare questo con i diritti umani e i valori universali? Non è più possibile dire al mondo quanto queste fossero manifestazioni di umanità”

"... La Turchia non si accontenterà di restare a guardare di fronte a quanto accaduto. La Turchia non è uno stato giovane e senza radici. Non è uno stato tribale! Sarebbe meglio che nessuno tentasse di scherzare con questa nazione per metterne alla prova la sua pazienza. Per quanto preziosa possa essere l'amicizia della Turchia, non è nulla in confronto alla sua inimicizia.

Perdere i rapporti e l'amicizia della Turchia è di per sè un prezzo da pagare . Noi abbiamo sempre avuto una storica amicizia e collaborazione con il popolo israeliano ed ebraico. Quindi penso veramente che quegli israeliani che hanno visto con le lacrime agli occhi questo attacco sanguinoso e che lo condannano severamente, comprendono molto bene che questo incidente non giova alla dignità umana, quanto sia un grande sbaglio e quanto rappresenti un colpo durissimo per l'amicizia dei due paesi.

La questione non riguarda il rapporto tra Turchia ed Israele. Il punto è l'attuale sregolatezza d'Israele e il riconoscere le pratiche disumane dell'attuale governo, il suo ricorrere alla violenza, allo spargimento di sangue, il suo mostrare atteggiamenti che minacciano la pace .

In Medioriente, la Turchia si è da sempre schierata con la pace. Ha contribuito alla stabilità e alla sicurezza della regione. Nel recente passato, anche la Turchia ha contribuito alla normalizzazione delle relazioni di Israele con la Palestina, la Siria ed il Libano. Adesso Israele si mette in mostra prendendosela col più importante difensore nella regione e ponendosi da avversario ad esso. Da adesso in poi, Israele deve abbandonare la sconsideratezza che mostra giustificando in nome della sicurezza l'ingiustizia commessa, bollando le critiche come antisemitismo.

Esiste un'idea israeliana in cui la violenza rappresenta la sua politica, Israele considera legittimo il poter opprimere, tirannizzare, martoriare e non esita a spargere sangue. Adesso le azioni illegali d'Israele non possono più essere coperte, esser intenzionalmente rappresentate in modo erroneo e venir ignorate. E' giunto il momento che la comunità internazionale dica BASTA! ..." Leggi tutto

Traduzione a cura di Diego Traversa per www.palestinethinktank.com ewww.gulagnik.wordpress.com

FONTE: EURASIA http://www.eurasia-rivista.org


Due articoli di diritto internazionale

1) ATTAQUE CONTRO LA FLOTTILLE:
UN CRIME DE GUERRE

Gilles Devers
Avocat

La population de Gaza, victime de crime contre l'humanité. Une violation jamais connue de la IV° Convention de Genève . L'attitude de l'Etat d'Israël vis-à-vis du territoire palestinien de Gaza s'analyse dans la durée comme une violation, à un niveau jamais atteint, du droit international. En droit international humanitaire, l'occupation est acceptée comme un état temporaire, le temps nécessaire à la recherche de la paix. Mais, rien en droit ne peut justifier une occupation de plus 43 ans, sauf la volonté de laminer l'adversaire. C'est que fait Israël, devenu un lieu de culture de l'apartheid. - leggi tutto

2) PERCHE' LA STRAGE DELLA FLOTTILLA
E' TERRORISMO

Claudia Milani
Avvocato e Giurista

Le organizzazioni pacifiste attaccate affermano che al momento dell'assalto la nave Mave Marmara, battente bandiera turca, si trovasse a 75 miglia marine dalla costa della Striscia di Gaza e di Israele e avesse issato bandiera bianca ... leggi tutto




15 agosto 2009

HAMAS FRA IL MARTELLO DI "AL QAEDA"
E L'INCUDINE DELLA SORDITA' OCCIDENTALE


di Claudio Moffa

la notizia

M.O./ Hamas: ucciso il leader del gruppo legato ad al Qaida

09:38 - ESTERI- 15 AGO 2009


Gaza, 15 ago. (AP) - Un rappresentante del gruppo integralista palestinese Hamas ha confermato che nella sparatoria avvenuta ieri a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, tra la polizia di Hamas e il gruppo Jund Ansar Allah, è stato ucciso il leader di questo movimento islamico vicino ad al Qaida, Abdel-Latif Moussa. Moussa ha perso la vita a causa di un'esplosione mentre stava combattendo le forze di Hamas. Lo scontro tra le due fazioni, costato la vita ad almeno 16 persone, è scoppiato dopo che Moussa, durante la preghiera del venerdì aveva proclamato la nascita nella Striscia di Gaza di un "Emirato islamico", sfidando apertamente Hamas, giudicato troppo moderato. Secondo alcune fonti, ieri sarebbe stato ucciso anche il capo dell'ala militare di Hamas nel sud della Striscia, Mohammed el Shamali.

 

La battaglia è vinta, almeno contro la setta Jund Ansar Allah: il suo capo, Abdel Latif-Moussa, è morto nel corso di un cruento scontro a fuoco, e con lui svanisce il progetto insano di istaurare a Gaza un “califfato islamico” in sfida al governo Hamas. Ma credere che questo sia solo un evento casuale e marginale, senza possibili future conseguenze nei delicati equilibri della Palestina dopo l'attacco israeliano del Natale 2008, sarebbe sbagliato: al contrario si tratta di un segnale preoccupante della possibile deriva della situazione nella Striscia, se la comunità internazionale non coglierà l'occasione del successo militare di Hamas per una drastica inversione di tendenza rispetto al comportamento degli ultimi anni, e per por fine all'isolamento internazionale del partito vincitore delle elezioni del gennaio 2006.

Perché infatti l'ombra di Al Qaeda anche in Palestina? I motivi di questa emergenza sono soprattutto tre: il primo è che Hamas è stato in grado di resistere al pesantissimo attacco di Israele del dicembre gennaio scorso. 1300 morti, in gran parte civili, non hanno debellato la tenuta della leadership palestinese a Gaza, ancora ben radicata in quel poverissimo territorio grazie alla sua capillare azione sociale e alla sua organizzazione militare “di popolo”. Per l'estremismo islamico e chiunque – anche in Occidente – ragioni all'insegna del principio “tanto peggio tanto meglio”, ecco dunque un buon motivo per continuare il lavoro rimasto incompiuto dopo la guerra lanciata da Israele nel Natale 2008. Non a caso fonti Tel Aviv – smentite da Hamas – hanno parlato di infiltrazioni “afghane” nella Striscia.

Il secondo motivo è che Hamas, sbrigativamente tacciato di estremismo e di integralismo, non solo è stato comunque scelto dal popolo come partito di maggioranza palestinese al posto della vecchia Al Fatah, ma inoltre ha dato nell'ultimo anno consistenti segnali di apertura verso le trattative dichiarando in diverse occasioni di voler perseguire la linea dei due stati. Una novità importante, simile a quella del vertice di Rabat del 1988 di Arafat, che l'Occidente – tranne una pur significativa dichiarazione di Blair del febbraio scorso – tarda a cogliere e valorizzare.

Il terzo motivo è che nonostante questa svolta, Hamas continua ad essere nei fatti emarginata dalle trattative internazionali per la soluzione del conflitto israelo-palestinese, a causa di una diplomazia occidentale che ancora accetta di definirlo un “movimento terrorista” al pari di Al Qaeda, dimenticando che una cosa è il terrorismo transnazionale a-territorializzato di Bin Laden, ed altra cosa sono dei movimenti politici ben radicati nel popolo, alle prese – come tutta la storia della decolonizzazione insegna – con una occupazione straniera. Ecco dunque che Hamas, proprio perché priva di sbocchi alla sua politica di apertura, rischia di perdere terreno in casa nei confronti del vero terrorismo islamico, stretta fra il martello di Bin Laden e dei suoi seguaci e l'incudine della sordità dell'oltranzismo occidentale.

La chiave della soluzione dell'impasse sta in effetti in buona parte nelle mani della comunità internazionale, che ha di fronte a sè sostanzialmente due strade: o aprire definitivamente al “partito di di dio”, facendo da ponte con il governo di Tel Aviv per favorire vere trattative, oppure continuare ad adottare gli schemi perdenti e avventuristi dell'era Bush e della "guerra infinita" contro un “Islam” senza distinzioni, magari cavalcando in Palestina la sola carta di Abu Mazen e di Al Fatah. Hamas è un interlocutore ineludibile del processo di pace: capire questo ed operare di conseguenza vuol dire fra le altre cose impedire che Gaza – come già accaduto all'Iraq e alla Somalia – divenga una terra di nessuno a disposizione del vero estremismo terroristico (15 agosto 2009).


25 aprile 2009

www.recogniseresistance.net

APPELLO EUROPEO
PER LA CANCELLAZIONE DI HAMAS DALLA LISTA EUROPEA
DELLE ORGANIZZAZIONI TERRORISTE!

Bruxelles, 1 febbraio 2009

In occasione delle elezioni europee del prossimo giugno, lanciamo un appello urgente a tutti i candidati ai 736 seggi del Parlamento europeo.
Chiediamo loro di impegnarsi a ottenere la cancellazione immediata e incondizionale di Hamas e di tutte le organizzazioni palestinesi di liberazione dalla lista europea delle organizzazioni terroriste.
Chiediamo che l'Unione Europea riconosca il diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese. Ciò implica il riconoscimento di Hamas da parte dell'Unione Europea come legittimo movimento di liberazione nazionale.

 

 

Aderiamo non solo come G.A.MA.DI. e il Mensile La VOCE, ma anche come Partigiani all' appello per cancellare Hamas dall'elenco delle organizzazioni terroriste.
Miriam Pellegrini Ferri (Partigiana di Giustizia e Libertà e Presidente G.A.MA.DI.), Spartaco Ferri (Partigiano Divisione Garibaldi)
 

Oltre a quelle di Miriam e Spartaco, ho ricevuto altre adesioni all'appello pro-Hamas (fra cui quelle dell'avv. Marco Ciferri, Manuela Graziani e Davide D'Amario), che ho girato alla sua promotrice Nadine Rosa-Rosso.
Ma chi vuole sottoscrivere, fa prima a a farlo attraverso il sito recogniseresistance.



1 febbraio 2009

Dedicato ai candidati europei
di centrodestra e centrosinistra

Non c'e' possibilita' non dicesi di pace,
ma di attivita' diplomatica a fini di pace
e dunque di vera politica estera,
senza riconoscere Hamas


 

Appello europeo per la cancellazione
di Hamas dalla lista europea
delle organizzazioni terroriste!


 
Bruxelles, 1 febbraio 2009

In occasione delle elezioni europee del prossimo giugno, lanciamo un appello urgente a tutti i candidati ai 736 seggi del Parlamento europeo.
Chiediamo loro di impegnarsi a ottenere la cancellazione immediata e incondizionale di Hamas e di tutte le organizzazioni palestinesi di liberazione dalla lista europea delle organizzazioni terroriste.
Chiediamo che l'Unione Europea riconosca il diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese. Ciò implica il riconoscimento di Hamas da parte dell'Unione Europea come legittimo movimento di liberazione nazionale.



 

http://www.recogniseresistance.net/images/stories/rosarossonl.gif Nadine Rosa-Rosso est l'initiatrice de l'appel européen, lancé à Bruxelles le 1er février 2009, pour le retrait du Hamas de la liste européenne des organisations terroristes. Lire plus sur ses motivations pour l'appel (voir interview par Nicolas Lalande). Nadine Rosa-Rosso is the initiator of the European appeal launched at Brussels, on the 1st of February 2009, for the remove of Hamas from the EU terror list. She is a teacher and an independent communist activist. Read more about her motivations for the appeal (read her interview by Nicolas Lalande). read more  


275 personalities on March 30th 2009

ABICHT Ludo Belgique-ABOUDAN F, Dr. Stellvertret Vorsitzender des Deutsch Syrischen e.V. Allemagne-ABOU JAHJAH Dyab, activiste, Belgique-Liban Belgique-ABUALROB Mohammad, coordinator of the Palestinian People society Afrique du Sud-AHIDAR Fouad, parlementaire bruxellois Belgique-ALEGRE Greta, cinéaste, Artistes contre le Mur Belgique - ALI Tariq, writer, film-maker and editor of New Left Review Royaume-Uni-ALLEG Henri France-ALLEG-SALEM Gilberte France-AL-ZOEBI Mohammed, prof. Dr., ex-Minister in Syria Allemagne-AMADOR Irene, anthropologue Espagne-AMARA Jean-Claude, porte-parole de Droits devant !!, France-ANDREEVA Nina, Secretary general of Central Comity A-UCPB Russie-ANWAR Aamer, Human Rights Lawyer, Ecosse Royaume-Uni-AOURAGH Miriyam, co-organizer Dutch antiwar and antiracism campaign, Pays-Bas-ARSALAN Fathallah, porte-parole du mouvement Justice et Spiritualité Maroc-ARTLIEB Marion, Dpl.Ing. computer scientist Autriche-ATZMON Gilad, artiste de jazz et écrivain Royaume-Uni-AYALA SOSA Rosa (Dr.ssa), CIEP  Italie-BADER Wilfried, local counsellor Angerberg, Tirol Autriche-BARBEAU-LAVALETTE Anaïs, Réalisatrice Québec Canada-BARGHOUTHY Hani, Writer, editor-in-chief of arabianawareness.com Canada-Baroud Ramzy, Author, Journalist USA-BARRETT Mark, civil liberties campaigner, London Royaume Uni-BARTOLIK Pawel Michal, Journalist of Trybuna Robotnicza (Workers Tribune) Pologne-BEAUGIER Catherine, Poète – Ecrivain Belgique-BELAHRACHE Radouane, Nîmes France-BELAL Aabdelhai, PHD student Chypre-BENGHABRIT Hassan, écrivain/poète France-BENMERAD Djamal, Ecrivain Bruxelles Belgique-BENZAKOUR Mohammed, écrivain et journaliste Pays-Bas-BERLIN Greta, co-fondatrice Free Gaza Movment USA-BIBEAU Robert, expert en éducation au Ministère de l'Éducation du Québec Canada-BLEITRACH Danielle, sociologue et écrivain France-BOAL Augusto, homme de théâtre Brésil-BONALI Giulio Italie-BONAZZI Giuseppe, Professore emerito Fac. Scienze Politiche Università di Torino Italie-BORREMAN Hadassah, publiciste Belgique-BORREMAN Shmiel Mordche, Yechouroun Judaïsme contre Sionisme Belgique-BOUAMAMA Saïd, sociologue France-BOUKMAN Daniel, écrivain Martinique-BOUMEDIENE-THIERY Alima, sénatrice France-BOUSSOUMAH Youssef, Mouvement des Indigènes de la République France-BOUTELDJA Houria, Mouvement des Indigènes de la République France-BOUTELDJA Naima, Journalist, Royaume-Uni-BOUZERDA Abdou, président Arab European League Pays-Bas-BRACKE Maud, lecturer, University of Glasgow Royaume-Uni-BRACKE Sarah, féministe & professor KULeuven Belgique-BRICMONT Jean, physicien Belgique-BROWN Brenda, Chair, Brighton & Hove Palestine Solidarity Campaign  Royaume-Uni-BRUGUIER Alain, vice-président de l'AFPS de Nîmes (Gard) France-BUSTANI Hisham, Writer and Secretary of the Socialist Thought Forum Jordanie-CAPORALE Alessandra, social anthropologist, university lecturer, Barcelona Espagne-CATALINOTTO John, managing editor, Workers World Newspaper USA-CAVALLI Franco, Immediate Past President of UICC, Direktor IOSI in Bellinzona, Initiator Medicuba, Nationalrat der SP Schweiz von 1995 – 2007 Suisse-CERRI Giovanni, Professore di Letteratura greca antica Università di Roma Tre Italie-CHAAMBI Abdelaziz, militant associatif France-CHANDAN Sukant, Chair, English branch of the IUPFP Royaume-Uni-CHASSEUR Tony, musicien Martinique-CHIAROTTO Francesca, dottoranda in Studi Politici, Torino Italie-CHICHAH Souhail, chercheur ULB Belgique-CHIESA Giulietto, parlamentare europeo e giornalista Italie-CHRISTISON Bill, writer, Palestinian rights activist USA-CHRISTISON Kathleen, writer, Palestinian rights activist USA-COLLON Michel, écrivain et journaliste Belgique-COLONNA Eric, citoyen engagé, Lyon France-CONFIANT Raphaël, écrivain Martinique-CONSTANTINOU Petros, Campain Genoa 2001 Grèce-COOPER Alan, Senior Lecturer, European College of Business and Management, Royaume-Uni-COSSELLU Mario Gabrielli, Segretario Circolo PRC/SE "Enrico Berlinguer" Bruxelles Belgique-CRETAUX Sophie, ex-chercheur au CNRS, agrégée d'histoire France-CROOKE Alistair, Conflicts Forum Director and Founder Royaume-Uni-DALTON Des, Vize-Präsident von Republican Sinn Féin, Betriebsrat der Gewerkschaft SIPTU Irlande-DAWOOD Fakeer, Dr., Prof. Telecommunication, Montreal, Qc Canada-DE BRABANDER Ludo, Stafmedewerker vzw Vrede Belgique-DE HERT Robbe, cinéaste Belgique-DE LEY Herman, emeritus professor.Universiteit Gent Belgique-DE SANTI Massimo (Prof.), Presidente Comitato Internazionale di Educazione per la Pace Italie-DE WITTE Ludo, auteur Belgique-DE WITTE Paul, Woordvoerder Basisbewehging voor democratie in samenlevving en kerken, Belgique-DEDAJ Viktor, cyberjournaliaste France-DEKKERS Daniel, Ingénieur retraité Belgique-DELMOTTE Paul, professeur IHECS Belgique-DELORCA Frédéric, Sociologue, coordinateur du blog de l'Atlas alternatif, France-DELPHY Christine, Fondatrice et directrice de la revue NQF, France-DEQUEECKER Ida, féministe Belgique-DERMAGNE Jean-Marie, Avocat, Enseignant à l'Université Belgique-DERONNE Thierry, vice-président télévision publique Vive TV République bolivarienne du Venezuela Venezuela-DERRICHE Ouardia, membre de l'Association Belgique-Palestine Belgique-DIAGNE Roland, enseignant en France, militant communiste marxiste-léniniste France-D'ORSI Angelo (Prof.),  Cattedra di Storia del Pensiero politico Dipartimento di Studi Politici, Università di -Torino Italie-DOUGLAS Emory, Former Minister of Culture of The Black Panther Party USA-DRURY Ivan, member of Vancouver Socialist Forum, contributing editor of Socialist Voice Canada-DUISENBERG Gretta, Chair Foundation Stop the Occupation Pays-Bas-DUMAS F. LAFONTANT Doumafis, Organizer, African Liberation Day USA-DURAND Benjamin, professeur de cinéma et télévision, Caracas Venezuela-DUTHU Françoise, ancienne députée au Parlement Européen (Les Verts) France-DWORCZAK Hermann, social scientist, trade unionist Autriche-EDDE Dominique, écrivain franco-libanaise France-EL KADI Mohamed, Président de l'Agence Méditerranée pour la Coopération Internationale, Journaliste /Directeur du Journal "La Méditerranée", Fès Maroc-EL-ABED Chairman Fathi, Danish Palestinian Friendship Association and Candidate to the EU-Parliament (The -Socialist People Party) Danemark-EL-SALAHI Zaki, Masters student, Edinburgh, Scotland Royaume-Uni-ELSÄSSER Jürgen, journalist, Berlin Allemagne-FADIL Nadia, sociologue Belgique-FANON-MENDES-FRANCE Mireille France-FELLER Jonas, Anti-imperialist activist and high school student, Rostock Allemagne-FIGUEIREDO Jorge, Webmaster resistir.info Portugal-FINKELSTEIN Norman G., enseignant, auteur USA-FISCHER Franz, Sekretariat Partei der Arbeit der Schweiz - Sektion Basel, Trade Union UNIA Suisse-FLINKER Jean,  enseignant, membre d'Attac-Bruxelles, Belgique-FLOUNDERS Sara, co-director, International Action Center USA-FRABETTI Carlo, écrivain Espagne-GABRIEL Leo, journalist and social anthropologist, member of the council of the World Social Forum Autriche-GARREAU Micheline, militante ISM  France-GEYS Herman, Kunstenaar Belgique-GHARBI Anouar, Président de « Droit pout tous » et porte parole de la « Campagne Européenne pour mettre -fin au siège de Gaza » Suisse-GHARBI Anouar, Président de « Droit pout tous » et porte parole de la « Campagne Européenne pour mettre fin au siège de Gaza », Suisse-GIRARD Youssef, étudiant France-GOEMAN Eric, woordvoerder Attac Vlaanderen Belgique-GOOSSENS Pol, journaliste Belgique-GRAZIANI Tiberio, directeur Eurasia. Rivista di studi geopolitici Roma Italie-HABERKORN Amir Belgique-HACK Margherita, Astrofisica Italie-HADDAD Georges, Writer, Bulgaria/Liban-HAIDER Ahmad, Dr. med. Urologe und Androloge Allemagne-HALPIN David, FRCS Standing in solidarity with the Palestinian people Royaume-Uni-HAMAD Nidal, Writer and Joournalist, Palestine/Norway Norvège-HAMIDI Malika, doctorante EHESS à Paris Belgique-HARTMANN Klaus, Offenbach am Main, Bundesvorsitzender des Deutschen Freidenker-Verbandes Allemagne-HASSOUN Karim, Voorzitter AEL Belgique-HAYDEN Josephine, ehem. politische Gefangene in Irland, Sekretärin von Republican Sinn Féin Irlande-HAYEEM Abe, Chair, Architects & Planners for Justice in Palestine Royaume-Uni-HAZAN Eric, éditeur France-HEARD Brenda, Founder Friends of Lebanon London Royaume-Uni-HECHT-GALINSKI Evelyn, Publizistin Allemagne-HELMUT Franz, Oberstleutnant der Deutschen Bundeswehr i. R. Allemagne-HOFBAUER Hannes, publisher and publicist  Autriche-HÖRSTEL Christoph, Regierungs-/Unternehmensberater, Buchautor, Vors. Friedenskreis Deutschland e.V. i.G., Nehls, Gertrud, AK Asyl Allemagne-HOUSE James, maitre de conférences à l'Université de Leeds Royaume-Uni-HOUTART François, professeur émérite de l'Université catholique de Louvain Belgique-HUI Matthias, Fachstelle OeME, Ref. Kirchen Bern-Jura-Solothurn, Suisse-HUTNYK John, Professor of Cultural Studies, Academic Director of CCS Goldsmiths University of London -Royaume-Uni-ITANI Zouhair, Prof.Dr.med. Dermatologist, Düsseldorf Allemagne-JENART Nathalie, psychologue, directrice d'un centre PMS, Bruxelles Belgique-JENNAR Raoul Marc, consultant en relations internationales France-KAREL Arnaut, antropoloog, UGent  Belgique-KARSLI Jamal, FAKT-Party Allemagne-KASRILS Ronnie, former South African government minister, writer Afrique du Sud-KEHOE Jon, artist, London Royaume-Uni-KHIARI Sadri, Mouvement des indigènes de la république France-KHRESHE Hassan Dr., Vice President Palestinian legislative council Palestine-KOUCHAKJI George A., Palestine Solidarity Basel Suisse-KOWALEWSKI Zbigniew Marcin, researcher and editor Pologne-KREBS Djamila, membre d'Europalestine Allemagne-KRZYZANIAK Piotr, trade-unionist of All-Polish Trade Union "Workers' Initiative" (Ogólnopolski Zwiazek ---Zawodowy “Inicjatywa Pracownicza”) Pologne-LACROIX-RIZ Annie, professeur d'histoire contemporaine, université Paris 7 France-LAHAYE Laure, Chargée de collections en arabe à la Bibliothèque nationale de France, Conseillère de quartier, -Paris, France-LAMB Franklin P. , PhD, Director Americans Concerned for Middle East Peace, Washington DC – Beirut Acting --Chair, the Sabra-Shatila Memorial Scholarship Program Laptop Initiative, Shatila Palestinian Refugee Camp-LAMP Paul, board member of Stop the Occupation Pays-Bas-LAMRABET Asma, Médecin et Essayiste Maroc-LANGTHALER Wilhelm, Anti-imperialist Camp Autriche-LANOYE Tom, auteur Belgique-LAROSIERE Jean-François, responsable syndical et associatif France-LAWLOR Zoe, Ireland-Palestine Solidarity Campaign Membership Officer Irlande-LEGRAND Michel, Président du Comité pour une Paix Juste au Proche-Orient Luxembourg-LEUENBERGER Peter, Historiker, Vorstandsmitglied Gesellschaft Schweiz- Palästina, Suisse-LEVY Laurent, essayiste France-LOPE (de) Monique, professeur émérite à l'Université de Provence France-LOS René, bestuurder Belgique-LOSURDO Domenico, Direttore Istituto Scienze filosofiche, università di Urbino Italie-LOUCKX Fred, Sociologue,  Vrije Universiteit Brussel Belgique-LOUIS Tim, Former Vancouver City Councillor Canada-MAC MANUS Patrick, author Danemark-MAESTRO MARTIN Ángeles, mèdica especialista en salud pública Espagne-MAGUIRE Mairead, prix Nobel de la Paix Irlande-MAHI Yacob, Enseignant, Théologien, Dr. en Histoire et Sciences des Religions, Belgique-MAIRA Antonio, Politólogo, redactor Diario digital inSurGente Espagne-MANAMELA Buti, National Secretary Young Communist League of South Africa-MANDUCA Paola, geneticist Italie-MANISCO Lucio, giornalista ed ex parlamentare europeo Italie-MARTINEZ Miguel, website kelebekler.com Italie-MASSARRAT Mohssen, Professor Dr. Osnabrück Allemagne-MAUERSBERGER Günter, Botschafter a.D., Vize- Vorsitzender des Nahostforum e.V. Allemagne-MELVYN Peter, Jewish voices for a just peace in the Middle East Autriche-MEYER HAJO G., Bestuurslid “Een Ander Joods Geluid” Pays-Bas-MOFFA Claudio, Professor University of Teramo Italie-MOMMAERTS Omer, militant vakbond ACV-CSC Belgique-MORRISON Danny, writer Irlande-MORTIER Erwin, schrijver Belgique-MOUEDDEN Mohsin, éducateur Belgique-MOUSSET Renée, Association Belgique-Palestine, Liège Belgique-MUKUNA Olivier, journaliste Belgique-MYRDAL Jan, écrivain Suède-NOUR DACHAN Mohamed (Dr.), Unione delle Comunità ed organizzazioni Islamiche in Italia Italie-Ó BRÁDAIGH Ruairí, President Sinn Féin Poblachtach since 1969, IRA Chief of Staff 1956-62 Irlande-OBERKOFLER Gerhard, University professor, Vice president of the Association Alfred Klahr, Innsbruck Autriche-OBID Milan, chairman of the Slovene Students Club Vienna Autriche-OLFF-RASTEGAR Perrine, Porte-parole du Collectif Judéo Arabe et Citoyen pour la Paix - Strasbourg France-PAGANI Giovanna (Prof.ssa), Presidente On. Wilpf Italia -Lega Internazionale delle Donne per la Pace e la Libertà Italie-PEIRCE Gareth, solicitor, Londres Royaume-Uni-PELLEGRIN-RESCIA Marie L., Présidente, Séminaire d'anthropologie et psychologie sociale J S, Paris V---Sorbonne France-PEREZ BERROCAL Gloria, programmatrice de télévision Espagne-PETRAS James, Bartle professor emeritus Binghamton University USA-PIERART Pierre, Professeur Honoraire Université Mons Hainaut Belgique-PINO Julio (Dr.), professor of history USA-PIRKER Werner, journalist Autriche-PLOUVIER Liliane, Professeur de droit international Bruxelles Belgique-POLGAR Alexandru, philosophe, éditeur de la revue Idea Roumanie-POSMAN André, eredocent actualiteit Sint Lucasinstituut Gent, lic. Geschiedenis. Dir Concertreeksen DE Rode -Pomp Gent Belgique-RAHWANJI Maha, Member of the Executive Committee, Palestine Solidarity Campaign Royaume-Uni-RAMADAN Tariq, professor, Oxford/Erasmus Universities Royaume-Uni-RAMIREZ Ronnie, cinéaste Belgique-RAVENTÓS BARANGÉ Anna, PhD Senior Lecturer Faculty of Arts and Letters University of Seville Espagne-REVELLI  Philippe, journaliste France-RICHA Raymond, Ingénieur France-RICHET Mathis, Musician Royaume-Uni-RIDLEY Yvonne, journaliste Royaume-Uni-RIZZO Mary, co-Editor of Palestine Think Tank and co-founders of Tlaxcala, Dr. Art Historian and Art Restorer Italie-ROELS Frank, MD, emeritus professor Ugent Belgique-ROMANO Vicente, professeur d'université Espagne-ROSA-ROSSO Nadine, enseignante et auteur Belgique-ROSSEEL Eric, gepensioneerd docent psychologie VUB Belgique-RUMEAU Mireille, militante ISM France-SAÏDI Nordine, Mouvement Citoyen Palestine Belgique-SALEM Jean, philosophe, professeur à la Sorbonne, Paris France-SANDBAEK Ulla, Former Member of the European Parliament Danemark-SARAMAGO Jose, écrivain, Portugal-SCHAUER Waltraud, former human shield in Iraq Autriche-SCHLERETH Einar, Journalist Suède-SCHMID Estella, Kurdistan Solidarity Committee & CAMPACC Royaume-Uni-SCHÖGLER Johann, Styrian Peace Platform Autriche-SCHOMBLOND Christiane, chargée de cours honoraire de l'ULB Belgique-SCHYDLO Krystyna, Deutsch-Palästinensische Gesellschaft, Ruhrgebiet Allemagne-SEBOGO BERNARD NKUMAH, Chairperson of Boston Branch, All African People's Revolutionary Party USA-SEIFERT Arne C. (Dr.), Botschafter a.D., Sprecher der Initiativer "Diplomaten für Frieden mit der Islamischen Welt" Allemagne-SENOUCI Brahim, maître de conférences France-SHEIKH KHALIL Nabil, Association to Support Palestinians in Need Suisse-SIFAKAKIS Yiannis, Stop the war Coalition Grèce-SOETERIK Robert, antropoloog, Middle East Research Associates Pays-Bas-STASZEWSKI Michel, enseignant, Bruxelles Belgique-STERN Catherine, enseignante d'Histoire à la retraite, ancienne chargée de cours à Paris France-STUDEN-KIRCHNER Aleks, author and interpreter Autriche-SWYNGEDOUW Erik, Professor of Geography School of Environment and Development Manchester University Royaume-Uni-TALENS Manuel, écrivain Espagne-TAWFIK AL-MANSOURI Mohamed, Ph.D., Writer and Researcher, Afnan Magazine Canada-TENA Carlos, periodista Espagne-THARANI Marishka, Actress Royaume-Uni-TIBON-CORNILLOT Michel, Universitaire, écrivain France-TILLEY Virginia, political scientist Afrique du Sud-TURINE Jean-Marc, écrivain Belgique-URBANO Miguel, écrivain Portugal-VAN DEN BERGHE Gie, professor Universiteit Gent, ethicus en historicus Belgique-VAN HOORNE Michel, coordinateur du mouvement ‘Links Ecologisch Forum (LEF)'Belgique-VANDEN BAVIERE Paul, journaliste et historien Belgique-VANDEPERRE Elke, coördinator vzw Motief Belgique-VANHOVE Daniel, Observateur civil, auteur, membre de l'ABP et du MCP Belgique-VARNAVA-SKOURA Gella, professeur en sciences de l'éducation à l'Université d'Athènes Grèce-VATTIMO Gianni, Filosofo ed ex parlamentare europeo Italie-VERCHEVAL Véronique, Photographe Belgique-VERCRUYSSEN Frank, acteur Belgique-VERGAELEN Eva, writer Belgique-VERLICCHI Elsa, Anthropologist, Rome Italie-VERVAET Luk, président section belge IUPFP Belgique-VERWIMP Remi, coördinator Werkplaats voor Theologie en Maatschappiij Belgique-VIRGIN Robin, Pluto Press, England Royaume-Uni-VISCHER Daniel, MP of the Green Party Suisse-VON RAUSSENDORFF Klaus, Referent für internationale Fragen beim Bundesvorstand des Deutschen Freidenker-Verbands  Allemagne-WALSH Richard, Pressesprecher von Republican Sinn Féin und Vorsitzender der Republican Prisoners Action Group Irlande-WILHELMSON Lasse, teacher Suède-WINTER Heinz-Dieter (Dr.), Botschafter a.D. Allemagne-YAFOUT Merieme, Responsable de la section féminine du mouvement Justice et Spiritualité Maroc-ZAAF Mohamed, chirurgien et conseiller municipal France-ZAAIMAN Andre, Researcher Afrique du Sud-ZEMOR Olivia, présidente de CAPJPO-EuroPalestine et responsable europalestine.com France-ZOLO Danilo, Docente di Filosofia del Diritto internazionale, università di Firenze Italie

 

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ISRAELE E I DIRITTI PALESTINESI.
VIDEO UTILI PER IL CETO POLITICO ITALIANO,
DI SINISTRA E DI DESTRA

IL DISCORSO DI BETTINO CRAXI
ALLA CAMERA, 6 NOVEMBRE 1985



(Clicca sull'immagine. Il video è flashvideo
ma si apre anche con Realplayer)

COME CREARE DEI KAMIKAZE?
HOW TO GENERATE KAMIKAZES?



(Clicca sull'immagine. Il file è pps)

PER CHI NON L’AVESSE VISTA. L’INTERVISTA DI D’ALEMA A MATRIX



Prima parte

Seconda parte
Terza parte

 



Gaza dicembre 2008-gennaio 2009

FOTO
GUERRE DI ISRAELE

 

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21 gennaio 2009

PARLA IL LEADER DI HAMAS
OSAMA HAMDAN:
ECCO PERCHE’ A GAZA HA VINTO LA RESISTENZA

Di ritorno da Beirut. Venerdì 16 gennaio scorso ho incontrato e intervistato a Beirut il rappresentante di Hamas in Libano, Osama Hamdan: oltre a replicare alle battute tragiche che circolano nei bassifondi del ceto politico e giornalistico italiano per demonizzare l’ineludibile interlocutore di qualsiasi pace con Israele, il leader della resistenza palestinese ha anche ricordato che fra le condizioni per l’accettazione della tregua - oggi un dato di fatto, ma la scorsa settimana ancora da venire – ci sarebbe dovuto essere il ritiro di Israele da Gaza. Ritiro oggi in fase di completamento, nonostante l’iniziale rabbioso “niet” del governo di Tel Aviv.
Ecco dunque una chiave essenziale per capire chi ha vinto e chi ha perso a Gaza: pur nel tragico lutto delle migliaia di morti e feriti palestinesi, quella di Hamas è stata effettivamente – come fu per Hezbollah in Libano – una vittoria, accresciuta dallo sfondamento del falso unanimismo della Lega Araba e dalla nascita di una maggioranza di paesi arabi e musulmani – quelli riunitisi nel vertice del Qatar di sabato scorso – critici verso il ruolo di Quisling di Abu Mazen e schieratisi a fianco della “vera” resistenza palestinese. Certo i rischi della situazione permangono – a cominciare dalle grandi manovre per far occupare Gaza dalla NATO, e dalla sciacallesca richiesta di Abu Mazen di nuove elezioni – ma di nuovo, come in Libano e come in Georgia, il mito della superiorità militare del sedicente “popolo eletto” è stato battuto. Un’occasione per gli ebrei di tutto il mondo per uscire dalla logica della barbarie, e per intavolare vere trattative di pace con i palestinesi.

Claudio Moffa

l'intervista

20 gennaio 2009

“DOPO LA TREGUA A GAZA, IN ITALIA E IN OCCIDENTE LA BATTAGLIA
PER FAR RICONOSCERE HAMAS COME INTERLOCUTORE INELUDIBILE
DEL PROCESSO DI PACE E COME MOVIMENTO
DI LIBERAZIONE NAZIONALE CONTINUA”

FIRMA ANCHE TU L’APPELLO!

NUOVE ADESIONI:   MICHEL COLLON (Belgio), TONINO PERNA (Sinistra Mediterranea). LORETTA MUSSI (Un Ponte per), PAOLA GASPAROLI (un Ponte per), ROBERTO GABRIELE, MASSIMO DE SANTI (fisico, Comitato internazionale educazione per la pace), GIOVANNA PAGANI (Pres. Onorario WILPF Italia – Lega Internazionale Donne Pace e Libertà), MERIXTELL BRAGULAT (Catalogna, Spagna)

Una conferenza a Teramo
il 7 febbraio 2009:
"Guerra a Gaza: I crimini israeliani"

Relatori: Luigi Copertino, Claudio Moffa e Serge Thion

Il programma

15 gennaio 2009

Un forum a Beirut su Gaza e Libano: verso una denuncia di Israele alla corte penale internazionale?

Il Forum prenderà il via con la sessione plenaria “Per la difesa di Gaza: verso delle tappe concrete” e proseguirà con i lavori di diverse commissioni su temi politici, giuridici, culturali- Fra i partecipanti, oltre a esponenti di Hamas, ministri e giornalisti da tutto il mondo arabo islamico, e tanti intellettuali, giuristi, giornalisti da tutto il mondo. Ecco alcuni nomi:  l’ex ministro libanese Michel Samaha, il ministro siriano Ali Kanso, Ramsey Clark, Alastair Crooke, Claudio Moffa, Michel Collon, Loretta Mussi, Carlo Remeny per Arabmonitor, Alain Gresh per Le Monde Diplomatique, John Ritz di Stop the War, Fawaz Traboulsi, il filosofo Georges Labica, Layla Ghanem del Tribunale Internazionale dei Cittadini (Libano), Tonino Perna della Sinistra Euro-Mediterranea - SEM (Italia), Alessandra Miccozzi (FIOM-Italia), Massimo De Santi di Iniziativa "ONU dei Popoli" (Italia), Paola Manduca, Mireille Mendes France Fanon, Albert Farhat .

Il programma

13 gennaio 2009

LA SOLIDARIETA' CON I PALESTINESI: TANTI APPELLI,
ALCUNE QUESTIONI IMPORTANTI

di  Claudio Moffa

Mentre a Gaza continua la guerra, è naturale che impazzi la “concorrenza” fra le diverse sensibilità filo palestinesi in Italia: un esempio sono i molteplici appelli, tutti in generale giusti e positivi perché costituiscono una risposta “primordiale” agli ennesimi terribili crimini israeliani, ma ognuno con una sua specificità che riflette una diversa maturazione politica su quanto sta accadendo in Palestina. Per quel che ci riguarda, l’appello per Hamas e i palestinesi da noi proposto e finora sottoscritto da un centinaio di persone solleva alcuni problemi che attraversano il “movimento per la pace” in Italia, se non dalla prima guerra contro l’Iraq (anno 1991) sicuramente dall’11 settembre 2001:

1) Hamas va difeso. Non si tratta di essere a favore dell’integralismo e fondamentalismo islamico (posta comunque la necessità di verificare articolatamente questi due aspetti in Hamas) ma semplicemente di affermare con forza che Hamas è il legittimo rappresentante del popolo palestinese, perché così hanno stabilito le libere elezioni del gennaio 2006.

Non è un caso che nelle ultime ore la stampa israeliana abbia diffuso voci di improbabili “fughe” di dirigenti di Hamas in Egitto, e che i volantini israeliani cerchino di convincere il popolo palestinese a separarsi dalle postazioni dove stazionano i partigiani Hamas. Non è un caso che la miopia di certi politici occidentali pretenda di trattare Hamas come un “gruppo” terrorista, e non come ricordato giustamente da D’Alema a Matrix, come un partito ben radicato nel popolo palestinese con cui qualsiasi vero mediatore deve fare i conti. Non è un caso che in Italia, di fronte all’allargamento della solidarietà ai palestinesi ecco che – variante dell’intermittente scoperchiamento di tombe – compaia sui muri di Roma la svastica a fianco della parola Hamas: la solita svastica delle solite anonime canaglie.
Questo vuol dire che Hamas è la discriminante per una vera e efficace solidarietà e che va difeso senza né-né. E’ profondamente sbagliato cercare a Gaza i nostri corrispettivi: è l’errore dei marxisti che parlano solo con le organizzazioni “marxiste”; dei laici che aborrono Hamas in quanto partito che si ispira a principi religiosi islamici; dei cattolici che nutrono consimili sentimenti ma dal versante della loro fede cristiana. Il risultato è una solidarietà monca, fatta di sola testimonianza ma che non fa i conti con la Politica. La partita che si sta giocando oggi a Gaza è se vince o perde Hamas, e con Hamas il suo obbiettivo dichiarato: non solo la tregua ma anche – questione fondamentale - la fine del disumano assedio israeliano a Gaza che dura da circa due anni.

2) Il diritto internazionale va messo in primo piano nella campagna di solidarietà per i palestinesi. Questo non vuol dire disquisire di trattati ma semplicemente affermare alcuni principi di base, primi fra tutti che l’esportazione della democrazia non è possibile con i bombardamenti ma consiste al contrario, nel riconoscerla lì dove essa si attua nei fatti (Gaza gennaio 2006); e che il diritto all’autodeterminazione non riguarda solo i popoli, ma anche gli Stati sovrani: la Siria che subisce ancora l’occupazione del Golan da parte israeliana, l’Iran che ha tutto il diritto a sviluppare il proprio nucleare civile, il Libano che ha resistito e vinto la guerra del 2006. E’ la risposta all’arroganza dello Stato di Israele, l’unico vero “stato-canaglia” dell’epoca postbipolare, secondo l’accusa esplicita di Avi Shlaim - un professore universitario ebreo israeliano oggi docente a Oxford - recentemente sul Guardian.

Così come il settarismo, anche il movimentismo – il credere che contino solo “le masse” e che regimi persino autoritari non siano un elemento fondante per la diffusione e la difesa della vera democrazia (sic) in Medio Oriente – è un’arma a doppio taglio: esso pretende di essere la voce “d’avanguardia” della protesta, ma alla fine perde ogni seguito e ogni contatto con la realtà. E’ solo un residuo o una riedizione di uno degli aspetti più ambigui se non peggiori del “sessantottismo”.

3) Parlare un linguaggio ampio e trasversale, quello che sia pure sull’onda dell’emozione, portò in piazza a Roma un milione e mezzo di persone all’indomani dell’invasione angloamericana dell’Iraq del 2003, vuol dire anche andare al di là dei confini ristretti della sinistra estrema: che l’appello da noi proposto sia stato firmato anche da giornalisti, intellettuali, cittadini professionisti di destra non solo non ci scandalizza ma costituisce un fatto positivo. Come si fa a pensare che sia questo il problema? Come si fa a credere che alla popolazione di Gaza interessi la pruderie “antifascista” di certa sinistra occidentale per un fascismo che non esiste più, invece che la creazione del più vasto fronte possibile di protesta? Come non vedere che il vero “fascismo” sta oggi altrove che nei veri o presunti estimatori del Ventennio mussoliniano?
Lo stesso manifesto nella cronaca della manifestazione di Roma di sabato scorso, riportava la dichiarazione di un manifestante che diceva “sono di destra, ma sono d’accordo con D’Alema”. Non so se al prossimo corteo si scatenerà la caccia al “fassista”, come già accadde all’inizio della solidarietà con l’Iraq occupato, e in genere ovunque si crei non si dice un fronte (impossibile), ma una convergenza di fatto contro i veri “poteri forti” della nostra epoca. Non so neppure se la giornalista verrà mobbizzata o espulsa dal quotidiano “comunista”, ma mi sembra che la sua sia stata una cronaca intelligente. Così come intelligente e incisivo è stato il manifesto nel pubblicare l’articolo-denuncia sulla “solidarietà mediatica” del Pacifici, il vero capo della Comunità Ebraica romana.

4) Il discorso appena fatto vale anche in direzione opposta, verso l’area democratica e di centro. Nell’appello per Hamas si cita positivamente Craxi: come altri, l’amico D. G. l’ha diffuso sulla sua mailing list, premettendo però di essere stato un anticraxiano. Anch’io: sul referendum della scala mobile, sulla questione dei missili, sul filoreaganismo del PSI di allora. All’epoca feci anche un remake della canzoncina “to vo’ fa l’americano”.
Ma a parte che (forse) l’apparenza politica potrebbe aver nascosto un panorama più complesso nel campo specifico della politica estera, Sigonella è stata comunque una pagina di storia fondamentale del nostro paese, un atto di coraggio mai visto in decenni di storia repubblicana. Al centro, la questione palestinese, il grande tabù di oggi come di allora. In questo tutti dovrebbero convenire che Craxi fu veramente un grande: ha pagato questo suo coraggio con la morte in esilio, mentre i suoi colleghi di partito – quelli almeno che riuscivano a sfuggire alla tenaglia golpista e anticostituzionale Repubblica/Di Pietro - si riciclavano nel sistema politico postbipolare.
Guardate quei 4 minuti di filmato caricati in questo sito, e notate la calma con cui Craxi reagisce al vocio che segue alle sue parole in difesa della lotta armata palestinese; e la replica altrettanto calma, con il richiamo a Mazzini, risposta peraltro criptica per i filoisraeliani di allora (come Spadolini e La Malfa) visto che il terrorista Mazzini – come sa anche il più ignorante dei ricercatori italiani – era legato a quel “giro” già allora ben operativo. E’ vero il ceto politico italiano non è esaltante, ma il Parlamento in cui siede è lo stesso dei tempi di Sigonella: chissà se quel breve video potrà avere qualche effetto anche lì dove si costruiscono le decisioni importanti della nostra politica estera.Lo spazio c’è, la manifestazione a Roma di Pacifici è stata disertata da quasi tutti i politici italiani, e gran parte del PD è con D’Alema, il quale continua a ben difendersi ricordando che “è l’ONU che dice che bisogna parlare con Hamas”, e che bisogna riprendere la linea di Moro e Craxi, sul Medio Oriente.

PS. Questo intervento riguarda solo il suo autore e non coinvolge minimamente i firmatari dell’appello, che hanno sottoscritto unicamente il testo più sotto pubblicato dal titolo “Dopo Hamas c’è solo Al Qaeda: è questo che vuole l’Occidente?”

14 gennaio 2009
Convegno del PD sul conflitto a Gaza


"Il Partito democratico ha organizzato il convegno “Non rassegnarsi alla guerra. Costruire la pace in Medio Oriente”. Nel suo intervento, Massimo D'Alema ha ribadito: «Un conflitto di questa portata non si risolve uccidendo alcune centinaia di militanti e dirigenti di Hamas. Israele aveva già eliminato una certa parte di dirigenti di Hamas, compreso il suo fondatore. Il risultato è stato che Hamas ha vinto le elezioni e non si è indebolito. Il martirio, nell'ottica del fondamentalismo, è alimento delle  sue ragioni. Insomma, è una strada che produce effetti contrari a quelli desiderati. L'unica via da battere, invece, è quella di favorire davvero i moderati palestinesi». D'Alema ha anche sottolineato «sarebbe un errore» non analizzare le diverse anime di Hamas «che al suo interno ha una parte che conduce una guerra nazionale e una parte che è inserita nel più ampio movimento del fondamentalismo islamico».

Leggi l'articolo


10 gennaio 2009


Firmano ANGELO D'ORSI (prof. Università di Torino),
FRANCESCO MARIO AGNOLI (magistrato), PIETRO DI GENNARO (sindacalista Rdb-CUB Salerno), GIANNA LUCHINI (casalinga), LUCA TADOLINI (avvocato, Reggio Emilia), DOMENICO TAMBASCO (avvocato, Torino)


AIUTIAMO GAZA E HAMAS, LEGITTIMO
RAPPRESENTANTE DEL POPOLO PALESTINESE.
FIRMATE E FATE FIRMARE L'APPELLO

scrivendo a
claudio.moffa@fastwebenet.it; info@mastermatteimedioriente.it

DOPO HAMAS, C’È SOLO AL QAEDA :
È QUESTO CHE VUOLE L’OCCIDENTE ?

“Hamas è un gruppo terrorista”; “con Hamas non si deve trattare”: queste due asserzioni che circolano nel centrodestra e nel centrosinistra a commento della gravissima crisi di Gaza, non solo non permettono di operare praticamente per una efficace mediazione diplomatica, ma sono anche infondate da un punto di vista storico-fattuale e giuridico-internazionalista.      

Hamas infatti è innanzitutto un partito politico radicato – attraverso una capillare azione di sostegno sociale alle esigenze di sopravvivenza del popolo palestinese – in tutti i territori occupati da Israele nel 1967. Ha vinto le elezioni del gennaio 2006 con votazioni riconosciute da tutti gli osservatori internazionali come libere e democratiche, conquistando 76 seggi su 132 contro i 43 di Al Fatah. Ha maturato una posizione più duttile – secondo un percorso già conosciuto dall’OLP di Arafat – dalla Carta di fondazione del 1988 ad oggi, su cui una comunità internazionale veramente votata alla difesa della pace potrebbe ben lavorare.          

Infatti, per fare due soli esempi,

- il programma elettorale del 2006 contiene punti programmatici tipici delle democrazie occidentali: la difesa dei diritti delle donne e delle minoranze, quella cristiana innanzitutto; l’istituzione del “difensore civico”; la “separazione tra i poteri legislativo esecutivo giudiziario”; la riforma della magistratura e del CSM palestinese, comprensiva del divieto de “la politicizzazione della Procura Generale”; la difesa della  “coesione della famiglia”, la “lotta contro le droghe”, la “riforma delle pensioni” a “la sicurezza dell’impiego” …           

-  il 9 novembre 2008 il primo ministro Ismail Haniyeh “ha dichiarato che il suo governo è disposto ad accettare uno Stato palestinese entro i confini del 1967”. (www.wikio.it/article/78043630);

Non è poco, ma tantissimo per una diplomazia internazionale intelligente. I denigratori di Hamas ricordano però che questo movimento vuole difendere le radici islamiche della Palestina, e inoltre esercita la lotta armata contro Israele: il primo punto potrebbe essere storicamente compreso dall’Italia repubblicana tutta, che ha conosciuto una lunga fase di egemonia del partito democristiano e che tuttoggi dibatte sulle “radici cristiane” del paese; il secondo dato di fatto costituisce invero un diritto inalienabile dei popoli oppressi da qualsiasi dominazione coloniale: infatti l’ONU ha ripetutamente riconosciuto il diritto dei popoli sottoposti a occupazione straniera a ricorrere “ad ogni mezzo a loro disposizione, ivi compresa la lotta armata” per sconfiggerla (risoluzione 3070 del 1973). Le Convenzioni di Ginevra e i Protocolli aggiuntivi del 1977 contengono anch’essi richiami a questo tipico diritto maturato fattualmente e giuridicamente nella grande stagione della decolonizzazione del secolo scorso.

Israele, che nasce da un'impresa tipicamente colonialista, occupa peraltro da ben 41 anni – incurante di centinaia di risoluzioni  che esigono la fine del suo ultracolonialismo – Cisgiordania e Gaza e non è un caso che Bettino Craxi ebbe a paragonare Arafat a Mazzini nel suo discorso alla Camera del 6 novembre 1985.          
Oggi, dopo aver abbandonato Arafat a se stesso durante il lungo assedio israeliano di Ramallah, il ceto politico italiano stenta a trovare il coraggio che fu proprio del protagonista di Sigonella.  Riconoscere i fatti (che Hamas non è un “gruppo terroristico”, ma un movimento di liberazione nazionale che compie necessariamente e legittimamente atti di guerra; che i razzi di Hamas sono stati la reazione ben comprensibile alla riduzione pluriennale di Gaza a un disumano campo di concentramento sotto embargo; che dunque, anche per questo,  il primo a violare la tregua è stato Israele) è la premessa necessaria per un corretto operare diplomatico volto al superamento della gravissima crisi in atto.      

L’alternativa a questa opzione – magari con l’alibi  delle elezioni israeliane – è solo una, la ripetizione in Palestina dello scenario iracheno, i cui errori vengono riconosciuti oggi da tutti ed hanno non caso favorito la sconfitta dei repubblicani di Bush negli Stati Uniti. In effetti, dietro l’auspicata fine di Hamas da parte di politici e ministri irresponsabili si profila – come in Iraq, come in qualsiasi parte del mondo dove l’islam anticolonialista e “politico” viene represso nel sangue – lo spettro del terrorismo criminale di Al Qaeda. E’ veramente drammatico che siano pochissimi i politici italiani che con realismo e saggezza prendano atto di questo rischio e si comportino di conseguenza, mentre il popolo palestinese di Gaza è sottoposto al rischio della morte per epidemie e per fame, oltre che per i bombardamenti a tappeto e l’invasione via terra da parte di Israele. 

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7 gennaio 2009

AFTER HAMAS,
THERE’S ONLY AL QAEDA,
IS IT WHAT THE WESTERN WORLD WANTS?


"Hamas is a terrorist group"; "with Hamas should not be treated": these are two assertions that moving in the center- right coalition and center- left coalition” in Italy” for comment on the serious crisis in Gaza. These two assertions does not allow to work virtually for effective diplomatic mediation only, but they are also unfounded from a point of view historical-factual and juridical –internationalist.
In fact, Hamas is primarily a political party rooted -through a capillary action of social support, that represent the necessity of survival of the Palestinian people - in all the territories occupied by Israel in 1967. It won elections in January 2006 with voting recognized by all international observers as free and democratic voting, winning 76 seats out of 132 against 43 for Fatah. Hamas developed a position more adaptable - according to a political run of Fatah already known from the PLO “Palestine liberation organization” of Arafat – from 1988 “the Palestinian National Charter “ to today, on which an international community voted really would be able well to work to the defense of the peace.
In fact, just two examples;
- the 2006 electoral program contains programmatic typical points of the western democracies:
1.The defense of the rights of the women and the minorities, the first of all the Christian.
2. The institution of the civic defender.
3.The separation among the legislative executive judicial powers.
4.The reform of the magistracy and the Palestinian MGC “ Magistrates’ governing council” which’s comprehensive from the prohibition of "the politicization of the General Proxy(full power of attorney)".
5.The defense of the cohesion of the family.
6.The struggle against the drugs.
7.The reform of the pensions, and the safety of the employment

- The 9 November 2008, the Prime Minister Ismail Haniyeh declared that its government is arranged to accept a PalestinianState within the boundaries of 1967".www.wikio.it/article/78043630

It is not little, but much for an international intelligent diplomacy. But the denigrators of Hamas remember that this movement wants to defend the Islamic roots of the Palestine, and besides, it wants to exercise the army struggle against Israel. Historically, the first point could be involved in all of the republican Italy, which knew a long phase the hegemony of the Christian- Democratic Party and today Italy still discusses on the "Christian roots" of the country. The second fact makes a really inalienable right of the peoples oppressed from any colonial domination.
In fact, the UN repeatedly recognized the right of the peoples submitted to foreign occupation to have " every mean to them disposition, including the army struggle (to resort to force) " to defeat it (resolution 3070 of 1973).
The Geneva Conventions and the supplementary Protocols of 1977 contain either the recalls to this typical right which it’s ripened factually and juridically in the golden age of the decolonization of the past century.

Israel, that is born from an enterprise typically colonialist, occupies from quite 41 years – heedless of hundred of resolutions that demand the end of its ultra-colonialism – Adeffa Alarbiia and Gaza and is not a case than Bettino Craxi compared Arafat to Mazzini in its speech of 6 November 1985. Today, after Arafat was neglected alone during the long Israeli siege of Ramallah, the Italian political class has difficulty doing to find the courage that was the actual protagonist of Sigonella. To recognize the facts:

•That Hamas is not a "terrorist group", but a national movement of liberation which commits necessarily and legitimately actions of war.
•That the rockets of Hamas were the quite comprehensible reaction to the reduction of many years of Gaza and to an inhuman concentration camp under the embargo, that therefore, also (the first one to profane the truce was Israel.
Recognizing these facts represent the necessary bases to operate diplomatically e correctly these serious crisis in Gaza.
The alternative to this option - even if with the alibi of the Israeli elections, is the repetition of the Iraqi scenery in Palestine, which whose mistakes come recognized today from everyone and have not favorite case the defeat of the republicans of Bush in the United States. In effects, - behind the auspicate ending of Hamas by the irresponsible politicians and ministers- profile (like in Iraq, like in any part of the world where the Islam anti-colonialist and "politician" comes suppressed in the blood) the specter of the criminal terrorism of Al Qaeda.
Really, it’s dramatic that they are little of Italian politicians that with realism and wisdom take fit of this risk and to behave well of result, while the Palestinian people of Gaza submitted to the risk of the death for epidemics and for hunger, as well as, for the carpet bombings and the invasion of the land aside of Israel.
Professor Claudio Moffa
University of Teramo - Italy
Translation into English by Yasar Abbas

Signature:
info@mastermatteimedioriente.it

APRES LE HAMAS,
IL NE RESTE PLUS QU’AL-QUAIDA
C'EST CELA QUE VEUT L’OCCIDENT?

«Le Hamas est un groupe terroriste»; «on ne négocie pas avec  le Hamas»; on peut dire que ces deux affirmations qui circulent dans les milieux politiques de centre-droit ou de centre-gauche, indifféremment, en guise de commentaire à la crise extrêmement grave de Gaza, tout d'abord empêchent de rechercher une intervention diplomatique efficace, et ensuite sont absolument fausses sur le plan historique comme sur celui du droit international.
Le Hamas est en fait, avant tout, un parti politique enraciné (par le biais de son assistance sociale constante visant à la survie quotidienne de la population palestinienne) dans l’ensemble des territoires occupés par Israël depuis 1967. En janvier 2006, il a gagné des élections qui ont été unanimement déclarées parfaitement libres et démocratiques par tous les observateurs internationaux; il a alors conquis 76 sièges sur 132, le Fatah n’en remportant que 43.  Depuis lors, il a progressivement adopté une position moins radicale que celle prévue dans ses statuts de 1988 (évolution  similaire à celle de l’OLP d’Arafat) et si la comunnauté internationale voulait vraiment œuvrer à la paix, elle pourrait parfaitement partir de cette position actuelle.
Qu'on nous permettte de citer deux exemples éloquents:
— le programme électoral de 2006 contient des éléments empruntés aux démocraties occidentales: il affirme le droit des femmes et des minorités, notamment chrétienne; il crée «un médiateur civil»; il proclame «la séparation des trois pouvoirs, exécutif, législatif et judiciaire»;  il prévoit la réforme de la magistrature palestinienne du siège et du parquet, s’engageant notamment à interdire «la politisation du Parquet général»; la défense de «la cohésion familiale», la «lutte contre la drogue», «la réforme des  retraites» et «la sécurité de l’emploi»…
— le 9 novembre 2008, le premier ministre, Ismaïl Haniyeh, «a déclaré que son gouvernement était prêt à accepter un état palestinien dans les frontières de 1967».
Ce n’est pas rien dans l’optique d’une diplomatie internationale intelligente. Ceux qui dénigrent le Hamas rappellent néanmoins que ce mouvement entend défendre les racines islamiques de la Palestine, et mène, de plus, une lutte armée contre Israël: le premier point devrait être comparé par toute l’Italie républicaine à sa propre histoire, qui est marquée par une longue hégémonie de la démocratie chrétienne, bien qu’on en soit aujourd'hui à débattre des «racines chrétiennes»» du pays; le second point constitue en fait un droit inaliénable des peuples opprimés par une entreprise coloniale quelle qu'elle soit; rappelons que l’ONU affirme systématiquement le droit des peuples soumis à la domination coloniale et étrangère à recourir «par tous les moyens en leur pouvoir, y compris la lutte armée», pour s’en libérer (résolution 3070 de 1973). Les conventions de Genève et les protocoles additionnels de 1977 rappellent, eux aussi, ce droit né en droit et en fait à la grande époque de la décolonisation au XXe siècle.
Israël, pays né lui-même d’une entreprise typiquement coloniale, occupe de plus la Cisjordanie et Gaza depuis plus de quarante ans, malgré des centaines de résolutions qui exigent la fin de son ultra-colonialisme, et ce n’est pas un hasard que Bettino Craxi, alors président du Conseil italien, en soit venu à comparer Arafat à Mazzini dans un discours à la Chambre, le 6 novembre 1985. aujourd'hui, après avoir laissé Arafat complètement seul pendant le long siège israélien de Ramallah, le monde politique italien n’a plus le courage de l’homme de la crise de Sigonella (1985).  Reconnaître  que le Hamas n’est pas un «mouvement terroriste» mais un mouvement de libération nationale qui se livre, en tant que tel et en toute légitimité, à des actes de terrorisme; que les missiles du Hamas sont une réaction plus que compréhensible à la transformation de Gaza, depuis des années, en camp de concentration inhumain et sous embargo; qu’en conséquence, c'est Israël qui a rompu la trêve… reconnaître tout cela est un préalable nécessaire à une action diplomatique effective et destinée à mettre réellement terme à la crise extrêmement grave en cours.

Sinon, il n’y a qu'une autre issue, que certains pourraient justifier par l’approche des élections israéliennes, et c'est la reproduction en Palestine du modèle irakien, dont les erreurs, aujourd'hui admises par tous, ont provoqué l’échec de Bush et des Républicains aux États-Unis. En effet, derrière la disparition du Hamas souhaitée par des hommes politiques et des ministres irresponsables,  c'est le spectre du terrorisme criminel d’Al Quaida qui se dessine, comme en Irak, comme partout où l’on réprime l’islam anticolonialiste et «politique» par la violence. Il est dramatique que si peu d’hommes politiques italiens prennent conscience de ce risque et agissent en conséquence… Et pendant ce temps-là, le peuple palestinien de Gaza quand il n’est pas tué par les bombardements en tapis et l’attaque militaire terrestre d’Israël risque la famine et les épidémies.

Signature:

info@mastermatteimedioriente.it


4 gennaio 2009

   ANCORA SU  
HAMAS E I 'MARXISTI'

Interventi e risposte

-----Messaggio originale-----

Da: claudiomoffa [mailto:c.moffa@gawab.com]
Inviato: sabato 3 gennaio 2009 22.08
A: claudio.moffa@fastwebnet.it
Oggetto: Re: (no subject)

giorgioracc<giorgioracc@libero.it> wrote on 2 Jan 2009, 01:19
PM: Subject: (no subject)

Gentile Professor Moffa,
mi chiamo Giorgio R., ventisettenne marxista-leninista delle Marche.
Le volevo rispondere in merito ad un suo articolo in cui critica, a mio avviso giustamente, alcuni settori della sinistra italiana, ben rappresentati dal PRC, in merito alla questione palestinese.
Tuttavia la prego di non utilizzare inappropriatamente il termine "marxista-leninista" nell'indicare partiti e movimenti che di marxismo-leninismo hanno ben poco.
Da sempre il marxismo-leninismo ha appoggiato il movimento di liberazione dal colonialismo e dall'imperialismo, a prescindere dalle forze che lo guidavano e lo guidano, nella convinzione che prima della questione del Socialismo fosse importante superare la contraddizione costituita dall'Imperialismo. Questa, come noto, era l'impostazione leninista e staliniana, seppur posso riconoscere che all'origine dello Stato di Israele esiste anche un innegabile errore politico dell'URSS di Stalin. Ma per noi marxisti-leninisti non vale tanto condannare, quanto comprendere gli errori del passato per migliorare la linea d'azione da seguire nel presente e nel futuro.
Da marxista-leninista, quindi, oltre che a livello personale, sostengo le posizioni di Hamas, in quanto questa organizzazione si è dimostrata l'unica capace di portare avanti la lotta di resistenza palestinese (senza dimenticare la sua importanza nel sostegno socio-economico alle diseredate famiglie palestinesi).
Questa è anche la posizione del Partito Marxista-Leninista Italiano di cui sono simpatizzante e che, nonostante il silenzio dell'informazione di regime, è da oltre trent'anni attivo nelle lotte non solo anticapitaliste, ma anche antimperialiste. E' l'onestà di questo partito è dimostrata dal fatto che appoggia le posizione antimperialiste del governo iraniano, sebbene sappiamo bene quale destino i comunisti hanno subito sotto il governo degli ayatollah.
Le mando dei link che possono chiarirle meglio la posizione dei marxisti-leninisti italiani sulla questione palestinese, sperando di aiutarla a distinguere i marxisti-leninisti dai falsi partiti comunisti.
Forse il fallimento delle mobilitazioni per la Palestina in Italia dipende anche dal fatto che si continua a dare credito ai falsi comunisti alla Bertinotti e alla Ferrero quando invece, per loro stessa dichiarazione, essi si sono rivelati anti marxisti-leninisti. Allora sarebbe bene attribuire i giusti nomi alle cose e, se si parla di marxisti-leninisti sulla questione palestinese, sarebbe corretto riportare la posizione del Partito Marxista-Leninista Italiano.

Grazie per la gentile attenzione in attesa, spero, di una sua risposta.

http://www.pmli.it/hamasconquistagaza.htm
http://www.pmli.it/leggeelettoraleabumazendiscrimina.htm

Caro Giorgio, mentre apprezzo la sua precisazione - i palestinesi e Hamas hanno bisogno dell'aiuto di tutti - non condivido affatto alcune vostre idee, scorte sul vostro sito in tutta fretta: ad esempio la vostra demonizzazione di Putin. Ha notato che i primi a attaccarlo sono gli ultrafiloisraeliani di destra e di sinistra? Lei saprà sicuramente, a proposito di Islam da combattere che la guerriglia cecena è sostenuta da Israele ed è stata aiutata dal finanziere ex presidente della Sinagoga di Mosca Berezovsky. Per l'Iran, il Libano e i Palestinesi, e i veri musulmani la Russia è comunque un alleato o sponda utile e importante. Come per noi italiani.

_________________________________________

Da: XXXXX
Inviato: mercoledì 31 dicembre 2008 10.59
A: Claudio Moffa
Oggetto: Rif: I: hamas e i marxisti
Priorità: Alta


Caro Claudio,
come sempre la Tua ars scribendi è meravigliosa e toccante.
ASSISTIAMO IMPOTENTI alla mattanza e, temo, che il peggio debba ancora avvenire alla luce della dichiarazione di intenti di presumibili azioni di terra.
Cosa  possiamo fare noi dalle nostre scrivanie per diventare voci degne di ascolto di fronte alla sadica distruzione e allo sterminio di innocenti?
Le Tue frasi scorrono come drammatici versi e rinnovano il dolore di immagini televisive denudate della verità.
Sperare non è facile ed è solo una resa passiva agli eventi.
Questa sera resterò con la mia famiglia ad aspettare il nuovo Anno.
Auguro a Te, a Francesca, a Fiorella, a Vincenzo, miei nuovi amici , splendido regalo di questo anno che ci lascia, di trascorrere una bella serata, in armonia, con amore e amicizia.
Vi voglio bene e Vi abbraccio.
BUON ANNO e a prestissimo!
XXXXXX


2 gennaio 2009

GAZA-HAMAS: IL REALISMO
DI D'ALEMA MOLTO PIÙ UTILE
DELLE ASTRAZIONI "LAICHE" DEI "MARXISTI".
Un'ipotesi sulla crisi di Lampedusa: Tripoli fa pressioni
sull'Italia per una posizione veramente diplomatica della crisi?


Sono tanti i capitoli in cui si dipana in Italia il dibattito sollevato dall’ennesima aggressione israeliana in Medio Oriente: il punto focale attorno a cui si gioca la battaglia in corso è però uno solo, il governo legittimo di Hamas in Palestina, tale per il libero voto popolare del 2006. Israele ne vuole dichiaratamente il rovesciamento: se questo obbiettivo verrà raggiunto, non solo si sarà compiuta l’ennesima violazione del diritto internazionale da parte di uno Stato che presume il suo “diritto biblico” superiore al diritto costruito nei secoli dai popoli “gentili”, ma inoltre, si profilerà il rischio di una inversione di tendenza in tutto il Medio Oriente rispetto alla sconfitta di Tel Aviv nella guerra del 2006 in Libano. Una sciagura foriera di altre aggressioni, stragi, crimini, come è sempre stato dal 1948 ad oggi. Un trionfo per Israele. E per Al Qaeda, l’organizzazione terroristica transnazionale il cui stragismo si è sempre cadenzato sulle esigenze tattiche dello Stato ebraico, e che è sempre emersa con virulenza sulle ceneri o dalle difficoltà dei movimenti di liberazione “territoriali” che si battono con piena legittimità contro un’occupazione straniera: nell’Iraq baathista, in Libano, in Palestina, nella Somalia delle Corti islamiche.

E’ dunque rispetto al nodo centrale Hamas che vanno letti i riassestamenti e le collocazioni del ceto politico ufficiale, dei gruppi militanti e del mondo dell’informazione in Italia: senza pregiudizi e a mente aperta.

Ecco dunque il primo dato, molto positivo: Massimo D’Alema non solo ha dichiarato che senza Hamas non è possibile uscire dalla tragedia della nuova guerra, ma ha anche ricordato che questa organizzazione è il legittimo rappresentante del popolo palestinese in base alle libere elezioni del 2006.

L’ex ministro degli esteri ha così non solo avanzato una critica all’unilateralismo senza sbocchi del suo successore alla Farnesina, Franco Frattini, che continua a ripetere che Hamas è un “gruppo terrorista”, ma ha anche scavalcato a sinistra i “rivoluzionari” del Forum Palestina e dell’Ernesto: i secondi tacciono, il primo ha diramato un comunicato in cui si ripete più volte che Hamas non è il responsabile della crisi, ma nulla si dice sulla legittimità interna e internazionale del suo governo in Palestina. E’ lo stesso errore compiuto in Iraq nel 2003-2007 dal Campo antimperialista, che portava in giro in Italia e in Europa un tal Al Qubaisi come presunto “rappresentante” della resistenza irachena, lavorando ai fianchi “da sinistra” la resistenza armata organizzata da Saddam Hussein: in Mesopotamia la posizione estremistica del Campo ha, nel suo piccolo, favorito alla fine l’isolamento dei baathisti iracheni e la stessa impiccagione-linciaggio di Saddam. In Palestina il Forum sta operando anch’esso – al di là delle sue intenzioni - come il “pendant” rivoluzionario di Frattini e di Israele: tutti a bombardare Hamas. Povera (ex) Radio Proletaria!!!

Destra e sinistra, estremismo e moderatismo, tutto va mutando e si va ricollocando in queste ore drammatiche: così agli attacchi contro D’Alema da parte dei suoi colleghi di Partito per la posizione realista e responsabile da lui espressa su Hamas – attacchi amplificati dal GR-RAI 3 di Caprarica - corrispondono la raffica di prese di posizioni filoisraeliane dentro il centrodestra e inoltre, forse, le stesse polemiche fra Maroni e La Russa sui nuovi assalti di centinaia di immigrati a Lampedusa. La mia è una semplice ipotesi di un osservatore esterno: ma vista la straordinaria coincidenza fra le nuove ondate di immigrati disperati e l’aggressione israeliana, e considerata la posizione assunta dalla Libia in sede ONU e più in generale dentro la comunità internazionale negli ultimi mesi – una posizione dura contro l’embargo di Gaza da parte di Tel Aviv – non è neppure da escludere che il via libera dato alle barche di disperati siano un modo, da parte di Tripoli, per far pressione sul nostro governo perché blocchi Israele nella sua deriva stragista. Se così fosse, se la Libia stesse operando anche con metodi cinici nella stessa direzione del Libano di Siniora, benvenuto Gheddafi: che aiuti Berlusconi – che ha avuto il merito storico di concludere l’accordo con l’ex colonia italiana - a non commettere errori fatali che comprometterebbero i rapporti dell’Italia non con Hamas, ma almeno in prospettiva, con buona parte del mondo arabo e islamico.

Claudio Moffa


31 dicembre 2008

HAMAS E I "MARXISTI"

Interventi e risposte

 

Cher Claudio mon ami italien qui collabore avec moi entre autre pour le Forum m'a traduit votre article sur le Hamas et la gauche italienne: je trouve que vous stigmatiser merveilleusement la gauche mais pour ce qui est de vos propositions pour l'avenir est un sujet à débattre.

Lilia


Est-il juste de ne pas dire que le Hamas est
le représentant légitime du peuple palestinien?


LE PROCHE ORIENT
EST LOIN

Les « marxistes » et la solidarité avec les Palestiniens


par Claudio Moffa

 

Dans le monde arabe et islamique la protestation s'est fait entendre à tous les niveaux, la Lybie qui s'abstient à l'ONU pour une résolution de médiation entre le Hamas et Israël, les manifestations populaires dans beaucoup des capitales du Moyen Orient, les déclarations du Hezbollah au Liban sur la possibilité d'une nouvelle guerre contre Israël, qui sont probablement une manœuvre de dissuasion contre Tel Aviv qui menace de continuer le massacre avec une intervention terrestre à Gaza.

En Italie par contre, le pourtant louable effort de quelques organisations pro-palestiniennes a produit une mobilisation au moins pour l'instant très limitée. Très limitée pas tellement par rapport à celles du Moyen Orient - fait évident et escompté - mais aussi quant à l'histoire du mouvement pour la paix depuis le début de ce siècle jusqu’à aujourd'hui, et en particulier par rapport à deux dates qui en ont marqué positivement le départ après les 11 septembre : celle de la manifestation pro-palestinienne qui défila du Circo Massimo à la Place Navona courant février ou mars 2002, et qui rassembla 200.000 personnes environ ; et celle du 22 ou 23 Mars de 2003, jour de l'océanique rassemblement de plus de1 million de personnes à San Giovanni à Rome, peu d'heures après l'attaque anglo-américain à l'Irak.

Depuis lors le mouvement de solidarité avec les pays et les peuples arabes menacés par les guerres impérialistes et sionistes, a commencé à décliner inexorablement et les jugements d'auto consolation du Forum Palestine et de Sergio Cararo sur le «succès» présumé de la mobilisation à la Foire du Livre d'il y a quelque mois sont bien pitoyables. Ce n'était vraiment pas un succès, aussi cette manifestation a été le signal d'une crise profonde, justement dans une phase dans laquelle - depuis la destruction de l'Irak baatihste jusqu’à la guerre génocidaire du Liban, et l’embargo in humain de Gaza - l'agressivité de l'État d'Israël et de son principal allié en Occident - les États Unis - s'est fait sentir avec une violence jamais connue avant. 

Les trois discours manqués 

Pourquoi le recul ? Les raisons d'ordre théorique relèvent de trois chapitres essentiels : le premier est le refus de la gauche extrême d'établir la mobilisation contre les guerres d'Israël comme un moment de bataille transversale, interclasses, pour la démocratie interne et internationale - selon les grands principes de la décolonisation, évènement historique progressiste aujourd'hui méprisé pratiquement et théoriquement par la culture et la politique dominantes - et dans la conséquente fuite en avant, qui en réalité risque d'être une forme de substantiel opportunisme et d'être subordonnée à l'ennemi déclaré, en formules et stratégies ultrarévolutionnaires. Moins de Marx, plus de droit international, celle-ci devrait être la ligne à suivre mais qui dans les faits a été niée : le prix payé en a été la perte - malgré les horreurs d'Abu Ghraib et le lynchage criminel du Président Saddam Hussein - du 90 % et plus, de l'océan de peuple de San Giovanni. Certes, chaque mouvement de masse a son inévitable reflux, mais comment penser pouvoir coordonner et guider le monde pacifiste si disparate autour de slogans marxistes léninistes hyper-idéologisés ?

Le second défaut consiste dans une obsession laïciste qui entrave désormais, pour contraster l'offensive de l'impérialisme et du sionisme, chaque contact avec le nouveau Moyen Orient « post-bipolaire », marqué par une religiosité parfois inacceptable pour les formes d'intégrisme qui s’expriment et pour les épisodes d'intolérance contre les femmes, mais malgré tout unique vrai levier idéologique - dans un Moyen Orient dans lequel historiquement, par la faute même de Staline, le marxisme a été souvent une tendance occidentalisante et pro-occidentale – pour contraster l’offensive de l’imperialisme et du sionisme. Pourtant dans ce cas la politique s’était vu remplacer par le primitivisme politique: Staline par exemple, soutint la guérilla afghane contre l'impérialisme anglais, une résistance beaucoup plus réactionnaire que celle des talibans d'aujourd'hui, et cela contre un impérialisme britannique dont Marx avait exalté les "aspects progressistes" dans la colonie indienne voisine. La gauche « révolutionnaire » et « marxiste » repousse de fait chaque vrai contact avec un mouvement de libération nationale comme Hamas et permet qu'en son intérieur, contre ce rempart essentiel de la résistance palestinienne au sionisme, que définir de « dissension » est seulement un euphémisme.

Troisième chapitre, le refus obstiné de considérer le sionisme comme un phénomène global qui d'une part ce concerne pas seulement les Palestiniens mais la planète entière, et de l'autre agit selon une stratégie à son tour globale et inclusive de thèmes et de sujets qui en apparence seulement sont autre chose que les intérêts ultra nationalistes israéliens au Moyen Orient. Je mets vite les pieds dans le plat de cette comédie un peu schizophrène, avec un exemple irrévérencieux: acte premier, dans une école italienne un enseignant est suspendu et fait l’objet d'un rapport de police  - c’est un catholique, nullement d'extrême droite - qui avait osé s'exprimer dans un conseil de classe contre la vérité officielle du soi-disant « Holocauste » : personne à gauche n’a fait la moindre enquête pour savoir ce qui s’était réellement passé, au-delà des versions officielles. Tous se taisent, rendus muets par le sacrilège accompli par le bon professeur. Acte second : profitant de l’engouement sentimental sur le thème du risque « antisémite », en diverses écoles italiennes est organisé peu après un cycle de conférences sur Israël. Les organisateurs et les professeurs sont presque tous juifs. Il n'y aura probablement pas de débat.



Comment ne pas mettre en relation ce que l'extrémisme sioniste relie sûrement, sciemment et de façon calculée, et c'est-à-dire l'épisode numéro un avec l'épisode numéro deux ? Il n'y a pas besoin de citer Norman Finkelstein et l'industrie de l'holocauste pour comprendre le rapport cause-effet. Il suffit d’un peu de bon sens politique. Mais ce banal bon sens disparaît lorsque les « marxistes » doivent affronter le terrain du soi-disant Holocauste : les « révolutionnaires » déplorent que tous les négationnistes soient « nazis » (?), mais ils évitent de vérifier personnellement la vérité officielle, au moins pour comprendre par exemple si le sionisme ne vole pas à travers le dogme de l'Holocauste la vedette à la bataille de Stalingrad, c'est-à-dire à eux mêmes, dans la reconstruction historique du conflit mondial ; ou si le climat pleurnichard d'Auschwitz n'aurait pas transformé la même Résistance européenne et italienne d'un mouvement de libération en un simple évènement tribal digne d'être commémoré seulement à travers la tendance à se poser en victime, propre de l’historiographie concentrationnaire. Par cette voie les cerveaux révolutionnaires se lobotomisent,n'élaborent rien et ils ne comprennent même plus les trames internes et externes plus ou moins récentes : le 11 septembre par exemple, les grandes manœuvres médiatiques autour du mouvement étudiant, ou plus en général le fait que le sionisme s’impose avec des facettes différentes selon les niveaux des réalités et les mouvements à infiltrer. « Communistes » avec les communistes, « Fascistes » avec les fascistes, « libéraux » avec les libéraux, « berlusconiens» avec les berlusconiens» , « laïques » et peut-être ultras de l'athéisme avec les laïques, « chrétiens » avec le chrétiens, « musulmans » avec les « musulmans », philo-nazis avec les ultras de droite. Tous différents, et polémiquant l'un contre l'autre ; mais tous unis pour défendre Israël, au niveau maximum possible – en tant qu’unique « vraie » démocratie au Moyen Orient, à la contextualisation de « l'assiègé » islamique, à l'orgueilleusement « révolutionnaire » et « laïque » « ni-ni »..


Quelques exemples concrets

 Ces trois contradictions théoriques - la recherche de ses semblables « marxistes » et « laïques » dans un Moyen Orient qui n'est ni marxiste ni (surtout après l'assassinât de Saddam Hussein) laïque ; et le refus de comprendre le caractère global et envahissant du sionisme - unissent toutes ou presque les âmes de la gauche extrême italienne : ainsi Ferrero, dont les agissements valdese font penser à un excès de sensibilité pour la « cause » d'Israël, s'est rendu en Palestine peu d'heures avant l'attaque à Gaza mais il a rencontré seulement Abu Mazen et les organisations de la gauche marxiste, et non pas les « intégristes » de Hamas. Ferrero a voulu parler même à un femme-symbole des vexations sionistes contre les palestiniens, privée de sa maison par les autorités racistes de l'État juif : mais cette femme est symbole de quoi, si ce n'est pas du peuple palestinien, peuple qui a élu le Hamas comme son légitime représentant dans les élections de 2006 ? Alors pourquoi Ferrero n'a-t-il pas rencontré le Hamas, et n'a-t-il pas dit en toutes lettres dans son communiqué de condamnation de l'agression israélienne que le Hamas n'est pas seulement l'ennemi avec lequel il faut traiter (ceci même Frattini [ministre des affaires étrangères] l’admet), mais surtout le gouvernement légitime de la Palestine occupée, rendu tel par un vote plébiscitaire reconnu comme libre et honnête par toute la communauté internationale ? Le gouvernement qu’Israël veut éliminer, parce qu'il ne se plie pas à ses volontés comme Abu Mazen et une bonne partie d'Al Fatah ?

Dans Rifondazione il y a ensuite l'Ernesto, la « gauche » du PRC héritière du groupe Interstampa des temps de l'affrontement entre Berlinguer et Cossutta [deux anciens dirigeants du PC, le premier « eurocommuniste » et le deuxième « prosovietique »]  : une voix différente sur le plan de la bataille contre les guerres d'Israël en Moyen Orient ? Impossible, car parmi ses principaux dirigeants il y a en effet Alberto Burgio, le sioniste signataire d'un appel de la Communauté juive italienne contre les Universités anglaises favorables au boycottage des produits israéliens : c'est lui le « communiste » que Libération de Sansonetti a présenté il y à quelques semaines  comme alternatif à une autre voix modérée du nouveau PRC de l'après Bertinotti. La pointe de diamant, en somme, du groupe de Grassi et de Giannini, une sorte de Travaglio à la sauce « marxiste léniniste » (aux temps de Bertinotti, Burgio fut en effet élu responsable de la justice italienne) utile pour contrer l'hégémonie du « trotskiste » Ferrero : quel que soit le prix à payer pour le passepartout médiatique- fauteuilliste Burgio, est vite dit : on pourra faire des communiqués un peu différents, murmurer una tantum que le Hamas est le légitime représentant de peuple palestinien.. Mais il ne sera jamais possible de construire un réseau d'alliances politiques avec les vraies victimes et les vrais ennemis du bellicisme israélien en Moyen Orient. Ou Burgio ou Hamas ; ou Burgio ou Hezbollah ; ou Burgio ou la défense du droit de l'Iran à développer le nucléaire civil. Ou Burgio ou ce qui un temps s'appelait internationalisme. Même le « marxisme » de l'Ernesto - un nom un peu curieux pour un courant « stalinien » - devient ainsi la feuille de vigne d'un équilibrisme fatal, et qui risque d'endommager, toutes proportions gardées, la cause arabo-palestinienne.

Liés à l'Ernesto il y a ensuite Radio Città Aperta- devenue en pratique la radio du PRC à Rome sous la direction de Marco Santopadre - et le Forum Palestine : ici aussi le discours est le même, tant le « marxisme », et le « laïcisme » anti intégriste sont allés de pair avec l'incapacité de fait d'agrandir et de renforcer l'expérience de la manifestation de 2002 plus haut rappelée, jusqu'à la manifestation à la Foire du Livre. Trois ou quatre mille personnes – selon un décompte optimiste - qui criaient des slogans « révolutionnaires » comme « Palestine rouge ». « Palestine rouge » ? N'a-t-il pas suffi la belle fable du « Chili rouge » ? Pour l'instant en vérité, le seul rouge qu'on a réussi à voir en Palestine est celui du sang des Palestiniens. Inutile de dire que dans cette voie le Forum Palestine chante tout seul : aucun lien avec les mouvements catholiques, et tous ceux qui à partir de positions de centre ou de centre-droite (ne serait-ce pas le moment de tendre des ponts pour la construction d'un contre lobby au Parlement ?) peuvent être amenés à se retrouver dans un front commun contre l'arrogance et le bellicisme d'Israël.

Les raisons d'ordre pratique

Mais les conditionnements théoriques rappellent aussi une raison d'ordre pratique : toute la gauche extrême est en effet enlisée dans une série de liens économiques et logistiques - puisqu'elle n'a jamais construit dans le temps un quelconque discours d'une vraie troisième force entre les deux pôles – qui la rendent prisonnière de l'habituel chantage à l’antisémitisme du centre-gauche financier. Hier, la lente marche d'infiltration de militants et de journalistes à la langue fourchue dans l'encore vierge parti post-pc, monnaie d'échange pour une majeure visibilité médiatique et pour quelque fauteuil de plus au gouvernement, ou dans les équilibres internes parmi des courants ; aujourd'hui, la réalité consolidée du réseau de financements à la radio et les initiatives culturelles « marxistes », de la part de commissions régionales ou communales du centre-gauche officiel à leur tour marquées de la marque philo-israélienne de la chaîne éditoriale De Benedetti-Caracciolo : il suffit d'un coup de téléphone « anonyme » et menaçante à une radio privée, ou un petit article sur un journal pour faire comprendre que « pour survivre » - sur le dos des Palestiniens – il faut marcher droit : ainsi que ce petit reportage empoisonné de La Répubblica sur la dernière manifestation romaine pour la Palestine, dans laquelle on notait malicieusement que les « slogans anti-israéliens » s'etaient fait entendre après quetrois ex parlementaires de PDCI et de PRC s'étaient éloignés . Vrai, pas vrai ? En tout cas, le message caché était clair : chers ex députés, si vous voulez retourner au Parlement vous devez prendre vos distances. Faites-le et nous vous appellerons vite pour parler de la Tribune télévisée des heures 8-9 a.m. Ne sommes-nous pas tous progressistes ?

Cette chape suffocante n'épargne personne, et y compris évidemment l'intellectualité « révolutionnaire ». De sorte que même publier un livre - pour terminer avec un autre exemple symbole - demande des exercices de malabarisme fatigant : on devra en somme coupler au nom de quelque innommable dirigeant communiste celui acceptable et bien accepté de quelque marcheur « marxiste » participant à l'Israel Days de Giuliano Ferrara -  un vrai révolutionnaire donc - pour s'ouvrir la route vers d’utiles recensions dans le Corriere della Sera. Prix à la fidélité qu'on n'offre pas par contre à d'autres qui par exemple, sur la base d'une nouvelle recherche d'archives, ont découvert que - contre la littérature et les essais dominants sur l'affaire - la dernière bataille de Mattei fut contre Israël, peu de semaines avant l'expulsion de Cefis et peu de mois avant l'attentat mortel de Bascapé. Nouveauté révisionniste, dirait-on, non indifférente mais sûrement fastidieuse, presque autant que les thèses irrévérencieuses sur l’affaire Moro de l'ex Président de la Commissionparlamentaire sur les massacres Giovanni Pellegrino.

On pourrait multiplier les exemples, mais nous nous arrêtons ici pour conclure avec une seule annotation : il serait temps maintenant de réfléchir sur un anti fascisme incapable de raisonner sur les évènements historiques et qui fait de la négation de l’Holocauste un monstre horripilant, et de la décontextualisation  à la Pansa un crime horrible plutôt qu’ une réédition incomplète de ce qui avait déjà été soutenu par Pavone à propos du caractère de guerre civile de la guerre de libération italienne de 43-45 ; un laïcisme bancal, qui ne veut pas voir les horreurs et les effets pervers du dogme de l'holocauste sur sa liberté d'action militante; et un marxisme qui croit rester tel et « révolutionnaire » en effaçant de l'agenda de ses alliés des mouvements comme le Hezbollah et le Hamas, ou encore un état souverain comme l'Iran d'Ahmedimejad : cet anti fascisme, laïcisme et marxisme, risque d'être au bout du compte seulement la conjugaison de trois formes d'opportunisme politique, un maquillage des conditionnements que chacun est forcé de subir jour après jour peut-être pour son avantage personnel immédiat (la survie politique), mais sûrement pour le plus grand malheur des Palestiniens et de ceux qui sont sous le talon de fer du sionisme au Moyen Orient et dans le monde.
Comment sortir de l'impasse vraiment je ne le sais pas - la situation actuelle a été construite au fil de longues années - mais que parler du problème soit le seul moyen pour faire revenir le mouvement de solidarité avec les Palestiniens et avec les peuples aux niveaux d’ il y a quelques années, ceci est pour moi une certitude absolue.

Claudio Moffa


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Caro Claudio,

questa tua nota arriva a poche ore di distanza dalla dichiarazione di D'Alema in Commissione esteri sul fatto che Hamas è il legittimo rappresentante democraticamente eletto dai palestinesi (TG1 ore 20.30).

Detto questo suggerirei di prendere la cosa da un altro angolo di visuale. Le cose della Palestina si sono fatte decisamnte più complicate da capire dopo la vittoria di Hamas, si sa poco o nulla di questa organizzazione,le poche cose che arrivano non sono neanche molto simpatiche ... manca ancora prima che una presa di coscienza proprio l'informazione di base.E' inutile prendersela con la sinistra estrema che ormai è solo una entità teorica visto che ci sta dentro pure Wladimir Luxuria....

Per adesso la mia personale azione non vedo come potrebbe essere altro che un supporto attivo alle organizzazioni (spregiativamente definite) "umanitarie" che spesso fanno più sana politica per la pace che tanti venditori di fumo nostrani.

...nell'occasione...approfitto per farti gli auguri per l'anno nuovo...e spero di avere possibilità di incontrarti più spesso di come sia avvenuto negli ultimi tempi

Titta V.

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Caro Claudio

Ricevo via e-mail le riflessioni personali di quattro persone, un vero anarchico, un anarchico-comunista-destrorso, un fanatico d’Israele e d’un pacifico pancia-fighista.

A volte le leggo e penso che fintando che c’è qualcuno che pensa con la propria testa, anche se strana, me ne devo rallegrare perchè forse le cose intellettuali non vanno così male come si dice.

Per questo ti invio i miei sentiti auguri per un buon anno!

Vittorio

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Ho letto tutto l'articolo sul sito, complimenti! Lo diffonderò.

Solo una cosa: parli della sinistra.... ma la destra dov'è? almeno la "destra storica", cosa fa, cosa pensa? E smettiamo pure di pensare a "destra" e "sinistra": le Persone dove sono?

Ti ricordi che avevamo una lettera di un bambino palestinese adottato a distranza? E' di Gaza. Siamo molto in pena per lui ma non riusciamo ad avere notizie.

Laura

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Bene. Ma quanti anticolonialisti sono rimasti? Forse è una lotta completamente dépassée. Hai ancora problemi per inviare messaggi con l'indirizzo scritto normale?

S.

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Mio carissimo Claudio,

            leggo sempre i tuoi scritti e li leggo sempre con interesse. Ho letto questo tuo ultimo con il quale tu poni l’interrogativo se sia giusto tacere che Hamas è il legittimo rappresentante del Popolo palestinese. La mia personale risposta, frutto delle mie convinzioni e delle mie valutazioni è che non è giusto.

            E’ al contrario giusto, così come tu e tanti altri meritoriamente fate, denunciare l’aggressività del sionismo israeliano con la orrenda mattanza di questi giorni, e contro l’imperialismo nordamericano.

            E’ giusto, ma sarebbe anche giusto aggiungere qualche altra riflessione, e questo lo dico per le mie profonde e pacate convinzioni fasciste. E cioè ricordare che fu il Fascismo che tradizionalmente difese i Popoli arabi riassumendo la sua politica anche nel gesto simbolico del Duce che in visita a Tripoli, scortato da Littori libici, impugnò la spada dell’Islam in difesa appunto di quel mondo e contro l’ingerenza e l’invadenza opprimente e rapinatoria di quella mai sufficientemente “perfida” Albione. E non sarebbe giusto ricordare del Fascismo, pur con le sue contraddizioni e i suoi errori, e anche con le sue infamie (mi riferisco alle leggi razziali) anche  quella “faccetta nera” alla quale ci si rivolgeva con atto di amore e non di conquista, o quelle leggi con le quali a tutti – dico tutti -  gli abitanti della Libia veniva attribuita sostanzialmente la cittadinanza italiana? Come spiegare il leggendario eroismo dei gloriosi Ascari che nell’entusiasmo e nel sacrificio precedevano nella battaglia i nostri Combattenti. E di essi verrebbe da ripetere quella scritta votiva sul Sacello dei Bersaglieri a Bologna: “I più veloci a tramutarsi in croci”.

            Perchè non ricordare la ben diversa politica del Fascismo in tutto il Vicino e Medio Oriente: politicamente schiettamente romana di reciproca associazione di Popoli in un comune destino?

            Ma soprattutto ricordare anche del Fascismo – ed anche questo è giusto- quella immane battaglia del “sangue contro l’oro” contro l’imperialismo nordamericano, in adempimento di quel sogno magnanimo di redenzione dei miseri. Abbiamo perso (lo dico in senso storico e politico), ma il Fascismofece il suo dovere.

            Da questo coro di sacrosanto sdegno per le mattanze della politica aggressiva e sionista di Israele e per l’imperialismo assassino nordamericano, io –fascista- non ho nulla da imparare. Dicono a Roma: “ho già dato”.

            Ecco, Claudio, vorrai comprendere questo mio sfogo: un atto di giustizia verso chi si è battuto sacrificando la vita e non si è limitato a partecipato a cortei e manifestazioni di protesta verso un mondo che era il contrario di quello che voleva costruire il Fascismo. Lo hanno voluto e lo hanno alimentato in nome di un antifascismo falso e strumentale. Ora se lo tengano!

            Devo dirti quanti e quali punti di contatto vi siano tra il Fascismo e il movimento politico baatihsta iracheno? E perchè mai la furia anglo-americana si è abbattuta anche su di esso? Tu lo sai bene e lo saimeglio di me, mio caro Claudio. Non c’è bisogno che io te lo dica, e poi il discorso diventerebbe troppo lungo.

            Ecco, queste sono le riflessioni di un fascista, che non ha mai nascosto di essere tale, che io, in chiusura di quest’anno disgraziato  come quelli precedenti, consegno a te, quasi in atto di confessione.

            Di queste mie riflessioni fai l’uso che riterrai migliore: cestinale o diffondile.

            Per il resto, auguriamoci che il 2009 sia un anno sereno e rallegriamoci del fatto che tra persone intellettualmente oneste, anche se politicamente distanti, ci si può intendere tutte le volte in cui ci si ponga su un superiore punto di vista per poter, come è doveroso, comprendere le ragioni degli altri; così come io spero che gli altri comprendano le mie ragioni.

            Ti abbraccio con l’affetto che sai.

                                                                 Augusto Sinagra

 

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Caro Claudio,

condivido la tua analisi. Come marxista sono sdegnato per questa ennesima aggressione sionista e per tutto il resto (quale sinistra?!).

Conosci il libretto di James Petras?

Non molliamo!

Cari saluti e auguri

Federico

www.cuba-si.ch

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Da: Zambon Verlag [mailto:zambon@zambon.net]
Inviato: martedì 30 dicembre 2008 18.34
A: Claudio Moffa
Oggetto: Re: hamas e i marxisti

messaggio giunto incompleto

 

Devi andare sul mio sito, sotto indicato con le parole e i punti staccati perché altrimenti potrebbe non passare la censura “privata” di fastweb. CM

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-----Messaggio originale-----
Da: Direzione [mailto:direzione@eurasia-rivista.org]
Inviato: martedì 30 dicembre 2008 18.18
A: Claudio Moffa
Oggetto: Re: I: hamas e i marxisti

Caro Claudio, ho inserito nel sito di Eurasia. Buon anno e che sia migliore di quello passato.

Saluti. T.

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Da: Paola M….
Inviato: martedì 30 dicembre 2008 20.35
A: Claudio Moffa
Oggetto: Re: I: hamas e i marxisti

ed il resto del testo claudio? mi piacerebbe leggerlo........

buon anno se si può ancora crederci - direi di no -
ciao
pm

2008/12/30 Claudio Moffa <claudio.moffa@fastwebnet.it>

www  .   claudiomoffa  .   it

Sta sul sito sottolineato. Con parole e punti separati altrimenti potrebbe non passare la censura “privata” di fastweb. Buon anno anche a te, Claudio

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30 dicembre 2008

E' giusto tacere che Hamas è
il legittimo rappresentante del popolo palestinese?

IL VICINO ORIENTE
E’ LONTANO

I “marxisti ” e la solidarietà con i palestinesi

di Claudio Moffa

Nel mondo arabo e islamico la protesta si è fatta sentire a tutti i livelli, la Libia che si astiene all’ONU su una risoluzione di mediazione fra Hamas e Israele, le manifestazioni popolari in molte capitali del Medio Oriente, le dichiarazioni di Hezbollah in Libano su una possibile nuova guerra contro Israele, probabile deterrente contro la minaccia di Tel Aviv di continuare la mattanza con un intervento terrestre a Gaza.

In Italia invece, il pur encomiabile sforzo di alcune organizzazioni pro palestinesi ha prodotto una mobilitazione almeno per ora molto limitata. Molto limitata in rapporto non tanto a quelle del Vicino Oriente – fatto ovvio e scontato – quanto alla storia del movimento per la pace dalla svolta del secolo ad oggi, e in particolare a due date che ne hanno segnato positivamente l’avvio dopo l’11 settembre: quella della manifestazione pro palestinese che sfilò dal Circo Massimo a Piazza Navona nel febbraio o marzo 2002, 200.000 persone circa; e quella del 22 o 23 marzo del 2003, giorno dell’oceanico assemblamento di più di 1 milione di persone a San Giovanni in Roma, poche ore dopo l’attacco anglo-americano all’Iraq.

Da allora il movimento di solidarietà con i paesi e i popoli arabi minacciati dalle guerre imperialiste e sioniste, ha cominciato a declinare inesorabilmente e servono a ben poco i giudizi autoconsolatori del Forum Palestina e di Sergio Cararo sul presunto “successo” della mobilitazione alla Fiera del Libro di qualche mese fa. Altro che successo, anche quella manifestazione è stato il segnale di una crisi profonda, proprio in una fase in cui – dalla distruzione dell’Iraq baatista alla guerra genocida del Libano, al disumano embargo di Gaza – l’aggressività dello Stato d’Israele e del suo principale alleato in Occidente – gli Stati Uniti– si è fatta sentire con una violenza mai conosciuta prima d’ora.

I tre discorsi mancati

Come mai l’arretramento? I motivi di ordine teorico sono articolabili in tre capitoli essenziali: il primo è il rifiuto della sinistra estrema di impostare la mobilitazione contro le guerre di Israele come un momento di lotta trasversale-interclassista per la democrazia interna e internazionale – secondo i grandi principi della decolonizzazione, evento storico progressivo oggi disprezzato praticamente e teoricamente dalla cultura e dalla politica dominanti - e nella conseguente fuga “in avanti”, che in realtà rischia di essere una forma di sostanziale opportunismo e subalternità al nemico dichiarato, in formule e strategie ultrarivoluzionarie. Meno Marx, più diritto internazionale, questa dovrebbe essere la linea da seguire ma che nei fatti è stata negata: il prezzo è stata la perdita – nonostante gli orrori di Abu Ghraib e il linciaggio criminale del Presidente Saddam Hussein - del 90 per cento e passa, dell’oceano di popolo di San Giovanni. Certo, ogni movimento di massa ha il suo inevitabile riflusso, ma come pensare di coordinare e guidare il variegato mondo pacifista attorno a slogan marxisti leninisti iperideologizzati?

Il secondo difetto consiste in un’ossessione laicista che impedisce di nuovo ogni contatto con il nuovo Medio Oriente “postbipolare”, segnato da una religiosità talvolta inaccettabile per le forme di integralismo che esprime e per gli episodi di intolleranza contro le donne, ma anche unica vera leva ideologica – in un Medio Oriente in cui storicamente, per colpa anche di Stalin, il marxismo è stato spesso un filone occidentalizzante e proccidentale - per contrastare l’offensiva dell’imperialismo e del sionismo. Anche in questo caso il primitivismo politico sostituisce la politica: Stalin per esempio, sostenne la guerriglia afghana contro l’imperialismo inglese, una resistenza assai più retriva dei talebani odierni, e un imperialismo britannico di cui Marx aveva esaltato le "sorti progressive" nella confinante colonia indiana. La sinistra “rivoluzionaria” e “marxista” respinge di fatto ogni vero contatto con un movimento di liberazione nazionale come Hamas e permette che al suo interno, contro questo baluardo essenziale della resistenza palestinese al sionismo, si levino voci che definire di “dissenso” è solo un eufemismo.

Terzo capitolo, il rifiuto ostinato a considerare il sionismo come un fenomeno globale che da una parte riguarda non solo i palestinesi ma il pianeta intero, e dall’altra si muove secondo una strategia a sua volta globale e inclusiva di temi e argomenti che solo apparentemente sono altra cosa dai suoi interessi ultranazionalisti in Medio Oriente. Metto subito i piedi nel piatto di questa commedia un po’ schizofrenica, con un irriverente esempio: atto primo, in una scuola italiana viene nientemeno che sospeso e fatto oggetto di un esposto alla polizia un insegnante – cattolico, non di estrema destra - che aveva osato esprimersi in Consiglio di classe contro la verità ufficiale del cosiddetto “Olocausto”: nessuno a sinistra fa una minima inchiesta per indagare come stanno i fatti, al di là delle veline ufficiali. Tutti zitti, ammutoliti dal sacrilegio compiuto dal bravo professore. Atto secondo: sull’onda della gran cagnara sul rischio “antisemita”, in diverse scuole italiane viene organizzato poco dopo un ciclo di conferenze su Israele. Organizzatori e docenti sono quasi tutti ebrei. Non ci sarà probabilmente dibattito.

Posto che ci sia stata qualche protesta contro questa iniziativa propagandistica, come non ricollegare quel che l’oltranzismo sionista sicuramente collega scientemente e calcolatamente, e cioè l’episodio numero uno con l’episodio numero due? Non c’è bisogno di citare Norman Finkelstein e l’industria dell’olocausto per capire il rapporto causa-effetto. Basta un po’ di buon senso politico. Ma questo banale buon senso scompare quando i “marxisti” devono affrontare il terreno del cosiddetto Olocausto: i “rivoluzionari” lamentano che tutti i negazionisti sono “nazisti” (?), ma evitano di fare in prima persona la verifica della verità ufficiale, tanto per capire ad esempio se il sionismo non rubi attraverso il dogma dell’Olocausto la scena a Stalingrado, cioè a loro stessi, nella ricostruzione storica del conflitto mondiale; o se il clima piagnone di Auschwitz non abbia trasformato la stessa Resistenza europea e italiana da un movimento di liberazione a un evento tribale degno di essere commemorato solo attraverso il vittimismo della storiografia concentrazionaria. Per questa via i cervelli rivoluzionari si lobotomizzano, e non elaborano e non capiscono più nemmeno le trame interne ed esterne più o meno recenti: l’11 settembre per esempio, le grandi manovre mediatiche attorno a l’Onda studentesca, o più in generale l’attestarsi del sionismo secondo i livelli delle realtà e movimenti da infiltrare. “Comunisti” con i comunisti, “Fascisti” con i fascisti, “liberali” con i liberali, “berlusconiani” con i berlusconiani, “laici” e magari ultras dell’ateismo con i laici, "cristiani" con i cristiani, “islamici” con gli “islamici”, filonazisti con gli ultras di destra. Tutti diversi a polemizzare l’un contro l’altro; tutti uniti a difendere Israele, dal livello massimo possibile – l’unica “vera” democrazia in Medio Oriente – alla contestualizzazione da “assedio” islamico, all’orgogliosamente “rivoluzionario” e “laico” “né-né”, all'esaltazione destrorsa della "superiorità" razziale degli ebrei rispetto ai "pezzenti" arabi.

Alcuni esempi concreti

Queste tre contraddizioni teoriche – la ricerca dei propri simili “marxisti” e “laici” in un Vicino Oriente che non è né marxista né (soprattutto dopo l’assassinio di Saddam Hussein) laico; e il rifiuto di comprendere il carattere globale e onnipervasivo del sionismo - accomunano tutte o quasi le anime della sinistra estrema italiana: così Ferrero, il cui imprinting anche valdese fa pensare a un eccesso di sensibilità per la “causa” di Israele, si è recato in Palestina poche ore prima dell’attacco a Gaza ma ha incontrato solo Abu Mazen e le organizzazioni della sinistra marxista, giammai gli integralisti di Hamas. Ferrero ha voluto parlare anche a una donna-simbolo delle angherie sioniste contro i palestinesi, privata della sua casa dalle autorità razziste dello Statoebraico: ma quella donna è simbolo di cosa, se non del popolo palestinese, il popolo che ha eletto Hamas come suo legittimo rappresentante nelle elezioni del 2006? E allora perché Ferrero non ha incontrato Hamas, e non ha detto a chiare lettere nel suo comunicato di condanna dell’aggressione israeliana che Hamas non è solo il nemico con cui di fatto bisogna trattare (questo lo ammette anche Frattini), ma anche il governo legittimo della Palestina occupata, reso tale da un voto plebiscitario riconosciuto come libero e onesto da tutta la comunità internazionale? Il governo che non a caso Israele vuole eliminare, perché non prono ai suoi voleri come Abu Mazen e buona parte di Al Fatah?

Dentro Rifondazione c’è poi l’Ernesto, la “sinistra” del PRC erede del gruppo Interstampa dei tempi dello scontro fra Berlinguer e Cossutta: una voce diversa sul piano della lotta contro le guerre di Israele in Medio Oriente? Impossibile, fra i suoi principali dirigenti c’è infatti Alberto Burgio, il sionista firmatario di un appello della Comunità ebraica italiana contro le Università inglesi favorevoli al boicottaggio dei prodotti israeliani: è lui il “comunista” che Liberazione di Sansonetti ha presentato settimane fa come alternativo ad un'altra voce moderata del nuovo PRC postbertinottiano. La punta di diamante, insomma, del gruppo di Grassi e Giannini, una sorta di Travaglio in salsa “marxista leninista” (ai tempi di Bertinotti Burgio fu infatti eletto responsabile della giustizia italiana) utile a contrastare l’egemonia del “troskista” Ferrero: quale sia il prezzo da pagare per il passepartout mediatico-poltronista Burgio è presto detto: si potranno fare comunicati un po’ diversi, mormorare una tantum che Hamas è il legittimo rappresentante del popolo palestinese, ma non sarà mai possibile costruire una rete di alleanze politiche con le vere vittime e i veri nemici del bellicismo israeliano in Medio Oriente. O Burgio o Hamas; o Burgio o Hezbollah; o Burgio o la difesa dei sacrosanti diritti dell’Iran a sviluppare il nucleare civile. O Burgio o quello che un tempo si chiamava internazionalismo. Anche il “marxismo” de l’Ernesto – un nome un po’ curioso per una corrente “stalinista” - diventa così la foglia di fico di un sostanziale equilibrismo che rischia di danneggiare, nelle debite proporzioni, la causa arabo-palestinese.

Legati all’Ernesto ci sono poi Radio Citta Aperta – diventata in pratica la radio del PRC a Roma sotto la direzione di Marco Santopadre – e il Forum Palestina: anche qui il discorso è lo stesso, tanto “marxismo”, tanto “laicismo” antiintegralista sono andati di pari passo con l’incapacità di fatto di ampliare e rafforzare l’esperienza della manifestazione del 2002 prima ricordata, fino alla manifestazione alla Fiera del Libro. Tre-quattromila persone – ad essere ottimisti – che gridavano slogan “rivoluzionari” come “Palestina rossa”. “Palestina rossa”? Non è bastata la bella favola del “Cile rosso”? Per ora invero, l’unico rosso che si riesce a vedere in Palestina è quello del sangue dei palestinesi. Inutile dire che per questa via il Forum Palestina se la dice e se la canta: nessun aggancio ai movimenti cattolici, e a tutti coloro che da posizioni anche di centro o di centro destra (non era questo il lavoro un tempo encomiabile di Un ponte per…, la costruzione di una contro lobby in Parlamento?) possono essere recuperati a un fronte comune contro l’arroganza e il bellicismo di Israele.

I motivi di ordine pratico

Ma i condizionamenti teorici richiamano anche un motivo di ordine pratico: tutta la sinistra estrema è in effetti invischiata in una serie di legami economici e logistici che – non essendo mai stato costruito nel tempo alcun discorso veramente terzaforzista fra i due poli – la rendono prigioniera del solito ricatto “antisemita” del centrosinistra finanziario. Ieri, la lenta marcia di infiltrazione di militanti e giornalisti biforcuti nell’ancora vergine partito post-piccista, moneta di scambio per una maggiore visibilità mediatica e per qualche poltrona di più al governo, o negli equilibri interni fra correnti; oggi, la realtà consolidata della rete di finanziamenti a radio e iniziative culturali “marxiste”, da parte di giunte regionali o comunali del centrosinistra ufficiale a loro volta segnate dal marchio filoisraeliano della catena editoriale De Benedetti Caracciolo: basta una telefonata “anonima” e minacciosa a una radio privata, o un trafiletto su un giornale per far capire che “pe’ ccampa’ ” – sulla pelle dei palestinesi - si deve rigare dritto: come quella velenosa cronachetta di Repubblica sull’ultima manifestazione romana per la Palestina, in cui si annotava maliziosamente che gli “slogan antiisraeliani” erano saltati fuori dopo che si erano allontanati tre ex parlamentari del PDCI e del PRC. Vero, non vero? Sicuramente vero il messaggio occulto: cari ex deputati, se volete tornare in Parlamento dovete prendere le distanze. Fatelo e vi chiameremo subito a parlare dalla Tribuna televisiva ore 8-9 a.m. Siamo tutti progressisti, no?

Questa cappa soffocante non risparmia nessuno, e ben comprende ovviamente l’intellettualità “rivoluzionaria”. Cosicchè anche pubblicare un libro - per terminare con un altro esempio simbolo – richiede esercizi di equilibrismo faticosi: si dovrà insomma accoppiare al nome di qualche innominabile dirigente comunista quello accettabile e ben accetto di qualche marciatore “marxista” degli Israel Days di Giuliano Ferrara – per carità, lui sì, un vero rivoluzionario doc – per aprirsi la strada a utili recensioni sul Corriere della Sera. Premio alla fedeltà che non si offre invece ad altri che per esempio, sulla base di una nuova ricerca di archivio, hanno scoperto che – contro la letteratura e saggistica dominanti sull’argomento – l’ultima battaglia di Mattei fu contro Israele, poche settimane prima l’espulsione di Cefis e pochi mesi prima l’attentato mortale di Bascapé. Novità revisionistica, si direbbe, non indifferente ma sicuramente fastidiosa quasi quanto le tesi irriverenti sul caso Moro dell’ex Presidente della Commissione stragi Giovanni Pellegrino.

Gli esempi potrebbero continuare, ma ci fermiamo qui per concludere con una sola annotazione: che, cioè, sarebbe ora di riflettere che un antifascismo incapace di ragionare sugli eventi storici e che fa del negazionismo olocaustico un mostro orripilante, e della decontestualizzazione pansiana un crimine orribile anziché una riedizione monca di quanto già sostenuto da Pavone circa il carattere di guerra civile della guerra di liberazione italiana del 43-45; un laicismo a metà, che non vuole vedere gli orrori e gli effetti perversi del dogma olocaustico sulla propria libertà d’azione militante; e un marxismo che crede di restar tale e “rivoluzionario” depennando dall’agenda dei suoi alleati movimenti come Hezbollah e Hamas, o uno stato sovrano come l’Iran di Ahmedimejad: questi antifascismo, laicismo e marxismo, rischiano di essere alla fin fine solo tre forme di opportunismo politico, un imbellettamento dei condizionamenti che si è costretti a subire giorno dopo giorno forse a proprio vantaggio immediato (la sopravvivenza politica), ma sicuramente a danno dei palestinesi e di chi è sotto il tallone di ferro del sionismo in Medio Oriente e nel mondo. Come uscire dall’impasse non so proprio – la situazione attuale è stata costruita in lunghi anni - ma che parlare del problema sia il solo modo per far tornare il movimento di solidarietà con i palestinesi e con i popoli ai livelli di qualche anno fa, questo è per me certezza assoluta.

Claudio Moffa


24 novembre 2008

CONGRESSO ARABO-INTERNAZIONALE
SUL DIRITTO AL RITORNO.
IL REPORT.

 

24-11-2008 Damasco

Damasco - lunedì 24 novembre 2008

Da Damasco, Angela Lano. Infopal.
Si è aperto ieri presso l'Umayyad Palace di Damasco, in Siria, il "Congresso arabo-internazionale sul Diritto al Ritorno". I lavori sono stati aperti dalle relazioni degli organizzatori della conferenza e da leader e personaggi arabi e internazionali di spicco: Talal Naji, assistente - Segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina - FPLP-CG, 'Azmi Bishara, Faruq Qaddoumi, il capo dell'Ufficio politico di Hamas, Khaled Mesha'al, monsignor Capucci e molti altri ancora.

Migliaia di persone provenienti da molti paesi arabi e islamici e dall'Occidente affollano le sale dell'Umayyad Palace per la due giorni dedicata al diritto al ritorno in Palestina dei profughi sparsi in tutto il mondo. Al termine, verrà rilasciata la "Dichiarazione di Damasco per il Diritto al Ritorno".

Il Congresso è parte delle celebrazioni commemorative per il 60° anniversario della Nakba, la Catastrofe che colpì il popolo palestinese nel 1948, con l'usurpazione delle terre, dei villaggi, delle città, delle proprietà da parte delle bande terroriste sioniste, e la conseguente creazione dello stato israeliano; nello stesso tempo, viene ricordata la risoluzione Onu n. 194 del 1948, che sancisce il diritto al Ritorno e alle compensazioni per i rifugiati palestinesi.

Talal Naji, che presiede il Congresso, ha affermato che la "Palestina è afflitta da un'invasione coloniale, razzista che ha sottratto la sua terra e ha trasformato i suoi abitanti in rifugiati". E ha sottolineato che i tentativi di spazzar via il diritto al ritorno sono stati sempre rifiutati dal popolo palestinese e che "la difesa di tale diritto è un dovere che dovrebbe essere incluso in ogni programma nazionale".

L'Ufficio politico di Hamas. Il discorso del leader del movimento di resistenza islamica, Khaled Meshaal, è stato accolto con molta partecipazione e interesse. Egli ha condannato la "inspiegabile indifferenza" araba e internazionale alla sofferenza dei cittadini di Gaza, definendone la tragedia una "grande vergogna per la Ummah araba". Meshaal ha criticato la posizione del governo egiziano, che continua a tenere chiuso il valico di Rafah nonostante la catastrofe in cui si trova la popolazione della Striscia: "Non lasciate il mare ai sostenitori stranieri. Tutti gli stati arabi possono mandare navi a Gaza", ha affermato, nel tentativo di scuotere l'orgoglio e il nazionalismo arabo.

Negoziati inutili e pericolosi. Il capo politico di Hamas ha poi definito "inutili e infruttuosi" i negoziati tra l'ANP di Mahmoud Abbas e Israele, sottolineando che il suo movimento li condanna fermamente, anche perché avvengono "in mezzo alle divisioni politiche interne palestinesi", che, dichiarerà poi in serata, durante una conferenza stampa con le delegazioni italiana, greca e britannica, "sono volute dagli Stati Uniti" che premono in tal senso sull'Autorità nazionale di Ramallah.

"Per ciò che ci riguarda i colloqui palestino-israeliani - ha aggiunto - noi riteniamo che il negoziatore palestinese non è adatto e non è autorizzato a portarli avanti. Perché i negoziati si sono fermati cinque anni fa durante la presidenza di Yasser Arafat? E Perché sono rimasti congelati dopo che Hamas ha vinto le elezioni e sono iniziati solo dopo le divisioni politiche nell’arena palestinese? E’ chiaro che le divisioni politiche hanno l’obiettivo di coprire i negoziati e di dare ai negoziatori palestinesi mano libera per scendere a compromessi sui principi inalienabili palestinesi”.

Dialogo nazionale. Meshaal ha spiegato che il suo movimento ha accolto con favore i tentativi egiziani di risanare la frattura tra Hamas e Fatah, ma ha aggiunto che essi sono falliti poiché “gli altri partiti non hanno mostrato interesse al dialogo”: “Essi volevano che Hamas criminalizzasse la resistenza, volevano imporre le condizioni del Quartetto”. Il leader di Hamas ha spiegato che “il problema non è con Fatah in generale, ma con una certa tendenza all’interno di una corrente di Fatah che ha cancellato la resistenza dalla carta dell’Olp e ha accettato di cedere Gerusalemme e altre terre palestinesi”.

Rifiuto di compensazioni e naturalizzazioni, diritto al Ritorno. Meshaal ha spiegato poi che né Hamas né i rifugiati palestinesi intendono accettare compensazioni economiche o naturalizzazioni nei paesi ospiti come soluzione al problema dei Rifugiati, e ha aggiunto che “la resistenza è un diritto del popolo palestinese fino a quando non sarà posta fine all’occupazione” e che quello al ritorno è “un diritto inalienabile per qualsiasi palestinese espulso dalla propria terra”.

Appello ai leader arabi. Meshaal si è poi rivolto ai leader e ai paesi arabi chiedendo loro di “aver compassione del popolo palestinese, garantendogli una vita onorevole e non costringendolo a cercare ospitalità in paesi stranieri. Il mondo arabo non è stato in grado di accogliere qualche centinaia di profughi palestinesi che sono fuggiti dall’Iraq distrutto dalla guerra e che hanno dovuto cercare rifugio in paesi scandinavi o in Sudamerica dopo che quelli arabi avevano chiuso loro le porte in faccia?”.

Obama, il nuovo che nasce? Meshaal ha infine espresso dubbi sulla possibilità che il nuovo presidente Usa, Barack Obama, apporti cambiamenti nelle relazioni con il mondo arabo e nella gestione americana della Questione israelo-palestinese.

Incontro tra l’Ufficio politico di Hamas e tre delegazioni europee. In serata si è svolto un cordiale incontro a porte chiuse tra le delegazioni di Gran Bretagna (guidata da Lord Nazir Ahmed e dalla Baronessa Jennifer Louise Tonge), Grecia e Italia (guidata dall’ex senatore Fernando Rossi), con dichiarazioni di sostegno alla causa palestinese, riconoscimento del ruolo di Hamas come legittimo rappresentante, democraticamente eletto, del popolo palestinese, della forte difficoltà nel veicolare informazioni corrette e veritiere sul conflitto tra il super-armato Israele e i palestinesi, sulla drammatica situazione nella Striscia di Gaza e sulle divisioni interne palestinesi alimentate dagli Stati Uniti.

Il discorso della parlamentare britannica, la baronessa Jennifer Tonge, è stato “molto forte”: una denuncia dei meccanismi perversi della comunicazione mediatico-politica del conflitto, che vedono Israele come paese “vittima” del “terrorismo palestinese” e non viceversa, e il riconoscimento di Hamas quale rappresentante palestinese con cui dialogare. La Tonge ha sottolineato la necessità per l’Europa di relazionarsi a “tutte le parti palestinesi e non solo a una”.

L’italiano Fernando Rossi, ex parlamentare e attuale coordinatore nazionale del PBC, ha definito il movimento di resistenza islamica “il legittimo rappresentante del popolo palestinese, in quanto partito eletto durante elezioni democratiche” e ha evidenziato l’importanza per le nazioni europee e la UE di esercitare pressioni su Israele al fine di sollevare l’ingiusto assedio alla Striscia di Gaza.

Sia Rossi sia Tonge e lord Ahmed Nazir, hanno preso parte all’ultimo viaggio della nave Dignity, del Free Gaza mov., giunta a Gaza l’8 novembre scorso.



Libano agosto 2006

FOTO
GUERRE DI ISRAELE

 

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