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qui di seguito il link a un pdf che va considerato interno al pdf "curriculum" del sito


I CONVEGNI
del MASTER "ENRICO MATTEI" IN VICINO E MEDIO ORIENTE

(2009-2007)







 

 

 



 

ISRAEL SHAMIR


ISRAEL SHAMIR A TERAMO




clicca sull'immagine


dal sito www.israelshamir.net

Shamir in Italy

My visit to Italy was organised by Professor Claudio Moffa, an ex-journalist and Paul Newman's look-alike, and the organisation was incredible: a 20 minutes interview with the RAI TV, the mainstream tv station, press-conference and a reception in the city hall of Teramo, a lecture in Teramo university for the masters. For a moment one felt that there is no Lobby, and that One Person - One Vote is a distinct possibility. The world needs more people like Claudio Moffa, but they are hard to come by! 

Read the newspapers about the visit:
Shamir in Teramo

View
Shamir on Italian TV  

Claudio Moffa wrote:

I DUE "ISRAEL DAYS"
A TERAMO

Prima, a Roma, la conferenza stampa e le interviste, oltre che a Radio Città Aperta, ad alcune testate nazionali. Poi i tre momenti della visita a Teramo: l'incontro con l'assessore Mohamed Srour della Regione Abruzzo, l'assessore Mauro Sacco della Provincia, e il sindaco Gianni Chiodi, che ha donato a Shamir il gagliardetto e la guida di Teramo: centrosinistra e centrodestra (Chiodi) hanno così accolto il pacifista israeliano, con il quale hanno discusso l'utopia dello stato unico in Israele-Palestina. Ai margini, le interviste a 5 televisioni abruzzesi, alla radio dell'Università di Teramo e ad altre testate locali. Infine Israel Shamir ha tenuto la sua conferenza al master - l'ultima lezione, degno coronamento di un corso di studi che è stato ideato e costruito nello spirito della più totale libertà di insegnamento su un tema così complesso e spesso tabù quale il Medio Oriente - nel corso della quale ha illustrato temi a lui cari: non solo l'obbiettivo mutuato dalla vicenda sudafricana "un uomo, un voto, uno stato" - uno stato di eguali, ha sottolineato Shamir, senza cittadini di serie A e serie B, ma anche i rischi di guerra in Iran, e il peso delle lobbyes ebraiche in tutto l'Occidente, a cominciare dagli Stati Uniti.

Rassegna stampa
L'incontro con Chiodi, Srour e Sacco






 

LIBRI





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Claudio Moffa

LA FAVOLA MULTIETNICA
Per una critica della sociologia dell'immigrazione "facile"

L'Harmattan Italia 2002

La presentazione di Umberto Melotti

Questo libro di Claudio Moffa è un prezioso contributo all'analisi delle complesse e contraddittorie realtà dell'immigrazione in Italia: un processo che, pur durando ormai da più di un trentennio, è stato ben raramente studiato col necessario realismo. Moffa affronta questo fenomeno col taglio dello storico sagace e si misura con lucidità con tutti i suoi principali aspetti, rifuggendo dai due “opposti estremismi” imperanti in materia: il rifiuto xenofobo e il buonismo irresponsabile. In particolare egli fa emergere della “materia calda” che tratta l'esigenza di confrontarsi con tale processo – destinato a persistere ancora per molti decenni – con capacità critica, pr contrastarne i rischi, che sono reali, e favorirne le potenzialità positive, che sono non meno reali, ma possono trovare attuazione a condizioni precise. La sua critica a quanti si sono ottimisticamente limitati a darne per scontato l'esito positivo, in qualunque contesto e condizione, è impietosa, ma ineludibile, e costituisce una lezione importante.

Moffa non si rifugia nella “favola bella” di un'immigrazione non competitiva con l'occupazione degli autoctoni, ma complementare ad essa (secondo l'ormai corroso ritornello secondo cui gli immigrati farebbero i lavori rifiutati dagli italiani) e affronta quel tema della disoccupazione italiana (una delle più alte in Europa, come media nazionale, e la più alta in assoluto nelle regioni meridionali) che troppi autori (fra cui non pochi specialisti del mercato dle lavoro) hanno preferito ignorare del tutto o distorcere nei loro scritti sull'immigrazione. E' una problematica con cui i sindacati, così propensi a denunciare il “razzismo degli italiani” anche quando di ben altro si tratta, dovrebbero cominciare a fare i propri conti.

Moffa, che opportunamente ricorda le caratteristiche specifiche dell'immigrazione in Italia (prevalentemente dovuta ai fattori di espulsione dei Paesi di esodo: i cosiddetti push factors ), non trascura altri spinosi problemi, come le difficoltà che spesso emergono nella convivenza fra persone di cultura diversa. Ma nulla egli concede agli stereotipi di ritorno di certi zelanti neofiti, anche di gran nome, improvvisatisi analisti di un problema che non conoscono e richiede invece esperienza specifica e grande sensibilità culturale.

La critica di Moffa a certo sociologi e a certi politologi dalla facile loquela è giusta e opportuna. Non ha senso né abbandonarsi al bel canto sulle “magnifiche sorti e progressive” della futura società multiculturale (così come fanno per “eterocentrismo” – un bel neologismo da lui coniato – quanti amano evocare le pretese meraviglie “dell'incontro con l'Altro”), né demonizzare l'Islàm (che in virtù dell'immigrazione è ormai la seconda religione in Italia), anche quando si dissenta radicalmente dalle sue norme repressive in tema di sessualità e dall'intolleranza che troppi suoi adepti dimostrano per orientamenti diversi.

La via della convivenza è lunga e difficile, il buon senso è necessario, ma non basta. Bisogna avere l'umiltà di studiare a fondo le questioni che ne derivano e l'onestà intellettuale di scrivere parole di verità. Claudio Moffa lo ha fatto e il libro merita l'attenzione non solo degli esperti, degli operatoti, dei pubblici amministratori e dei policy makers , ma anche e soprattutto quello dei giovani, destinati a vivere in un mondo che, piaccia o non piaccia, sarà sempre più segnato dalla diversità. La scuola, cui si apre l'ultima parte del libro di Moffa, dovrebbe a sua volta aprirsi al messaggio di questo libro.

Umberto Melotti,
Professore ordinario di Sociologia Politica,
Università di Roma “La Sapienza”








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Claudio Moffa

L'Africa
alla periferia della Storia

Guida, Napoli 1993; L'Harmattan, Paris 1995; Aracne, Roma 2005

Premio Cultura
Presidenza del Consiglio 1996

“ (…) Recordemos que la antropología política francesa había despreciado a las etnias como realidad operativa en el África subsahariana, considerándolas como una invención colonial, actitud negada por autores como Georges Balandier, Claudio Moffa o Ferrán Iniesta ”.

Ángel Pérez González, Revista cidob d'afers internacionals , 56, 2001-2002

“ (…) sintesi recenti di storici professionisti come quelle di Catherine Coquery-Vidrovitch, di John Iliffe o di Claudio Moffa

Jean Copans, Université de Picardie, Politique Africaine

Una specie di revisione del revisionismo (…) una ricollocazione generale dell'Africa per spiegare la sua permanenza "alla periferia della storia" ma in un flusso che rivaluta le componenti originali della propria vicenda storica

Giampaolo Calchi Novati, Dizionario di Storiografia , Mondadori, 1996

Ciò che resterà dell'opera, oltre a questa felice alleanza fra storia e politico, è la volontà dell'autore a confrontare, in modo sempre personale, con una grande onestà e con attenzione ad evitare il dogmatismo, le proprie referenze di riflessione marxista con la pratica di realtà sociali e culturali che non avevano a priori, granché a vedere con il campo d'osservazione privilegiato da Marx. Claudio Moffa lo fa con rigore, moltiplicando gli esempi, le comparazioni, gli angoli d'approccio, con l'aiuto di un apparato critico irreprensibile

Catherine Coquery-Vidrovitch, Prefazione all'edizione francese, 1995

L'attualità della tesi di Claudio Moffa colpisce (…) L'organizzazione del libro obbedisce a un piano rigoroso, la sua dimostrazione è chiara, la tesi ben esposta. Il "segreto più profondo dell'edificio sociale africano", formulazione ripresa esplicitamente da Marx, è il conflitto intertribale plurisecolare per il controllo del territorio e delle sue risorse (…) (Tuttavia) Claudio Moffa riconosce la responsabilità del colonialismo e dello scambio ineguale nel ritardo economico del continente ”.

Bogumil Jewsiewicki, Revue Canadienne d'Etudes Africaines , 1997

La storiografia africanistica vive una sorta di contraddizione: da una parte c'è il lato positivo, lo sviluppo di studi particolari - su regioni, periodi, stati, gruppi sociali - e dall'altra però l'aspetto negativo, la regressione delle grandi interpretazioni della storia africana che erano state la forza della disciplina negli anni '50 e '60. Non ci si può dunque che rallegrare dell'ultimo libro di Claudio Moffa, una riflessione nuova che ripropone l'importanza di paradigmi e teorie generali utili a spiegare il passato africano

Elikia M'bokolo, École Hautes Études Scien. Soc.,Radio France International, 1996

Un'efficace critica alle manipolazioni del revisionismo storico (...) L'etnia è un concetto chiave del lavoro di Moffa, che ne dà una definizione originale di grande rilevanza teorica

Giordano Sivini, Università della Calabria, Africa, Roma

L'analisi probabilmente sino ad oggi più completa delle diverse correnti teoriche che si sono confrontate con il passato e il presente dei popoli africani, almeno nel campo marxista. E Moffa ha la virtù di non nascondere la sua descrizione scientifica ... Seria, ben documentata, l'opera affronta in maniera magistrale tutti i temi cruciali della realtà africana. Un discorso ben costruito e incisivo. I capitoli di Moffa sulla realtà etnica sono notevoli e solidi. Ai lettori della mia generazione - i marxisti degli anni Sessanta - la tematica ha un inconfondibile aria di famiglia

Ferran Iniesta, Studia africana (Barcellona)

Largo uso della letteratura, audacia comparativa (ben domina-ta), fermezza critica nel contatto con tendenze facilmente “decostruzioniste”, richiamo alla necessità di entrare dentro le ragioni della particolare dinamica africana. Non è poco che la critica storiografica e la ripresa ‘oggettivante' sui grandi temi (tecnologia, clima, potere, mito) si intreccino assiduamente: Moffa chiede agli storici di riportare ognuna delle visioni ch'essi coltivano al quid reale che sta al di là dei loro discorsi

Piergiorgio Solinas, Università di Siena

Un libro coraggioso perché tenta di dare un'interpretazione generale del momento del contatto, di spiegare perchè l'Africa è un continente sottosviluppato. Un motivo per cui questo libro mi è piaciuto particolarmente è che se si riporta l'interpretazione di Moffa nelle Americhe, noi ritroviamo casi molto simili

Luca Codignola, Università di Genova, Tortuga-RAI 3, 1994

Nell'opera di smantellamento degli assurdi concettuali di certa letteratura “revisionista”, l'autore mostra un'efficacia distruttiva convincente (...) Moffa è d'accordo con l'obbiettivo di fondo dell'ala più militante dell'africanistica progressista: il reinserimento nella storia dell'Africa nera. Conseguire questo obbiettivo ricorrendo a un marxismo senza dogmi, riletto alla luce di alcune riflessioni della ricerca antropologica francese la più attuale, questa è la sua non dissimulata ambizione

Marco Lenci, Le monde diplomatique, 1996

Lo storico Claudio Moffa ha raccolto alcune delle più stravaganti falsificazioni relative alla storia dell'Africa, comunemente usate per dimostrare che le attuali condizioni di quel continente sono conseguenza di un processo secolare di spoliazione delle sue risorse umane e naturali che ne avrebbe arrestato lo sviluppo e determinato poi la decadenza ”.

Anna Bono, Il pungolo.com, 2002

Recordemos que a antropologia política francesa chegou, inclusive, a desdenhar as etnias africanas como realidade operativa na África Subsahariana, considerando-as uma invenção colonial, postura rechaçada por diversos autores como Georges Balandier, Cláudio Moffa, entre outros “.

Jorge Pereira da Silva, Univ. de Lisboa (http://www.demoliberal.com.pt/)

Questa vigorosa rilettura critica della storia dell'Africa è stimolante, e dunque molto positiva"

Ajourd'hui L'Afrique

Un saggio che pur ponendosi all'interno della storiografia marxista, svolge una severa critica verso la tesi di un'Africa felix pre-europea

Roberto Righetto, Avvenire, 1994

Una nuova generazione storiografica (…) A questo filone realistico frutto di una revisione fortemente (e anche dolorosamente) critica sugli infondati entusiasmi della febbre terzomondista, appartiene il libro di Claudio Moffa

Arminio Savioli, L'Unità, 1994


Claudio Moffa

A PROPOSITO DI UNA VOCE
PER L'ENCICLOPEDIA TRECCANI
(anno 1981)

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Tullio Cianetti, il fascista di sinistra
che faceva bastonare gli agrari


di Francesco Lamendola
12/10/2009

Fonte: Arianna Editrice [scheda fonte]

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/b/bc/Spedizione_pun.jpg/200px-Spedizione_pun.jpg


La Vulgata storiografica democratica ci ha tramandato l'immagine del fascismo come di un blocco monolitico, intimamente reazionario e nemico delle classi lavoratrici; di un fascismo al servizio delle classi dirigenti, in funzione antisocialista e antiproletaria; insomma, di un fascismo che tutto quanto, senza sfumature e senza distinguo, avrebbe svolto il ruolo di una compagnia di ventura al servizio degli agrari e degli industriali, esattamente come facevano i soldati mercenari del Rinascimento al servizio dei Signori.
Eppure ci sono molte, troppe cose che non quadrano, in questa ricostruzione dei fatti; troppe tessere del mosaico che non si riesce a collocare al posto giusto; troppe discrepanze e troppi elementi contraddittori rispetto alla tesi, semplicistica e manichea, che vorrebbe il fascismo come un blocco reazionario monolitico, impegnato nella cieca repressone delle classi lavoratrici, ad esclusivo beneficio dell'egoistico interesse dei capitalisti...

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