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Claudio Moffa
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Damasco dice addio al dollaro statunitense

A cura di Bloomberg
11 luglio 2006

La Siria porrà fine al legame fisso della sterlina siriana con il dollaro statunitense e convertirà le proprie riserve di valuta straniera in Euro.
La Siria, accusata dagli Stati Uniti di supportare il terrorismo, intende porre fine entro Dicembre al legame della sua valuta con il dollaro americano ed agganciarla ad una valuta che meglio rappresenti i suoi rapporti commerciali con l' Europa, ha detto il governatore della Banca Centrale Adib Mayaleh. La Banca Centrale siriana ha già convertito metà delle proprie riserve di valuta straniera in euro, ha detto Mayaleh in una intervista telefonica da Damasco, senza essere più specifico. Secondo la C.I .A le riserve siriane, che includono l’oro, ammontavano a 4.1 miliardi di dollari al termine del 2005, una quantità pari a quella detenuta dalla Banca Centrale della Lituania......


Leggi
l'articolo (Fonte: Bloomberg, 11 Luglio 2006) tratto dal sito www.disinformazione.it


I NEOCONS
VOGLIONO
ALTRO SANGUE
E BOICOTTANO PERSINO
IL BALBETTIO DIPLOMATICO
DELLA RICE

I neocons, sempre loro:
gli intellettuali - ebrei, come ci ricorda Christian Rocca - amati da Giuliano Ferrara, Gad Lerner, Paolo Mieli.
I guerrafondai che già il 20 settembre 2001, ebbri del successo dell'attentato alle Torri Gemelle, scrissero una lettera a Bush jr. chiedendo guerre all'Iraq, all'Iran e alla Siria.
Tutti filoisraeliani, tutti per lo scontro di civiltà, tutti pronti a usare il debole George W. per i loro scopi di guerra.
Il dramma nel dramma
è proprio qui, in Bush junior, il "cretino" della Casa Bianca secondo il francese Lang ...

The neocons'
next war

By secretly providing NSA intelligence to Israel and undermining the hapless Condi Rice, hardliners in the Bush administration are trying to widen the Middle East conflict to Iran and Syria, not stop it....

VAI ALL'ARTICOLO
(a cura di U.P.)

caricato 5 agosto 2006


UN SEGNALE
POSITIVO
DA ISRAELE?

L'HAARETZ
SPARA SUI
NEOCONS.
UN INVITO
A UNA VERA
SVOLTA,
O SOLO A
SEPARARE
SIRIA E
HAMAS
DALL'IRAN?

(a cura di U.P.)

Ending the neoconservative
nightmare


By Daniel Levy

Witnessing the near-perfect symmetry of Israeli and American policy has been one of the more noteworthy aspects of the latest Lebanon war. A true friend in the White House. No deescalate and stabilize, honest-broker, diplomatic jaw-jaw from this president. Great....

Articolo completo

caricato 6 agosto 2006

MASTER "ENRICO MATTEI"
IN MEDIO ORIENTE

EDIZIONE 2006-2007

il Medio Oriente senza tabù

vai alla pagina
master




Enrico Mattei
Contro l'arrembaggio
al petrolio
e al metano

a cura di
Claudio Moffa
Aracne editore 2006
€ 8



ISRAELE PRONTO AD
ATTACCARE L'IRAN.
UN RICATTO A USA
E EUROPA



Evidence of Iran building nuclear weapons.
After Iran stated that it will "wipe Israel off the map" Israel must now act to defend herself

By Jonathan Ariel
Israel News Agency

Jerusalem, June 24. 2006.
"One of the best ways .... "

leggi l'articolo


ENRICO MATTEI
CENTENARIO

(1906 - 2006)

Intervista
della Radio Svizzera
a Claudio Moffa
(a cura di Armida De Marta)



La difficile transizione
in Iraq e Iran

AHMEDINEJAD, UN NUOVO SADDAM HUSSEIN?

di Claudio Moffa

ARTICOLO



Enrico Mattei, il coraggio e la Storia

Il convegno a Teramo del 17 e 18 maggio

Il master "Enrico Mattei" in Medio Oriente, iniziato il 6 febbraio scorso con la prolusione di Giulio Andreotti, ha terminato la sua attività didattica con un convegno in due giornate su Enrico Mattei, il coraggio e la Storia. Una riflessione "diversa" su uno dei più grandi protagonisti della storia italiana e mondiale degli anni Cinquanta e Sessanta, alla quale partecipano, oltre ai principali studiosi italiani della vicenda ENI-Mattei, anche numerosi preziosi testimoni dell'epoca: politici come Galloni e Macaluso, ex collaboratori di Mattei come Accorinti, Anselmi, Di Nubila, Gandolfi che lavorarono a stretto contatto con il fondatore dell'ENI, il funzionario dell'ENI Francesco Licheri, l'ex presidente dell'Ente Minerario Siciliano Graziano Verzotto, gli storici e politologi Benito Livigni, Simone Misiani Claudio Moffa, Nico Perrone e Andrea Ricciardi, i sindaci di Acqualagna e Matelica Bruno Capanna e Patrizio Gagliardi
.

IL PROGRAMMA DEI LAVORI

CHI ERA MATTEI:
UNA SCHEDA



MORETTI DI' QUALCOSA DI SINISTRA!

DIRITTO INTERNAZIONALE:
L'AFFATTO INCREDIBILE SILENZIO
DEI GIROTONDINI,
GIUSTIZIALISTI- GARANTISTI DI PROVINCIA
E A SENSO UNICO


"Israele è in errore": l'ha detta, D'Alema, qualcosa di sinistra. Qualcosa di dignitoso e coraggioso coi tempi che corrono, con la grande stampa del centrosinistra che continua a far propaganda per Olmert. Domani probabilmente D'Alema tornerà indietro. Ma intanto la sua critica ad Israele è uscita fuori.
Tace invece Nanni Moretti, l'eroico regista de Il Caimano, il grande rivoluzionario che una volta sbottò: "D'Alema, dì qualcosa di sinistra!"; tace anche Astrologo, tace Pardi. Perché?
Ipotesi uno: stanno con Israele. Ipotesi due: non stanno proprio con Israele ma comunque odiano - manco fossero israeliani - gli orribili Hezbollah. Ipotesi tre: stanno in vacanza. Ipotesi quattro: stanno incazzati, ma solo contro Berlusconi.
I tre infatti appartengono a quella coraggiosissima ala dell'intellettualità di sinistra, che non gliene frega nulla di niente, nulla ad esempio del mondo in fiamme e della violazione costante del diritto internazionale da parte di Israele (vedi l'elenco - parziale? - delle risoluzioni violate dallo stato ebraico: che oggi pretende lui di rendere esecutiva la risoluzione ONU 1559). Loro - memori del grande feuilletton-patacca sulla mafia con Vittorio Mezzogiorno: con tanto di finale ad Auschwitz! - pensano giorno e notte solo allo stalliere di Berlusconi, e a come continuare a combattere il Principe del Male italiano. Veri eroi, non a caso ben gettonati su tutta la stampa debenettiana.
Vedrete a settembre come ricominceranno a lottare: con l'effetto sicuro che Berlusconi e Il Giornale diventeranno ancora più filoisraeliani di quanto siano già oggi, dai banchi dell'opposizione e con la (mini)riforma della giustizia in pericolo.

(circa 20 luglio 2006)


 

DOCUMENTI

COME E' STATO PIANIFICATO L'INTERVENTO IN LIBANO DI ISRAELE. IL RUOLO DEGLI USA. E LE MINACCE DI UNA NUOVA GUERRA

di Seymour Hersh
New Yorker

LA CRISI PROSSIMA VENTURA?
"The crisis will really start at the end of August, the diplomat added, “when the Iranians”—under a United Nations deadline to stop uranium enrichment—“will say no.”"

OBBIETTIVO HEZBOLLAH, MA PENSANDO ALL'IRAN
"President Bush and Vice-President Dick Cheney were convinced, current and former intelligence and diplomatic officials told me, that a successful Israeli Air Force bombing campaign against Hezbollah’s heavily fortified underground-missile and command-and-control complexes in Lebanon could ease Israel’s security concerns and also serve as a prelude to a potential American preëmptive attack to destroy Iran’s nuclear installations"

IL LAVORIO DI ISRAELE A WASHINGTON:
PRIMO CONTATTO, CHENEY
"Earlier this summer, before the Hezbollah kidnappings, the U.S. government consultant said, several Israeli officials visited Washington, separately, “to get a green light for the bombing operation and to find out how much the United States would bear.” The consultant added, “Israel began with Cheney.

IL MODELLO KOSOVO
"In the early discussions with American officials, I was told by the Middle East expert and the government consultant, the Israelis repeatedly pointed to the war in Kosovo as an example of what Israel would try to achieve. The NATO forces commanded by U.S. Army General Wesley Clark methodically bombed and strafed not only military targets but tunnels, bridges, and roads, in Kosovo and elsewhere in Serbia, for seventy-eight days before forcing Serbian forces to withdraw from Kosovo. “Israel studied the Kosovo war as its role model,” the government consultant said. “The Israelis told Condi Rice, ‘You did it in about seventy days, but we need half of that—thirty-five days.’ ”

IL NO DELL'ARABIA SAUDITA
"The White House was clearly disappointed when, late last month, Prince Saud al-Faisal, the Saudi foreign minister, came to Washington and, at a meeting with Bush, called for the President to intervene immediately to end the war"

UN MONITO CONTRO UN ATTACCO ALL'IRAN. SERVIRA'?
"The surprising strength of Hezbollah’s resistance, and its continuing ability to fire rockets into northern Israel in the face of the constant Israeli bombing, the Middle East expert told me, “is a massive setback for those in the White House who want to use force in Iran. And those who argue that the bombing will create internal dissent and revolt in Iran are also set back.”

IL TESTO ORIGINALE

(segnalazione di U.P.)



L' "INTEGRALISMO" HEZBOLLAH:
SIAMO SUNNITI PERCHE' FILOPALESTINESI, CRISTIANI PERCHE' AMMIRIAMO CHAVEZ ...

20 agosto 2006

"Non abbiamo un programma Sciita o di parte.  Siamo sunniti perché sosteniamo i Palestinesi. Siamo cristiani in quanto ammiriamo Chavez,  vogliamo l’unita’ del Libano, non abbiamo problemi con l’ebraismo… storicamente non c’e’ un problema tra ebrei e musulmani… non ci opponiamo a Israele perché e’ una stato ebraico…"

Hezbollah: We don’t have Shia agenda
(segnalazione di U.P.)


L'OBBIETTIVO DI ISRAELE (E DEGLI USA)
E' L'ASSE DI RESISTENZA IRAN-SIRIA

Generale Makmut Gareyev
presidente dell'Accademia delle Scienze Militari, Russia


20 agosto 2006

"La cattura di due soldati israeliani da parte di Hezbollah al confine libanese fu solo una scusa per iniziare le ostilità. Il Mossad, che è universalmente riconosciuto come il numero uno dei servizi segreti, è riuscito a liberare i suoi connanzionali rapiti persino in Africa. Non avrebbe avuto alcun problema a rintracciare i due soldati in Libano. Ma questo non era il suo obbiettivo. Gli israeliani cercavano una scusa. Israele stava cospirando ovviamente assieme agli Stati Uniti. E sicuramente l'obbiettivo era provocare la Siria e l'Iran, per trascinarli alla guerra. Stati Uniti e Israele avrebbero a quel punto avuto una opportunità vera per dare un colpo all' "ostinazione" di Damasco e Teheran, e agli impianti di arricchimento dell'uranio in Iran. Impedire la realizzione di questo scenario è stata la vittoria principale della comunità internazionale"
"Se noi accettiamo la logica israeliana e proviamo a giustificare le sue azioni (che non possono essere fully giustificate) allora questo vuol dire che noi (russi) avremmo dovuto bombardare l'Iraq quando i nostri diplomatici sono stati rapiti a Bagdad. Questo sarebbe stata la cosa più semplice da fare - bombardare Bagdad, distruggere i pozzi petroliferi e i ponti ---"

vai al testo completo
(segnalazione di U
.P.)

 

LA RISOLUZIONE 1701

a cura di Pasquale Vilardo

22 agosto 2006

il testo della risoluzione



Rumsfeld e Israele pensano ora ai missili Cruise,
gli stessi che hanno dato il via alle due guerre d'Iraq

VERSO L'ESTENSIONE
DEL CONFLITTO?


Un mese dopo l'inizio dell'invasione israeliana del Libano, il Consiglio di Sicurezza è riuscito a varare la sua risoluzione. Ma dire che per questo la situazione è destinata a migliorare sarebbe un eccesso di ottimismo. Primo, il Consiglio di Sicurezza - preceduto da una condanna del Comitato ONU per i Diritti dell'Uomo nei confronti di Israele - "doveva" per forza produrre un documento, pena la perdita completa di credibilità a livello planetario, e il riconoscimento automatico di un vuoto di potere internazionale troppo rischioso. Secondo, la risoluzione, stando ai resoconti della stampa - la versione originale non è ancora apparsa nel sito ONU - è piena di "pieghe" ambigue, entro le quali la macchina della guerra potrà trovare tutti gli appigli necessari per procedere indisturbata: si chiede al "governo libanese" (dunque anche agli Hezbollah?) di "dispiegare" le sue forze "insieme" a quelle UNIFIL (se questa è la dizione, nel governo di Beirut ci sono anche gli Hezbollah), e "al governo israeliano, quando questo dispiegamento inizierà, di ritirare tutte le sue forze dal sud del Libano parallelamente", dove il "parallelamente" sarà fonte di equivoci e provocazioni a non finire. Si parla di un aumento delle forze UNIFIL "fino a un massimo" di 15mila uomini, cosicché anche il numero sarà oggetto probabile di futuri contenziosi. Si prescrive "una immediata cessazione da parte di Hezbollah di tutti gli attacchi e una immediata cessazione da parte di Israele delle operazioni legate all'offensiva militare", ma il tutto mentre Olmert prende tempo - il governo israeliano deciderà domenica 13 dell'approvazione formale della risoluzione - e continua la sua offensiva di terra.
Terzo, appunto, nuove trame di guerra sono in corso, e tutte - come sempre dalla fine della prima guerra d'Iraq (1991) - ordite dal "pool" proisraeliano postbipolare: Israele, supportato dalla cosiddetta "Al Qaeda" - che nei fatti ha sempre funto da supporto strategico di Tel Aviv (vedi il riquadro più in basso) - la lobby ebraica negli USA, i neocons, e le loro proiezioni nell'amministrazione della Casa Bianca: Cheney e Rumsfeld per quel che riguarda la presidenza Bush jr.
Ed ecco così all'opera, per l'ennesima volta dopo l'11 settembre, il solito Pentagono, con la solita politica "autonomistica" del fatto compiuto: secondo il quotidiano libanese As Safir, ripreso dalla Novosti russa, "il Pentagono ha inviato in Israele un gruppo di esperti militari, incaricati di scegliere degli obbiettivi per dei missili di tipo Cruise", gli stessi - precisa la fonte - utilizzati per avviare "le operazioni delle truppe americane contro l'Iraq ("Tempesta nel deserto" e "colpisci e spaventa")". Si va dunque, nella volontà dei falchi della Casa Bianca, verso una estensione del conflitto: e che il pericolo sia reale lo crede Bruce Gragnon, coordinatore del Global Network Against Nuclear Power and Weapons in Space - un'ONG americana - che ha invitato tutte le ong pacifiste americane a organizzare manifestazioni di protesta "contro i tentativi di estendere il conflitto libano-israeliano a dei paesi vicini".

 

"Amal Saad Ghorayeb, docente all’Università americana di Beirut, considerata uno dei maggiori studiosi del fenomeno, afferma: «L’unica via per sradicare Hezbollah dal Libano meridionale è quella di commettere un genocidio. Ogni casa qui ospita un guerrigliero di Hezbollah. Non c’è persona che non abbia qualcuno in famiglia collegato a Hezbollah. Si tratta di un movimento con un autentico appoggio popolare» ".

Carlo Remeny, Famiglia Cristiana, n. 33





I TEMPI DI "AL QAEDA"

Delitto Frammartino e megattentati di Londra: un dubbio e - per quel che ci riguarda - una certezza. Il dubbio per l'uccisione del giovane volontario italiano è questo: l'assassino - fino ad oggi non catturato - è veramente un palestinese? E comunque, con quali moventi e finalità ha agito? E ha agito di sua iniziativa o su commissione? Non si può in effetti scartare l'ipotesi che la morte apparentemente assurda del giovane italiano - che parlava ad alta voce con le sue amiche, e che dunque non poteva essere certo scambiato per un israeliano - sia alla fine un monito rivolto al nostro paese per avere messo in moto - con una conferenza internazionale semifallita in se', ma preludio al successivo dibattito nel Palazzo di Vetro - una onda diplomatica che ha finito per creare qualche problema a Israele, ai falchi della Casa Bianca e allo stesso Bush. E' solo un dubbio, che probabilmente verrà smentito, almeno dalle indagini delle autorità di Tel Aviv.

La certezza invece riguarda gli attentati di Londra. Altro che "filoislamici", più o meno "fascisti". Altro che concorrenza fra Al Qaeda e gli Hezbollah, secondo la raffinata interpretazione de il Riformista. Sono attentati che in realtà sono serviti - anche se falliti - a rafforzare Israele e i suoi sostenitori in Occidente e negli Stati Uniti, nel momento in cui dentro la stessa Amministrazione USA si registrava una tensione fra la Rice e lo stesso Bush sulla guerra in Libano. Perché il Libano c'entra, eccome, contrariamente a quanto ritiene un osservatore in genere equilibrato e competente come Sergio Romano.
Riflettiamo su alcuni fatti.
1) Il passato di "Al Qaeda". I "tempi" e gli obbiettivi degli attentati stragisti di "Al Qaeda" sono stati sempre cadenzati sulle esigenze del campo opposto a quello che pretende di difendere, e cioè gli USA e Israele. Al Qaeda non ha mai colpito Israele: ha colpito o tentato di colpire gli USA, favorendo di volta in volta - in un'Amministrazione divisa fra falchi-falchi e falchi-colombe - la deriva sempre più antiaraba di Bush jr., contro il pur relativo moderatismo di Powell (ieri), di Rice (oggi), e di Bush padre (ieri ed oggi). Ha colpito i civili inglesi negli attentati del luglio 2005, in perfetta coincidenza con le voci di un piano per il ritiro inglese dalla palude irachena: attentati che hanno visto coinvolti non arabi, ma etiopi, dei quali uno legato ad una bosniaca musulmana, appartenente cioè ad una comunità appoggiata da Israele durante la guerra civile jugoslava degli anni Novanta. E ha colpito, "Al Qaeda" o quel che si nasconde dietro questa sigla, molti paesi arabi - Marocco, Arabia saudita, etc - all'epoca in cui la Casa Bianca ancora teorizzava una "grande alleanza" contro il terrorismo inclusiva di paesi chiaramente invisi a Israele, come la Siria e il Sudan: catena di attentati compiuti non durante l'invasione dell'Iraq del marzo 2003 - un'iniziativa del genere avrebbe potuto favorire la resistenza in Iraq - ma subito dopo, a invasione cioè compiuta.
2) Oggi i "tempi" di Al Qaeda sono identici: nelle prime settimane di guerra, mentre Hezbollah riusciva a fermare l'invasione israeliana, Al Qaeda è rimasta inoperativa, il che è apparentemente assurdo per un'organizzazione che predica la lotta di tutti i musulmani contro "crociati" e "sionisti". Poi la svolta, o la tentata svolta, con gli attentati di Londra, protagonista fra gli altri il solito europeo "convertito" in tempi recenti all'Islam. Attentati da compiersi, secondo i loro organizzatori, in coincidenza col braccio di ferro USA-Francia alle Nazioni Unite, e con quello - preliminare e dunque forse ancora più importante - fra Rice e Bush negli Stati Uniti (Michele Farina, Corriere della Sera 10 agosto), e fra Bush padre e Bush figlio dentro il vecchio clan familiare un tempo filosaudita dei due presidenti americani.
L'effetto di questa trama stragista - più o meno fortunosamente scoperta dall'intelligence inglese e pakistana - è evidente: la risoluzione ONU esce più sbilanciata dalla parte di Israele di quanto ci si potesse aspettare; Bush chiude la bocca alla Rice, e dichiara apertamente guerra agli "islamofascisti" che minacciano l'Occidente; la Rice a sua volta attacca Siria e Iran, più di quanto avesse fatto a Roma. E Israele continua la sua offensiva di terra, pretendendo solidarietà dalla comunità internazionale: per Nethanyau infatti "quello che sta capitando è la prova della ferocia demenziale di questi uomini" e "tutto il mondo è in pericolo, non solo la casa degli ebrei". E' esattamente lo stesso leit-motiv utilizzato all'indomani dell11 settembre - l'attentato-madre delle guerre israeliane del nuovo millennio - dall'allora ambasciatore israeliano a Roma Avi Pazner: "Adesso l'Occidente può capire Israele", intervista a Il Tempo di Roma del 13 settembre 2001. "Capire" fino a dove? Fin dove si spingerà, col sostegno del Pentagono USA e dunque di Bush, la macchina da guerra di Tel Aviv?

 

cm 12 agosto 2006

 


L'INVASIONE DEL LIBANO
DOCUMENTI UTILI

 

HEZBOLLAH SCONFIGGE ISRAELE A BINT JBAIL: UNA SVOLTA?

"A BINT JBAIL LOTTA CORPO A CORPO.
SOTTO SCACCO LE FORZE ISRAELIANE"

"Fino a martedì sera tutto procede per il meglio. I fanti della Golani (ndr: il Golan è l'altura siriana occupata da Israele dal 1967, e della cui obbligatoria restituzione alla Siria nessuno parla più) e i paracadutisti della Egoz sono ai marigini di Bint Jbail, i carri armati stringono in una morsa d'acciaio i trecento miliziani sciiti asserragliati nella città. I generali devono decidere se sotterrarli sotto le macerie o andarli a prendere uno a uno. Ma Hezbollah dimostra, ancora una volta, di essere un osso assai duro. Prima dell'alba una squadra di volontari esce allo scoperto, impegnaun a delle compagnie israeliane, la attira, ritirandosi passo dopo passo, in una cerchia di macerie. La trappola è pronta. Si scatena l'inferno. I razzi anticarro e i mortai da sessanta millimetri disseminano ondate di schegge, mitragliatrici leggere e kalashnikov colpiscono da distanza ravvicinata. La compagnia è inchiodata, il comandante chiede rinforzi, i sopravvissuti trascinano morti e feriti al riparo. I guerriglieri impegnano gli israeliani, sbucano dalle rovine, trasformano ogni androne, ogni viuzza in un'arena crudele. Si combatte praticamente corpo a corpo. E intanto Hezbollah prepara un nuovo inganno. La colonna di rinforzi s'apre la strada con i carri Merkava, corre in soccorso dei compagni assediati. Una serie di ordigni comandati a distanza la blocca a poche centinaia di metri. Un carro esplode. tutt'intorno si scatena la seconda imboscata. Le prime luci del giorno annullano la superiorità conferita a Tsahala dall'eletttronica e dai visori notturni. Ora si combatte alla pari. I carri armati sono esposti ai colpi dei lanciarazzi anticarro, gli elicotteri non osano incursioni più lunghe di trenta secondi per timore di venir agganciati dagli infrarossi dei sistemi antiaerei a spalla. Ora i soldati della Golani e i paracadutisti possono contare solo sul miglior addestramento, sulla migliore precisione di tiro, sulla più affinata capacità di reazione. Ma devono fare i conti con la scarsa conoscenza del terreno e l'incubo di non lasciar dietro morti e feriti. Per salvarli cadono altri soldati. Agli ospedali di Haifa medici e barelle sono in stato d'allarme dalle sei di mattina, ma alle undici gli elicotteri con i feriti non si vedono ancora.
Il paese inizia a intuire il disastro, i comandi cominciano ad ammettere la disfatta. Parlano di 25 colpiti, omettono la parola caduti, accennano a una situazione molto seria. Ma anche quel bilancio potrebbe essere incompleto ..... Intanto gli Hezbollah tornano a colpire anche a Marun el Ras. Una squadra di miliziani si infiltra nel villaggio di frontiera già conquistato, apre il fuoco con un lanciarazzi anticarro, copisce almeno altri cinque soldati: un ufficiale muore, portando il bilancio delle vittime a nove. E la vittoria appare sempre più lontana. Sempre più difficile. Sempre più affamata di giovani vite"

Gian Micalessin , Il Giornale, 27 07 2006, p. 4


(27 07 2006)

1) UNA INVASIONE GIA' DECISA: LA MANO DEI SOLITI EBREI NEOCONS
(QUELLI DELLA GUERRA ALL'IRAQ-FATTA; ALL'IRAN E ALLA SIRIA-DA FARE)
NEL VIA LIBERA AD ISRAELE DA PARTE DI BUSH


July 21, 2006 -- The current Israeli assault on Lebanon was stage-managed between the government of Israeli Prime Minister Ehud Olmert and neocons in the Bush administration, according to well-connected sources in the nation's capital. The Bush administration had prior knowledge of and supported Israel's planned attacks on Gaza and Lebanon, the sources have revealed. In addition, there was no move by the Bush administration to warn Americans in the Occupied Palestinian Territories or Lebanon to leave the areas before the Israeli invasions. No travel warnings were issued to U.S. citizens in an attempt to mask Israeli attack plans, an action that resulted in last-minute Dunkirk-like sea evacuations of foreigners from Lebanon.

The first indication that Israel pre-planned its assault on the Palestinians came early this month when the Israelis began denying entry to the West Bank to Palestinians holding U.S. passports. The U.S. Embassy in Tel Aviv and the U.S. Consulate in Jerusalem refused to intervene with Israel, claiming it was the decision of a sovereign nation. The denial of entry to Palestinian-Americans was a violation of the Oslo Accords and the Geneva Conventions. The United States does not officially recognize Israeli sovereignty over the Occupied Palestinian Territories.

Washington insiders report that the Bush administration's coordination with Israel in the attacks on Hamas and Hezbollah involve the official adoption of the white paper, "A Clean Break: New Strategies for Securing the Realm," as U.S. policy. The "Clean Break" document, authored in 1996 by Israeli Prime Minister Binyamin Netanyahu, Richard Perle, Douglas Feith, and other neocon operatives, was written at the same time the program for the invasion and occupation of Iraq was drawn up by the same neocon players.

The current U.S.-Israeli strategy of bombing and invading Lebanon is a follow-up to four years of covert activities by the Pentagon, White House, and Mossad in Lebanon that involved the car bombing assassinations of top Lebanese officials in order to clear out Syrian forces from Lebanon. The assassinations of Elie Hobeika, George Hawi, and Rafik Hariri were all carried out to destabilize Lebanon and force the withdrawal of Syria from Lebanon. Syria was blamed by the Bush administration for all the car bombing assassinations in Lebanon.

Israel's border exercise that saw the capture by Hezbollah of two Israeli soldiers on the Lebanese side of the border and the contingency plans involving the kidnapping of an Israeli soldier by Hamas in Israel, near the Israeli-Gazan border, provided a pre-text for the Israeli attack on Gaza and Lebanon. Similar plans have been drawn up to respond to a Syrian "capture" of Israeli troops in Lebanon near the Syrian border or from the Golan Heights. That will be used to justify a joint Israeli and American attack on Syria, with Israel entering from Lebanon and the U.S. entering from Iraq.

The carrying out of the joint Israeli-U.S. attack plan for Lebanon, Syria (and eventually, Iran) is the reason why the United States has stymied UN attempts to seek an immediate cease-fire.  The intent of the Bush administration is to see a widening of the conflict. Unconfirmed UN ambassador to the UN John Bolton, appearing on Fox News, laid out the future blueprint for the joint U.S.-Israeli regionalization of the war in the Middle East when he stated, "I think that if you look at the support that Iran and Syria have given groups like Hamas, Hezbollah, Palestinian Islamic Jihad that really the reckoning we need here is a reckoning, not just with the terrorist groups, but with the states that finance them."

WMR has also learned that top Israeli and U.S. military officers are adamantly opposed to the Clean Break policy. Many Israeli generals, remembering Israel's bloody occupation of Lebanon in the 1980s, favored negotiating a prisoner swap with Hezbollah. The Olmert government is purging the last remnants of the Yitzhak Rabin elements who favored negotiations from the Israeli military and intelligence agencies much in the same way that opponents of the Bush regime have been purged from the U.S. military, CIA, and State Department.

 

July 21, 2006 -- Informed sources have told WMR that arch-neocon Michael Ledeen, who acts as an unofficial foreign policy adviser to Karl Rove, was at the White House yesterday with a group of Iranian opposition figures. Among the topics discussed was a promised $25 million grant by the Bush administration to the Iranian insurgents. The money is to be used to plant Desert Storm-vintage biological and chemical weapons shells, confiscated by U.S. forces in Iraq, on the Iranian side of the Iraqi border. The weapons will be used as "proof" of Iran's plan to "attack" U.S. troops in Iraq. That will be used to  justify, ex post facto, the coming U.S. attack on Iran. Our sources report that George W. Bush dropped by the White House meeting to offer his support to the Iranian opposition operatives.
Dal sito di Wayne Madsen, 21 luglio 2006: http://www.waynemadsenreport.com

(su segnalazione di U.P., USA)

2) UNA INVASIONE GIA' DECISA: IL PRESUNTO CASUS BELLI.
I SOLDATI ISRAELIANI SONO STATI CATTURATI IN LIBANO


AFP via translation
Hezbollah affirms to have
captured two Israeli soldiers

BEIRUT - Hezbollah Lebanese Shiite, supported by Teheran and Damas, announced Wednesday to have captured two Israeli soldiers, according to the television of Hezbollah, Al-Manar.
According to the Lebanese police force, the two Israeli soldiers were captured
in Lebanese territory, in the area of Aïta Al-Chaab, near to the border with Israel, where an Israeli unit had penetrated in middle of morning.
Hezbollah did not specify the place of capture of the two soldiers. "Islamic Resistance (arm armed with Hezbollah) announces the capture of two Israeli soldiers", indicated television Al-Manar.

Associated Press
Hezbollah Captures 2 Israeli Soldiers

By JOSEPH PANOSSIAN , 07.12.2006, 05:41 AM

The militant group Hezbollah captured two Israeli soldiers during clashes Wednesday across the border in southern Lebanon, prompting a swift reaction from Israel, which sent ground forces into its neighbor to look for them.
The forces were trying to keep the soldiers' captors from moving them deeper into Lebanon, Israeli government officials said on condition of anonymity.
The Israeli military would not confirm the report.
Earlier, Israeli Prime Minister Ehud
Olmert called an emergency Cabinet meeting and said Lebanese guerrillas would pay a "heavy price" for Wednesday's attacks.
"These are difficult days for the state of Israel and its citizens," Olmert said. "There are people ... who are trying to test our resolve. They will fail and they will pay a heavy price for their actions."

Copyright 2006 Associated Press.

07/12/2006

(su segnalazione di U.P., USA)


STATO-BELVA

L'ESERCITO DEL SIGNORE DEGLI ESERCITI SI ABBEVERA AD ALTRO SANGUE. A CANA. MELLONI DISCETTA SUL CORRIERE SE LA CANA LIBANESE SIA QUELLA DEL VANGELO O NO. MA E' PURA DISINFORMAZIONE, SUGGERITAGLI FORSE DAL COMMITTENTE. PSEUDOCULTURA: PERCHE' SERVE A DIVENTAR DOTTI DI DOTTE NOZIONI, MA RESTANDO IGNORANTI DELL'ESSENZIALE DEL NUOVO MASSACRO: E CIOE' CHE, COLPENDO CANA, LO STATO-BELVA ISRAELIANO HA VOLUTO RIVOLGERE UN MONITO, ANZI UNA MINACCIA: A PAPA RATZINGER - IL PAPA DEL CATTOLICO MELLONI - COLPEVOLE DI LESA MAESTA' NEI CONFRONTI DEL "FRATELLO MAGGIORE".
RATZINGER PARLA TROPPO (confronta il documento in pdf con un articolo del Weekly Standard e un commento di Reseau Voltaire), DIFENDE TROPPO (RELATIVAMENTE PARLANDO) I PALESTINESI E I LIBANESI, E PERSINO IL DIRITTO INTERNAZIONALE. LUI RELIGIOSO, NON FA COME L'ONU CHE SI RIUNISCE IN SEDUTA PSICOANALITICA A MANIFESTARE "ANGOSCIA" PER LA GUERRA IN LIBANO. RATZINGER QUASI PROTESTA. ECCO ALLORA CHE ISRAELE COLPISCE UN NOME SIMBOLO DELLA CRISTIANITA', COSI' COME FECE CON L'ASSEDIO DELLA CHIESA DELLA NATIVITA' DI BETLEMME NEL 2002. UN ASSEDIO STORICO, ALTAMENTE SIMBOLICO, ALL'EPOCA BEN TOLLERATO DAL FORTISSIMO STOMACO DEL CARDINALE RUINI. E DUNQUE ECCO IL BIS.

A CANA SI DICE CHE GESU' TRASFORMO' L'ACQUA DELLA VITA IN VINO. I SUOI "FRATELLI MAGGIORI" - ALMENO COSI' SI AUTOELEGGONO - LO HANNO SUPERATO ALLA GRANDE: LORO LA VITA LA TRASFORMANO IN SANGUE. TANTO SANGUE: DI BAMBINI, DI DONNE E VECCHI. POI SI RAMMARICANO, E SI INTERROGANO SULLA NECESSITA' DEL PERDONO (ANCORA IL CORRIERE DELLA SERA DEL COMPAGNO MIELI), TANTO PER FAR CREDERE CHE NON SONO BELVE. E TANTO PER PRENDERE PER I FONDELLI I GENTILI.

RISULTATO: TUTTI ZITTI, TUTTI PRONTI A RIPETERE LA "VERITA'" DEL "CORRISPONDENTE MAGGIORE" IN ISRAELE, IL BIBLICO PAGLIARA: I MASSACRI SON COLPA DEGLI HEZBOLLAH, CHE SI FANNO SCUDO DEI CIVILI. COME DIRE, PERCHE' I LIBANESI NON VANNO TUTTI ALL'ESTERO, MAGARI A MONTECARLO O ALLE BAHAMAS? PESSIMI LIBANESI, VITTIME DI SE STESSI, E DELLA PERFIDIA DI HEZBOLLAH. POVERO ISRAELE.
E INIZIA COSI' LA FUGA IN MASSA. ALTRO CHE ERRORE, STRATEGIA CALCOLATA IN VISTA DEL GRAN MASSACRO FINALE.

POVERO ISRAELE CHE E' UNO STATO DEMOCRATICO, VITTIMA E ASSEDIATO COME SEMPRE: E CHE OGGI PER DIFENDERSI - ANCORA NON SAZIO DI ECCIDI - GIA' GUARDA AL DI LA' DELLE MONTAGNE, ALLE PIANE DEL POPOLOSO IRAN: ALTRO SANGUE FRESCO, IN DISCRETA QUANTITA', A CUI LO STATO-BELVA POTRA' ANCORA ABBEVERARSI.
MAGARI NON SUBITO, SOLO DOPO CHE AHMEDINEJAD ABBIA RIPETUTO PER L'ENNESIMA VOLTA ALLE "POTENZE" DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA CHE LUI AL NUCLEARE CIVILE NON CI RINUNCIA. COME E' NEL SUO DIRITTO, E COME E' SCRITTO NELLE NORME DEL DIRITTO INTERNAZIONALE.
QUI E' LA RADICE DI QUESTA GUERRA: QUI POTREBBE ESSERE LA SUA SOLUZIONE, SOLO CHE IL DIRITTO SI ARMASSE DELLA FORZA NECESSARIA A FARSI RISPETTARE.

LA STRAGE DI CANA

PHOTOS QANA MASSACRE 2006

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FOTO TRATTE DAL SITO INFO.LEBANON.COM

LA QUESTIONE ISRAELE:
UNA QUESTIONE DI DEMOCRAZIA,
UNA QUESTIONE "GLOBALE"

Ci si interroga sull'impotenza della comunità internazionale nei confronti di Israele. O meglio, qualcuno ci prova, mentre la maggior parte dei mass media glissano elegantemente su questo cruciale nodo della democrazia della nostra epoca: tanti tanti giornalisti "biblici", soprattutto direttori, soprattutto inviati, inviati proprio lì, in terra santa, yutti pronti a tacere, a non dire, a far finta di niente.
Ma la domanda resta questa: perché il piccolo stato di Israele tiene in scacco tutti, prende a schiaffi l'intera comunità internazionale riunita a Roma, e poi il papa, e sinanco Bush, il non presidente della principale potenza mondiale, lo psicolabile fintoduro dal passato privato burrascoso e dunque facilmente ricattabile?
La risposta è semplice: Israele è una superpotenza mondiale, "globale", capace di utilizzare una molteplicità di strumenti per bloccare ogni reazione alla sua arroganza. Negli Stati Uniti i suoi punti di forza sono i neocons ebrei, la grande stampa da essi controllata e ad essi alleata, e la trasversale lobby israeliana, quella che già nel 1991 decise con un Bush padre titubante, la prima guerra all'Iraq: e che oggi vuole altre guerre e altre ancora, in Sudan o in Siria o in Iran. Senza dimenticare anche il Mossad infiltrato nel Pentagono (vedi 11 settembre. Palestina radice della guerra ... scaricabile da questo sito) e nella Cia, grazie alla doppia nazionalità degli americani ebrei.
Nel resto del mondo - tranne la Russia, dove la famiglia finanziaria di Eltsin è stata annientata dal grande Putin; e tranne forse la Cina - il panorama dei fattori di forza di Israele è più o meno lo stesso: primo, il grande capitale finanziario prodotto di una enorme finanziarizzazione del sistema capitalistico (10 a 1 rispetto al capitale produttivo) rispetto agli anni Ottanta, soldi "inesistenti" secondo certa stupideria "marxista" e in realtà capaci di comprare guerriglie - Cecenia, Kosovo, Darfur - e mezzi di informazione, e dunque di marxianamente determinare la storia del mondo assai più del capitale industriale.
Secondo, attraverso i mass media, la creazione di campagne di stampa trasversali capaci di creare "opinioni pubbliche" ad hoc e di assoggettare il ceto politico tutto dentro un processo storico di crisi dell'autonomia della politica (basti pensare in Italia alla crisi dei partiti di massa fondati sulle sezioni popolari e sui finanziamenti della Cia e del Kgb, e la loro sostituzione con i "partiti leggeri" dove si fa carriera solo se si trova spazio sulla grande stampa).
Terzo, la disponibilità del più grande servizio segreto del mondo: un servizio segreto "di popolo" come il vecchio KGB, ma in chiave etnica: una rete di spionaggio, di condizionamento, di false pacifiste infiltrate, di telefonisti a radio private e pubbliche capaci di intervenire al momento giusto (la prima telefonata che ricordo fu a Radio Città aperta, guerra d'Iraq 1991; l'ultima è quella un paio di giorni fa a Prima Pagina di un sedicente cristiano che citava la Bibbia per sostenere che la Palestina appartiene agli Ebrei: si potrebbe sapere dalla RAI il nome di quel signore, per capire se è veramente un cretiano, oppure un sionista travestito da cristiano?).
Quarto, quando serve, l'uso delle squadracce e della violenza diretta: come quando fu impedita a Roma la presentazione alla Provincia di un libro di Blondet, relatore fra gli altri Claudio Moffa; come quando Agnoletto venne minacciato; come quando venne minacciata la sede di Rifondazione comunista; o come le aggressioni ripetute ai ragazzi con la kefiah nei cortei pacifisti che a Roma lambiscono il ghetto, lì vicino a dove venne trovato assassinato il filoarabo Moro.
Quinto, il bombardamento culturale sull'Olocausto - tutti i giorni, su tutti i giornali, a ripetere sempre le stesse cose in chiavi molteplici - quell'"industria" a fini economici ma anche politici giustamente criticata da Norman Finkelstein: una sorta di droga quotidiana, combinata alla solfa dell'antisemitismo, che serve a addormentare l'opinione pubblica e a non farla reagire come reagirebbe normalmente di fronte ad altre simili occasioni, facendole bere ogni presunto atto di antisemitismo: chi incendiò una sinagoga di Parigi, qualche tempo fa? Un ebreo, come accertato dalla polizia. Chi scoperchia le tombe al momento opportuno, chi fa le scritte antisemite - amplificate con titoli cubitali dalla grande stampa - nel cesso della stazione chissaquale della Sgurgola del Sud Tirolo? Gli antisemiti, ovvio. Si può essere così ingenui-furbi o comunque non professionali come certi giornalisti, e al loro seguito certi "scandalizzati" politici?
Sesto, l'uso - con buona pace di Travaglio e dei girotondini - della magistratura per ricattare e indebolire qualsiasi eretico al nuovo ordine costituito planetario. Siamo telegrafici: una volta i colpi di stato li facevano i militari, a costruzione di piccoli e grandi sistemi totalitari, e a persecuzione (anche) degli ebrei; oggi i colpi di stato li fanno sempre più spesso certi magistrati, a costruzione di un nuovo totalitarismo di marca israeliana, o quanto meno di persecuzioni ad personam: non vogliamo certo alludere a piccoli casi personali, questo sarebbe semplicemente ridicolo e assurdo.
Ci riferiamo a quelli che contano e hanno potere e soldi, alle campagne contro Chirac, contro Mitterrand, contro Andreotti - processato da Repubblica prima e dai magistrati poi, con avvio il giorno del capodanno ebraico 1995 - alla demonizzazione di Craxi, all'aggressione al cattolico antiusura Fazio, e perché no a Berlusconi e ai suoi amici. Posto che sia provata, la corruzione sta da una sola parte, sempre quella "giusta"? E perché gli abusi procedurali? Perché l'alleanza costante fra certa stampa biblica e certi settori della magistratura? Il problema - nonostante quel che pensa Berlusconi, garantista in patria ma non all'estero - non è certo solo italiano: il presidente del TPI del Ruanda è Mose, un cognome che è tutto una sentenza; il procuratore che ha deciso di far arrestare il legittimo presidente liberiano Charles Taylor è David Crane, altro cognome che è tutto un mandato di cattura; in Belgio lor signori magistrati hanno deciso di poter perseguire i colpevoli di "genocidio" e di "crimini contro l'umanità" in ogni angolo del mondo, violando conciostesso le sovranità nazionali di circa 200 stati indipendenti; in Spagna c'è Balthazar Garcon, consigliato da un gruppo di militanti ebrei inglesi (notizia del Corriere della sera di qualche anno fa); negli Stati Uniti, pochi ricordano che Bush nel 2000 decise la composizione del proprio governo - Rumsfeld e Cheney inclusi - prima della sentenza della Corte Suprema che gli assegnava la vittoria. Procedura regolare? Si può dubitare del ruolo dei magistrati negli Stati Uniti? C'è una connessione fra quell'avvio di presidenza da parte del rampollo del clan filosaudita della sua famiglia, e la deriva sempre più antiaraba da lui assunta, soprattutto dopo l'11 settembre, con i neocons e la grande stampa alle calcagna, e con Rumsfeld e Cheney che imponevano loro la politica del fatto compiuto?
Last but not least, bisogna ricordare il suggello al sistema totalitario planetario in difesa di Israele e delle sue guerre: le leggi liberticide che pretendono di impedire in tutto l'Occidente niente meno che la ricerca storica sull'Olocausto, la droga di cui sopra.
David Irving è ancora in carcere. Israele invade e bombarda il Libano. C' è una chiarissima connessione fra questi due eventi: Perché? Ma perché Israele è, appunto, una questione "globale" di democrazia: questo è il punto di partenza per ogni corretto operare, nel rispetto e per la liberazione di tutti, ebrei compresi.

Claudio Moffa


PS. All'occorrenza approfondiremo tutti gli aspetti citati. Nel frattempo alleghiamo una relazione a un convegno organizzato dall'Università di Salerno.




"LA LOBBY"
NEGLI USA

DI DESTRA,
DI SINISTRA
O DI CENTRO
NESSUNO CAPIRA'
E SPIEGHERA'
MAI NULLA
DEL MEDIO
ORIENTE E DELLO STRAPOTERE INTERNAZIONALE
DI ISRAELE
SENZA PRENDERE
IN ESAME
LA LOBBY EBRAICA NEGLI USA E
LE SUE PROIEZIONI NELLA
AMMINISTRAZIONE
BUSH


LA LOBBY ISRAELIANA
NEGLI USA

leggi l'articolo di John Mearsheimer e Stephen Walt che ha "scandalizzato"
l'ipocrisia dell'establishment
e dell'intellettualità
USA


ERRORI
E FALSI
DI GUERRA
(1)

Contrariamente alla moda della sinistra doc - tranne Pisapia - leggo (anche) il Giornale, perché penso che sia utile sentire anche l'altra campana. Gli articoli che più mi interessano sono quelli sulla giustizia, ma seguo anche alcune analisi politiche, per esempio un paio di puntate alcuni mesi fa sul nuovo "partito democratico": un'analisi ottima,
che sulla stampa
di sinistra probabilmente mai sarebbe uscita.

Delle pagine culturali, alcune cose mi interessano, altre no. Questa è una premessa per dire che non sono prevenuto: e per dire nello stesso tempo che l'articolo di Romano Bracalini sul quotidiano del 3 agosto - Gli Eterni pretesti dell'antisemitismo - contiene una serie di errori fattuali e nello stesso tempo l'esaltazione di un principio assurdo: tutto a propaganda di Israele e della sua guerra.

Primo errore: non è vero che "la conquista romana segnò l'inizio della diaspora ebraica": comunità ebree erano già sparse in tutto il mediterraneo, Roma compresa, diversi secoli prima di Cristo, e per un semplice motivo: che gli Ebrei, come i Fenici, in parte i Greci, erano un popolo essenzialmente mercantile, come tale aduso a creare "colonie" in tutta l'area dei loro traffici. Datare l'inizio della diaspora con la distruzione del Tempio d Gerusalemme non è verità storica, ma affermazione ideologico-religiosa.

Secondo errore: non è vero che "la tradizionale accusa di usura" agli ebrei sia derivata dalle "poche opportunità concesse loro dalle maggioranze dominanti: dell'usura - da applicarsi solo verso i Gentili - parla positivamente già il Deuteronomio (23: 20-21).

Terzo errore: questa storia che "gli ebrei" non sarebbero stati colpevoli della morte di Cristo, corre sempre sul filo dell'ambiguità. Quali ebrei? Certo non quelli di oggi - come predica certo antigiudaismo cristiano -, né quelli della generazione successiva alla crocifissione del "figlio di Dio": ma negare - dentro l'accettazione dell'evento storico e delle sue fonti - che la piazza ebraica di quei giorni, sobillata da Caifa e dagli altri capi religiosi, non sia stata colpevole dell'assassinio del fondatore del cristianesimo, è veramente assurdo. E' l'altra faccia della condanna "eterna" del "popolo deicida".

C'è poi il principio rivendicato da Bracalini: esso recita che "semmai i veri usurpatori" della Palestina "sono" gli Arabi, perché "gli Ebrei c'erano prima di loro", e dunque sono gli ebrei ad avere il diritto a colonizzare e possedere la Palestina.
Si tratta di pura follia, una visione mistico-nazionalista della storia dell'umanità: se ogni comunità o nazione del mondo coltivasse un'ossessione identitaria ossificata nei secoli, ed andasse alla ricerca della terra dei suoi avi, non ci si salverebbe più da guerre occupazioni e conflitti senza fine.
La nascita degli stati moderni e del diritto internazionale ha progressivamente impedito - guerre e colonialismi a parte - questa barbarie continuata: quello che conta nel diritto al possesso di un territorio non è certo il richiamo ad una (presunta) discendenza da presunti "avi" che avrebbero abitato quel territorio chissà quanti secoli e millenni prima, ma la presenza di autoctoni resi tali grazie a una ininterrotta plurisecolare catena generazionale.

Certo: tutti gli autoctoni sono stati all'origine "invasori", e dunque anche gli Arabi in Palestina: ma questa invasione-colonizzazione è da una parte lontanissima nel tempo, e dall'altra non ha impedito forme di meticciamento e assorbimento culturale e umano dei nuovi arrivati con gli autoctoni dell'epoca.
Il che fra l'altro fa la seconda, capitale differenza fra la colonizzazione araba (1400 anni fa) e la colonizzazione sionista (un secolo fa: colonizzazione mai accettata dai Palestinesi): gli arabi non sono per statuto e per cultura razzisti-esclusivisti, il loro Dio, Allah, è universalista e può appartenere - come il Dio dei cristiani - a tutti. Il Dio degli Ebrei è solo degli Ebrei, che hanno codificato razzialmente - per via materna - la loro identità religiosa-etnica, fino a praticare l'endogamia come regola di vita, e come strumento di separazione e autoghettizzazione rispetto al resto del mondo.
Da qui al razzismo per statuto e ideologia, corre ben poco: è il dramma di Israele, stato sostanzialmente monoetnico - dove gli arabi sono cittadini di serie B - contro cui si battono solo pochi intellettuali coraggiosi, non per distruggerlo come recita la propaganda filoebraica, ma per rifondarlo come stato laico e multietnico.



ERRORI
E FALSI
DI GUERRA
(2)

Versioni differenti su Televideo 3 agosto 2006 : Ahmedinejad vuole "la distruzione di Israele", o del "regime sionista" di Israele? Non è una sfumatura, è una differenza importante.
Come ci insegna anche l'articolo inviatomi da Israel Shamir, di Oren Ben-Dor, un intellettuale ebreo che chiede anche lui la fine del regime sionista, per un unico stato di ebrei e arabi.

Oren Ben-Dor:
leggi l'articolo



ERRORI
E FALSI
DI GUERRA
(3)


Il TG 2 delle 8 di questa mattina - corrispondenza da Israele - ha sostenuto che la guerra è stata provocata dagli Hezbollah, che hanno rapito due soldati israeliani
"in territorio israeliano".
Al di là delle vere cause della guerra, il rapimento è avvenuto in territorio israeliano o in territorio libanese?

Vai alla pagina
Medio Oriente al box

2) UNA INVASIONE GIA' DECISA:
IL PRESUNTO
CASUS BELLI.
I SOLDATI ISRAELIANI SONO STATI CATTURATI IN LIBANO

caricato il 6 agosto 2006


ERRORI
E FALSI
DI GUERRA
(4)


Il TG 1 (Mimun) delle 20
del 8 agosto
ha completamente ignorato la notizia del bombardamento israeliano del funerale di Ghaziyeh.


caricato il 12 agosto 2006




Conduce
Carlo
de Blasio


5 Maggio

Enrico Mattei: l'Italia del petrolio
In studio Claudio Moffa, dire
ttore del Master "Enrico Mattei" in Medio Oriente, Università di Teramo



DEJA' VU

... COME CON L'IRAQ PRIMA DELL'AGGRESSIONE DEL 2003: ADESSO E' L'IRAN - SOTTO MINACCIA DI GUERRA E DI SANZIONI -
A ESSERE 'ALLEATO'
DI BIN LADEN

LA LETTERA
Asse di Al Qaeda con Teheran contro «gli imperialisti»

E’ il 7 giugno. Un alto esponente di Al Qaeda arriva in Iran per incontrare uno dei figli di Osama, Saad Bin Laden, da tempo ospitato nella repubblica islamica. Quindi l’emissario consegna un messaggio di Ayman Al Zawahiri, l’ideologo del movimento al capo dei pasdaran, Rahim Safavi. La lettera - secondo fonti di Teheran - tocca alcuni punti importanti. 1) Al Zawahiri incoraggia il regime islamico a proseguire nell’azione contro «gli imperialisti» 2) Si impegna a frenare Al Zarqawi e rivela di aver mandato un emissario affinchè riduca gli attacchi contro gli sciiti in Iraq. 3) Rringrazia Teheran per l’ospitalità a decine di qaedisti (150-200) dopo il 2001. L’uccisione di Al Zarqawi, l’8 giugno, ovviamente ha superato solo in parte il punto due. Al Qaeda vuole evitare una guerra inter-religiosa in Iraq e dunque è attenta a non creare problemi con l’Iran. Anche perchè gli ayatollah garantiscono protezione ad alcuni dirigenti, come Saad Bin Laden, Seif Al Adel e Abu Ghait, ispiratori di alcuni attacchi in Medio Oriente. A sua volta il regime si tiene in casa i terroristi per poterli usare come carta o merce di scambio in caso di uno scontro con gli Stati Uniti. .
G.O

(Corriere della sera 23 06 2006)


NORMAN FINKELSTEIN

L' "Olocausto" fra Storia e Politica

Conferenza alla Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Teramo

E' stata la prima visita di Norman Finkelstein in Italia. Una iniziativa promossa dalla cattedra di Storia e istituzioni dei paesi afroasiatici, nell'ambito di una ricca giornata seminariale a cui avrebbero dovuto partecipare tanti storici e intellettuali italiani. Qualcuno assente per motivi veri, molti altri non si sa perché, alla fine solo tre parteciparono oltre a Moffa: Ferdinando Cordova, Claudio Lojacono e Aldo Bernardini. L'allora rettore negò nero su bianco i suoi saluti ufficiali al grande storico ebreo americano (tranne far aderire all'iniziativa la rivista Trimestre) anche se sul programma poi diffuso - pubblicato prima della sua risposta scritta alla richiesta di chi aveva organizzato la Conferenza - i saluti ufficiali ufficialmente comparvero.

In realtà, ad onta di tali disguidi - che merita citare per denunciare il clima che, quando si tocca Israele, circonda spesso la libertà di pensiero, di espressione e di stampa nel nostro "libero" Occidente - la conferenza e il dibattito successivo ebbero un buon successo, così come ebbero successo le iniziative collaterali durante la visita di Finkelstein in Italia. Una sua conferenza stampa alla libreria Odradek, cui assistettero anche due giovani ebrei romani critici nei confronti dello storico ebreo americano; alcuni articoli apparsi sulla stampa e sulle agenzie, alcuni servizi televisivi; e tutto sommato, una intervista già rilasciata da Finkelstein al Corriere della Sera, e che non uscì solo perché quel pomeriggio stesso a Milano un piccolo aereo privato andò a schiantarsi contro il Pirellone, e questa tragica curiosa notizia - una sorta di Twin Towers in formato micro, dal punto di vista tecnico - rubò spazio alle parole di verità e di coraggio di Finkelstein.
Il quale avrebbe poi visto finalmente pubblicato anche in Italia il suo Industria dell'Olocausto, per i tipi della Rizzoli, e sarebbe stato invitato (a fine anno 2002) da 8 e mezzo (il solito dibattito 4 a 1 di Giuliano Ferrara, presenti fra gli altri Pierluigi Battista) ma in quest'ultimo caso con contradditorio successo, perché purtroppo per un errore tecnico, l'audio della voce dello storico e quello del suo traduttore si sovrapponevano a quasi pari volume, impedendo agli ascoltatori di capire bene sia l'inglese che l'italiano. "Persi" i 2 milioni di ascoltatori italiani de La 7, restavano al 2002 i 200 di Teramo. Pochissimi, ma "buoni": la conferenza del prestigioso intellettuale ebreo americano, avrebbe suscitato un buon dibattito nell'aula tesi di Giurisprudenza di Teramo, e della prima domanda (sulla apparentemente impossibile funzionalità dell'antisemitismo alla strategia dell'industria dell'Olocausto) Finkelstein non mancò di sottolineare l'intelligenza e opportunità. Così iniziava la lezione:

1967, “nasce” l’industria dell’Olocausto

"Prima di tutto vi ringrazio per avermi invitato, questo è il mio primo viaggio in Italia e fra le tante città che ho visitato, Roma è stata la prima nella quale ho provato la sensazione di voler restare e vivere, perché è una città davvero speciale. E penso che mi piacerebbe anche ritirarmi a Teramo.
L’argomento di cui vorrei parlare oggi è l’industria dell’olocausto, un termine col quale intendo quelle organizzazioni, istituzioni o singole persone ebree americane, che hannosfruttato la terribile sofferenza degli Ebrei durante la seconda guerra mondiale per scopi politici ed economici. La mia esposizione è divisa in due o forse tre parti: vorrei parlare delle origini dell’industria dell’olocausto, dell’ideologia dell’industria dell’olocausto, e dell’uso dell’industria dell’olocausto per sottrarre denaro all’Europa...."



IL TESTO INTEGRALE DELLA CONFERENZA DI TERAMO

L'INDUSTRIA DELL'OLOCAUSTO.
LA PREFAZIO
NE
ALL'EDIZIONE TEDESCA