TERRORISMO
DI STATO
ISRAELE PRONTO AD
ATTACCARE L'IRAN.
UN RICATTO
A USA
E EUROPA
Evidence of Iran building nuclear weapons.
After Iran stated that it will "wipe Israel off the map" Israel must now act to defend herself
By Jonathan Ariel
Israel News Agency
Jerusalem, June 24. 2006.
"One of the best ways .... "
leggi l'articolo
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11 settembre,
attentato
contro l'Islam
e il mondo arabo
di Claudio Moffa
L'articolo
(dicembre 2001)
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DEJA' VU
... COME CON L'IRAQ PRIMA DELL'AGGRESSIONE DEL 2003: ADESSO E' L'IRAN - SOTTO MINACCIA DI GUERRA E DI SANZIONI -
A ESSERE 'ALLEATO'
DI BIN LADEN
LA LETTERA
Asse di Al Qaeda con Teheran contro «gli imperialisti»
E’ il 7 giugno. Un alto esponente di Al Qaeda arriva in Iran per incontrare uno dei figli di Osama, Saad Bin Laden, da tempo ospitato nella repubblica islamica. Quindi l’emissario consegna un messaggio di Ayman Al Zawahiri, l’ideologo del movimento al capo dei pasdaran, Rahim Safavi. La lettera - secondo fonti di Teheran - tocca alcuni punti importanti. 1) Al Zawahiri incoraggia il regime islamico a proseguire nell’azione contro «gli imperialisti» 2) Si impegna a frenare Al Zarqawi e rivela di aver mandato un emissario affinchè riduca gli attacchi contro gli sciiti in Iraq. 3) Rringrazia Teheran per l’ospitalità a decine di qaedisti (150-200) dopo il 2001. L’uccisione di Al Zarqawi, l’8 giugno, ovviamente ha superato solo in parte il punto due. Al Qaeda vuole evitare una guerra inter-religiosa in Iraq e dunque è attenta a non creare problemi con l’Iran. Anche perchè gli ayatollah garantiscono protezione ad alcuni dirigenti, come Saad Bin Laden, Seif Al Adel e Abu Ghait, ispiratori di alcuni attacchi in Medio Oriente. A sua volta il regime si tiene in casa i terroristi per poterli usare come carta o merce di scambio in caso di uno scontro con gli Stati Uniti. .
G.O
(Corriere della sera 23 06 2006)
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Alla radice
della nuova crisi
in Medio Oriente
AHMEDINEJAD, UN NUOVO SADDAM HUSSEIN?
di Claudio Moffa
ARTICOLO
(gennaio 2006)
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11 SETTEMBRE,
ALLA RICERCA DELLA VERITA'
VERA, OLTRE
LA MENZOGNA
UFFICIALE
UN DOSSIER
IN COSTRUZIONE
56 PAGINE DI DOCUMENTI
scarica il pdf
DOSSIER 11 SETTEMBRE
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27 OTTOBRE 1962
CHI HA UCCISO
ENRICO MATTEI?
"Chissà, forse l'abbattimento dell'areo di Mattei,
più di vent'anni fa,
è stato il primo
gesto terroristico
nel nostro Paese,
il primo atto della piaga
che ci perseguita"
(Amintore Fanfani, 1986)
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ENRICO MATTEI
CENTENARIO
(1906 - 2006)
Intervista
della Radio Svizzera
a Claudio Moffa
(a cura di Armida De Marta)
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Conduce
Carlo
de Blasio
5 Maggio
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Enrico Mattei: l'Italia del petrolio
In studio Claudio Moffa, direttore del Master "Enrico Mattei" in Medio Oriente, Università di Teramo
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TERRORISMO E RESISTENZE.
L'ABC DELLA DECOLONIZZAZIONE
Non c'è bisogno di essere storici, esperti di chissacché per capire che non tutti gli atti di terrorismo sono il "terrorismo" di cui si (s)ragiona in Occidente. Basta avere buon senso, aver fatto le scuole medie, e ricordarsi della Resistenza e della Decolonizzazione, movimenti storici di emancipazione fino a pochi anni fa difesi non solo dalla sinistra ma da tutte le forze democratiche italiane.
La distinzione fondamentale oggi è fra il terrorismo transnazionale-finanziario alimentato da Bin Laden o chi per lui: un terrorismo oscuro, che si è mosso sempre con i tempi e secondo le necessità del campo occidentale-israeliano che dice di voler combattere.
E, dall'altra parte (sic), i movimenti di liberazione ancorati territorialmente ad un progetto di resistenza contro un'occupazione straniera: i baathisti laici iracheni, i sunniti hamas e gli sciiti hezbollah - tutti dotati di un vasto consenso popolare e di un braccio politico - sono da questo punto di vista dentro lo stesso campo "geopolitico". Non a caso questi tre movimenti hanno sempre preso le distanze, se non combattuto e criticato apertamente (vedi soprattutto il Baath di Saddam Hussein) la "ambigua" galassia Bin Laden-Zarqawi
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1)
QUESTO NON E' TERRORISMO,
E' RESISTENZA NAZIONALE
- COME HAMAS E IL BAATH IRACHENO -
AD UNA AGGRESSIONE STRANIERA
HEZBOLLAH
SCONFIGGE ISRAELE
A BINT JBAIL:
UNA SVOLTA?
"A BINT JBAIL LOTTA CORPO A CORPO.
SOTTO SCACCO LE FORZE ISRAELIANE"
"Fino a martedì sera tutto procede per il meglio. I fanti della Golani (ndr: il Golan è l'altura siriana occupata da Israele dal 1967, e della cui obbligatoria restituzione alla Siria nessuno parla più) e i paracadutisti della Egoz sono ai marigini di Bint Jbail, i carri armati stringono in una morsa d'acciaio i trecento miliziani sciiti asserragliati nella città. I generali devono decidere se sotterrarli sotto le macerie o andarli a prendere uno a uno. Ma Hezbollah dimostra, ancora una volta, di essere un osso assai duro. Prima dell'alba una squadra di volontari esce allo scoperto, impegnaun a delle compagnie israeliane, la attira, ritirandosi passo dopo passo, in una cerchia di macerie. La trappola è pronta. Si scatena l'inferno. I razzi anticarro e i mortai da sessanta millimetri disseminano ondate di schegge, mitragliatrici leggere e kalashnikov colpiscono da distanza ravvicinata. La compagnia è inchiodata, il comandante chiede rinforzi, i sopravvissuti trascinano morti e feriti al riparo. I guerriglieri impegnano gli israeliani, sbucano dalle rovine, trasformano ogni androne, ogni viuzza in un'arena crudele. Si combatte praticamente corpo a corpo. E intanto Hezbollah prepara un nuovo inganno. La colonna di rinforzi s'apre la strada con i carri Merkava, corre in soccorso dei compagni assediati. Una serie di ordigni comandati a distanza la blocca a poche centinaia di metri. Un carro esplode. tutt'intorno si scatena la seconda imboscata. Le prime luci del giorno annullano la superiorità conferita a Tsahala dall'eletttronica e dai visori notturni. Ora si combatte alla pari. I carri armati sono esposti ai colpi dei lanciarazzi anticarro, gli elicotteri non osano incursioni più lunghe di trenta secondi per timore di venir agganciati dagli infrarossi dei sistemi antiaerei a spalla. Ora i soldati della Golani e i paracadutisti possono contare solo sul miglior addestramento, sulla migliore precisione di tiro, sulla più affinata capacità di reazione. Ma devono fare i conti con la scarsa conoscenza del terreno e l'incubo di non lasciar dietro morti e feriti. Per salvarli cadono altri soldati. Agli ospedali di Haifa medici e barelle sono in stato d'allarme dalle sei di mattina, ma alle undici gli elicotteri con i feriti non si vedono ancora.
Il paese inizia a intuire il disastro, i comandi cominciano ad ammettere la disfatta. Parlano di 25 colpiti, omettono la parola caduti, accennano a una situazione molto seria. Ma anche quel bilancio potrebbe essere incompleto ..... Intanto gli Hezbollah tornano a colpire anche a Marun el Ras. Una squadra di miliziani si infiltra nel villaggio di frontiera già conquistato, apre il fuoco con un lanciarazzi anticarro, copisce almeno altri cinque soldati: un ufficiale muore, portando il bilancio delle vittime a nove. E la vittoria appare sempre più lontana. Sempre più difficile. Sempre più affamata di giovani vite"
Gian Micalessin , Il Giornale, 27 07 2006, p. 4
(caricato il 27 07 2006)
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2)
QUESTO E' TERRORISMO.
MA DI CHI? E CONTRO CHI?
L'ISLAM NON C'ENTRA
ASPIRANTI TERRORISTI
NEL NOME DI "DAVID"
Narseal Batiste detto anche "Principe Manna", il capo; Patrick Abraham, Naudimar Herrera, Lynlgeson Lemorin detto "Fratello Levi", Rotshchild Augustine ... fra cognomi, nomi e titoli "onorifici" di sapore biblico, sembravano proprio ebrei, ma le foto diffuse dal Ministero degli interni USA parlano chiaro: sono in realtà afroamericani, cinque cittadini americani e due stranieri provenienti da Haiti, uno dei quali - Abraham - immigrato irregolare. Una banda di disadattati, facile preda di giochi più grandi di loro, incastrati da un infiltrato dell'FBI che si è presentato al gruppetto come "rappresentante di Al Qaeda". Dunque un campanello di allarme in vista magari delle prossime elezioni di novembre, più che un pericolo reale. E siccome Al Qaeda vuol dire Islam, dunque - conclude molta stampa internazionale - gli aspiranti terroristi costituivano una setta islamica.
Ma....
Ma come altre volte in altri attentati "di Al Qaeda" - un organizzazione-sigla terrorista che si è quasi sempre mossa secondo necessità e tempi del "nemico" dichiarato, invece che del mondo che pretende di rappresentare - ci sono molti punti oscuri da chiarire, molte censure già operanti da svelare:
1) Prima domanda: la setta è veramente islamica? Il Giornale del 24 giugno (ma non è il solo) lo assicura anche nel titolo, ma censurando nel testo un elemento fondamentale, il nome della setta, che recita in entrambe le versioni circolate sulla stampa (C S David, ovvero Seas of David) il nome simbolo di Israele, utilizzato spesso in contrapposizione al "Golia" arabo. Se si aggiungono a questo aspetto già di per sé significativo il richiamo alla "manna" nel titolo "onorifico" del capo; il fatto che anziché leggere il Corano, il gruppo preferiva studiare e meditare la Bibbia; le smentite dei dirigenti delle Comunità islamiche in Florida circa un'appartenenza all'Islam del gruppetto; il fatto che il loro magazzino-ritrovo veniva definito da uno degli adepti (peraltro sedicente cristiano) non moschea, ma "Temple", la risposta non può che essere negativa: l'Islam non c'entra. O quanto meno non esiste fino ad oggi alcuna prova vera che la banda fosse musulmana - tanto che Gerardo Greco al TG RAI del 23 giugno ha parlato addirittura di "cristiani" - anche se era intenzionata a reclutare secondo l'atto di accusa, un esercito di cosiddetti "jahdisti" finalizzato a metter bombe e seminare terrore in ben cinque città degli Stati Uniti.
2) Altra domanda, sempre sui nomi: come spiegare comunque, tanto concentrato di nomi di origine ebraica nel gruppo; e come spiegare in particolare che un musulmano adotti il titolo "onorifico" di Fratello Levi, o che uno squattrinato afroamericano porti il nome personale "Rothschild", cognome di una delle più ricche e potenti famiglie di banchieri ebrei dall'Ottocento ad oggi? La risposta più semplice è che si è di fronte ad una banda di squinternati dalle idee poco chiare, mezzo matti, che si pensano islamici o magari cristiani (sarebbe il caso di Stanley Grant Phanor) e che invece canalizzano e abbracciano un immaginario semantico e pratico ebraico.
Ma ...
3) Ma se la risposta fosse così semplice - solo poveri matti, tutti, compreso il loro capo "carismatico", il "principe manna" - perché nell'edizione odierna dei quotidiani Haaretz e Jerusalem Post, non compare alcun riferimento a "David", non viene insomma citato il nome della setta? Perché questa evidente censura se quel nome non avesse significato dal punto di vista di una almeno possibile "presenza" ebraico-israeliana nella vicenda? Non sarebbe stato più semplice ricordare quel nome, citarlo e denunciare la confusione "blasfema" degli aspiranti terroristi?
4) Altro particolare interessante con relative domande: "At least six of the seven appear to have faced criminal charges before, according to records, for marijuana possession, battery, assault and concealed weapons" (Wahington Post). Chi è il terrorista senza precedenti penali di questo tipo? E' il capo "carsimatico" "principe manna", il "saggio" che plagia la banda di squinternati? E quale che sia la risposta, il passato di reati dei componenti del gruppo è un segno di una loro "evoluzione" etica nel senso del "jhad", oppure più prosaicamente il sintomo di una loro facile ricattabilità, e disponibiltà ad "evolvere" verso lo stragismo criminale?
5) Infine i due nomi circolati sulla stampa e su internet. Quello ormai più diffuso è Seas of David, ma il Corriere della Sera riferiva giusto ieri invece un titolo diverso: C S David, un nome che molto probabilmente è frutto di un errore di trascrizione del primo ("si" and "s" può confondersi più o meno con "seas": anche se l'errore sarebbe talmente originale, e dai risultati così inusuali, che non si capisce come possa essere stato compiuto senza una verifica immediata della fonte) ma che potrebbe invece essere quello vero e originale. In questo caso, cosa significa "C S David", quale vicenda o simbologia richiama?
Questo per quel che riguarda il fatto in sé. Ci sono poi le considerazioni relative alle coincidenze di fatto fra questa unità di notizia ed altre:
1) Prima coincidenza eventuale: quella con le rivelazioni del New York Times del monitoraggio CIA dei conti bancari di tutto il mondo. Ma in che senso? Non riusciamo a vedere la connessione, nonostante sia circolata in passato la notizia dell'uso da parte di ambienti ebraici della rete finanziaria islamica "frequentata" anche da Al Qaeda.
2) Seconda coincidenza possibile: le già accennate elezioni di novembre, un campanello di allarme per salvare in extremis la barca repubblicana di Bush.
3) Terza coincidenza valutabile: secondo l'atto d'accusa, il "principe manna" aveva cominciato a pensare agli attentati nel novembre 2005, e ne stava terminando la preparazione più o meno al momento di essere catturato. E' questo il periodo in cui sono emersi nell'Amministrazione Bush sintomi di potenziale moderatismo, e di freno-contenimento delle spinte ancor più belliciste di Rumsfeld e dei neocons, quelle stesse che trascinarono nel 2003 gli Stati Uniti nella guerra d'aggressione all'Iraq. A) In Iraq, i contatti fra gli occupanti e la guerriglia baathista - la vera resistenza irachena all'invasione, come ha dimostrato in queste ore, dopo l'uccisione del giordano qaedista Zarqawi, il coprifuoco decretato a Bagdad a seguito del rapimento di ben 100 impiegati del ministero degli interni - contatti che potrebbero essere tuttora attivi, soprattutto dopo il ritiro dell'Italia e del Giappone dal teatro di guerra. B) In Iran, "moderato" appare il tentativo di evitare la guerra contro Teheran - guerra invece voluta da Israele, dai neocons e dai falchi dell'Amministrazione che circondano Bush - così come significativo è stato l'incontro multilaterale del presidente USA con gli Europei a Vienna, nel corso del quale il capo della Casa Bianca ha speso una parola in favore di una possibile chiusura di Guantanamo, come chiestogli dal ministro degli esteri italiano D'Alema.
Dentro questa coincidenza ce né un'altra: la notizia di un contatto fra Al Qaeda e ... l'Iran (vedi riquadro in altro a destra). Cosa sarebbe accaduto negli equilibri interni all'Amministrazione - con un Rumsfeld ancora in sella nonostante alcuni tentativi-promesse di Bush di defenestrarlo - se fosse andata in porto la strage alla Sears Tower di Chicago, oggi la più alta degli Stati Uniti, simbolo post-11 settembre della potenza USA? Ci si sarebbe meravigliati di una guerra immediata contro l'Iran, con o senza la bomba atomica tattica già avallata come strumento di guerra antiislamico dal solito Rumsfeld il 27 ottobre 2001?
Se fosse vera questa terza ipotesi-coincidenza, i progettati attentati "di Al Qaeda" a Chicago e in altre quattro città USA (così recita l'atto di accusa), richiamerebbero le stesse caratterustiche degli attentati antimusulmani di Londra, in coincidenza non solo del G 8, ma anche dell'elaborazione di un piano per il ritiro degli inglesi dall'Iraq all'epoca svelato dalla stampa inglese. O di quelli del maggio 2003 in Arabia saudita Marocco e altri paesi, dopo la conclusione dell'invasione anglo-americana dell'Iraq e non durante o al momento dell'attacco del 20 marzo. Attentati che si pretendono fatti in nome dell'Islam ma che al mondo islamico e arabo in particolare hanno causato solo danni enormi, di carattere epocale: e che hanno avvantaggiato solo Israele, e iil partito della guerra infinita negli stati Uniti e in tutto l'Occidente.
C.M.
UN ELENCO (PARZIALE) DI ALTRI QUOTIDIANI E QUOTIDIANI.WEB
CHE HANNO CENSURATO IL NOME "DAVID" NEL DAR NOTIZIA DELLA VICENDA
BLOOMBERG
CHICAGO TRIBUNE
DAWN
DAILY TELEGRAPH
INDEPENDENT ON LINE
WASHINGTON POST
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CHI SONO I MANDANTI DELLE STRAGI?
IPOTESI E OMBRE
SUGLI ATTENTATI
DELL’11 SETTEMBRE
di
Claudio Moffa
I primi dieci giorni di settembre erano stati i peggiori per Israele dal ’48 a questa parte: a Durban la conferenza sul razzismo, nonostante l’ottimismo di facciata di Peres e degli occidentali, aveva evidenziato l’isolamento internazionale dello stato sionista, prefigurando – soprattutto per quel che riguarda i rapporti solidali fra africani e arabi – un clima abbastanza simile a quello istauratosi all’indomani della guerra del Kippur del ‘73; dentro i confini del paese, regnavano insicurezza e paura generalizzate per le azioni non solo più suicide, ma anche classicamente militari (vedi l’attacco al Ministero della Difesa del Fronte democratico palestinese) contro civili e soldati; Sharon – ultimo erede di uno stato che su Norimberga aveva costruito la propria legittimità giuridica internazionale – era stato incriminato in Belgio per crimini contro l’umanità; ormai tutti pensavano che il mandante del massacro di Sabra e Shatila non sarebbe durato a lungo, e su Repubblica un osservatore acuto come Sandro Viola ne evidenziava il fallimento totale di fronte alla nuova Intifada. Con ogni probabilità Sharon era sul punto di andarsene, col plauso di Colin Powell, il “filoarabo”della Casa Bianca.
Il 12 settembre il panorama era completamente cambiato ... Sharon era di nuovo ben saldo in sella, e poteva rinfacciare spavaldamente agli USA cosa volesse dire avere il “nemico in casa” e quali effetti potessero produrre gli attentati “kamikaze”; con parole chiarissime, il premier israeliano aveva anche additato il povero Arafat come il “Bin Laden” di Israele; l’ottimismo riprendeva quota in Israele ...
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Due trasmissioni sull'11 settembre, a Matrix e a La 7 ripropongono una annosa questione della sinistra e del movimento pacifista: si può essere antiisraeliani, o bisogna rifugiarsi nel solito, superficiale e tutto sommato comodo antiamericanismo?
IL "POLITICALLY CORRECT"
DEL "COMPLOTTISMO"
Prima Matrix di Enrico Mentana, ospiti Marco Taradash e Giulietto Chiesa; poi La 7 conduttore Enrico Vaime, ospiti da una parte due ricercatori pacifisti - Montesano e Bosco - e dall'altra Carlo Panella. Il tema era lo stesso: la versione ufficiale dell'11 settembre - l'attentato fu fatto da Bin Laden - è attendibile o no? Taradash e Panella a difendere l'ortodossia massmediatica, nonostante l'ormai certa evidenza delle grandi bufale propinate sulla guerra a Saddam Hussein dall'amministrazione Bush e dalle solite autorevolissime firme della stampa nazionale e internazionale. Chiesa e i due ospiti di La 7 che rispondono, più o meno, di non avere controverità da proporre ma di esser certi per abbondanza di fatti e prove che la versione ufficiale degli attentati alle Torri gemelle non torna.
Tutto sembra a posto dunque, due reti televisive importanti dànno mostra di grande democrazia e pluralismo e nell'arena si combatte: da una parte i difensori di Bush, dall'altra i nemici di Bush, da una parte i filoamericani, dall'altra gli antiamericani. Uno scontro leale e par condicio, ad uso del telespettatore chiamato a confrontare fatti ed argomenti battuta dopo battuta.
In realtà le cose non stanno così...
DOSSIER 11 SETTEMBRE
11 SETTEMBRE, PALESTINA RADICE DELLA GUERRA
LA CO-REGIA ISRAELIANA DELLO "SCONTRO DI CIVILTA'" (gennaio 2002)
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